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"Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte dell'inferno non potranno prevalere!"

Introduzione biblica


INTRODUZIONE
INTRODUZIONE


FONDAMENTI SCIENTIFICI DELLA BIBBIA!

La Bibbia non è un libro con intenti scientifici,
ma pedagogici,
ovvero spiega il piano di Dio per la salvezza dell’umanità,
che potremmo riassumere così: - Il Messia promesso verrà - Il Salvatore è venuto - Il Salvatore tornerà Tuttavia,
anche in campo scientifico,
la Bibbia ha resistito alla prova del tempo.
Prima di passare a qualche esempio concreto,
è bene fare una precisazione riguardo al falso contrasto fra Bibbia e Scienza o Religione e Scienza: due domini distinti,
inconciliabili agli occhi di molti dei nostri contemporanei.
è vero che durante molti secoli,
in Europa,
la religione ha tormentato e oppresso gli uomini di scienza; nei paesi di tradizione cattolica in particolare.
Il nome di Galileo rimane il simbolo di questa dominazione abusiva.
.
.
La Terra gira intorno al Sole,
come affermava Galileo?

No,
rispondeva la Chiesa,
perché il Salmista ispirato ha detto della Terra: ‘Egli ha fondato la terra sulle sue basi; non sarà smossa mai in perpetuo.

(Salmo 104:5).
Sicuro dell’infallibilità biblica,
il dogmatico concludeva che la Terra doveva essere fissa.
.
.
L’esempio che abbiamo appena ricordato ci permetterà di mostrare chiaramente,
sebbene in maniera sommaria,
i tre errori fondamentali che sono alla base di questo falso contrasto fra la Bibbia e la scienza.
1.
Ignoranza dei generi letterari Accordiamo che l’autore biblico sia ispirato da Dio e che parli in suo nome.
Pertanto non ne risulta che le sue parole siano sempre descrittive.
Esse infatti non pretendono sempre - e neanche spesso - di fornire una descrizione obiettiva della realtà.
è chiaro,
per esempio,
che quando Dio rievoca per Giobbe i misteri insondabili della creazione per richiamarlo all’umiltà,
Egli non usa il linguaggio scientifico.
Non pretende di dare una descrizione oggettiva dell’ippopotamo quando afferma che ‘le sue ossa sono tubi di rame; le sue membra,
sbarre di ferro’
(Giobbe 40:18 - vedere anche la descrizione del coccodrillo: Giobbe 41:10-13,
23) .
.
.
Il proposito di Dio non è qui di dare a Giobbe delle nozioni scientifiche,
ma un insegnamento morale.
E questo insegnamento conserva oggi tutto il suo valore.
Sarebbe insensato non tenerne conto col pretesto che è espresso poeticamente,
quando è precisamente per illustrarlo meglio e farlo penetrare in noi che l’autore ispirato ha scelto il genere poetico.
2.
Confusione dei domini Se si discernevano così male i generi letterari utilizzati dagli autori biblici,
ciò accadeva perché non si era abbastanza aperti alla nozione di verità multiforme e alla pluralità dei domini.
.
.
L’esattezza scientifica obiettiva è una necessità nel dominio delle scienze descrittive.
Essa,
invece,
non è né necessaria né utile in quello dei sentimenti e dei rapporti fra gli esseri.
Ora è precisamente in questo ambito che si situa generalmente il linguaggio biblico.
Solitamente la Bibbia non descrive,
ma interpella.
Essa non disseziona,
ma ordina.
Non ci dà nozioni scientifiche,
ma insegnamenti morali.
C’è dunque un grave pericolo,
che è quello di fare della Bibbia ciò che non è,
non solamente nella forma come abbiamo visto prima,
ma anche nella sostanza: rischiamo cioè di farne una sorgente di insegnamenti storici e scientifici prima del grande Libro che ci rivela Dio.
Ma esiste anche il pericolo inverso,
quello cioè di trascurare l’insegnamento fondamentale della Bibbia che è strettamente esistenziale,
poiché riguarda l’etica,
il rapporto fra l’uomo e Dio,
il destino dell’uomo,
ecc.
Ed è precisamente questo insegnamento esistenziale il contenuto del messaggio degli autori biblici; il resto è soltanto forma.
3.
La pretesa dell’infallibilità Pretendere di dedurre da un testo biblico,
