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Origine psicologica del peccato


1 - ORIGINE PSICOLOGICA DEL PECCATO:
LA COLLERA INCONSCIA
(LA MIA IMMAGINE DI DIO)


Parte dello studio è stata redatta adattando materiale di
Lucio Altin, terapeuta familiare


INTRODUZIONE

Nel Salmo 51, quello in cui Davide implora perdono per il
suo grave peccato, si legge: “Fin dalla nascita sono nella colpa, peccatore mi ha concepito mia madre”
(vers. 7 - TILC)
Ma, in pratica, come nasce il peccato nel cuore dell’uomo? La psicologia ci aiuta a capire il processo che si può
riassumere così: nella nostra infanzia…
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Abbiamo accumulato delle ferite emozionali alle quali
abbiamo reagito con meccanismi di difesa patologici;
continuiamo ad usare questi meccanismi di difesa anche da
adulti.
Abbiamo interiorizzato un’immagine distorta del vero
carattere di Dio, a causa dell’educazione dei genitori i
quali, pur amandoci, erano comunque loro stessi dei
peccatori. Tale distorsione rimane per lo più inconscia e
quindi attiva negli anni futuri.
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Il meccanismo diventa il seguente:

Accade un evento esterno, oppure viene suscitata
un’emozione interna che rievoca una ferita emozionale
infantile, anche se sepolta nei ricordi.
Tutto questo fa riemergere l’antica sofferenza.
Vengono di conseguenza attivate le paure legate a quella
sofferenza.
La paura genera ansia dalla quale ci proteggiamo con
meccanismi di difesa che abbiamo imparato da bambini per
la nostra sopravvivenza.
Questi meccanismi di difesa sono prodotti dalla collera,
che va intesa in senso di “energia” (a livello fisico si
producono ormoni come l’adrenalina, la noradrenalina, ecc.); schematizzando, possiamo dire che questa collera viene
canalizza in tre reazioni diverse: aggressività, fuga,
sottomissione.
In se stesse, queste reazioni infantili non costituiscono
un peccato dal momento che possono essere usate sia in modo sano che patologico. Purtroppo, per la maggior parte del
tempo, le nostre sono reazioni patologiche e quindi
distruttive. Satana utilizza queste aree di peccato per
controllare le nostre emozioni spingendole all’eccesso,
mentre i Vangeli ci mostrano che Gesù le ha usate tutte e
tre, ma in maniera sana.
Non saremo noi a cambiare il carattere di nessuno
direttamente, ma con la nostra preghiera intensa e
perseverante e la nostra comunione con Cristo, renderemo
possibile allo Spirito Santo di agire molto più
efficacemente nell’altra persona, sia in famiglia che
all’esterno. In definitiva, le uniche persone che possiamo decidere di cambiare (meglio: farsi cambiare da Gesù),
siamo noi stessi!
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AGGRESSIVITA’
1. Sana – La Bibbia descrive così l’aggressività sana (oggi si
definisce “assertività”, da un termine inglese):
“Adiratevi e non peccate...”. E’ un confronto senza
intenzione di
ferire l’altro o vincere a tutti i costi. Si tratta di
legittima difesa, è un segnale di alt inteso a contenere e proteggere (sia se stessi che l’altro).

