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Unicità della Bibbia


Unicità della Bibbia

UNICITà DELLA BIBBIA
Il prof. M. Montiero-Williams, ex-docente di sanscritoa
Boden, ha trascorso 42
anni studiando i testi orientali e, confrontandoli con la Bibbia, ha scritto
: “Se volete, potete metterli in pilaa
sinistra sulla vostra scrivania;
ma mettete la vostra Sacra Bibbia alla destra
- da sola
- e con una bella distanza tra di loro.
Perché c’è un abisso tra essa ed i cosiddetti libri sacri dell’Oriente che separa l’una dagli altri in modo
totale, senza speranza e per sempre... un vero abisso che nessuna scienza del pensiero religioso può colmare.”
(Sidney Collett, ‘All About the Bible’, Old Tappan
- Revell - pp. 314-315)

F.F. Bruce, famoso studioso dei testi
biblici, ha scritto che la Bibbia non è semplicemente un’antologia compilata da qualcuno,a
la sua stessa diffusione nel mondo nelle numerosissime traduzioni la qualifica come un libro decisamente unico.
Scritta in un arco di
tempo di circa 1600 anni, attraverso 40 generazioni, da più di 40 autori diversissimi tra loro, in posti diversi, in tre lingue
- Ebraico, Aramaico
(la lingua comune del Vicino Oriente fino al tempo di Alessandro
Magno, VI-IV sec. a.C.)a
Greco
(la lingua internazionale del tempo di Cristo), ha una sua unità così evidente che sorprende.
Bernard Ramm specifica che i manoscritti ebraici biblici sono stati preservati dagli ebrei come mai nessun altro manoscritto
: “Con le loro ‘massora’
(parva, magna e finalis) tenevano il conto di ogni lettera, sillaba, parola e paragrafo. Avevano delle categorie speciali di uomini all’interno della loro cultura il cui solo dovere era quello di preservare
e trasmettere questi documenti con praticamente perfetta fedeltà
- scribi, avvocati, massoreti.
Chi ha mai contato le lettere e sillabe e parole di Platone od Aristotele? Cicerone o Seneca?”
(B. Ramm, ‘Protestant Christian Evidences’, Chicago 1957 - Moody Press - pp. 230-231)
Vedremo altri esempi più avanti. Risulta sorprendente inoltre che, confrontando per esempio il testo
biblico con gli scritti di Shakespeare, la Bibbia fu copiata a mano molto più accuratamente degli altri testi che hanno beneficiato anche di più moderni mezzi di stampa.
Stupisce ancora la resistenza che la Bibbia ha avuto di fronte a tanti attacchi e persecuzioni.
Nel 303 d.C., Diocleziano emanò un editto con cui voleva impedire ai cristiani il culto e
voleva distruggere le loro Sacre Scritture, minacciando la perdita della libertà e dei
diritti civili. Ma Eusebio registrò un altro editto emanato venticinque anni dopo da Costantino, suo successore, con il quale il governo
finanziava cinquanta copie della Bibbia.
Durante tutto il Medioevo, il Papato combatté con ferocia la diffusione della Parola di Dio, al punto che bastava possederne una piccolissima porzione per essere messi al rogo. Si sa che Voltaire, che morì nel 1778, affermò che entro un secolo il cristianesimo sarebbe stato spazzato via
(certo lui non conosceva che la parodia del vero cristianesimo biblico, ecco perché lo disprezzava tanto!)
, ma solo cinquant’anni dopo la sua morte, la Società Biblica di Ginevra usò la sua stessa stampatrice e la sua casa per stampare pile di Bibbie! Quale ironia della sorte! ATTENDIBILITA’ DEI CONTENUTI DELL’ANTICO E DEL NUOVO TESTAMENTO Un altro luogo comune riguardo alle Sacre Scritture è la certezza dei risultati dell’“Alta Critica”. Per esempio, i risultati accertati dall’Alta Critica avevano dimostrato che la scrittura non era ancora diffusa al tempo di Mosè, per cui il Pentateuco
(i primi cinque libri della Bibbia
: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio)
non poteva essere stato scritto da lui. Così i critici concepirono diverse redazioni ed arrivarono al punto da dividere uno stesso versetto in tre redazioni di differenti autori! Ma la scoperta della “stele nera” con il codice di Hammurabi che precedeva la legge di Mosè di tre secoli circa, dimostrò l’infondatezza dell’ipotesi di base. Wilbur Smith afferma che la Bibbia è un libro unico per la grande quantità di profezie che contien, relative a “nazioni specifiche, Israele, tutti i popoli della terra, certe città, il Messia. Il mondo antico aveva molti sistemi diversi per determinare il futuro, chiamati ‘divinazione’, ma nell’intera gamma della produzione letteraria greca e latina, sebbene vengano usate le parole profeta e profezia, non è possibile trovare delle vere profezie specifiche di un evento storico importante che debba accadere nel futuro e neppure una profezia di un Salvatore della razza umana che debba sorgere... L’Islam non può indicare alcuna profezia riguardante la venuta di Maometto, emessa centinaia di anni prima della sua nascita. E nessun fondatore di altre religioni può indicare dei testi antichi che predicano la sua venuta.”
(W. Smith, ‘The Incomparable Book’, Minneapolis 1961 - Beacon Publications - pp. 9-10)
Il prof. Albright, famoso archeologo, scrisse che “la tradizione nazionale ebraica supera qualsiasi altra nel descrivere chiaramente le proprie origini tribali e familiari. In Egitto, in Babilonia, in Assiria e Fenicia, in Grecia e Roma, cercheremmo invano qualcosa di simile. Non esiste niente neppure nella tradizione germanica. Neanche in India o in Cina esistono cose simili, poiché le loro memorie storiche più antiche sono costituite da depositi letterari di una tradizione dinastica distorta, senza alcuna traccia dei pastori o dei contadini dietro i semidei o re con i quali incomincia. Neppure nei più antichi testi storici indiani
(Puranas)
, né nei più antichi storici greci, c’è cenno al fatto che un tempo sia gli Indo-ariani che gli Elleni erano stati nomadi che erano giunti dal Nord. Gli Assiri certo ricordavano vagamente che i loro più antichi governanti, i cui nomi ricordavano senza collegarli a dettagli circa le loro gesta, erano stati nomadi, ma da dove erano venuti si era persa ogni traccia.”
(William F. Albright, nel suo classico saggio ‘The Biblical Period’ in L. Finkelstein, ‘The Jews, Their History, Culture and Religion’, Vol I, 3° Ediz., New-York 1960 - Harper and Brothers - p. 3)
“La Tabella delle Nazioni di Genesi 10 - continua ancora Albright - si erge assolutamente unica nella letteratura antica, senza un remoto parallelo neppure tra i Greci... Rimane un documento sorprendentemente accurato...
(esso)
mostra una così notevolmente moderna comprensione della situazione etnica e linguistica del mondo moderno, nonostante la sua complessità, che gli studiosi non finiscono di stupirsi per la conoscenza che l’autore dimostra della materia.”
(W.F. Albright, ‘Recent Discoveries in Bible Lands’, New-York 1955 - Funk and Wagnalls - p. 70 e segg.)
Possiamo inoltre ricordare che le biografie bibliche non fanno mistero dei peccati dei grandi personaggi, elemento che non sembra essere così comune nelle biografie moderne, non proprio imparziali, che tendono a coprire, sorvolare o sfumare gli aspetti meno attraenti. ATTENDIBILITA’ DEI TESTI I materiali da scritture più usati nell’antichità erano
: papiro, pergamena, vello
(pelle di vitello, spesso colorata in rosso, su cui si scriveva in oro/argento)
, ostraca
(ceramica non smaltata)
, tavolette di argilla e di cera... Antico Testamento Gli autori classici scrissero su rotoli di papiro fino a circa il terzo secolo d.C. I più antichi manoscritti biblici erano scritti su papiro, che era particolarmente fragile e deperibile, per cui non durarono a lungo, salvo che in condizioni davvero eccezionali come nel clima molto secco delle grotte di Qumran, sul Mar Morto. Proprio lì infatti nel 1947 avvenne la scoperta di numerosi manoscritti che ancora oggi in parte devono essere pubblicati. Prima di tale scoperta il manoscritto ebraico più antico era datato intorno al 900 d.C., e cioè dopo circa 1300 anni dal completamento dell’Antico Testamento
(il cui canone fu completato circa nel 400 a.C.)
. Tuttavia, rispetto ad altri testi antichi extra biblici, non appariva fuori dalla norma. Ma la scoperta dei manoscritti del Mar Morto da parte di alcuni beduini
(40.000 frammenti scritti da cui furono ricostruiti 500 libri; vi sono brani di quasi tutti i libri dell’Antico Testamento)
ha portato una vera rivoluzione, in quanto sono stati trovati dei manoscritti databili addirittura prima di Cristo, e cioè circa 1.000 anni prima del preesistente manoscritto più antico! In particolare due copie del libro del profeta Isaia provenienti dalla caverna N. 1, si rivelarono identiche al testo del 980 d.C. nella misura del 95%. Il restante 5% era costituito da variazioni di tipo filologico/ fonetico o da alcune ovvie banalità di copiatura. Nessun punto di fede era minimamente coinvolto. La cura con cui venivano copiati i testi antichi ha dell’incredibile. I ‘talmudisti’
(100-500 d.C.)
avevano un intricato sistema per trascrivere i rotoli sacri della sinagoga. Samuel Davidson, ripreso poi da Geisler e Nix, riporta alcune regole
: - Il rotolo doveva essere di un animale puro. - Preparato da un ebreo. - Ogni pelle deve contenere un numero uguale di colonne per tutto il codice. - La lunghezza e la larghezza delle colonne era predeterminata
: non meno di 48 e non più di 60 righe - non più di 30 lettere di larghezza. - L’intera copia andava prima ‘rigata’,a
se tre parole erano scritte senza la riga, diventava senza valore. Per essere autentica doveva essere ‘identica’, senza deviazioni. - Nessuna parola né lettera né uno yod
(piccolo segno, paragonabile al nostro punto)
doveva venir scritto a memoria. - Tra ogni consonante doveva esserci lo spazio di un capello. - Tra ogni nuovo paragrafo o sezione, lo spazio doveva essere di nove consonanti. - Tra ogni libro lo spazio era di tre righe. - Il V libro di Mosè doveva finire esattamente con una riga. - Il copista doveva essere vestito sempre con un vestito integralmente ebraico. - Doveva lavare il suo corpo. - Non poteva iniziare a scrivere il nome di Dio con un pennino appena intinto nell’inchiostro. - Scrivendo quel nome non doveva distrarsi neanche alla richiesta di un re.
(S. Davidson, ‘Hebrew Text of the Old Testament’, 2° Ed. Londra 1859 - pag. 89; citato da Norman Geisler e William Nix, ‘A General Introduction to the Bible’, Chicago 1968 - Moody Press - pp. 123-124)
Nel periodo massoretico
(500-900 d.C.)
, da ‘massora’
(= tradizione)
, il testo fu integrato con i punti vocalici per assicurarne la corretta pronuncia
(infatti i testi ebraici erano composti di sole consonanti)
. Anch’essi trattavano il testo con la massima riverenza, escogitando un sistema intricato di controlli
: - Contavano quante volte ogni lettera dell’alfabeto capitava in ogni libro. - Indicavano la lettera centrale del Pentateuco e quella centrale dell’intera Bibbia ebraica. - Contavano praticamente tutto ciò che si prestava ad essere contato ed avevano sviluppato un sistema mnemonico per ricordare detti numeri.
(F.F. Bruce, ‘The Books and the Parchments’, Rev. Ed., Westwood 1963 - Fleming H. Revell Co. - p. 117)
I manoscritti greci erano scritti senza spazi tra le parole
(scriptio continua)
. La difficoltà di quest’ultimo tipo di testo era più apparente che reale, perché le parole originali greche finiscono solo per vocale o dittongo, oppure in una delle consonanti Nu, Rho, Sigma, per cui non era così facile commettere errori, soprattutto ad una lettura a voce alta come era soliti fare allora. Nuovo Testamento Per quanto riguarda il Nuovo Testamento, il canone fu stabilito in base a diversi criteri, tra i quali uno dei più importanti fu il legame dei testi con gli apostoli e l’autorità del loro insegnamento. In realtà i 27 libri del Nuovo Testamento non hanno trovato opposizione significativa e sia protestanti che cattolici li riconoscono come ispirati. I manoscritti oggi disponibili del Nuovo Testamento sono più di 24.000, compresi i frammenti
: - 10.000 in latino, - 5.300 in greco, - 9.300 in altre versioni. Se si pensa che i manoscritti dell’Iliade di Omero oggi sono 643 in totale e rappresentano il numero più elevato di manoscritti esistenti di un testo antico, dopo la Bibbia,a
se teniamo conto che il primo testo completo di Omero è del XIII secolo d.C., appare evidente che, come dice Montgomery
: “Essere scettici circa il testo attuale dei libri del Nuovo Testamento, significa permettere che tutta l’antichità classica scivoli nell’oscurità, poiché nessun documento del periodo antico è altrettanto ben attestato bibliograficamente del Nuovo Testamento.”
(John Warwick Montgomery, ‘History and Christianity’ - Inter-Varsity Press, 1971 - p. 29)
Sir Fredric G. Kenyon, che è stato direttore e bibliotecario principale del British Museum di Londra ed è un’ autorità in materia di manoscritti, dice
: “In nessun altro caso l’intervallo di tempo tra la composizione di un libro e la data del più antico manoscritto esistente è così breve come nel caso del Nuovo Testamento... I libri del Nuovo Testamento furono scritti nell’ultima parte del I secolo d.C.;
i manoscritti più antichi esistenti
(a parte frammenti poco significativi)
sono del IV secolo - diciamo da 250 a 300 anni più tardi. Può sembrare come un intervallo considerevole, ma è nulla in confronto a quello che separa i grandi autori classici dai loro manoscritti più antichi. Noi crediamo di avere nell’essenziale, un testo accurato dei sette drammi di Sofocle; tuttavia il manoscritto più significativo su cui si basano fu scritto più di 1400 anni dopo la morte del poeta. ”
(F. Kenyon, ‘Handbook to the Textual Criticism of the New Testament’, Londra 1901 - MacMillan and Co.- p.4)
Un ulteriore confronto con altre opere dell’antichità ha portato Greenlee a scrivere che “I manoscritti più antichi conosciuti della maggior parte degli autori classici sono datati 1.000 anni o più dopo la morte degli autori. L’intervallo di tempo per gli autori latini è forse un po’ inferiore, variando fino ad un minimo di tre secoli nel caso di Virgilio. Nel caso del N.T., tuttavia, due dei più importanti manoscritti furono scritti entro 300 anni dopo che il Nuovo Testamento fu completato, ed alcuni libri del N.T. praticamente completi come pure ampi manoscritti frammentari di molte parti del N.T. sono databili ad un secolo dopo gli scritti originali. .. Poiché gli studiosi accettano come generalmente affidabili gli scritti degli antichi classici, sebbene i manoscritti più antichi siano stati redatti così tanto tempo dopo gli originali ed il numero di questi manoscritti esistenti in molti casi sia così piccolo, è chiaro che l’attendibilità del testo del Nuovo Testamento appare analogamente attestata.”
(J. Harold Greenlee, ‘Introduction to New Testament Textual Criticism’, Grand Rapids 1964 - William B. Eerdmans Publishing Co. - p. 16)
Ecco qui di seguito una tabella molto significativa che riporta i nomi di alcuni autori classici
( da tutti gli studiosi ritenuti attendibilissimi)
, da cui risalta l’enorme intervallo di anni che intercorre fra la data di redazione del documento ed il manoscritto più antico in nostro possesso, nonché il numero di manoscritti disponibili. Salta agli occhi che i manoscritti più antichi del Nuovo Testamento sono largamente i più vicini all’originale di qualsiasi altro autore dell’antichità. Il N.T. risalta anche per il numero di manoscritti o di frammenti significativi che, messo a confronto con la disponibilità degli altri autori, è sbalorditivo. AUTORE DATA DI REDAZIONE COPIA PIU’ ANTICA INTERVALLO N° di COPIE Cesare 100-44 a.C. 900 d.C. 1000 anni 10 Platone
(Tetralogie)
427-347 a.C. 900 d.C. 1200 anni 7 Tacito
(Annali)
100 d.C. 1100 d.C. 1000 anni 20 Plinio il Giovane
(Storia)
61-113 d.C. 850 d.C. 750 anni 7 Svetonio
(De Vita Caesarum)
75-160 d.C. 950 d.C. 800 anni 8 Erodoto
(Storia)
480-425 a.C. 900 d.C. 1300 anni 8 Sofocle 496-406 a.C. 1000 d.C. 1400 anni 193 Catullo 54 a.C. 1550 d.C. 1600 anni 3 Euripide 480-406 a.C. 1100 d.C. 1500 anni 9 Demostene 383-322 a.C. 1100 d.C. 1300 anni 200* Omero 900 a.C. 400 a.C. 500 anni 643 Nuovo Testamento 40-100 d.C. 125 d.C. 25 anni oltre 24000 *
(tutte da una stessa copia)
Geisler e Nix hanno fatto un confronto con le varianti testuali esistenti nel Nuovo
Testamento e nell’Iliade.
Entrambi i testi sono stati considerati “sacri”,
ed entrambi hanno subito delle varianti.
Il Nuovo Testamento ha circa 20.000 righe e l’Iliade 15.600. Del Nuovo Testamento solo 40 righe
(o 400 parole)
sono in dubbio, mentre per l’Iliade sono 764, i cioè il 5% per l’Iliade contro lo 0, 5% per il Nuovo Testamento. La “Mahabharata”, l’epica nazionale indiana, ha subìto ancor più corruzione testuale. Ha circa 250.000 righe di cui 26.000
(quasi il 10%)
riportano corruzioni. La conclusione degli autori è che, di fatto, il testo del Nuovo Testamento può considerarsi al 98,
33% puro, anche se le varianti
(1,67%)
non incidono su problematiche significative di fede o di dottrina.