per di più poetico,
che la Terra è immobile al centro dell’universo,
significava confondere i generi letterari e i domini.
Significava altresì considerarsi infallibili.
Pretendere categoricamente che la propria comprensione del messaggio biblico,
anche nella forma a esso correlata,
fosse senza errore,
rappresentava da parte dell’uomo un incommensurabile orgoglio,
indizio di una infinita stupidità.
E perciò,
molto spesso,
nel passato si è confusa l’autorità del messaggio biblico con l’infallibilità della sua interpretazione da parte degli uomini.
Si è identificata la rivelazione biblica con le teorie che ne sono state tratte.
Tale era l’errore ricorrente degli uomini di religione fino alla fine del secolo scorso.
Ma anche al giorno d’oggi dobbiamo guardarci dall’errore contrario: gli uomini di scienza devono a loro volta evitare di confondere i fatti scientifici con le teorie che ne sono derivate.
.
.
questo errore non è stato sempre evitato,
e ciò particolarmente a proposito della teoria evoluzionistica.
Professata come un dogma
(peggio: come una certezza) nella quasi totalità delle scuole,
questa teoria è soltanto una interpretazione dei fatti risultanti da una visione filosofica molto confessabile.
Essa presenta più di qualche lacuna.
.
.
Il parere del Prof.
Zichichi a proposito di evoluzione Su questo argomento,
ecco l’autorevole parere di Antonino Zichichi,
fisico di fama internazionale: “La cultura dominante ha posto il tema dell’evoluzione biologica della specie umana sul piedistallo di una grande verità scientifica in contrasto totale con la Fede.
.
.
Immaginiamo un nostro antenato dotato di straordinaria longevità.
Invece dei nostri cento anni,
supponiamo che sia capace di vivere diecimila anni.
Questa fantastica proprietà gli permetterebbe di osservare quello che è successo nel mondo da diecimila anni a oggi.
Egli potrebbe quindi studiare il modo peculiare in cui i suoi simili si sono trasformati nel corso dei vari secoli.
Troverebbe,
questo nostro fantastico antenato,
non poche difficoltà per capire cosa succede.
E infatti,
nel corso degli ultimi diecimila anni - dall’alba della civiltà ai nostri giorni - l’evoluzione biologica della specie umana ha fatto ben poco.
Anzi,
assolutamente nulla.
L’uomo è esattamente com’era diecimila anni fa.
Gli evoluzionisti dicono: ma questo è ovvio.
Noi abbiamo sempre detto e ripetuto che i tempi tipici dell’evoluzionismo umano sono milioni,
decine di milioni di anni.
Gli evoluzionisti parlano come se un milione o dieci milioni di anni fossero il risultato di una previsione teorica legata a un’equazione.
Se la teoria evoluzionista avesse basi scientifiche serie,
essa dovrebbe essere in grado di predire il valore esatto dei tempi che caratterizzano l’evoluzione umana.
I sostenitori della teoria evoluzionista del genere umano non hanno la minima idea di come impostarne le basi matematiche.
La teoria dell’evoluzionismo umano non è nemmeno al livello della peggiore formulazione matematica di una qualsiasi teoria di fenomeni fondamentali.
Prendiamo ad esempio la Cromodinamica Quantistica: la teoria che descrive le forze tra quark.
Essa ha un apparato matematico ben preciso ed è in grado di prevedere molti effetti.
Ciononostante noi non la consideriamo una teoria galileianamente verificata in tutti i suoi aspetti.
Molte proprietà della sua formulazione matematica sono ancora poco capite e tante verifiche sperimentali debbono essere realizzate.
Un confronto tra questa teoria e la Teoria dell’Evoluzione Biologica della specie umana non è nemmeno ipotizzabile.
Motivo: la Teoria Biologica della specie umana non ha alcuna base matematica.
Eppure molti arrivano all’incredibile presunzione di classificarla come un’esatta teoria scientifica,
corroborata da verifiche sperimentali.
Domanda: quali sono le equazioni di questa teoria?