2. Patologica – Per difendermi, devo controllare, travasare rabbia e
ferire l’altro, devo vincere per forza, dimostrare di aver ragione e di aver subito un’ingiustizia. In altre parole:
devo prevalere sull’altro. Un eccesso di vulnerabilità
che provoca un eccesso di difesa porta ad un distacco
emozionale anziché ad una riconciliazione
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FUGA
1. Sana – In questo caso, si evita lo scontro inutile,
inefficiente, non produttivo; si tratta di una temporanea
sospensione del rapporto allo scopo di proteggerlo.
2. Patologica – Evito lo scontro, ma anche l’incontro, perché ho paura
di scoprirmi, non sono in grado di gestire la mia
emotività.
Opto per la rottura e il distacco per timore del dialogo.
In conclusione, anche qui, scappando, finisco per
prevalere sull’altro. La fuga si maschera spesso dietro
frasi del
tipo: “Ma tu non puoi capire!…
Con te non si può discutere!… Mi rifiuto di parlarne, tanto è inutile!… Se non lo capisci da solo…” seguite da un distacco
emozionale e spesso anche da un allontanamento fisico.
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SOTTOMISSIONE
1. Sana – Si accetta la realtà dell’altro senza avere la velleità
di manipolarla. Quanto agli eventi che non è in mio potere cambiare, li accetto con serenità.
2. Patologica – Rinuncio alla mia dignità per “amore di pace”; in realtà
è la paura di un abbandono affettivo che genera una specie di prostituzione per ottenere accettazione dall’altro.
Tuttavia questo atteggiamento, nel tempo, fa crescere
dentro di me un sordo risentimento, che salterà fuori in
seguito con atteggiamenti di resistenza passiva e acredine, spesso ben mimetizzati. Anche le espressioni ironiche
e/o sarcastiche celano sentimenti di rivalsa.
Nell’immediato non prevalgo sull’altro, anzi
sembra essere il contrario, ma la vendetta
mi farà prendere
la rivincita.

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ESEMPI DI REAZIONI SANE NELLA VITA DI CRISTO

Aggressione > Un ottimo esempio di assertività da parte di Gesù, lo troviamo nel Suo atteggiamento verso chi lo
schiaffeggia davanti al Sinedrio: “Se ho parlato male,
mostra dov’è il male; ma se ho parlato bene,
perché mi percuoti?” (Giovanni 18:23 – ND).
Il Salvatore rovescia l’onere della prova sul soldato che
l’ha colpito, inducendolo a riflettere sul proprio operato, senza lasciarsi andare ad un pur legittimo
“Ma non sai chi sono io?!”.

Fuga > Un esempio di fuga sana possiamo trovarlo nel
comportamento di Gesù di fronte alla domanda polemica dei
capi sacerdoti e anziani a proposito della Sua autorità:
“Gesù venne di nuovo al tempio. Mentre se ne stava là a
insegnare, i capi dei sacerdoti e le altre autorità del
popolo si avvicinarono a Lui e gli domandarono:
‘Che diritto hai di fare quel che fai? Chi ti ha dato
l’autorità di agire così?’.
Gesù rispose loro: ‘Voglio farvi anch’io una domanda, una
sola; se mi rispondete, anch’io vi dirò con quale
autorità faccio queste cose. Dunque, Giovanni (il Battista), chi lo ha mandato a battezzare? Dio o gli uomini?’
Essi cominciarono a discutere tra loro: ‘Se diciamo che
Giovanni è stato mandato da Dio, ci chiederà: - Perché allora non avete creduto in lui? - Se invece diciamo che è stato mandato dagli uomini,
c’è da aver paura della folla, perché tutti considerano
Giovanni come un profeta.’ Perciò risposero:
‘Non lo sappiamo’.
Allora Gesù dichiarò: ‘Ebbene, in questo caso,
neanch’io vi dirò con quale autorità faccio queste cose’.”
(Matteo 21:23-27 – TILC)
Gesù evita la polemica e uno scontro inutile,
perché sa che i dottori della legge non hanno nessuna
intenzione di mettersi in discussione esaminando davvero la vera origine della Sua autorità.
In questo caso,
si trattava solo delle “inutili dispute” citate da Paolo
in II Timoteo 2:16,23 (“Ma schiva le profane ciance...
Schiva le questioni stolte e scempie,
sapendo che generano contese.” - L).

Sottomissione > L’aspetto sano della sottomissione
lo troviamo in Gesù nel Getsemani (Matteo 26:38-39) quando pregò per evitare l’amaro calice che stava
per bere e davanti al quale la Sua umanità tremava,
ma poi, prontamente, si sottomise alla volontà del Padre.