(Geisler e Nix,
o.c. - pp. 366, 367,365)
BIBBIA E ARCHEOLOGIA

Della Bibbia è stato davvero contestato tutto il contestabile!
Sotto l’aspetto storico, sono stati definiti come mitici molti luoghi e personaggi citati,
ma i progressi fantastici degli ultimi decenni,
nel campo della ricerca archeologica hanno sistematicamente smentito ogni contestazione.
L’“Alta Critica” sosteneva e ribadiva,
per esempio, l’inesistenza di Nazareth, quando da anni era esposta nel Museo di
Gerusalemme una targa in pietra con il nome “Nazareth” inciso sopra,
praticamente un cartello stradale che contraddiceva i pregiudizi ignoranti di quegli studiosi.
*********

L’epoca dei patriarchi

Altro esempio
: “Per quanto attiene ai racconti della Genesi dal capitolo 11 in avanti,
fino ad una sessantina di anni fa
(scritto nel 1984 - n.d.t.)
pareva impossibile poterli inquadrare in una prospettiva storica, tanto era lacunosa la conoscenza che si aveva dell’antico mondo nel Vicino Oriente.
In quel tempo la critica storica aveva buon gioco nel liquidare come figure ed eventi mitici i protagonisti dei racconti della Genesi e le vicende ad essi riferite.
Oggi la situazione è mutata,a
questo grazie alla grande abbondanza di documenti archeologici - soprattutto testi di varia indole - che sono venuti via via affiorando dalla polvere dei millenni da sessanta anni in qua, in quella vasta area geografica che gli storici chiamano ‘la mezzaluna fertile’a
che si estende dalla Valle del Nilo al Golfo Persico abbracciando la Palestina, la Siria, l’Anatolia e la Mesopotamia.
Tale dovizia di documenti ha reso possibile ricostruire con assai maggior precisione l’ambiente politico, sociale e religioso del Vicino Oriente nel II millennio a.C., che è precisamente il mondo dei patriarchi.
La maggior conoscenza che abbiamo oggi del mondo antico ha conferito dunque alle figure dei patriarchi biblici e alle loro vicende una vividezza e una concretezza che solo 50 o 60 anni fa pareva del tutto illusorio sperare.

Oggi per esempio sappiamo che i nomi dei patriarchi ebrei e dei loro
antenati non sono affatto, come avevano preteso certi critici della generazione precedente, i nomi di figure leggendarie o di fantomatiche divinità cananee.
I nomi degli antenati di Abramo corrispondono generalmente a nomi di centri abitati dell’Alta Mesopotamia e, guarda caso,
della regione di Harran, la città che divenne il luogo di residenza del
clan di Terah
(padre di Abramo - n.d.r.)
dopo l’abbandono di Ur
(Genesi 11:31)
e dei parenti di Abramo, in seguito all’ emigrazione del patriarca nel paese di Canaan
(Gen. 27:43/28:10/29:4)
...
L’importanza di queste analogie onomastiche è stata opportunamente sottolineata dal professor Ernest Wright. Questo insigne studioso ha scritto
: ‘L’identificazione di un nome di persona con una città antica potrebbe essere frutto di una semplice coincidenza ma, in questo caso,
abbiamo numerose identificazioni di nomi propri con luoghi di un’area geografica
nella quale si situa la patria di Abrahamo.
I nomi biblici dei fratelli e degli antenati di Abrahamo sono probabilmente altrettanti nomi di clan patriarcali
che questi stessi clan possono aver dato alle città da loro fondate oppure che essi assunsero dalle città e dai villaggi di cui si impadronirono durante le perturbazioni
politiche che avvennero intorno al 2000 a.C.’

(G.E. Wright, ‘Arqueologia Biblica’ - p. 59)
Oggi sappiamo con certezza che i nomi dei patriarchi biblici appartenevano all’area linguistica semitico-occidentale o amorrea, ed erano comunemente in uso nel II millennio a.C. I nomi di due patriarchi su tre sono attestati in vari documenti di
quest’epoca... Certo, nessuno dei personaggi nominati nei documenti a cui si è fatto riferimento può essere
identificato con questo o quell’antenato d’Israele, ma è già un risultato notevole
l’aver potuto accertare che i nomi di questi personaggi biblici erano nomi portati comunemente da uomini in carne ed ossa nell’area geografica e nel tempo in cui
vissero i patriarchi.
L’emigrazione di Abramo in Canaan deve essere avvenuta nel primo scorcio del II millennio a.C. Su questo oggi concordano la maggioranza degli studiosi.
Questo avvenimento cruciale della storia di Abramo si inquadra perfettamente in quel vasto movimento migratorio di nomadi e semi-nomadi semiti dalle steppe dell’Arabia del nord verso la Siria e la Palestina che si produsse tra il XX e il XVIII secolo a.C.a
che mutò radicalmente la fisionomia di queste regioni
(i documenti più importanti che ci informano sulla penetrazione dei Semiti dell’Ovest nella regione siro-palestinese durante i primi secoli del II millennio a.C. sono
: i testi di Mari [XVIII sec.],
i testi di Chagar-Bazar [XVIII sec.], i testi di Alalakh [XVII e XV sec.]a
i testi di esecrazione egiziani [XX e XIX sec.])
...
Alla luce delle attestazioni concomitanti dei testi egiziani e mesopotamici dei secoli
XX, XIX e XVIII a.C.a
degli scavi archeologici nell’area siro-palestinese,
il professor John Bright ha potuto trarre le seguenti conclusioni nella sua ‘Storia d’Israele’
: ‘Possiamo quindi affermare con certezza che l’emigrazione dei patriarchi dalla Mesopotamia, è un fatto storico...
Concludiamo perciò che i patriarchi furono figure storiche inserite in quel flusso migratorio
di clan seminomadi che portarono nella Palestina una nuova popolazione nei primi secoli del secondo millennio a.C.’
(J. Bright, “La Historia de Israel” - pp. 95, 101)
Ad analoghe conclusioni sono pervenuti molti altri studiosi che non menzioneremo per amore di brevità. I documenti antichi a cui si è fatto riferimento,
ed altri ancora che non sono stati menzionati, hanno rivelato molte altre cose di estremo interesse che trovano sorprendenti parallelismi nella prassi sociale e giuridica dei patriarchi...”

( A. Caracciolo, articolo dal titolo ‘Il mondo dei patriarchi’ pubblicato nel 1984 da ‘Il Messaggero Avventista’)

**************
Ninive

Il libro biblico del profeta Naum
( ma anche il libro del profeta Giona)
parla di una città potente e sanguinaria Ninive.
Questa città e questa civiltà risultavano sconosciuti agli storici;
nessun documento esisteva che ne provasse l’esistenza.
Voltaire citava la città di Ninive come una prova della leggendarietà
del testo biblico e diceva
: “Come può una
città così immensa non lasciare tracce di sé?”.
Oggi, in qualunque enciclopedia sono disponibili molte notizie su Ninive.
Con i suoi 200.000 abitanti, fu probabilmente la città più popolosa del mondo nel VII
secolo a.C. Essa rimase nascosta e sconosciuta sino al 1842,
quando l’archeologo francese Botta,
e console di Francia a Mossul sulla riva destra del Tigri in Mesopotamia, iniziò degli scavi che
portarono nel tempo a scoprire il palazzo di Sargon e quello di Sennacherib, quello di Assurbanipal e una straordinaria biblioteca con ventimila tavolette in cuneiforme…
Non solo l’archeologia ha confermato in pieno il racconto biblico
ma ha anche confermato il totale adempimento della profezia circa la sua distruzione.