Risposta: non esistono.
.
.
Per chiarire meglio su quali basi poggia la teoria evoluzionista della specie umana è bene passare in rassegna i risultati sperimentali su cui si fondano queste speculazioni teoriche.
La Teoria dell’Evoluzione Biologica della specie umana Diciamo subito che la Teoria dell’Evoluzione Biologica della specie umana non è Scienza galileiana.
Essa pretende di andare molto al di là dei fatti accertati.
Questi ci dicono che: 1) la Terra esiste da circa cinque miliardi di anni; 2) gli organismi semplici cellulari risalgono a quasi tre miliardi e mezzo di anni; 3) gli organismi multicellulari esistono da circa settecento milioni di anni; 4) i vertebrati,
da quattrocento milioni di anni; 5) i mammiferi,
da duecento milioni di anni.
Si arriva così ai primati: settanta milioni di anni fa.
La famiglia ominoidea inizia con la scimmia primitiva Dryopithecus: circa venti milioni di anni fa.
E si sdoppia in un ramo
(Pongidoe),
che porta agli scimpanzé,
ai gorilla,
agli orangutanghi.
E nell’altro ramo
(Hominidae),
che dovrebbe portare a noi,
attraverso la sequenza Homo Habilis
(età della pietra),
Homo Erectus
(età del fuoco),
Homo Sapiens Neanderthalensis,
fino all’Homo Sapiens,
che porta a noi.
Questa catena ha però tanti anelli mancanti e ha bisogno di ricorrere a uno sviluppo miracoloso del cervello,
occorso circa due milioni di anni fa.
Arrivati all’Homo Sapiens Neanderthalensis
(centomila anni fa circa) con un cervello di volume superiore al nostro,
la Teoria dell’Evoluzione Biologica della specie umana ci dice che,
quarantamila anni fa circa,
l’Homo Sapiens Neanderthalensis si estingue in modo inspiegabile.
E compare infine,
in modo altrettanto inspiegabile,
ventimila anni fa circa,
l’Homo Sapiens Sapiens.
Cioè noi.
Una teoria con anelli mancanti,
sviluppi miracolosi,
inspiegabili estinzioni,
improvvise scomparse non è Scienza galileiana.
Essa può,
al massimo,
essere un tentativo interessante per stabilire una correlazione temporale diretta tra osservazioni di fatti ovviamente non riproducibili,
obiettivamente frammentari e necessariamente bisognosi di ulteriori repliche.
.
.
” Ecco i tre livelli di credibilità scientifica,
che ci permetteranno di capire “a quale livello appartiene la Teoria dell’Evoluzione Biologica della specie umana.
Il primo livello è quello delle prove riproducibili: chi non credesse che la forza è proporzionale all’accelerazione potrebbe ripetere gli esperimenti di Galilei.
Troverebbe sempre la stessa risposta.
Il secondo livello di credibilità si ha quando non è possibile studiare eventi riproducibili sotto controllo diretto.
Vediamolo con un esempio.
Nel cosmo si osservano diversi tipi di stelle.
Introducendo un modello teorico,
si possono interpretare quelle osservazioni in modo tale che un certo fenomeno stellare rappresenti l’esempio di come nasce una stella; un altro fenomeno,
di come muore.
E così via.
E’ ovvio che nessuno può dire: adesso ricomincio tutto daccapo,
per verificare se è proprio vero che una stella nasce così ed evolve come previsto.
Se manca qualche anello nell’evoluzione stellare,
l’unica possibilità è la ricerca di qualcosa nel grande laboratorio cosmico su cui l’uomo mai potrà intervenire: il cielo.
Ma c’è di più.
I modelli dell’evoluzione stellare potrebbero essere con elementi ancora da scoprire.
Basta ricordare la scoperta delle stelle pulsanti
(pulsar).
Prima della scoperta dei pulsar,
nessuno avrebbe potuto sostenere che questo fosse un anello fondamentale dell’evoluzione stellare.
Nel cielo ci sono diversi esempi di stelle che nascono e che muoiono.
Osservando esempi identici di evoluzione stellare,
è come se si ripetesse l’esperimento.
Pur senza alcuna possibilità di intervento diretto,
come già detto.
Viene infine il terzo livello: quando una serie di fenomeni accade una sola volta.
Sarebbe il caso dell’evoluzione della specie umana,
se non ci fossero gli anelli mancanti e le altre difficoltà prima elencate.
L’evoluzione della specie umana non è ancora arrivata al terzo livello.
Se lo fosse,
potrebbe assurgere al secondo livello di credibilità scientifica se,
qui sulla Terra,
diverse volte - come avviene per i fenomeni stellari - fosse possibile osservare tutte quelle fasi evolutive da noi sintetizzate prima.
Questo è ovviamente impossibile.
L’evoluzione della specie umana rimane quindi al di sotto del terzo livello di credibilità scientifica.
Ma non è tutto.
Infatti,
nella sequenza evolutiva abbiamo già visto che ci sono anelli mancanti e fenomeni non capiti.
Il terzo livello di credibilità scientifica appartiene a quei fenomeni che non hanno né anelli mancanti né punti misteriosi.
Ecco perché la teoria che vuole l’uomo nello stesso albero genealogico della scimmia è al di sotto del più basso livello di credibilità scientifica.
Insomma,
non è Scienza galileiana quella che pretende di imporre verità prive di quel rigore che ha fatto nascere,
con Galilei,
la Scienza.
.
.
L’uomo della strada è convinto che Charles R.
Darwin abbia dimostrato la nostra diretta discendenza dalle scimmie: per la cultura dominante non credere alla Teoria Evoluzionista della specie umana è atto di grave oscurantismo,
paragonabile a ostinarsi nel credere che sia il Sole a girare intorno,
con la Terra ferma al centro del mondo.
E’ vero l’esatto contrario.
Gli oscurantisti sono coloro che pretendono di fare assurgere al rango di verità scientifica una teoria priva di una pur elementare struttura matematica e senza alcuna prova sperimentale di stampo galileiano.
Se l’uomo dei nostri tempi avesse una cultura veramente moderna,
dovrebbe sapere che la teoria evoluzionistica non fa parte della Scienza galileiana.
A essa mancano due pilastri che hanno permesso la grande svolta del milleseicento: la riproducibilità e il rigore.
Insomma,
mettere in discussione l’esistenza di Dio,
sulla base di quanto gli evoluzionisti hanno fino a oggi scoperto,
non ha nulla a che fare con la Scienza.
Con l’oscurantismo moderno,
sì.