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IL PROCESSO DELLA PURIFICAZIONE INTERIORE,
OVVERO LA GUARIGIONE DALLE FERITE EMOZIONALI
(= SANTIFICAZIONE)


1. CORREZIONE DELL’IMMAGINE DI DIO
E’ necessario chiedere al Signore la purificazione
(= correzione) delle immagini distorte che abbiamo
del Suo carattere. Infatti abbiamo ereditato, a causa
dell’educazione che ci è stata impartita, delle
impressioni
sugli adulti e sull’autorità che si sintetizzano in una
immagine imperfetta e distorta di Dio. Inoltre,
spesso certi atti di bontà vengono interpretati dal
bambino come invasione e manipolazione,
perché la nostra “
bontà” è sempre contaminata dal nostro Io e i bambini
se ne accorgono istintivamente. Pensiamo magari di
esprimere affetto sincero, mentre in realtà, lo stiamo
facendo più per il nostro “bambino interiore” sempre
affamato di affetto, che per i nostri figli. Tutto
questo è stato dimostrato da specifiche ricerche
(note quelle eseguite presso l’Università Cattolica
di Lovanio, Belgio, e l’Università Evangelica di Fuller,
California).
In altre parole, il nostro Dio inconscio sarà la somma…
- dei difetti dei genitori e delle persone
significative della nostra infanzia,
- dei traumi subiti a causa delle avversità
della vita e delle circostanze che sfuggono al controllo
anche degli adulti più attenti,
- della cultura religiosa nella quale siamo stati immersi
fin da piccoli.

Facciamo alcuni esempi:

a) Se abbiamo avuto un genitore o dei genitori
autoritari, che ci punivano per un nonnulla, saremo
naturalmente
portati ad immaginare Dio come autoritario
(giudice arcigno, contabile esigente),
anche se talvolta buono.

b) I genitori, o uno di loro, erano invadenti e poco
rispettosi della nostra libertà? Erano forse vittime
di ansie con le quali ci opprimevano? Ne dedurremo allora
un’immagine di Dio altrettanto “ingombrante” e molto
probabilmente svilupperemo dei meccanismi di resistenza
atti a difenderci dalla Sua invadenza.

c) Nel caso di un genitore o genitori permissivi, vedremo
Dio come esistente e pronto a perdonarci qualsiasi
capriccio (salvezza per grazia a buon mercato),
senza bisogno di autodisciplina e spirito di rinuncia.

d) Nel caso di morte o abbandono da parte di uno o
entrambi i genitori (e, in proporzione, in caso di
genitori
distanti o poco coinvolti), saremo portati a vedere
Dio come
forse esistente, ma di certo indifferente ai nostri
bisogni più profondi, anche se i bisogni materiali
sono stati soddisfatti.

Vi sono distorsioni del carattere di Dio che riguardano
epoche intere, culture e popoli interi.
Di volta in volta, Dio è stato presentato come:
· Un sanguinario, assetato di sangue,
che gradisce perfino sacrifici umani (come ai tempi
dell’Antico Testamento, quando la cultura
pagana influenzava anche il popolo eletto);
· Un giudice severo ed inflessibile,
la cui più grande aspirazione è quella di gettare gli
uomini fra i tormenti eterni dell’inferno (predicazione
tipica del periodo medioevale);
· Una specie di ‘Babbo Natale’ che perdona ed accoglie
tutti indistintamente nella luce della Sua grazia:
mentalità che si è fatta strada in tempi più recenti,
favorita dalla ‘ricerca del piacere a tutti i costi’
tipica di questi ultimi decenni;

In sintesi, è solo l’amore manifestato che produce un
solido senso di sicurezza, insieme alla consapevolezza
di essere amati non per quello che facciamo, ma solo
per il fatto di esistere e di essere stati creati ad
immagine di Dio:

I Giovanni 4:18-19 > “Perché chi vive nell’amore di Dio non ha paura.
Anzi, l’amore di Dio è veramente perfetto in noi,
caccia via la paura. Chi ha paura si aspetta un castigo,
e non vive nell’amore di Dio in maniera perfetta.
Noi amiamo Dio, perché Egli per primo ci ha mostrato
il Suo amore.” (TILC)

Sentirsi accettati ed amati dal Signore è assolutamente
indispensabile per guarire le ferite antiche del nostro
“bambino interiore”.
Ma come si fa a sentirsi amati da Dio, se i problemi
dell’infanzia ci hanno portato a diffidare
di Lui? Ecco dove l’esercizio della fede è indispensabile. Poiché le ferite emozionali non sono percepite
dall’emisfero sinistro (più razionale, analitico,
dettaglia
to), bensì dall’emisfero destro (più globale e simbolico,
collegato all’area limbica dove arrivano gli stimoli
emozionali e affettivi), sarà utile imparare a pregare
per immagini mentali. Queste penetrano nella parte più
profonda e inconscia di noi (emisfero destro, appunto),
iniziando il processo di guarigione.

“Sarebbe bene per noi dedicare un’ora al giorno alla
meditazione e alla contemplazione della vita di Cristo.
Dovremmo esaminarne ogni particolare, immaginando tutte
le scene, soprattutto quelle finali.
E, mentre ci
soffermeremo così sul grande sacrificio compiuto
da Gesù
per noi, la nostra fiducia diverrà più ferma,
il nostro
amore più forte e il Suo Spirito penetrerà maggiormente
in noi… Se siamo di Cristo, il nostro maggior desiderio
sarà di pensare a Lui. Ci sarà gradito parlare di Lui e
del Suo amore, e un influsso divino penetrerà nei nostri
cuori. Contemplando la bellezza del Suo carattere, noi
‘siamo trasformati nella stessa immagine di Lui, di
gloria in gloria’. II Corinzi 3:18.”
(Ellen G. White, “La Speranza dell’uomo” – pag. 50)

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E’ estremamente importante chiedere al Signore la
guarigione delle nostre ferite emozionali, che includono
la correzione delle distorsioni dell’immagine di Dio,
perché altrimenti la nostra esperienza spirituale
continuerà ad essere inquinata alla radice.
Infatti,
il lavoro prediletto che Satana ha svolto per sviare
l’umanità da Dio, è stato appunto quello di deformare
l’immagine del vero carattere del Signore,
affinché
l’uomo non si sentisse attratto da Lui, perché non
ricorresse
a Lui nell’ora della prova, perché non credesse al Suo
amore... e così via.
Questo tipo di preghiera costante va fatta giornalmente
in quanto non è altro che la richiesta dello Spirito
Santo, che ci modifichi a Sua immagine e ci utilizzi
come strumento per il bene degli altri.

Efesi 1:17 > “Al Dio del Signore nostro Gesù Cristo,
a Lui che è il Padre glorioso, io chiedo che vi faccia
il dono della sapienza che viene dallo Spirito e che
Egli si riveli a voi, così che voi possiate conoscerlo
ancora di più.” (TILC)

Colossesi 3:10 > “Giacché avete svestito l’uomo vecchio
con i suoi atti e rivestito il nuovo, che si va
rinnovando in conoscenza ad immagine di Colui che
l’ha creato.” (L)

Approfondimento: Immagini contraddittorie di Dio e
loro cause.
«L’impostazione contraddittoria delle immagini di Dio
non si esprime solo nell’incapacità sostanziale di
cogliere Dio nella sua essenza e presenza. Si rivela,
anzi, soprattutto nella diversità tra immagini
coscienti e
inconsce di Dio, che spesso si presentano tra loro in
contrasto...
Un altro contrasto viene in luce nella discrepanza
tra
l’immagine di Dio comunicata e quella sperimentata.
Questo avviene quando, con l’apprendimento e l’esempio
dell’ambiente, si è appresa un’immagine di Dio che è
cristiana solo a livello concettuale, senza profonde
radici nella sfera interiore. Nel profondo dell’anima
regna allora un’idea magica, pagana o secolarizzata di Dio.
Sono persone che portano spesso al collo croci cristiane, cariche però (nel loro vuoto di contenuti) di simboli
pagani: pensano che, se non serve un aspetto, forse
servirà l’altro.
Rudin accenna anche ad un’altra contraddizione
rilevabile:

bambini che vivono non l’immagine di Dio comunicata
coscientemente, bensì quella inconscia, “repressa”,
dei loro genitori ed educatori. In tal caso, tutti
i motivi di paura e i complessi di colpa degli educatori
si fanno sentire, e contribuiscono a costruire nei
bambini un’immagine negativa, che impronta in maniera
incontrollata il loro atteggiamento emotivo riguardo a Dio.

Alla luce di questi rilievi, si può facilmente
comprendere “perché non di rado certi bambini abbiano
paura di Dio e, divenuti adolescenti, si allontanino dalla pratica religiosa, anche se (o forse proprio per questo)
i loro genitori erano persone religiosamente molto
impegnate. Al contrario certi adolescenti, i cui genitori
avevano bandito ogni segno religioso dalla vita privata e
familiare, cercano una strada verso Dio”
(J. Rudin, Psychotherapie und Religion, Olten 1964, pag. 173).

I figli avvertono che i genitori si contraddicono anche
quando essi, nell’educazione, si arrogano l’autorità di
Dio mentre, nella loro vita, non rispettano affatto Dio
e trasgrediscono i suoi comandamenti... A mio avviso,
le falsificazioni e deformazioni dell’immagine cristiana
di Dio risalgono soprattutto all’assolutizzazione di un
attributo, di una modalità di concepire Dio stesso,
attribuendo a questa idea, quindi, un’accentuazione eccessiva. In tal modo Dio viene, per esempio, unilateralmente
considerato, solo sotto l’aspetto morale, come il Dio dei
Comandamenti, a cui importa soltanto l’osservanza delle
leggi, e che castiga senza misericordia ogni peccato.
Questo “Dio della legge” vede ogni trasgressione e sorveglia implacabile l’adempimento delle sue prescrizioni.
Con le sue minacce e punizioni, Egli tiene gli uomini continuamente in timore e tremore. Per quanto siano positivi,
nella nostra vita, comandamenti e leggi intesi come
segnali protettivi e come indicatori, un “Dio della legge” soffoca lo spazio necessario alla vita. Da molti viene descritto anche come un “Dio contabile”, che tiene i registri,
e che, in modo pignolo annota il dare e l’avere degli
uomini, per redigerne alla fine, senza compassione e
misericordia, un bilancio.

Queste immagini del Dio della legge e della contabilità
trovano il loro coronamento nell’idea del
“Dio Giudice sadico”, al contempo accusatore e boia:
chi non vive secondo le leggi e le norme morali,
va castigato a dovere, affinché l’ordine venga ristabilito. Nel capitolo sui sensi di colpa si è già messo in
luce come certe persone rifiutate e non amate per se stesse nell’infanzia vogliano spesso meritarsi una giustificazione ad esistere per mezzo di un comportamento morale buono e degno di lode. Però, il Dio Giudice, che hanno interiorizzato con apparente senso di colpa, le tiene in pugno.
Esse, nell’intimo, subodorano l’impossibilità a riscattare la propria vita con un buon comportamento.
O, perlomeno,
questo è impossibile agli occhi del Dio crudele
e demoniaco. Purtroppo, infatti, si pecca continuamente e
la colpa non ha mai fine, per cui a poco a poco s’instaura
un senso di disperazione, e il fallimento sembra definitivo.
Anche questo stesso Dio risulta impotente di fronte
a una tale legge: Egli deve dannarmi perché sono colpevole,
stando naturalmente all’idea che nell’intimo mi sono fatta di Lui. Questa figura di un “Dio Giudice inesorabile”
viene rappresentata con la massima frequenza nelle storie
di vita che ho raccolto, anche se spesso ben celata
nell’inconscio e accuratamente ricoperta da superficiali
rappresentazioni positive. Nelle loro angosce,
sentimenti di colpa, depressioni e turbe psicosomatiche,
molte di queste persone sentono come una “rivelazione
liberatrice” questo crudele demone, che in genere incarna
la persona del padre o della madre, e lo sentono come
la causa della loro vita malata. E’ interessante
il fatto che questa caricatura di Dio è collocata quasi
sempre in posizione-chiave: queste persone le mettono in bocca le parole-chiave e i messaggi negativi dei genitori.