Scoperte varie

In un altro articolo
(intitolato: “Nuove scoperte a favore dell’attendibilità del racconto biblico”)
, sempre pubblicato da “Il Messaggero Avventista” nel 1980, Siegfried H. Horn, professore di archeologia e storia dell’antichità all’università avventista Andrews University, elencava alcune importanti conferme
:
“1. La scoperta dei papiri di Elefantina che ci permette di difendere con prove molto
valide la data del 457 a.C. per il ritorno di Esdra da Babilonia, data questa che noi avventisti abbiamo sempre considerato il punto di partenza della profezia dei 2300 giorni di Daniele 8:14.

2. La scoperta di diverse stele biografiche di Tirhaka in Nubia che indicano che il re Sennacherib di Assiria doveva aver condotto due campagne contro Ezechia di Giuda...
3. La scoperta di alcune tavolette in cuneiforme contenenti la cronaca dei primi anni di regno di Nabucodonosor fece luce sugli ultimi anni dell’esistenza dello stato di Giuda. Esse si riferiscono alla presa di Gerusalemme sotto il re Joiakin, alla sua cattività e all’intronamento di Sedekia, l’ultimo re di Giuda, il 16/17 marzo del 697 a.C.
(riferito al nostro calendario)
. Dal momento che sugli eventi di questo tempo si conosceva molto poco da fonti non bibliche e l’attendibilità dei racconti biblici connessi con la cattività babilonese era molto discussa dagli studiosi liberali, questa scoperta è stata veramente di aiuto per gli studiosi conservatori della Bibbia.
4. Gli scavi della biblica Sichem, ai quali io partecipai come membro di un’équipe, ci presentarono nel 1960 nuove prove a favore di una data per il regno del re Abimelec, il figlio del giudeo Gedeone. Quando noi scavammo il tempio di Baalberith a Sichem, menzionato in Giudici 9, fummo in grado di datare la distruzione di quel tempio da parte di Abimelec; tale data era in accordo con la data del breve regno di tre anni di Abimelec che avevamo già pubblicato nel ‘Seventh Day Adventist Bible Dictionary’, data a cui eravamo arrivati sulla base dei dati cronologici trovati nella Bibbia. 5. La scoperta di un grosso altare di pietra fornito di corna, negli scavi di Beer-Seba nel 1973 fece luce su due versetti di Amos
(5:5 e 8:14)
che sembravano suggerire che in quella città esistesse un santuario. 6. Durante gli scavi della biblica Heshbon sotto gli auspici della Andrews University, presso la cima dell’acropoli venne alla luce un’enorme vasca che poteva contenere oltre mille metri cubi d’acqua. Senza dubbio è una delle piscine menzionate nel Cantico di Salomone
(Cantico dei Cantici 7:5)
. 7. Un’altra scoperta interessante, fatta nel 1960, fu una lettera di un uomo povero che lavorava come dipendente e scritta su un pezzo di terraglia al tempo del re Giosia. Essa contiene una lamentela contro il suo sovrintendente per avergli preso il mantello con il pretesto di averlo scoperto in ozio, mentre in realtà si stava riposando legittimamente dopo aver completato il lavoro che gli era stato assegnato. Questa lettera, datata 630 a.C., contiene la prima menzione del sabato in documenti non biblici. 8. Nel settembre del 1977 in un numero di ‘Scientific American’ apparve un articolo delle scoperte fatte ad Ebla. Fu qui che lessi questa incredibile affermazione
: ‘La lista delle ‘cinque città della pianura’, Sodoma, Gomorra, Adma, Tseboim e Bela
(Genesi 14:2)
, è ripetuta in un testo di Ebla e i nomi appaiono nello stesso ordine’.
Era troppo bello per essere vero,a
io ne mettevo in dubbio l’attendibilità. Comunque due mesi dopo ascoltai una conferenza del professor Noel Freedman, direttore dell’istituto di ricerca archeologica in Gerusalemme W.F. Albright, che confermò la notizia. Fu reso noto perfino il numero della tavoletta
( N° 1860)
che menziona le cinque città nello stesso ordine di Genesi 14. Il prof. Freedman sosteneva anche che il re di Gomorra, menzionato nelle tavolette, ha nome Birsha, lo stesso nome che il re di Gomorra aveva nel tempo di Abrahamo
(Gen. 14:2)
. Si potrebbe dire molto di più su questa sensazionale scoperta che, via via che le tavolette sono lette dall’ epigrafista, fornisce costantemente nuove rivelazioni. Infatti, dalla grande scoperta del 1975, quando vennero alla luce circa 15.000 tavolette, le rovine del palazzo di Ebla, durante gli scavi del 1976 e 1977, hanno continuato a fornire nuove tavolette con il risultato che il numero totale di tavolette di questo archivio è salito ora a circa 20.000... Archeologicamente parlando, viviamo in un tempo eccitante. Nella storia moderna non c’era mai stato tanto materiale per illuminare e difendere la Scrittura.” LA FIRMA DI DIO NELLA BIBBIA
: IL NUMERO SETTE
(Tratto e adattato dal libro di Karl Sabiers “Nuove Straordinarie Scoperte” – Ediz. ERA)
INTRODUZIONE Ivan Panin nacque in Russia il 12 dicembre 1855. Fu da giovane un attivo nichilista e partecipò ad azioni contro lo Zar e il suo governo, per cui fu ben presto esiliato dalla Russia. Dopo aver trascorso alcuni anni in Germania, emigrò negli Stati Uniti d’America, dove si iscrisse alla prestigiosa Università di Harward, laureandosi in Critica Letteraria. Divenne un apprezzato scrittore e un brillante conferenziere; era ben conosciuto nei principali circoli letterari degli Stati Uniti e del Canada. Fu anche editore di due giornali quotidiani. Durante tutto questo tempo, il Dr. Panin fu un agnostico convinto, tanto che quando accettò la fede cristiana, i giornali riportarono la notizia della sua conversione a grossi titoli. Nel 1890, mentre stava leggendo in greco il prologo al Vangelo di Giovanni, la sua attenzione fu attratta dal fatto che nel vers. 1 una volta la parola Theos
(Dio)
è con l’articolo, un’altra volta senza. Da brillante studioso qual era, decise di approfondire la cosa, quindi contò quante volte in tutto nel Nuovo Testamento ricorre la parola Dio con l’articolo e quante volte senza, riportando il risultato della sua ricerca in due colonne separate. Nel confrontare le due somme fu colpito dalla relazione numerica che esisteva fra le due. A questo punto decise di fare lo stesso procedimento con la parola Cristo ed altre parole ancora, trovando sempre la stessa sorprendente caratteristica numerica
: il numero sette con i suoi multipli ricorreva immancabilmente. Fu questo l’inizio delle sue straordinarie scoperte sui testi ebraici dell’Antico Testamento e su quelli greci del Nuovo, conosciute ora in tutto il mondo come “la scienza dei numeri biblici”.
Vi dedicò da dodici a diciotto ore al giorno per cinquant’anni, vivendo con la moglie in una quieta piccola fattoria canadese e rifiutando prestigiosi incarichi che gli avrebbero fruttato molto denaro. Prima di cominciare a pieno ritmo il suo lavoro, il Dr. Panin dovette allestire dei supporti, come concordanze, vocabolari e simili che gli permettessero una perfetta accuratezza dei conteggi
( quelli disponibili non erano sufficienti per lo scopo che si era prefisso lo studioso)
. Ci vollero più di sei anni per questo lavoro preliminare. Altri due anni furono necessari per approntare un dizionario che catalogasse ogni parola del Nuovo Testamento, per ognuna delle quali vi erano sedici colonne di dati numerici. Infine, il suo lavoro riempì 40.000 pagine, fitte di calcoli. IMPORTANZA DEL NUMERO SETTE NELLA BIBBIA Il numero sette è decisamente importante nella Bibbia, esso è il simbolo di Dio e della Sua perfezione e completezza. Fin dal racconto della creazione con cui si apre il Sacro Libro, si nota come il settimo giorno di riposo, carico della benedizione divina, sia dato come un sigillo alla creazione stessa. In Egitto vi furono, al tempo di Giuseppe, sette anni di abbondanza, seguiti da sette anni di carestia. Quando Gerico fu conquistata dagli Israeliti, dopo l’esodo, il popolo e sette sacerdoti, che portavano sette trombe, marciarono intorno alla città per sette giorni consecutivi; il settimo giorno marciarono intorno alla città per sette volte. Ogni sette anni la terra in Palestina non doveva essere coltivata
( il settimo anno era chiamato appunto “anno sabatico” perché la terra veniva fatta riposare)
e, dopo sette cicli di sette anni, il cinquantesimo anno era un giubileo. Naaman, generale del re di Siria, che andò a consultare il profeta Eliseo a causa del fatto che era malato di lebbra, fu da questi mandato a bagnarsi nel fiume Giordano per sette volte. Salomone impiegò sette anni a costruire il tempio all’Eterno e, alla sua inaugurazione, indisse una festa che durò sette giorni. Nell’ultimo libro della Bibbia, l’Apocalisse, tutto si svolge attorno a questo numero
: sette chiese, sette candelabri, sette suggelli, sette trombe, sette coppe, sette stelle, sette spiriti..
.
Il numero stesso dell’Anticristo, 666, ricorda al lettore, per contrasto, l’importanza della firma divina
: dove essa è assente vi è il massimo dell’imperfezione
(il 6 ricorda i giorni della creazione senza la benedizione di Dio)
. E’ dunque universalmente riconosciuto che il numero sette ricorre nella Bibbia in modo del tutto particolare e più frequentemente di ogni altro numero. Tuttavia solo con gli studi del Dr. Panin, fu messa in luce questa massa enorme di “sette”, nascosti sotto la superficie del testo ebraico e greco. Circa verso la metà dell’Ottocento
(proprio quando nasceva Ivan Panin)
, si venne a creare una nuova scuola teologica, detta “Alta Critica”, i cui esponenti portarono il razionalismo fino all’estremo. Trattarono come leggenda o mito ogni singolo miracolo e fatto soprannaturale descritti nelle Sacre Scritture; misero in discussione scrittori biblici importanti, come il profeta Daniele
(trattandolo come un ciarlatano vissuto al tempo dei Maccabei e gettando quindi una densa ombra sulle sue importanti profezie)
; sezionarono ogni versetto pretendendo di decidere quale parte fosse ispirata e quale no. Per la prima volta nella storia, gli attacchi alla Parola di Dio vennero dal cuore stesso del cristianesimo, furono diffusi mediante libri e predicati dai pulpiti. Sempre verso la metà dell’Ottocento, con Charles Darwin, la teoria dell’evoluzione soppiantava la fede nella creazione divina raccontata nella Bibbia..
. Nello stesso periodo, il Signore permetteva che sempre nuove prove archeologiche e scientifiche confermassero l’attendibilità della Sua Parola, la sua storicità, la veridicità di resoconti come il diluvio, ormai ritenuti mitici perché si credeva, a torto, che non fossero sostenuti da prove scientifiche. Le scoperte del Dr. Panin s’inseriscono, crediamo, nella scia di questi studi che, nel loro insieme, dimostrano, aldilà di ogni ragionevole dubbio, che la Bibbia è un libro davvero speciale, che porta l’impronta e il sigillo di Dio. LE CARATTERISTICHE NUMERICHE DEGLI ALFABETI EBRAICO E GRECO Tutti ricordiamo che nell’alfabeto latino alcune lettere avevano valore numerico, ad esempio la X indicava il numero 10, la L il 50, la C il 100, e così via, ma nell’alfabeto ebraico e in quello greco - lingue nelle quali furono scritti rispettivamente l’Antico e il Nuovo Testamento - tutte le lettere hanno un valore numerico. L’ebraico ha un alfabeto di 22 lettere, in cui le prime nove hanno valore numerico dall’1 al 9, le successive nove servono per le decine dal 10 al 90, le ultime quattro servono per le centinaia dal 100 al 400, secondo lo schema seguente
: Alfabeto ebraico L’alfabeto greco ha invece 24 lettere, in cui le prime nove hanno valore numerico dall’1 al 9, le successive sette servono per le decine, ad eccezione del 40 e del 90, le ultime otto servono per le centinaia dal 100 all’800, secondo lo schema seguente
: Alfabeto greco Calcolando il valore di ogni parola ebraica o greca - valore risultante dalla somma del valore numerico assegnato a ciascuna lettera - il Dr. Panin scoprì che il numero 7 con i suoi multipli ricorre enormemente più spesso di qualsiasi altro numero in ogni frase, in ogni paragrafo e brano della Bibbia,a
in ciascuno dei 66 libri di cui essa è composta. Spesso singoli versetti sono letteralmente saturi di questi sorprendenti fatti numerici. Essi sono presenti in tutte le parti del testo, vocaboli, forme grammaticali, parti del discorso, ecc. Frequentemente molte centinaia di caratteristiche numeriche sono nascoste in brani di non più di 175 parole. Inoltre, il Dr. Panin scoprì multipli di 7 nascosti in altri notevoli modi. L’ESEMPIO DI GENESI 1:1 A titolo di esempio, prendiamo il primo versetto della Bibbia
: “Nel principio Iddio creò i cieli e la terra”.
La frase in ebraico è composta di sette parole ciascuna delle quali ha il suo valore numerico, risultante dalla somma del valore numerico di ogni lettera
: In questo breve versetto, il numero sette con i suoi multipli ricorre in maniera stupefacente in decine di strane combinazioni di cui riportiamo solo alcuni esempi
: Il numero delle parole di questo versetto è esattamente 7. Vi sono tre importanti vocaboli in questo primo versetto
: Dio, cieli, terra. I valori numerici di questi tre vocaboli sono rispettivamente 86, 395, 296. La loro somma è esattamente 777, cioè 111x7. Il numero delle lettere di queste tre parole
(Dio, cieli, terra)
è esattamente 14
(2x7)
. Il numero delle lettere delle quattro restanti parole è sempre 14
(2x7)
. Il numero totale delle lettere ebraiche in questa frase di sette parole è dunque 28
(4x7)
. Le prime tre di queste sette parole ebraiche contengono il soggetto e il predicato della frase
: “Nel principio Iddio creò”.
Il numero delle lettere di queste tre parole ebraiche è esattamente 14
(2x7)
. Le altre quattro parole contengono l’oggetto della frase
: “i cieli e la terra”.
Il numero delle lettere di queste quattro parole ebraiche è anch’esso 14
(2x7)
. Il valore numerico del verbo “creò” è 203
(29x7)
. Il numero trovato sommando il valore numerico della prima e dell’ultima lettera di tutte e sette le parole che compongono questo versetto è 1393
(199x7)
. Il numero 1393 si divide nella seguente maniera
: il numero che si ottiene sommando i valori numerici della prima e dell’ultima lettera della prima e della settima parola è un multiplo di 7: 497
(71x7)
; il numero che si ottiene sommando i valori numerici della prima e dell’ultima lettera delle cinque parole rimaste in mezzo è anch’esso un multiplo di 7: 896
(128x7)
. L’ultima lettera della prima e dell’ultima parola
(guardare a sinistra delle due parole in oggetto)
hanno un valore numerico totale di 490
(70x7)
. La più breve parole è al centro. Il numero ottenuto sommando le lettere di questa parola sommate con le lettere della parola alla sua sinistra è 7. Il numero ottenuto sommando le lettere di questa parola sommate con le lettere della parola alla sua destra è 7. L’ESEMPIO DI MATTEO CAP. 1 Facciamo ora un esempio dal greco
: prendiamo il primo capitolo dell’evangelo di Matteo che si divide in due parti naturali
: a)
Matteo 1:1-17 La prima parte del capitolo riporta la genealogia di Gesù, nella quale ricorrono 72 parole del vocabolario greco. Uno dei numerosi casi di multipli di sette nascosti in questo brano riguarda appunto il numero dei vocaboli greci
(si noti che il numero dei vocaboli usati in un brano è inferiore al numero delle parole che si trovano nel brano stesso