(A.
Zichichi,
“Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo” - pp.
81-85) A completamento dei brevi argomenti scientifici presentati nello studio precedente
(il primo di questa serie),
affronteremo qui materie più complesse,
quali: 1) La generazione spontanea della vita 2) Le Leggi della Termodinamica 3) Il DNA: la programmazione della vita 4) La biologia racconta.
.
.
5) Il diluvio 6) I fossili umani 7) L’incremento demografico 1) LA GENERAZIONE SPONTANEA DELLA VITA Per secoli fu accettata l’ipotesi della generazione spontanea per spiegare l’origine della vita e lo stesso errore era ancora accolto nel secolo scorso.
Il microscopio però,
nelle abili mani di Luigi Pasteur,
rivelando un mondo nuovo di microrganismi,
stabilì il fatto che solo la vita produce la vita.
Le prime parole della Bibbia infatti stabilivano che la vita non può avere la sua sorgente che nella Vita: “Nel principio Dio creò il cielo e la terra.
.
.

(Genesi 1:1 - P) “Io ho fatto la terra,
gli uomini e gli animali che sono sulla faccia della terra,
con la mia grande potenza.
.
.

(Geremia 27:5a - ND) Facciamo un esempio: I biochimici hanno scoperto che un solo batterio contiene non meno di 1500 enzimi
(enzimi = catalizzatori organici per l’accelerazione delle reazioni biochimiche),
e ciò senza includere altri composti chimici complessi.
Gli enzimi sono proteine,
ciascuna delle quali formata da alcune centinaia di amminoacidi.
Ogni enzima è molto complicato,
ed ha un compito specifico da svolgere.
.
.
Le lettere in questa frase sono state ordinate in una sequenza precisa,
in modo che la frase venisse scritta e compresa.
E’ lo stesso per l’enzima.
I venti diversi generi di amminoacidi conosciuti che si combinano in lunghe catene per costruire l’enzima,
devono essere sistemati nell’ordine esatto perché ogni enzima abbia la sua esclusiva funzione e possa essere efficiente.
Il disegno mostra una breve porzione di un enzima.
Un enzima completo può essere da 50 a 100 volte più lungo di questa corta sezione,
poiché essa contiene soltanto cinque amminoacidi.
Quando si esamini la questione della possibilità che questi agenti chimici si siano combinati grazie a processi casuali,
numerosi scienziati sono pronti ad asserire che non esiste possibilità alcuna che gli amminoacidi abbiano potuto formare gli enzimi fortuitamente.
I matematici vedono la questione della probabilità dal punto di vista delle leggi delle probabilità
(probabilità = deduzione matematica delle opportunità casuali che si verifichi una dato evento).
Considerate quanto segue: se ci sono tre elementi
(1,
2,
3),
ci saranno sei modi possibili di raggrupparli
(cioè: 123,
132,
213,
231,
312,
321).
Immaginate che questi elementi siano enzimi raggruppatisi per formare la prima cellula vivente.
Ogni enzima ha un imponente lavoro specifico da svolgere.
Le leggi delle probabilità ci dicono che la probabilità che l’esatta combinazione possa realizzarsi è di uno su sei
(1:6); usando i fattoriali matematici,
le probabilità si presenterebbero come nell’esempio che segue,
quando vengano aggiunte altre unità: - 3 particelle: 1x2x3 = 6 possibili combinazioni - 5 particelle: 1x2x3x4x5 = 120 possibili combinazioni - 6 particelle: 1x2x3x4x5x6 = 720 possibili combinazioni - 100 particelle: 1x2x3x4x5x6x7x8x9x10x11x12x13x14.
.
.
= 10 elevato alla 156esima potenza possibili combinazioni
(ovvero un uno seguito da 156 zeri) Per darvi un’idea migliore di quanto siano immensi questi numeri,
considerate il fatto che il numero degli elettroni che potrebbero essere racchiusi nell’Universo visibile in un raggio di cinque miliardi di anni-luce,
senza assolutamente nessuna porzione di spazio vuota,
ammonta a 10 elevato alla 130esima potenza
(uno seguito da 130 zeri).
Immaginate quanto è grande questo numero! Eppure le probabilità che una proteina di 200 amminoacidi
(20 diversi generi) si possa formare per puro caso sono solamente di una sola su 10 elevato alla 260esima potenza moltiplicato per 20 elevato alla 200esima potenza.
Se,
per un “miracolo”,
questo fosse successo,
ne sarebbe scaturita una singola molecola.
Ma miliardi di tonnellate di molecole di diverse proteine e di DNA sarebbero stati necessari per dare inizio alla vita.
Matematicamente parlando,
è praticamente impossibile che questa probabilità si sia verificata! 2) LE LEGGI DELLA TERMODINAMICA I creazionisti esaminano anche le leggi della Termodinamica per avere ulteriori dati informativi.
Essi notano che la Prima e la Seconda Legge appoggiano il concetto di una creazione originale.
a) Prima Legge della Termodinamica La Bibbia presenta Dio come il Creatore dal nulla: “Per la fede,
noi comprendiamo che i mondi furono formati per una parola di Dio,
di modo che da cose non visibili è derivato ciò che si vede.

(Ebrei 11:3 - P) “La parola del Signore creò il cielo e il soffio della sua bocca tutte le stelle.
.
.
Perché egli parlò e tutto fu fatto; diede un ordine e tutto fu compiuto.