La posizione-chiave negativa rimane un punto debole della vita,
non soltanto sotto il profilo psicologico ma anche sotto
quello religioso. E’ qualcosa di diabolico, ma è molto
facile che si trasferisca la sfiducia primordiale del
bambino anche su Dio. Si ricorre alle strategie infantili
di sopravvivenza di fronte allo spietato Dio Giudice:
“Devo meritarmi la vita e riscattarmela con un buon comportamento morale”. A ciò si abbina spesso un’immagine
magica di Dio: “Se faccio qualcosa di buono davanti
a Dio, meriterò una ricompensa, che sarà tanto maggiore
quanto
più mi do da fare”. Grazia e redenzione vanno allora
meritate esattamente come la vita: un cerchio infernale
di sovra-sollecitazione e di frustrante insuccesso, che conduca
inesorabilmente al fallimento e alla dannazione.
Persino Dio viene reso schiavo del giudice interiore.
Infatti queste persone scrupolose non conoscono mai
redenzione e perdono...: davanti alle singole norme,
infatti, è sempre possibile sbagliare, tanto da non
essere mai completamente sicuri di una remissione.
Una vita del genere sfocia facilmente in un attivismo
autodistruttivo e conduce nell’abisso dell’annientamento:
il messaggio-chiave “non sei degno di vivere”, allora, viene ripetuto
per l’ultima, definitiva volta.

Questo circolo infernale può essere spezzato solo quando
la pseudo-immagine di Dio, colto come inesorabile e freddo giudice,
viene smascherata come demoniaca e si inizia
consapevolmente a cercare il Dio Uno e Trino della
Rivelazione, colui che ha redento anche me e la mia
vita carica di colpe. Gesù ci annuncia
il Padre misericordioso e amorevole, che si prende
cura di tutti e di ciascuno.
Egli si è rivolto proprio ai disprezzati, ai reietti
della vita, preoccupandosi amorosamente degli
emarginati e degli abbandonati, per portare loro guarigione e salvezza.
Presupposto della guarigione, quindi, era ed è la fede,
il credere che Dio può risanare la mia vita con tutte
le mie ferite e mancanze, donandogli anche il mio
difficile passato. Egli potrà, e vorrà, liberarmi da
un triste
sopravvivere per farmi passare alla vera vita, dandomi
la grazia di perdonare ai miei debitori (genitori) e
soprattutto a me stesso.