: per esempio la congiunzione “e” può ricorrere più volte e così dicasi per molte altri vocaboli)
. Dunque ecco le caratteristiche numeriche di questi 72 vocaboli greci di Matteo 1:1-17: Il valore numerico totale dei 72 vocaboli è 42.364
(6.052x7)
. Questi 72 vocaboli sono usati in 90 forme grammaticali
(per esempio, i vari casi delle declinazioni, le diverse forme verbali, ecc.)
. Il valore numerico di queste 90 forme è pure un multiplo di sette
: 54.075
(7.725x7)
. Dei 72 vocaboli greci, il numero di parole che sono nomi è esattamente 56
(8x7)
. L’articolo “il” ricorre frequentemente in questo brano
: esattamente 56
(x7)
. Il numero delle diverse forme grammaticali nelle quali l’articolo compare è 7. Il brano della genealogia di Gesù si divide in due parti naturali
: vv. 1-11 e 12-17
(prima e dopo la deportazione in Babilonia)
, ciascuna delle quali essendo letteralmente satura di sue proprie caratteristiche numeriche. b)
Matteo 1:18-25 Nella seconda parte del primo capitolo di Matteo si narra della visita dell’angelo a Maria e della nascita di Gesù. Ecco solo alcune delle caratteristiche scoperte dal Dr. Panin in questo brano
: Il numero delle parole greche di questo brano è esattamente 161
(23x7)
. Il valore numerico di queste 161 parole è 93.394
(13.342x7)
. Il numero delle forme grammaticali in cui queste 161 parole ricorrono è 105
(15x7)
. Il valore numerico di queste parole usate in 105 forme grammaticali è 65.429
(9.347x7)
. Di queste 105 forme il numero dei verbi è 35
(5x7)
. In queste 105 forme il numero dei nomi propri è 7. Il numero delle lettere in questi 7 nomi propri è 42
(6x7)
. Il numero delle forme trovate in questo brano,
ma che non si trovano in nessun’altra parte dell’evangelo di Matteo è 14
(2x7)
. Il valore numerico di queste 14 forme è 8.715
(1.245x7)
. Il numero dei vocaboli
(che potrebbero comparire più volte nel passo in oggetto e quindi sono inferiori al numero delle “parole” del primo punto)
di questo brano è 77
(11x7)
. Il valore numerico di questi 77 vocaboli è 51.247
(7.321x7)
. Di questi 77 vocaboli greci, il numero di quelli usati dall’angelo per parlare a Giuseppe è 28
(4x7)
. Le sei parole greche trovate in questo brano e che non si trovano in nessun’altra parte del libro di Matteo hanno un valore numerico di 5.005
(715x7)
. Il numero delle lettere di queste sei parole è esattamente 56
(8x7)
. L’unica parola trovata qui, ma che non si trova in nessun’altra parte del Nuovo Testamento è il nome “Emanuele”, il cui valore numerico è esattamente 644
(92x7)
. Il valore numerico di tutte le parole usate dall’angelo è 21.042
(3.006x7)
. Il numero delle forme usate dall’angelo è 35
(5x7)
. Il numero delle lettere greche in queste 35 forme usate dall’angelo è 168
(24x7)
. Il valore numerico delle 35 forme usate dall’angelo è 19.397
(2.771x7)
. Anche il breve discorso dell’angelo ha sorprendenti caratteristiche numeriche sue proprie. Esse sono interamente separate dal resto del brano e formano tuttavia una parte delle caratteristiche dell’intero brano. L’ESEMPIO DI MARCO 1:1-8 I primi 8 versetti dell’evangelo di Marco narrano della missione di Giovanni Battista. Ecco solo alcune delle caratteristiche numeriche esistenti in questo passo
: Il numero totale delle parole del vocabolario greco è 126
(18x7)
. Il numero delle lettere greche in queste 126 parole è 427
(61x7)
. Il numero delle vocali in queste 427 lettere è 224
(32x7)
. Il numero delle consonanti è 203
(29x7)
. Il numero delle sillabe nelle 126 parole greche è 294
(42x7)
. Delle 126 parole di questo brano, il numero di quelle che cominciano per vocale è 42
(6x7)
. Il numero di quelle che cominciano per consonante è 84
(12x7)
. Il numero dei vocaboli usati è 77
(11x7)
. Di questi 77 vocaboli trovati nei vv. 1-8, il numero di quelli contenuti nella prima sezione di questo brano
(vv. 1-5)
è 49
(7x7)
. Il numero dei vocaboli contenuti nella seconda sezione
(vv. 6-8)
è 28
(4x7)
. Di questi 77 vocaboli, il numero di quelli che cominciano per vocale è 42
(6x7)
. Il numero di quelli che cominciano per consonante è 35
(5x7)
. Il numero delle lettere greche nella parola più lunga
(Gerusalemme)
è 14
(2x7)
. ALTRI ESEMPI IN CUI RICORRONO I MULTIPLI DI SETTE Vi sono altri modi in cui ricorre il numero 7 con i suoi multipli. A volte queste combinazioni matematiche sono riscontrate in singole parole distribuite nei vari libri della Bibbia. Facciamo solo un esempio
: i nomi degli scrittori biblici citati nelle Scritture sono 26; ci furono altri che scrissero libri della Bibbia, ma soltanto 26 di questi sono nominati espressamente. Naturalmente ciascuno di questi 26 nomi, come tutte le altre parole ebraiche e greche, ha un valore numerico. Ecco alcune caratteristiche di questi nomi
: • Il valore numerico totale di questi 26 nomi è 7.931
(1133x7)
. • Il valore numerico del nome ebraico Mosè, scrittore del primo libro della Bibbia sommato a quello del nome greco di Giovanni, scrittore dell’ultimo libro della Bibbia, dà un totale di 1.414
(202x7)
. • La somma dei valori numerici degli altri nomi dà 6.517
(931x7)
. • Di questi 26 scrittori nominati nella Bibbia, il numero di quelli nominati nell’Antico Testamento è 21
(3x7)
. • Il valore numerico dei nomi ebraici di questi 21 scrittori biblici è 3.808
(544x7)
• Il valore numerico dei nomi greci dei 5 scrittori biblici ricordati nel Nuovo Testamento è 4.123
(589x7)
. Dei 21 scrittori dell’Antico Testamento, quelli nominati nel Nuovo sono 7
: Mosè, Davide, Isaia, Geremia, Daniele, Osea, Gioele . Il valore numerico di questi 7 nomi è 1.554
(222x7)
. Questi 7 nomi ricorrono nell’Antico Testamento esattamente 2.310 volte
(330x7)
. In queste 2.310 citazioni, il nome che ricorre di gran lunga più spesso è quello di Davide
: 1.134 volte
(162x7)
. Il numero di volte che appare il nome di Mosè è 847
(121x7)
. Il nome di Mosè nasconde altre 38 caratteristiche numeriche. IL CALCOLO DELLE PROBABILITà La presenza di straordinarie combinazioni numeriche negli Scritti Sacri è un’evidenza che nessuno può negare. Vi sono solo due modi per cui questi fatti possono essersi prodotti
: un caso o un disegno voluto. Esiste la ben nota legge delle probabilità, basata sulla matematica, per cui si può calcolare se è possibile che il caso abbia prodotto tali caratteristiche tutte assieme. Supponiamo che vi siano dodici caratteristiche numeriche nella struttura di un certo brano, non troppo lungo. Qual è la probabilità che esse vi si trovino tutte insieme per caso? Soltanto un numero ogni sette è multiplo di sette; gli altri sei numeri, che non sono multipli di sette, hanno una buona probabilità di ricorrere casualmente come quello che è multiplo di sette. Perciò, secondo la legge delle probabilità
: • Che un numero sia accidentalmente multiplo di 7
(all’intero della struttura del brano dato)
esiste solo un caso su 7, • Che due numeri siano accidentalmente multipli di 7, esiste solo un caso su 7 volte 7
: ovvero 1 su 49; • Che tre numeri siano accidentalmente multipli di 7, esiste solo un caso ogni 7 volte 49
: ovvero 1 su 343; • Che quattro numeri siano accidentalmente multipli di 7, esiste solo un caso ogni 7 volte 343; ovvero 1 su 2401, e così via... Quando vi è una probabilità su mille che qualcosa accada, è già considerato improbabile che si verifichi. Quando vi è soltanto un caso su centomila, esso è considerato praticamente impossibile. Ora nel nostro esempio, vi è solo una probabilità su quasi 14 miliardi che 12 caratteristiche numeriche ricorrano tutte assieme in un breve brano per puro caso. Supponiamo ancora che qualcuno porti un sacco contenente 24 arance. All’improvviso, il sacco si rompe e le 24 arance cadono per terra. Che probabilità c’è che esse, cadendo, si dispongano in quattro perfette file di sei arance per ciascuna fila? Una simile evenienza sarebbe considerata impossibile da chiunque entrasse in quella stanza e vedesse le 24 arance disposte così ordinatamente per terra. La logica conclusione sarebbe che non è accaduto per caso, ma piuttosto che vi è stato un essere intelligente che le ha ordinate di proposito in file di 4x6! Dunque, che il numero sette con i suoi multipli ricorra in maniera così straordinaria e abbondante nella Bibbia non può essere un fatto casuale, né tanto meno preordinato da esseri umani. Se qualcuno, nell’intero arco della sua vita, riuscisse a scrivere un brano di senso compiuto di 500 parole, contenente nella sua struttura tanti armoniosi fatti numerici quanto sono quelli trovati, per esempio, nel secondo capitolo di Matteo, sarebbe un vero miracolo, e questo “miracolo” avrebbe dovuto ripetersi per tutti i brani dell’intera Bibbia
(scritta peraltro, spesso, da uomini di scarsa cultura)
. Il Dr. B. Turney raccontò il suo tentativo di costruire un brano che contenesse alcune caratteristiche numeriche
: “Assegnai un valore numerico all’alfabeto inglese e mi provai a preparare un brano che aderisse ai numeri, avesse ogni suddivisione multipla di sette, presentasse tutte le caratteristiche aritmetiche della Bibbia e che avesse un senso logico. Dopo avervi lavorato per diversi giorni, non potei ottenere alcun esito soddisfacente. Eppure questa caratteristica si trova in ognuno delle migliaia di paragrafi della Bibbia senza il più piccolo visibile sforzo.” Inoltre, queste intricate catene di multipli di sette non sono confinate solo nel testo dei singoli brani, ma attraversano parti della Bibbia molto distanziate fra di loro nel tempo
(ricordiamo che la Bibbia fu scritta nell’arco di 1600 anni)
. Parole speciali contenute in diversi libri della Bibbia formano meravigliosi disegni a catena, letteralmente colmi di caratteristiche numeriche. Tutti gli intrecci e le bellezze del più piccolo campione separato, quando sono messi assieme formano un grande disegno. Così l’intera Bibbia è legata da un continuo disegno dalla Genesi all’Apocalisse. Le combinazioni numeriche legate ai multipli di sette concatenano paragrafo con paragrafo, libro con libro, l’Antico Testamento con il Nuovo, formando un tutto omogeneo. L’obiezione più ovvia che si possa fare, a caldo, davanti a questi fenomeni è che simili caratteristiche numeriche potrebbero trovarsi in qualsiasi altro libro, se si dedicasse sufficiente tempo e volontà alla ricerca. Però non è così! La Bibbia è diversa da tutti gli altri libri; è stato richiesto a vari professori di greco di sottoporre le prose classiche greche a prove numeriche per accertare se gli stessi fenomeni potessero essere trovati. Nessuno ha potuto riportare il successo nella scoperta di analoghe caratteristiche numeriche. Indiscutibilmente, solo la Bibbia porta la “firma” di Dio! RISOLUZIONE D’IMPORTANTI QUESTIONI a)
La questione dell’ispirazione Attraverso gli anni vi è sempre stata una grande controversia sulla questione dell’effettiva ispirazione della Bibbia. Si tratta davvero di un libro sovrannaturale ispirato da Dio, come afferma di essere, o è semplicemente un libro prodotto dalla mente umana, senza l’influenza di alcuna mente superiore? Ogni persona intellettualmente onesta deve però ammettere che, oltre a tutte le altre considerazioni che dimostrano l’origine divina del Sacro Libro, questo delle caratteristiche numeriche legate al sette è un argomento conclusivo in proposito. Nessuna mente umana avrebbe mai potuto produrre un simile fenomeno. b)
La questione dei brani che non compaiono in tutti gli antichi manoscritti Per quanto si sappia, nessuno dei manoscritti originali è ora esistente. Dio avrebbe potuto fare in modo che fossero preservati, ma evidentemente aveva le Sue ragioni per non volere. Sicuramente, se i manoscritti di Mosè, di Paolo, di Davide e di tutti gli altri scrittori biblici fossero rimasti a disposizione degli uomini, si sarebbero trasformati in preziose reliquie da adorare. Ossa e ceneri di santi, schegge di legno e chiodi che si dice essere stati della croce di Cristo, pezzetti di vesti e tanti altri oggetti fra i più disparati hanno subito la stessa sorte. Nel secondo libro dei Re, cap. 18, è detto che il re Ezechia frantumò il serpente di rame che Mosè – seguendo le istruzioni del Signore – aveva eretto nel deserto per la guarigione di coloro che erano stati vittime dei morsi di serpenti velenosi. Anche quello, nel tempo, si era trasformato in un oggetto di culto idolatrico. Dunque, i manoscritti dell’Antico e del Nuovo Testamento che sono oggi disponibili sono antiche copie degli originali. Vi sono numerose copie ebraiche di manoscritti che contengono l’Antico Testamento completo. Inoltre, esistono manoscritti parzialmente completi e 350 copie dell’antica versione greca detta dei “Settanta”, sempre del Vecchio Testamento. Quanto al Nuovo Testamento, sono migliaia le copie manoscritte in greco complete o parziali. Se tutte le antiche copie manoscritte e tutte le moderne copie stampate andassero distrutte, l’intero Nuovo Testamento, ad eccezione di undici versetti, potrebbe essere riprodotto dalle migliaia di citazioni che si trovano negli scritti dei primi cristiani. Esistono però alcuni brani del Nuovo Testamento
(12 per l’esattezza)
che sono stati messi in discussione perché non si ritrovano in tutti gli antichi manoscritti. Alcuni giudicano questi passaggi delle interpolazioni tardive. Così, compaiono in alcune traduzioni fra parentesi o a margine; alcuni traduttori li omettono, altri segnalano il fatto con una nota a fondo pagina. L’esempio di Marco 16
:9-20 Forse nessun altro brano dell’intera Bibbia è stato tanto discusso quanto quello che comprende gli ultimi dodici versetti dell’evangelo di Marco. Tuttavia, la scoperta delle caratteristiche numeriche di questo brano, analogamente a quanto succede per il resto delle Sacre Scritture, può fornire la prova finale che questo passo è ispirato al pari degli altri. Ecco solo alcuni dei circa cento multipli di sette che si trovano all’interno di questo passaggio
: Il numero totale delle parole greche negli ultimi 12 versetti di Marco 16 è 175
(25x7)
. Il numero dei vocaboli greci usati in questo brano è 98
(14x7)
. Il numero dei nomi nei 98 vocaboli usati è 21
(3x7)
. Di questi 98 vocaboli, il numero di quelli che non sono nomi è 77
(11x7)
. Dei 21 nomi citati, il numero di quelli che cominciano per consonante è 14
(2x7)
. Il numero di quelli che cominciano per vocale è 7. Il numero delle lettere greche nei 98 vocaboli è 553
(79x7)
. Di queste 553 lettere, il numero delle vocali è 294
(42x7)
. Il numero delle consonanti è 259
(37x7)
. l numero delle forme grammaticali è 133
(19x7)
. Il valore numerico delle 133 forme è 89.663
(12.809x7)
. Di queste 133 forme, il numero di quelle che ricorrono solo una volta è 112
(16x7)
. Il numero di quelle che ricorrono più di una volta è 21
(3x7)
. Dei 98 vocaboli, il numero di quelli usati nei brani che precedono questo particolare passo dell’evangelo di Marco è 84
(12x7)
. Il numero di vocaboli che non si trovano nei brani che precedono, ma che si trovano qui per la prima volta è 14
(2x7)
. Di questi 98 vocaboli, il numero di quelli usati da Gesù nell’indirizzarsi ai Suoi discepoli è 42