(Salmo 33:6,
9 - TILC) Ora,
la Prima Legge della Termodinamica enuncia che materia ed energia non possono essere né create né distrutte,
ma soltanto trasformate
(per esempio: se una bomba colpisse una casa,
quest’ultima non esisterebbe più,
ma la materia che la componeva esisterebbe ancora sotto forma di detriti e polvere).
La materia può trasformarsi in energia,
come in bombe atomiche,
e anche l’energia può cambiarsi in materia,
ma occorrerebbe una grandissima quantità di energia per produrre un po’ di materia.
Al di fuori dell’idea di un Dio Creatore,
come si può credere che tutta la materia contenuta nell’universo sia stata prodotta dal BIG BANG primordiale?

E da dove è venuta l’energia che ha provocato l’esplosione del Big Bang
(vedi nota a pag.
34),
poiché né l’una né l’altra - dice la scienza - possono essere create in natura?

b) Seconda Legge della Termodinamica Vi è,
poi,
forse la più importante legge della Scienza,
la Seconda Legge della Termodinamica.
Essa è la legge scientifica più sperimentata di qualsiasi altra,
ed enuncia che tutte le volte che si verifica una trasformazione di energia,
cioè una reazione chimica,
non si può utilizzare tutta l’energia inizialmente disponibile.
Quando l’energia viene impiegata per fare un altro lavoro,
UNA PARTE DI ESSA VIENE DISPERSA.
Per esempio,
per ogni 100 calorie assorbite di cibo,
è probabile che se ne avranno a disposizione per lavorare soltanto 50; le altre 50 calorie vengono cedute all’ambiente sotto forma di calore.
Esistono sempre tutte le 100 calorie originarie,
ma la metà di esse si disperde nello spazio e non può essere usufruita dal corpo umano per fare altro lavoro.
Questa legge si dimostra sempre vera quando è in funzione un sistema fisico,
chimico o biologico.
In altre parole,
tutti i processi in cui è richiesta energia,
come quelli chimici,
fisici ecc.
,
subiscono una riduzione di attività se isolati e se non vi sono nuovi apporti energetici.
Questo esaurimento di un sistema,
o aumento di entropia,
significa: per quanto sia organizzato e complesso un sistema,
esso si esaurirà in un certo lasso di tempo,
e risulterà meno organizzato e complesso.
Non vi è dunque alcuna tendenza in natura a passare dal disordine all’ordine o dal semplice al complesso,
come afferma l’evoluzionismo ateo; è vero il contrario! Ecco la testimonianza del Dott.
Boris P.
Dotsenko,
illustre scienziato russo
(fisico e matematico,
che fu capo del Laboratorio Nucleare presso l’Istituto di Fisica di Kiev,
prima di chiedere asilo politico in Canada nel 1966).
Egli arrivò a credere in un Dio Creatore sulla base dell’evidenza scientifica fornita proprio dalla Legge dell’Entropia,
per onestà mentale,
benché fosse stato allevato assorbendo l’ideologia atea del suo paese “fino al midollo delle sue ossa”,
secondo la sua espressione: “Una delle più fondamentali leggi della natura,
che suscitava il mio interesse,
era la Legge dell’Entropia.
Detto semplicemente,
questa legge stabilisce che ogni sistema fisico va in decadenza con il passare del tempo: infatti,
la materia tende verso la disorganizzazione,
se lasciata a se stessa.
Per esempio,
senza manutenzione,
le case si diroccano,
le nostre automobili si arrugginiscono e si deteriorano,
e così via.
Ora,
una delle implicazioni di questa legge è che l’intero mondo materiale avrebbe dovuto tornare al caos,
essere ridotto in polvere,
già da lungo,
lunghissimo tempo! Che cosa glielo aveva impedito?

Mentre stavo ragionando su questo,
improvvisamente balenò in me l’idea che ci doveva essere una potentissima forza “riorganizzatrice” che si contrapponeva alla tendenza verso la disorganizzazione presente in natura,
e che manteneva tutto l’universo sotto controllo e in perfetto ordine.
Conclusi che questa forza doveva essere immateriale,
altrimenti sarebbe stata essa stessa tendente al disordine,
e che doveva essere sia onnipotente che onnisciente: sì,
doveva esserci un Dio che controlla ogni cosa! Mi resi contro che i più brillanti scienziati del mondo in attrezzatissimi laboratori erano tuttora incapaci di riprodurre la più semplice delle cellule: Dio doveva dunque essere il Creatore della vita sulla Terra.

(“Scientists Who Believe” - Moody Press,
Chicago 1984 - pp.
5-6) Dio,
parlando a Giobbe,
spiegò la Sua potenza nel sostenere l’universo: “Dov’eri tu quando io gettavo le fondamenta della terra?

.
.
.
Chi ha stabilito le sue dimensioni,
se lo sai,
o chi tracciò su di essa la corda per misurarla?

.
.
.
Da quando vivi hai mai comandato al mattino o insegnato all’aurora il suo posto.
.
.
?