Un’altra frequente immagine di Dio, operante
nell’inconscio, è quella del “Dio arbitrario”: Dio viene
percepito
come un monarca assoluto, a cui l’uomo si trova esposto
inerme e impotente. Questo Dio tirannico è imprevedibile
e condanna senza motivo alcuno, esattamente come senza
motivo chiama altri alla vita eterna. In questa i
mmagine di Dio si riflettono per lo più l’esperienza
infantile dell’incuria e la dipendenza negativa
dall’umore e dal capriccio dei genitori. In queste
persone il rapporto prenatale e post-natale con la madre e col padre era ambivalente e
non affidabile. La promessa di vita fatta al
bambino era per lo più un ambiguo sì-no, abbinata ad un comportamento ambivalente di
affetto e distanziamento. Nelle loro storie di vita
emergono spesso padri e madri collerici, irascibili o
imprevedibili nei loro sentimenti, che trattavano
alternativamente il piccino dapprima con molto calore
e affetto, e poi, di colpo, lo coprivano di insulti e
di negazioni. Da questo disarmonico squilibrio dei
genitori, avvertito come una doccia scozzese di
dedizione e rifiuto, nascono, per trasposizione,
dubbi sulla fedeltà e affidabilità di Dio. Le persone
che vi si trovano coinvolte, si sentono spesso come una
palla da gioco in balìa del destino e tendono quindi
facilmente, nonostante tutti i loro complessi
d’inferiorità, a comportarsi come nell’infanzia.
Per evitare ulteriori
delusioni, si fidano soltanto dei propri occhi,
come l’apostolo Tommaso. Diffidano anche delle promesse
di vita fatte da Dio, e quindi credono soltanto con
riserva. Tengono sempre da parte qualcosa di scorta
e vivono
secondo il princìpio: “Fidati preferibilmente solo di te
stesso, e non verrai lasciato per strada”, oppure
“Aiutati che Dio t’aiuta”. Sono persone che hanno bisogno
di molte sicurezze e cercano di manipolare anche il loro
“Dio arbitrario” (preghiere, riti magici, opere propiziatrici, suppliche e lamenti, ecc.), mirando ad accattivarselo. In questo contesto vanno ricordati poi, i ritratti
secolarizzati di Dio. Qui gli attributi assoluti di Dio,
come, per esempio, onnipotenza e onniscienza, vengono
trasferiti alla scienza, al progresso, alla fortuna di un partito, oppure anche su singole persone come i medici,
i tecnici e gli psicoterapeuti, che poi, inevitabilmente,
deluderanno queste attese esagerate. Anche qui, svolge
un ruolo molto importante la superstizione,
particolarmente presso certi cosiddetti cristiani
credenti.

Una smitizzazione e una rielaborazione di queste inconsce
e parziali immagini di Dio è possibile solo quando esse
vengano fatte affiorare alla coscienza, percepite
in tutta la loro portata, interpretate in base alla loro
genesi psicologica e corrette. Anche se Dio non si può
comprendere ed esprimere del tutto e in modo adeguato e
ogni nostra conoscenza di Lui rimane necessariamente
frammentaria (cfr. I Corinzi 13:9,12), pure distorsioni
troppo grandi dell’immagine di Dio si possono evitare,
se ci si attiene alla Rivelazione divina dell’Antico
e del Nuovo Testamento. Dio infatti si è reso umanamente
afferrabile e visibile in Gesù Cristo. Chi vede e ascolta
Gesù, vede e ascolta il Padre (cfr. Giovanni 14:9).
Cristo è immagine del Dio invisibile (Colossesi 1:15).
Gesù Cristo, con la sua vita e la sua Buona Novella del
Regno di Dio, ci ha rivelato i pensieri, le intenzioni
e l’intima essenza di Dio. Nell’incontro di fede con
l’Uomo-Dio, Gesù, possono svilupparsi positivamente, nei limiti
dell’umanamente possibile, per la grazia, le nostre
rappresentazioni e immagini di Dio. Nel rapporto con Gesù
quale Maestro, Signore, Dottore, Messia,
Amico, Redentore, Amato, Compagno, Accompagnatore, ecc.,
abbiamo la possibilità di differenziare la nostra
relazione con Dio, esprimendola in modo più completo
col nostro spirito, anima e corpo.
Gesù ha rivelato un Dio che “ha tanto amato il mondo
da dare il suo unico Figlio, affinché chiunque crede
in Lui non muoia, ma abbia vita eterna”
(Giovanni 3:16).»
(Karl Frielingsdorf, “Vivere non sopravvivere”
- pp. 199-204)