(6x7)
. Il numero dei vocaboli che non fanno parte di questo discorso è 56
(8x7)
. Delle 175 parole greche dell’intero brano, il numero di quelle usate da Gesù nel Suo discorso è 56
(8x7)
. Di queste 175 parole, il numero di quelle che non fanno parte del discorso è 119
(17x7)
. Questi dodici versetti si dividono in tre sezioni naturali
: a)
versetti 9-11 b)
versetti 12-18 c)
versetti 19-20 Le sorprendenti caratteristiche numeriche trovate nell’intero brano si trovano anche in ciascuna delle sue tre naturali divisioni. Non solo vi è un’abbondanza di “disegni numerici” nascosti sotto la superficie dello stesso brano, ma certe parole in esso sono parti di elaborati disegni che si estendono a molti libri del Nuovo Testamento. Per esempio, il verbo “baptizo”
(battezzare)
, che compare in questa sezione conclusiva dell’evangelo di Marco, è parte di un “disegno numerico” che corre attraverso tutti i passaggi del Nuovo Testamento dove si trova questo vocabolo. Vi sono venti caratteristiche numeriche riguardanti questo verbo. Se questo particolare brano fosse tolto dal Nuovo Testamento, la parola “baptizo” ricorrerebbe una volta in meno e tutta la catena di multipli di sette relativa a tale vocabolo verrebbe distrutta. Molte altre parole in questi dodici versetti di Marco 16 sono collegate in catene numeriche che includono altri libri del Nuovo Testamento. Senza questo brano molti elaborati “disegni numerici” andrebbero distrutti. Visti i fatti, l’unica conclusione possibile è che questo brano non sia affatto un’interpolazione di qualche autore tardivo non ispirato, ma sia parte integrante della Rivelazione divina, e così dicasi per l’episodio della donna adultera con cui si apre il cap. 8 di Giovanni, per Luca 22
:44 che racconta del sudore di sangue di Gesù, per Luca 23
:34 che riporta la frase di Cristo
: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”a
per gli altri passi in discussione. c)
La questione dei libri apocrifi La Chiesa Cattolica Romana e la Chiesa Greco-Ortodossa includono nell’Antico Testamento delle loro Bibbie alcuni libri conosciuti come Apocrifi, rifiutati dalle Chiese Protestanti e mai accettati dai primi cristiani
(vedi primo studio di questa serie)
. E’ interessante notare che le straordinarie caratteristiche numeriche, aventi il numero sette come base, non possono essere trovate nei libri apocrifi. Abbiamo visto che meravigliosi “disegni numerici” caratterizzano tutti e 66 i libri della Bibbia, legando gli uni agli altri
(nell’antico ordine cronologico dei libri ebraici e greci, non nell’ordine che si trova oggi nelle nostre Bibbie)
. Ma queste caratteristiche basate sul sette ed i suoi multipli non potrebbero essere mantenute aggiungendo o togliendo anche un solo libro
(o anche solo spostandone l’ordine cronologico)
. L’aggiunta dei libri apocrifi alla Bibbia sconvolge dunque il meraviglioso ordine dei sette che vi si trova. Così è provato che le Bibbie della Chiesa Cattolica e Greca, per quanto riguarda il numero dei libri, non sono corrette. I multipli di sette, praticamente, agiscono come un controllo automatico contro mescolanze dovute ad interventi umani che hanno sconvolto il numero dei libri divinamente stabilito. d)
L’esatta lettura dei passi biblici La questione concernente l’esatta lettura di certi passaggi non è da poco. In effetti, in certi casi, ci si è trovati di fronte a difficoltà per determinare la corretta lettura. Una ragione è che le parole negli antichi manoscritti ebraici e greci non riportavano spazi tra loro, così la separazione delle parole in alcuni casi è stata compiuta secondo l’opinione del traduttore. Un’altra ragione per cui talvolta si hanno delle difficoltà per determinare l’esatta lettura di certi passi biblici è che le copie manoscritte differiscono leggermente in alcune parole. Queste differenze sono dovute alla diversità di ortografia, alla trasposizione di lettere fatta per errore dai copisti, ecc.
(è bene notare che le dottrine bibliche non sono assolutamente mai messe in discussione da queste piccole imperfezioni)
. Poteva capitare che, per distrazione, venisse omessa un lettera o una sillaba o una parola; altre volte due lettere molto simili potevano essere confuse dallo scriba. Per quanto riguarda l’Antico Testamento, grazie all’estrema attenzione con la quale venivano redatti i manoscritti e alle rigide norme che regolavano la copiatura dei testi sacri, le molte copie pervenute fino a noi contengono poche varianti del testo
(vedi il secondo studio di questa serie)
. Non tutti i libri del Nuovo Testamento furono copiati con altrettanta cura, perché un credente della primitiva Chiesa Cristiana, che desiderasse possedere una copia degli scritti degli apostoli, poteva commissionare il lavoro ad uno scriba di professione solo se se lo poteva permettere. Altrimenti poteva assumere un copista più a buon mercato, ma meno esperto, oppure poteva eseguire la copiatura da sé. Così le numerosissime copie manoscritte del Nuovo Testamento greco differiscono riguardo alla lettura di certi passi più frequentemente di quelle dei manoscritti ebraici. Gli studiosi che hanno preparato le edizioni della Bibbia nelle lingue originali o le traduzioni nelle lingue moderne non hanno generalmente seguito una particolare copia manoscritta, ma hanno accuratamente esaminato e confrontato centinaia di manoscritti, soppesando ogni differenza. La decisione di scegliere una parola al posto di un’altra ha causato a volte infinite discussioni e controversie. Nel 1881, dopo ventotto anni trascorsi a confrontare fra loro migliaia di manoscritti, Westcott e Hort, due studiosi molto preparati, pubblicarono un’edizione del Nuovo Testamento in greco dove, per i passi controversi, lasciarono al lettore la libertà di scelta. Ogni volta che erano in dubbio, proponevano una lettura nel testo e un’altra a margine, come alternativa. Ora, la scoperta delle caratteristiche numeriche, di cui è permeata l’intera Scrittura, dovrebbe togliere ogni dubbio su quale lettura scegliere. Facciamo un esempio
: un passo molto discusso del Nuovo Testamento è quello di I Corinzi 13
:3
(La Nuova Diodati traduce per esempio
: “E se spendessi tutte le mie facoltà per nutrire i poveri e dessi il mio corpo per essere arso, ma non ho amore, non sono nulla”)
. La frase “e dessi il mio corpo per essere arso” si trova in molte traduzioni, ma Westcott e Hort, seguendo altri manoscritti, preferirono
: “se do il mio corpo così che possa gloriarmi”. I fatti numerici danno ragione a quest’ultima traduzione, perché il testo greco scelto dai due studiosi mostra un bellissimo e complesso “disegno” di straordinarie caratteristiche numeriche. Se una sola lettera venisse cambiata con un’altra, l’intero schema numerico cadrebbe, mentre non si riscontrano particolari multipli di sette nella prima frase greca. Un altro esempio
: seguendo certe copie manoscritte greche, per molte traduzioni l’ultima parola della Bibbia sarebbe “amen”. Westcott e Hort, nel loro Nuovo Testamento greco, optarono invece per altri manoscritti che concludono l’Apocalisse con la parola “santi”
: “La grazia del Signore Gesù Cristo sia con tutti voi santi”
(Apoc. 22
:21)
. Lo straordinario “disegno numerico” nascosto nella frase che ha per finale la parola “santi” sistema definitivamente la questione relativa all’esatta lettura. Ora, può sembrare di poca importanza il fatto che l’ultima parola della Bibbia sia “santi” invece di “amen”, ma vi sono testi che con il cambiamento anche solo di una lettera, sarebbero stravolti nel loro più profondo significato. In ebraico, per esempio, certe lettere si assomigliano a tal punto che è molto facile confonderle; quanto ai valori numerici basta prendere il caso della prima lettera dell’alfabeto che ha valore uno, mentre con due piccolissimi punti al di sopra prende valore di mille. La ventiduesima e ultima lettera dell’alfabeto ebraico è quasi identica alla quinta, così dicasi della ventesima con la quarta e di diverse altre
: In Deuteronomio 6
:4, se la lettera ebraica che ha valore 4 fosse cambiata con quella molto simile che ha valore 200, il versetto sarebbe letto
: “Il Signore Iddio nostro è un falso Signore”, invece di
: “Il Signore Iddio nostro è un unico Dio”
( La Nuova Diodati traduce
: “L’Eterno, il nostro Dio, l’Eterno è uno”)
. Dato che ogni lettera sta per un numero, è chiaro che la sostituzione o l’omissione anche solo di una lettera distruggerebbe immediatamente molte caratteristiche di un perfetto disegno numerico. In un caso tutto è armonia e l’elaborato schema dei sette è subito trovato; nell’altro tutto è confusione perché qualcosa di estraneo è stato introdotto nel delicato sistema numerico misteriosamente posto nella Bibbia dallo Spirito Santo.
Una sorprendente illustrazione della straordinaria precisione ed accuratezza resa possibile grazie alle caratteristiche numeriche è la seguente
: un certo libro di “Concordanze Bibliche” compilato da C.F. Hudson, verificato da H.L. Hasting e controllato ancora da Ezra Abbot, elencava quelli che si credevano fossero tutti i riferimenti biblici dove ricorreva il nome di Mosè. Secondo questa Concordanza il nome ricorreva 846 volte, numero non divisibile per sette. Ebbene, la ricerca dimostrò che era stato dimenticato un riferimento nell’epistola agli Ebrei, per cui il numero totale delle citazioni del nome di Mosè è nella Bibbia 847
(121x7)
!
e)
La cronologia biblica I fatti scoperti decidono anche la lunga e discussa questione riguardante la cronologia della Bibbia. Le date esatte degli eventi della Bibbia dal tempo di Adamo sono esaminate e definitivamente confermate nella loro esatta sequenza per mezzo di accurati “disegni numerici” intessuti nella struttura stessa del testo. I “disegni” forniscono i dati per un esatto sistema di controllo cronologico in cui le più notevoli date della storia biblica si dividono esattamente per sette. Interi volumi potrebbero essere scritti in merito alla relazione tra i fatti numerici e la cronologia biblica. Il soggetto è così vasto che può essere solo citato. CONCLUSIONE Gli straordinari fatti numerici e i “disegni” esistenti nella struttura dei testi biblici ebraici e greci sono impressi e tessuti nel testo in modo così meraviglioso che nessun potere sulla terra può cancellarli. Sono intessuti nella Parola di Dio come la filigrana lo è in una banconota per garantirne l’autenticità; sono impressi nelle pagine della Scrittura come il marchio è impresso in rilievo sulle carte d’identità. Essi difendono la Bibbia da ogni errore ed interpolazioni come gli intricati disegni di una banconota la proteggono dalle contraffazioni. Dio ha suggellato la Sua Parola in modo veramente meraviglioso, senza che gli scrittori ispirati ne fossero consapevoli e pur nel rispetto della loro libertà di esprimersi! La vasta struttura numerica della Bibbia è dunque un’opera sovrannaturale, divina, essendo assolutamente impossibile ad esseri umani costruire un libro, nell’arco di 1600 anni, con tali meravigliosi disegni aritmetici. Essa è invece la normale opera di Dio, il grande Creatore, Colui che ha posto accuratamente i numeri in tutta la natura. Il sistema numerico di Dio è impresso su tutte le Sue opere. Tutti i vari regni della natura sono basati su un sistema aritmetico
: grandi leggi matematiche governano le attività dell’intero universo. Per esempio, nella sfera della luce vi sono esattamente sette colori primari. I sette colori uniti assieme formano la luce. Nella sfera della musica vi sono nella scala esattamente sette toni interi. Oltre al numero 7, anche il numero 11 è impresso nella musica. Il numero delle vibrazioni al secondo per ciascuna nota è un multiplo di 11 e la differenza nel numero delle vibrazioni tra ciascuna nota è anche un multiplo di 11. Per esempio, la differenza tra il do e il re è 33, tra il fa e il sol è 44, sempre un multiplo di 11. Il corpo umano, come la Parola di Dio, porta la “firma” del suo Creatore nel sette, numero della perfezione. Il corpo umano, infatti, è completamente rinnovato ogni sette anni; ogni parte del corpo elimina costantemente il materiale logorato e riceve l’apporto di nuovo materiale vivente, fino a che, dopo sette anni, l’intera struttura è cambiata fino nel più piccolo particolare e praticamente diventa un nuovo corpo. Le cellule vivono a cicli di sette e, in certe malattie, il settimo, il quattordicesimo e il ventunesimo giorno sono giorni critici. Se si verificherà una ricaduta dell’influenza, questa avverrà solo dopo sette, o quattordici, o ventuno giorni. Il polso dell’uomo batte più lento ogni sette giorni, se è malato o sta bene. In certe malattie generate da esaurimenti fisici, il polso cambia ogni settimo giorno. Il sette è impresso in tutta la fisiologia ed è notevole il fatto che il Signore ordinò, fin dalla creazione, un giorno di riposo ogni sette
(il sabato)
, che è poi l’unico ciclo di lavoro-riposo che risponde effettivamente ai bisogni umani. Durante la Rivoluzione Francese fu abolita la settimana ed istituita la “decade”
: nove giorni di lavoro e uno di riposo, ma fu ben presto ripristinata la settimana, perché si notò che il fisico umano non era si adattava a diversi cicli lavorativi. Anche la vita sembra essere “firmata” con il numero del suo Creatore
: il periodo di gestazione nell’uomo è di 280 giorni
(40x7)
;
nel topo e negli uccelli è di 21 giorni
(3x7)
;
nella lepre e nell’anitra di 28
(4x7)
; nel gatto di 56
(8x7)
; nel cane di 63
(9x7)
; nel leone di 98
(14x7)
; nella pecora di 147
(21x7)
. Le leggi matematiche divine sono in opera in tutti i campi della natura. Talvolta un certo numero è il fattore dominante, altre volte è il numero base. La legge divina sta perfino nel disegno dei fiocchi di neve che, pur essendo tutti uno diverso dall’altro, sono tutti ugualmente con sei punte e sei lati. La scienza della botanica rivela che le diverse parti dei fiori sono disposte secondo particolari numeri ed i loro multipli. Per esempio, il numero base del ranuncolo è cinque. Vi sono cinque sepali nel calice
(sono le foglioline che formano il calice)
, cinque petali nella corolla, cinque carpelli nei pistilli; sono 15, 20, 25 o qualche altro multiplo di cinque gli stami nell’androceo
(l’androceo è l’insieme degli stami di un fiore)
. Similmente, il numero-base dell’asfodelo è il tre, quello della reseda è il quattro, quello della rosa selvatica il cinque, ecc. Nella chimica due sostanze non possono essere unite senza osservare delle precise proporzioni matematiche. I pianeti dei cieli sono governati secondo rigorose leggi matematiche. La natura non opera a caso, ma secondo un piano, perché l’Eterno ha segnato la Sua creazione con leggi matematiche... Dio è il più grande matematico di tutta la creazione e ogni “sette” della natura porta la Sua speciale firma. Con questa ha firmato il capolavoro della Sua creazione
: l’uomo creato a Sua immagine e somiglianza e con la stessa firma ha pure siglato la Sua Rivelazione
: la Sacra Bibbia! SCOPO DELLE SS. SCRITTURE Lo scopo per cui Iddio ha ispirato la Sua Parola è prettamente pedagogico, affinché imparassimo la via della salvezza