Puoi tu unire assieme i legami delle Pleiadi,
o sciogliere le catene di Orione?

Fai tu apparire le costellazioni a suo tempo,
o guidare l’Orsa maggiore con i suoi piccoli?

Conosci tu le leggi del cielo,
o puoi tu stabilire il loro dominio sulla terra?


(Giobbe 38:4a,
5,
12,
31,
32,
33 - ND) E’ detto ancora: “Egli ha fatto la terra con la sua potenza,
ha stabilito l’universo con la sua sapienza e con la sua intelligenza ha steso i cieli.

(Geremia 51:15 - P) “Cristo è prima di tutte le cose e tiene insieme tutto l’universo”
(Colossesi 1:17 - TILC) 3) IL DNA: LA PROGRAMMAZIONE DELLA VITA Le nostre cellule viventi sono 60 mila miliardi e all’ interno di ciascuna di esse,
nessuna esclusa,
si trova una specie di nastro avvolto ad elica lungo un metro e settanta centimetri,
il DNA,
che contiene il codice della vita,
ovvero le informazioni genetiche indispensabili per l’autocostruzione dei viventi.
Il DNA è immensamente sottile e immensamente lungo,
quello di un essere umano è in totale 102 miliardi di chilometri.
Ecco un termine di paragone,
tanto per rendere l’idea: l’orbita attorno al Sole dell’ultimo pianeta,
il piccolo Plutone,
segna il confine del sistema solare.
Ebbene.
.
.
“Il nastro DNA potrebbe distendersi sulla sua orbita,
fortemente ellittica,
lasciando penzolare un lunghissimo tratto.
Potrebbe però disdegnare quell’orbita-confine,
andare molto più lontano.
Potrebbe racchiudere il Sistema Solare entro un cerchio di 16,
2 miliardi di chilometri di raggio.
.
.
Su quel cerchio-orbita è esattamente trascritto come il nostro corpo si è autocostruito,
come funziona,
come vive.
.
.
I mille grossi volumi di un’enorme enciclopedia risulterebbero appena sufficienti,
per contenere tutte le informazioni trascritte su quel metro e 70 cm.
di nastro DNA di ciascuna nostra cellula.

(Domenico E.
Ravalico,
“La creazione non è una favola”,
Ed.
Paoline - pp.
59,
61) Ora,
come conciliare l’evoluzione per caso sostenuta dagli scienziati non credenti con il progetto della vita e dell’autocostruzione contenuto nel DNA di ogni essere vivente?

Se è stato il caso a decidere come procedere,
come spiegare la registrazione a priori di ogni minimo particolare di quell’organismo vivente che si stava formando?

Sì,
possiamo essere d’accordo con il re Davide quando cantava a Dio: “Sì,
tu hai plasmato i miei reni,
mi hai tessuto nel grembo di mia madre.
Ti rendo grazie perché sono stato formato in modo stupendo: stupende sono le tue opere! La mia anima lo riconosce appieno.
Non ti erano nascoste le mie membra,
quando fui formato nel segreto,
ricamato nel profondo della terra.

(Salmo 139:13-15 - P) 4) LA BIOLOGIA RACCONTA.
.
.
Da più di un secolo,
l’idea evoluzionistica imbeve gli spiriti.
.
.
Tutti sono stati formati dallo stesso modello evoluzionista della scuola e dell’università.
.
.
Questo dogma regna in sociologia,
in etnologia,
in geologia,
in biologia.
.
.
Non è per niente nelle nostre intenzioni negare il mutamento in ogni campo.
Non difendiamo.
.
.
il fissismo biologico,
né l’immutabilità geologica.
Ciò che contestiamo,
è il dogma dell’evoluzione trasformista,
che vuole che tutte le specie viventi attuali abbiano una origine comune dalla quale tutte proverrebbero tramite trasformazioni profonde e progressive.
.
.
In altre parole,
noi combattiamo l’attualismo e il trasformismo che dalla metà del XIX secolo regnano senza ragione vera su tutte le scienze della vita.
“Così Dio creò i grandi animali acquatici e tutti gli esseri viventi che si muovono,
di cui brulicano le acque,
ciascuno secondo la propria specie,
ed ogni volatile secondo la sua specie.
E Dio vide che questo era buono.
.
.
E Dio fece le fiere della terra secondo la loro specie,
il bestiame secondo la propria specie,
e tutti i rettili della terra secondo la loro specie.
E Dio vide che questo era buono.