: Romani 15, 4
: “Infatti tutte le cose che furono scritte in passato furono scritte per nostro ammaestramento, affinché mediante la perseveranza e la consolazione delle Scritture noi riteniamo la speranza.” I Corinzi 10, 11
: “Or tutte queste cose avvennero loro come esempio, e sono scritte per nostro avvertimento, per noi, che ci troviamo alla fine delle età.”
(ND)
II Timoteo 3, 16-17
: “Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile ad insegnare.a
riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, affinché l’uomo di Dio sia compiuto, appieno fornito per ogni buona opera.” La Bibbia, in pratica, è la storia della caduta e della salvezza dell’uomo. Cristo ne è il tema centrale
: il Salvatore verrà, è venuto, tornerà a prenderci con sé. COME COMPRENDERLA?
La comprensione della Bibbia non è legata a difficilissime pratiche propiziatorie come se si trattasse di iniziarsi alla magia. Solo l’umiltà e la fede semplice, come quella dei fanciulli, ci devono essere di guida nell’avvicinarci alla Parola di Dio. Per aiutarci a capire la Scrittura, non occorre la mediazione umana, perché Cristo ha promesso lo Spirito Santo che assiste ed illumina tutti coloro che sono disposti a mettere in pratica nella loro vita ciò che, a mano a mano, comprendono. Questo non significa che l’aiuto di una persona che conosce la Bibbia da tempo non possa essere utile a chi intende cominciarne uno studio sistematico. Significa piuttosto che nessun essere umano deve intromettersi fra il credente e Dio, affermando di possedere “l’esclusiva” dell’interpretazione delle Scritture, o “l’esclusiva” dello Spirito Santo o ancora il diritto di dominare sulle coscienze dei fedeli. La SINCERITA’a
la DISPONIBILITA’ a mettere in pratica la volontà di Dio, per quanto “scomoda” ci possa apparire
(“scomoda” forse all’inizio, poiché in seguito chi sperimenta la gioia di sottomettersi al Signore, riconosce che ogni Suo ordine è anche un dono)
, sono gli unici requisiti necessari per comprendere la verità, per saper distinguere ciò che è umano da ciò che è divino nella confusione di dottrine suscitata da Satana, il padre della menzogna. Ecco alcune dichiarazioni di Gesù in questo senso
: Giovanni 7
:17 > “Se uno vuol fare la volontà di Lui, conoscerà se questa dottrina è da Dio o se io parlo di mio.” Matteo 11
:25-26 > “In quel tempo Gesù prese a dire
: Io ti rendo lode, o Padre, Signor del cielo e della terra, perché hai nascoste queste cose ai savi e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli fanciulli. Sì, Padre, perché così t’è piaciuto.” Giovanni 16, 13
: “Ma quando verrà Lui, lo Spirito di verità, Egli vi guiderà in ogni verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutte le cose che ha udito e vi annunzierà le cose a venire.” E’ dunque lo Spirito Santo che guida nella ricerca della verità ed è concesso personalmente ad ogni ricercatore animato da motivazioni pure, però è una Guida che va richiesta con fiducia
: Luca 11, 13b
: “Il vostro Padre celeste donerà lo Spirito Santo a coloro che glielo domandano! ” BIBBIA E SCIENZA Abbiamo visto che la Bibbia non è un libro di scienza, ma di pedagogia, tuttavia diverse sue affermazioni provano che essa diceva il vero
(e che dunque era ispirata)
, quando la scienza muoveva i primi passi ed era in flagrante contraddizione con quella odierna. Per esempio
: Il libro di Giobbe, scritto nel 1500 circa a.C., affermava inoltre una verità che fu accettata come tale solo nel XVII secolo. Parlando dell’onnipotenza di Dio il patriarca esclamava
: “Egli sospende la terra sul nulla.”
(Giobbe 26
:7 - L)
. Per secoli i filosofi greci, che ancor oggi sono letti da milioni di studenti, supposero che la Terra fosse sostenuta da un gigantesco elefante oppure riposasse sulle spalle di Atlante in piedi sul dorso di una tartaruga. Isaac Newton con la scoperta della legge della gravitazione universale pose fine a tali assurdità nel 1687, oltre tremila anni dopo la redazione del libro di Giobbe. La Bibbia, attraverso il profeta Geremia, oltre sei secoli prima di Cristo, affermava
: “Come non si può contare l’esercito del cielo né misurare la rena del mare...”
(Geremia 33
:22 - L)
. In quel tempo gli astronomi erano convinti che non ci fossero più di un migliaio di stelle. Sei secoli più tardi, l’egiziano Tolomeo Claudio ne contò invece più di tremila. Alla fine del XVI secolo gli astronomi delle grandi università europee credevano che vi fossero circa settemila stelle. Fu Galileo nel 1609 con il suo primo telescopio a scoprirne oltre centomila; alcuni anni più tardi, dopo aver messo a punto e perfezionato i suoi strumenti, ne contò ben trecentomila. Oggi, il grande telescopio che si trova sul monte Palomar in California e che ha uno specchio di cinque metri di diametro mostra le stelle in così gran numero che è impossibile contarle, come asseriva Geremia ventisei secoli fa. L’universo è disseminato di centinaia di milioni di galassie di varie forme e grandezze che contengono miliardi di stelle come la Via Lattea, della quale fa parte il nostro sistema solare, un enorme sistema a spirale appiattita che contiene cento miliardi di stelle. Davanti all’immensità dell’universo si deve proprio esclamare con Davide
: “I cieli raccontano la gloria di Dio...”
(Salmo 19
:1 - L)
. Per secoli fu accettata l’ipotesi della generazione spontanea per spiegare l’origine della vita e lo stesso errore era ancora accolto nel secolo scorso. Il microscopio però, nelle abili mani di Luigi Pasteur, rivelando un mondo nuovo di microrganismi, stabilì il fatto che solo la vita produce la vita. Le prime parole della Bibbia infatti stabilivano che la vita non può avere la sua sorgente che nella Vita
: “Nel principio Iddio creò il cielo e la terra...”
(Genesi 1
:1 - L)
Il prof. Henry Devaux, biologo e fisico, scrive
: “Studio da più di quarant’anni il meraviglioso racconto della creazione, lo studio come naturalista e come credente e sono sempre più meravigliato di vedere la ricchezza di precisione di questa ammirevole pagina, vero miracolo scientifico e religioso messo sotto i nostri occhi quando apriamo il Santo Libro. Così noi possiamo essere tranquilli
: la scienza lungi dall’essere in contrasto con la Bibbia, è d’accordo con essa. Quelli che affermano il contrario non possono presentarci che ipotesi
: i fatti,a
misura che si scoprono, danno costantemente ragione alla Bibbia...”
(vedi per approfondimento lo studio “Bibbia e Scienza”)
. BIBBIA E SALUTE Ma quelli che abbiamo appena esaminato non sono i soli campi scientifici in cui le SS. Scritture si dimostrano straordinariamente all’avanguardia. Circa 1500 anni prima di Cristo, Dio diede a Mosè norme igieniche, alimentari e di medicina preventiva assolutamente uniche nella storia antica; taluni di questi insegnamenti biblici sono stati confermati dalla scienza non molti decenni fa! Come avrebbe potuto mai Mosè immaginare tutto ciò, senza una particolare istruzione da parte del Signore? Lui che era stato istruito alla corte d’Egitto in un tempo in cui i suoi medici, famosi in tutto il mondo antico, di solito consigliavano l’applicazione di sangue di verme e sterco d’asino sulle ferite, il che provocava quasi regolarmente la morte per tetano dei pazienti! Rimandando il lettore agli studi specifici in materia di salute
(che fanno parte della presente raccolta)
, ecco un esempio per tutti
: il patriarca Abramo ricevette da Dio l’ordine di circoncidere ogni maschio “all’età di otto giorni”. Ecco in proposito le interessanti osservazioni del Dott. McMillen, autore del libro “Nessuna Malattia”. Lo scrittore apre un capitolo del suo libro, intitolato “La scienza in ritardo di quattromila anni”, riferendo di alcune ricerche pubblicate da vari studiosi fin dagli anni ‘40 e ‘50, da cui risulta che il cancro del collo dell’utero è estremamente raro nelle popolazioni che praticano ancora oggi la circoncisione dei neonati maschi. Osservazioni analoghe erano state fatte fin dagli inizi del secolo dal Dott. Hiram Wineberg che, analizzando i registri dei pazienti dell’Ospedale Mount Sinai di New-York, notò che le donne ebree erano relativamente esenti da questa forma tanto comune di cancro
(ricerca pubblicata nel 1919)
. I ricercatori erano quindi arrivati ad auspicare la circoncisione di tutti i neonati di sesso maschile, proprio l’ottavo giorno. Scrive il Dott. McMillen
: “Si tratta di un punto importante. Emmett Holt e Rustin McIntosh riferiscono che un neonato è particolarmente suscettibile di emorragie fra il secondo ed il quinto giorno di vita... Le emorragie che si verificano a quest’epoca, benché spesso prive di conseguenze gravi, sono a volte abbondanti e possono allora provocare gravi conseguenze ad organi interni, particolarmente al cervello, e sono causa di morte da collasso e dissanguamento. Si ritiene che la tendenza ad emorragie sia dovuta al fatto che la vitamina K, l’elemento importante per la coagulazione del sangue non si forma in quantità normale che entro il quinto ed il settimo giorno di vita. Se la vitamina K non è prodotta nell’intestino del neonato che entro il quinto ed il settimo giorno, è chiaro che il primo giorno nel quale si possa praticare senza pericolo la circoncisione sia l’ottavo giorno, proprio quello prescritto da Jahweh ad Abramo come giorno per la circoncisione di Isacco. Un secondo elemento necessario per una normale coagulazione del sangue è la protrombina... Al terzo giorno di vita un neonato dispone solo del trenta per cento della quantità normale di protrombina. Ogni operazione chirurgica compiuta su un neonato durante quel periodo lo sottoporrebbe al rischio di grave emorragia... All’ottavo giorno la quantità di protrombina si eleva ad un livello perfino migliore del normale - 110 per cento - per ridiscendere quindi al cento per cento... Si osserva così ad un esame delle determinazioni delle quantità di vitamina K e di protrombina che il miglior giorno per compiere la circoncisione è l’ottavo giorno. Dovremmo encomiare le molte centinaia di ricercatori che per molti anni hanno lavorato a gran prezzo per scoprire che il giorno che offre le migliori garanzie di sicurezza per eseguire una circoncisione è l’ottavo. Tuttavia pur congratulando la scienza medica per questa recente scoperta, ci par quasi di sentire il fruscio delle pagine della Bibbia, che vorrebbero ricordarci che quattromila anni or sono, nell’iniziare la pratica della circoncisione con Abramo, Iddio disse
: “All’età di otto giorni, ogni maschio sarà circonciso...”
(Genesi 17
:12a)
. Abramo non scelse l’ottavo giorno dopo molti secoli di esperimenti basati su tentativi ed errori. Né lui né nessun altro della comitiva che era partita con lui dall’antica città di Ur dei Caldei era mai stato circonciso. Il giorno era stato scelto dal creatore della vitamina K.”
(S.I. McMillen, “Nessuna Malattia”, Ed. Centro Biblico, Napoli 1976 - pp. 31-33)
UNITA’ DELLA BIBBIA E SUA ISPIRAZIONE I 66 libri contenuti nel testo sacro
(39 nell’Antico Testamento e 27 nel Nuovo)
furono composti in circa 1600 anni, cioè dal 1500 a.C. al 100 d.C. da quaranta autori. Questi autori differivano per cultura e formazione e la loro opera compiuta in un così lungo periodo di tempo varia nello stile letterario. Alcuni di questi autori erano molto colti, altre persone molto semplici, alcuni erano stati educati per essere re, altri si guadagnavano il pane lavorando duramente. Per esempio
: - Mosè
: era stato educato alla corte del Faraone di Egitto, potremmo dire oggi che aveva una formazione di livello universitario. - Salomone > figlio di Davide, fu il più ricco e il più sapiente degli antichi re. - Geremia ed Ezechiele > erano sacerdoti. - Amos > uno dei profeti minori, era mandriano. - Daniele e Giuseppe > furono primi ministri rispettivamente dei regni di Babilonia ed Egitto. - Matteo > era un pubblicano
(esattore delle tasse)
. - Luca > era un medico. - Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni > erano pescatori. - Paolo da Tarso > era un coltissimo fariseo. Tenendo conto di tali diversità di educazione e cultura e dei sedici secoli che ci vollero per completare la redazione delle SS. Scritture, è veramente meraviglioso costatare che la Parola di Dio è ESENTE DA CONTRADDIZIONI DI SORTA! E’ una cosa umanamente impossibile... s’impone alla nostra considerazione la presenza dell’ISPIRAZIONE DIVINA nei testi sacri. Infatti la Bibbia dice di se stessa
: II Timoteo 3
:16-17 > “Tutta la Scrittura è ispirata da Dio...”
(L)
II Pietro 1
:21 > “Poiché non è dalla volontà dell’uomo che venne mai alcuna profezia, ma degli uomini hanno parlato da parte di Dio essendo sospinti dallo Spirito Santo.”
(L)
BIBBIA E ANTROPOLOGIA I più recenti studi in questo settore hanno confermato pienamente il racconto biblico relativo alle origini della storia dell’umanità, e vanno in controtendenza rispetto a quello che si era creduto fino ad ora
: L’origine comune delle civiltà La Bibbia afferma inequivocabilmente che la civiltà post-diluviana ha avuto un’origine comune
: Genesi 9
:18/10
:32 >> “Con Noè uscirono dall’arca i suoi figli
: Sem, Cam, Jafet. Da quei tre figli di Noè ha avuto origine tutta la popolazione della terra... Le famiglie qui elencate hanno avuto origine dai figli di Noè e sono ordinate secondo la loro discendenza e le loro nazioni. Da esse, dopo il diluvio, sono sorte le nazioni sparse nel mondo.”
(TILC)
Chi crede nell’ispirazione biblica pensa dunque che Noè avesse dato ai suoi posteri sufficienti notizie ed insegnamenti per iniziare una civiltà con basi solide e già acquisite e che avesse inoltre insegnato la fede nel solo ed unico Dio, che egli conosceva così bene. Ora, gli studiosi sono concordi nell’affermare che nel 3500 a.C.a
forse anche prima, d’improvviso appare in Mesopotamia una civiltà con tutte le caratteristiche di un evo in cui sono già fiorite scienze, arti e tecnologie, come se non avessero per nulla subìto un’evoluzione. Scrive Joseph Campbell nel suo libro “Mitologia Primitiva”
: “L’archeologia e l’etnografia degli ultimi cinquant’anni hanno messo in evidenza che le civiltà del Mondo Antico - quelle dell’Egitto, della Mesopotamia, di Creta, della Grecia, dell’India e della Cina - si sono sviluppate da un’unica base, e che questa origine comune basta a spiegare l’omologia delle loro strutture mitologiche e rituali... gli inizi di questo processo vanno rintracciati nel periodo neolitico del Vicino Oriente.” Una religione comune Un tempo gli studiosi pensavano che l’uomo, frutto dell’evoluzione, fosse partito da una concezione animista della religiosità, per passare poi al politeismo ed approdare infine al monoteismo. Le ricerche ultime indicano un processo esattamente contrario. Questo depone a favore della storicità del racconto biblico
: la conoscenza di un unico vero Dio era stata tramandata dagli uomini prediluviani a Lui fedeli
(come Abele, Seth, Enoc...)
e da Noè, dopo il diluvio; conoscenza che fu in seguito soppiantata da concezioni pagane, politeiste. Edwin Oliver Jones, archeologo, scrive nel suo libro “Gli eroi del mito”
(pag. 13)

: “L’abbondanza di un nuovo materiale riportato alla luce attraverso gli scavi e le ricerche archeologiche effettuate nel Vicino Oriente e la scoperta, la decifrazione e la traduzione di numerosi testi finora sconosciuti hanno reso possibile una più chiara conoscenza e comprensione della religione di questa regione cruciale dai tempi della preistoria
(appunto la civiltà mesopotamica di cui si parla al punto precedente)
fino alla fine dell’età del bronzo, nonché di tutte le influenze che da essa derivarono sui maggiori credi dell’umanità. Si può infatti affermare con sicurezza che proprio questa regione vide la nascita della civiltà con gli effetti rivoluzionari che essa ebbe sullo sviluppo della religione.” Scrive Joseph Campbell
(“Mitologia Primitiva” - pag. 13)

: “Lo studio comparato delle mitologie del mondo ci porta a considerare la storia culturale del genere umano come un fatto unitario, poiché scopriamo che alcuni temi... hanno una diffusione mondiale, apparendo ovunque in nuove combinazioni, ma rimanendo - come gli elementi di un caleidoscopio - sempre gli stessi.” Uno di questi temi è il racconto del diluvio che si trova in più di 500 miti, nelle diverse civiltà, popoli lontani geograficamente e culturalmente. Come si spiega questo se non ammettendo una tradizione orale autentica che tramandò il resoconto del diluvio, che ritroviamo precisissimo nella Bibbia,a
che poi s’imbastardì, diluendosi nel tempo e nelle varie civiltà? Approfondimento
: “L’origine della religione è stata spesso e in larga misura materia di congetture. Abitualmente si ragiona così
: le prime creature, che assunsero una posizione eretta, dovevano essere ancora molto simili agli animali nel loro intimo. Ora noi sappiamo che gli animali non hanno una religione. D’altra parte sappiamo che duemila anni fa, al tempo di Gesù Cristo, l’uomo ha raggiunto una forma altissima di religione. Deve perciò essersi verificata una evoluzione progressiva della religione dalle forme più basse a quelle più alte. Il passo successivo consiste nel supporre che le forme inferiori di religione dovevano essere simili a quelle delle tribù dell’età della pietra, che non sono state ancora toccate dalla civiltà moderna. Tali tribù hanno paura degli spiriti della giungla tenebrosa, ricorrono a stregoni per praticare la magia e pensano che le anime dei defunti vaghino per qualche tempo nei dintorni per poi ritornare sotto altre forme
(animismo)
. Quindi si suppone che gli stregoni siano col tempo diventati sacerdoti, con i loro sacrifici, i loro templi e i loro libri rituali. Ancora un passo e si vedrà la gente capire finalmente che la cosa più importante nella religione è l’amore del prossimo, insegnato chiaramente per la prima volta da Gesù Cristo, fondatore della religione cristiana, la più alta forma di religione. E’ evidente che, se questo tipo di congettura circa l’origine della religione corrisponde a verità, i primi capitoli della Bibbia e numerose parti dell’Antico Testamento sono storicamente poco attendibili. Per questo, molti dichiarano di amare gli insegnamenti di Cristo, ma di non sopportare di venir importunati con il libro della Genesi... Dobbiamo perciò leggere con attenzione la descrizione della forma primitiva di religione che ci viene fatta dalla Bibbia. Molti malintesi sorgono perché leggiamo in essa molto più di quanto dica in realtà. Anzitutto, il libro della Genesi ci dice che la razza umana ha avuto inizio con un solo maschio e una sola femmina... La prima coppia umana fu fatta “con la polvere del suolo”
(Genesi 2
:7)
. Quando analizziamo chimicamente il corpo umano, vediamo che è composto di carbonio, calcio, fosforo, ferro, acqua, ecc.a
di nient’altro... Ciò che distingueva la prima coppia da tutti gli animali era il fatto d’essere stata creata a immagine di Dio
(Genesi 1
:26-27)
... Dire che l’uomo è immagine di Dio significa dire che è capace e libero di ascoltare la voce divina
(Genesi 2
:16-17/3
:9-13)
. Quando studiamo l’origine della religione ci troviamo quindi di fronte a esseri umani capaci di rispondere alla voce di Dio. Inizialmente essi dovettero amarlo con ogni probabilità con tutto il loro cuore, così come si amavano tra di loro, Nel terzo e quarto capitolo della Genesi troviamo però che questo amore iniziale per Dio e per il prossimo fu distrutto dal peccato. In quella condizione originaria gli esseri umani non avevano bisogno di templi, di sacerdoti o di sacrifici. Solo dopo il peccato sorse la necessità di compiere sacrifici. In Genesi cap. 4 leggiamo che Caino offrì dei frutti della terra, mentre Abele sacrificò un animale. Dio accettò il sacrificio dell’animale compiuto da Abele, ma rifiutò l’offerta dei frutti da parte di Caino, perché conosceva le loro motivazioni. In tal modo Egli mostrava già l’unica via attraverso cui l’uomo peccatore può avvicinarsi al Dio santo
: la via dell’effusione del sangue, della morte. Il peccato è infatti inesorabilmente sinonimo di separazione da Dio, cioè di morte. Inizialmente era il capo della famiglia o della tribù a presiedere l’offerta del sacrificio. Dopo l’esodo dall’Egitto Mosè designò una famiglia particolare di sacerdoti discendenti da Aaronne
(i Leviti, discendenti di Levi, figlio del patriarca Giacobbe, che furono scelti da Dio stesso - ndr)
a presiedere al sacrificio del mattino e della sera, ai sacrifici settimanali e mensili, nonché a quelli che avevano luogo in giorni particolari. Successivamente, al tempo di Salomone, venne costruito un tempio allo stesso scopo... I sacrifici animali non rappresentavano affatto un costume primitivo o barbarico. Nelle nostre città macelliamo migliaia di animali al giorno per mangiarli. Al tempo dell’Antico Testamento ogni uccisione di un animale assumeva un significato religioso, significato che divenne perfettamente chiaro solo con la morte di Gesù Cristo in croce
(Giovanni 1
:29/Ebrei 10
:11-14)
. Secondo la Bibbia la religione dell’uomo primitivo fu perciò il monoteismo, la fede in un solo Dio, mentre il sacrificio di un animale stava a indicare che c’era una possibilità di essere da Lui perdonati e accettati. Questo ci aiuta a capire la successiva storia della religione. L’Antico Testamento riferisce numerosi esempi di come gli uomini siano stati continuamente tentati di abbandonare il monoteismo per il politeismo
(culti di numerosi dèi)
. Labano
(parente del patriarca Abramo e zio di Giacobbe - ndr)
fu un politeista tipico,a
noi sappiamo che al suo tempo il politeismo era già diventato la religione principale dell’India e che i Greci professavano un politeismo complesso, come testimoniano l’Iliade e l’Odissea. Notiamo anche una tentazione costante a trasformare la possibilità del sacrificio, benignamente concessa da Dio, in un rituale che ha valore in se stesso
(il sacrificio biblico invece era unicamente prefigurativo di quel Messia futuro, che avrebbe dato la sua vita per la salvezza dell’umanità
: non aveva valore intrinseco al di fuori di questa fede - ndr)
. I bramini dell’India e i sacerdoti dell’Egitto e della Grecia affermavano che i loro sacrifici erano automaticamente graditi a Dio e capaci di ottenere benedizioni per gli offerenti. Questa concezione errata, non il sacrificio in se stesso, fu combattuta dai profeti d’Israele. Dal clericalismo alla magia e alla religione dello stregone tribale c’è solo più un passo,a
così assistiamo a un processo continuo di degenerazione della religione nelle forme inferiori del politeismo, del clericalismo e della magia. E’ su questo sfondo di degenerazione che dobbiamo vedere la chiamata di Abramo ad abbandonare l’idolatria e la magia di Ur dei Caldei per adorare l’unico vero Dio con una fede semplice, basata sul sacrificio offerto a Lui. In seguito, Mosè dovette insegnare ai figli d’Israele, che si erano corrotti in Egitto, ad adorare l’unico vero Dio e a offrirgli sacrifici in un modo che escludeva ogni forma di magia. La Bibbia illustra perciò il processo storico degenerativo della religione, nonché l’invio di profeti a restaurare e a riportare la vera religione. La sera antecedente la sua morte, Gesù prese del pane e del vino
(ambedue privi di fermentazione, che nella Bibbia è simbolo di peccato - ndr)
per ricordarci, sotto questi simboli, il suo sacrificio definitivo. La pratica dei sacrifici animali ha avuto fine tra gli ebrei e molti altri popoli; ciò però non ha posto fine alla tendenza degenerativa della religione. Presso i cristiani e in altre religioni come l’induismo persiste la tentazione ad affermare che certi riti possono costringere Dio a concedere i suoi favori in questa vita e nell’altra... Gli antichi Egiziani, i Sumeri e i popoli della valle dell’Indo costruivano templi e adoperavano idoli già molto tempo prima di Abramo. Tali religioni indicano che il processo di degenerazione era già in atto e che Abramo ebbe il compito di restaurare la vera religione, non di compiere un passo in avanti in questa evoluzione... Si è spesso supposto che le tribù dell’età della pietra scoperte negli ultimi cent’anni ci offrano il modello della religione primitiva originaria, ma tale supposizione non è fondata. Di fatto, le ricerche dimostrano che tutte le cosiddette tribù primitive conservano il ricordo di un ‘Grande Dio’ paterno e buono, inoltre risulta via via sempre più chiaro che i sacrifici degli stregoni compiuti per finalità magiche sono una degenerazione di forme più alte, anziché un residuo di religione primitiva.”
(“Guida alla Bibbia” - Ed. Paoline, Roma 1982 - pp.24-29)
Una lingua comune Scrive Joseph Campbell
(“Mitologia Primitiva”)