(Genesi 1:21,
25 - ND) Secondo la Bibbia,
dunque,
ogni essere vivente è stato creato “secondo la sua specie”
(e la stessa cosa è detta per la vegetazione - cfr.
Genesi 1:11-12),
escludendo passaggi e trasformazioni da un genere all’altro.
Va detto comunque che molto probabilmente la parola “specie” nella Bibbia non ha lo stesso senso che ha oggi.
E’ chiaro che il testo vuole indicare semplicemente un gruppo di animali aventi in comune dei caratteri,
morfologici probabilmente.
In altre parole,
il vocabolo “specie” è forse più vicino a ciò che attualmente noi designiamo con “genere” o “famiglia”.
Facciamo un esempio per capire meglio in che senso vengono usati i termini moderni: l’orso delle caverne,
“Ursus Spelaeus”,
appartiene alla: - specie Spelaeus,
- genere Ursus,
- famiglia degli Ursidi,
- ordine dei Carnivori,
- classe dei Mammiferi,
- ramo dei Vertebrati.
Come si vede,
in questo caso,
il vocabolo “specie” designa un insieme di individui molto ristretto.
Vi sono molte varietà di orsi,
ma quello delle caverne è della specie Spelaeus.
Dunque,
quando si legge nelle SS.
Scritture “animali secondo la loro specie”,
è chiaro che si vogliono indicare le grandi famiglie di animali.
Quanto alle specie,
secondo l’accezione moderna del vocabolo,
possiamo notare che un gran numero di specie nuove
(vegetali e animali) si sono differenziate dal diluvio in poi: per incrocio,
per selezione naturale e non,
per ibridazione,
ecc.
,
senza tuttavia sconfinare mai da una famiglia all’altra.
Non essere fissisti significa riconoscere questo dato di fatto.
La paleontologia è la scienza che si occupa dello studio dei resti organici fossili,
della loro origine,
evoluzione e distribuzione sia geografica che temporale,
stabilendone una classificazione.
Ora,
questa scienza postula l’idea di evoluzione per filiazione delle specie a partire dalla vita rudimentale
(o meglio: a partire dalla materia inorganica); ma per accettare questa teoria come valida,
occorrerebbe che potessimo verificare la totalità delle condizioni seguenti: 1.
Spiegazione plausibile dell’apparizione della vita a partire dalla materia,
spontaneamente,
senza intervento esterno
(per il calcolo delle probabilità che questo evento si possa essere verificato,
vedi punto 5.
: La generazione spontanea della vita).
2.
Presenza,
negli strati più antichi,
di organismi rudimentali da cui sarebbero potute originarsi ulteriori forme più complesse.
3.
Apparizione progressiva e continua delle forme di vita partenti dalle semplici verso le complesse in senso irreversibile.
4.
Presenza di forme di transizione fra le Specie,
le Famiglie,
i Generi,
ecc.
5.
Presenza di “serie evolutive” indiscutibili,
all’interno,
per esempio,
di una stessa Famiglia,
dimostranti il passaggio progressivo da una forma all’altra.
6.
Spiegazione plausibile dei fattori che avrebbero potuto trasformare certe specie e lasciare altre invariate dalla loro prima apparizione negli strati inferiori.
7.
Evidenza delle leggi naturali attuali che permettono questo trasformismo; o almeno,
in mancanza di ciò,
dimostrazione dell’esistenza di fattori naturali che sarebbero stati anticamente concomitanti per permettere tali trasformazioni,
e giustificazione della loro sparizione.
La tesi evoluzionista non ha ragioni di pretendere di essere un fatto appurato,
né tanto meno una teoria altamente probabile,
infatti NON PUO’ RISPONDERE A NESSUNO DEI PUNTI SUDDETTI
(vedi il parere del Prof.
Zichichi più sopra).
I fossili,
invece,
mostrano: 1.
L’apparizione improvvisa in grande varietà di forme altamente complesse senza progenitori.
2.
L’assenza di forme transitorie tra grandi gruppi,
esattamente come ci si aspetterebbe se fossero stati creati.
La spirale della vita secondo la tesi evoluzionista Mentre esistono forme intermedie al livello di sottospecie,
l’assenza degli anelli di passaggio tra le grandi categorie è regolare e sistematico.
Classico è l’esempio dell’archeopterix: si tratta di un volatile,
da lungo tempo estinto,
con alcune caratteristiche simili a quelle di un uccello,
quali le piume,
ed altre simili a quelle di un rettile,
come un tipo di dita poste alle estremità delle ali,
e dei denti.
Pur potendosi spiegare come uno stadio attraverso il quale sono passati gli uccelli nel processo evolutivo a partire dai rettili,
avrebbe anche potuto trattarsi semplicemente di una creatura distinta dalle altre,
come il pipistrello,
il quale è un mammifero capace di volare,
dotato di dita alle articolazioni delle ali e di denti.
Il pipistrello non viene mai considerato uno stadio nel passaggio da uccelli a mammiferi semplicemente perché gli evoluzionisti non credono che i mammiferi costituiscano un’evoluzione a partire dagli uccelli,
ma la relazione è la stessa.
Ai nostri giorni molti animali sono estinti ed il numero delle specie viventi diviene sempre minore.
L’archeopterix potrebbe essere semplicemente un volatile estinto,
poiché nel passato le forme di vita esistenti erano più numerose di oggi; inoltre,
i fossili di archeopterix sono tutti completamente sviluppati; non uno più rettile e un altro più uccello.
La foto mostra un fossile di archeopterix.
Dunque,
mentre l’evoluzionista cerca di trovare i progenitori per tutti i gruppi,
pare invece che i grandi gruppi furono creati distintamente,
possedendo però una capacità cromosomica per una quantità limitata di variazioni.
Darwin ha considerato i documenti fossili come le più serie obiezioni contro la sua teoria e,
come abbiamo visto,
questa obiezione resta ancora oggi.
Però,
contemporaneamente,
la maggior parte degli evoluzionisti di oggi vede nei fossili anche la più importante prova per la teoria dell’evoluzione delle specie.
Cioè asseriscono che le rocce più vecchie contengono fossili di animali semplici mentre rocce più giovani contengono fossili di animali più complessi,
mostrando così una progressione.
Quest’idea solleva naturalmente la questione: “Come si sa quali sono le rocce più antiche?

” I geologi determinano l’età delle rocce sulla base dei fossili che contengono.
Quelle che contengono fossili di animali più semplici sono considerate più antiche e quelle che contengono fossili di animali più complessi vengono considerate più recenti!! E’ il gatto che si morde la coda.
.
.
Ecco la conferma del biologo francese L.
Bounoure che racconta come,
da studente,
fosse naturalmente evoluzionista,
perché i suoi professori lo erano e gli sembrava impossibile essere altrimenti.
Egli mostra come dovette lottare contro questa teoria quando,
divenuto lui stesso professore di università,
s’accorse che “i fatti” si opponevano decisamente alla teoria dell’evoluzione e come,
per onestà intellettuale,
cominciò a combattere ciò che una volta aveva accettato ed anche insegnato come un’evidenza.
Egli ha sottolineato: “La devozione all’idea finisce per offuscare completamente il senso dell’oggettività scientifica.
Da ciò consegue che l’evoluzionismo dipende interamente da una vasta petizione di principio,
e cioè: i fatti in paleontologia sono utilizzati per provare l’evoluzione e,
nello stesso tempo,
essi trovano la loro spiegazione in questa teoria inventata da loro.
Si tratta di una magnifico esempio di circolo vizioso!” Ma che cosa provano i fatti in biologia per quanto riguarda le famose mutazioni che avrebbero portato sempre nuovi miglioramenti in natura
(dal caos primordiale verso la perfezione degli esseri viventi,
secondo la teoria evoluzionista)?

Ecco qualche argomento che può far riflettere: a) La giraffa dal “collo corto” Quando i principali teorici del trasformismo elaborarono la loro teoria,
la biologia era ancora ai suoi albori.
Al tempo di Lamarck,
e finanche di Darwin,
si ignorava quasi tutto delle leggi dell’ereditarietà,
delle leggi della vita.
Per questo essi sono scusabili di avere proposto alla supposta evoluzione cause che oggi fanno sorridere.
Sarebbe meglio dire: "che dovrebbero far sorridere".
Poiché sembra che questi pionieri dell’evoluzione godano in molti ambienti scientifici di una specie di aureola che li avvicina alla beatitudine canonica! Ridere,
oppure sorridere delle stupidaggini di questi pionieri sembra un sacrilegio.
.
.
E perché non dovrebbe essere permesso di sorridere alla lettura di J.
B.
de Lamarck,
che scrisse senza battere ciglio che se la giraffa ha il collo così lungo è perché i suoi antenati hanno cercato di protendersi sempre più in alto alla ricerca delle foglie degli alberi più inaccessibili?

Il sorriso si giustifica tanto più che ci sono ancora oggi degli ‘scienziati’ che non sono scioccati da questa ipotesi! Forse allora non è inutile sottolineare che quando un animale non trova più nel suo ambiente abituale il nutrimento di cui ha bisogno,
cambia posto.
.
.
oppure muore! Ciò si verifica sempre,
come si può osservare nelle riserve naturali o artificiali di tutto il mondo.
b) Le leggi dell’ereditarietà D’altra parte si sa che se la giraffa "dal collo corto" avesse potuto sopravvivere a quella che si potrebbe scherzosamente definire "l’elevazione continua del suo livello di vita",
ciò non avrebbe per niente colpito le dimensioni del collo dei suoi discendenti; i figli sarebbero nati con un "collo corto",
come anche i suoi nipoti.
Perché i caratteri acquisiti durante l’esistenza - e questo lo si sa con certezza - non sono assolutamente trasmissibili.
è per questa ragione che l’azione dell’ambiente in definitiva non può modificare durevolmente una specie.
è necessario,
dunque cercare altrove le cause delle trasformazioni postulate dall’evoluzione.
c) La legge ‘del più forte’ Darwin attribuiva l’evoluzione progressiva alla ‘lotta per la vita’,
che permetterebbe ‘la sopravvivenza dei più forti’.
In questo modo la selezione naturale eliminerebbe i più deboli e favorirebbe i più ‘evoluti’.
Il ragionamento è fondato,
e rimane valido fintantoché viene applicato soltanto nell’ambito di una determinata specie.
E’ vero che in seno a una data popolazione,
i più deboli sono eliminati,
ma ciò in generale non provoca nessuna ‘evoluzione’ notevole! Si conserva il tipo medio e nient’altro.
Ancora meno sarebbe possibile giustificare così il passaggio da una specie a un’altra.