: “Già nel 1767 un gesuita francese in India, padre Coeurdoux, aveva osservato che il sanscrito ed il latino avevano notevoli somiglianze... successivamente fu sir William Jones... ad osservare
(che)
le strutture grammaticali di latino, greco e sanscrito... erano derivate da qualche fonte comune, che forse non esiste più. Franz Bopp pubblicò nel 1816 uno studio comparato dei sistemi di coniugazione di sanscrito, greco, latino, persiano, tedesco. E infine, verso la metà del secolo, fu perfettamente chiaro che esisteva una prodigiosa distribuzione di lingue strettamente imparentate nella maggior parte del mondo civilizzato
: una famiglia di lingue, unica ed ampiamente variegata, che dev’essere derivata da una stessa fonte, e che include, oltre al sanscrito e al pali
(le lingue delle scritture buddiste)
, la maggior parte delle lingue dell’India settentrionale, il singalese, il persiano, l’armeno, l’albanese, il bulgaro; il polacco, il russo e le altre lingue slave; il greco, il latino e tutte le lingue europee, eccetto l’estone, il finnico, il lappone, il magiaro e il basco...” Ora vediamo ciò che è scritto nella Bibbia
: Genesi 11
:1-2 >> “Un tempo tutta l’umanità parlava la stessa lingua e usava le stesse parole. Emigrati dall’oriente gli uomini trovarono una pianura nella pianura di Sennaar
(o Scinear)
e vi si stabilirono.”
(TILC)
. Segue il racconto della costruzione della torre di Babele che si conclude così
: Genesi 11,9
: “La città fu chiamata Babele
(Confusione), perché fu lì che il Signore confuse la lingua degli uomini e li disperse in tutto il mondo.”