2. PURIFICAZIONE DAI PECCATI INCONSCI
Esodo 20 ci informa che esistono peccati (ereditati)
che ricadono sui figli fino alla terza e quarta
generazione (si parla delle conseguenze, non delle colpe - n.d.r.), in quanto il Signore non permette che vadano
oltre, nemmeno per coloro che lo odiano. Le nostre ansie,
paure, tendenze peccaminose si trasmettono ai nostri
figli prima ancora che nascano, attraverso il sistema
nervoso della madre incinta, che non è completamente
separato dal feto.
Infatti, conseguenze disastrose sono state verificate
per i cosiddetti “bambini della droga” che risultano
drogati prima di nascere, a causa del loro sistema
nervoso ed ormonale squilibrato in partenza.
Ma anche
dei traumi emozionali si ripercuotono sul feto, le
ricerche scientifiche odierne lo confermano.
Bisogna quindi chiedere al Signore la purificazione dalle
conseguenze dei peccati dei nostri genitori e di chiunque
altro può avere avuto un impatto negativo sulla
nostra vita infantile.

Inoltre, come abbiamo già visto, da bambini abbiamo
ricevuto delle ferite emozionali, o presunte tali,
inferte dagli altri. Allora non avevamo certo capacità
critica, in quanto il nostro cervello si è sviluppato
prima
nella dimensione inconscia/fisico-affettiva, e solo successivamente in quella
conscia/razionale-critica (non prima dei dodici anni comunque).
Per difenderci da tali ferite abbiamo appreso dei
meccanismi di difesa, che certo non sapevamo utilizzare
come Gesù e quindi sono risultati patologici e distruttivi.

Abbiamo quindi bisogno di chiedere al Signore la
purificazione di questi meccanismi di difesa con la
sostituzione al
loro posto del perdono e dello Spirito di Cristo.
Sia i peccati intergenerazionali che quelli nati dai
meccanismi di difesa infantili nascono nella sfera
dell’inconscio e sono quindi, nella maggior parte dei casi, a noi occulti.
Salmo 19:12 > “Chi conosce i propri errori?
Purificami da quelli che mi sono occulti.” (ND)


3. PURIFICAZIONE DEI PECCATI CONSCI
La Bibbia è chiara riguardo alla necessità di richiedere
la purificazione di questi peccati che conosciamo,
ma che, ciononostante, ci dominano.

Salmo 19:13 > “Preserva inoltre il Tuo servo dai peccati
volontari, e fa’ che non signoreggino su di me; allora
io sarò integro e sarò puro da grandi trasgressioni.” (ND)

Salmo 51:1-12 > “Abbi pietà di me, o Dio, secondo la Tua benignità;
secondo la moltitudine delle Tue compassioni, cancella i
miei misfatti. Lavami del tutto della mia iniquità e
nettami del mio peccato! Poiché io conosco i miei
misfatti, e il mio peccato è del continuo davanti a me.
Io ho peccato contro Te, contro Te solo, e ho fatto ciò
ch’è male agli occhi Tuoi; lo confesso, affinché
Tu sia riconosciuto giusto quando parli, e
irreprensibile quando giudichi, Ecco, io sono stato
formato nell’iniquità e la madre mia mi ha concepito
nel peccato. Ecco, Tu ami la sincerità nell’interiore;
insegnami dunque sapienza nel segreto del cuore.
Purificami con l’issopo e sarò netto; lavami e sarò
più bianco che neve. Fammi udire gioia ed allegrezza;
fa’ che le ossa che Tu hai tritate festeggino.
Nascondi la Tua faccia dai miei peccati, e cancella
tutte le mie iniquità. O Dio, crea in me un cuor puro e
rinnova dentro di me uno spirito ben saldo.
Non rigettarmi dalla
Tua presenza e non togliermi lo Spirito Tuo santo.
Rendimi la gioia della Tua salvezza e fa’ che uno
spirito volonteroso mi sostenga.” (L)
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CONLCUSIONE

Se lo Spirito Santo ci ha resi consapevoli della
gravità della distorsione dell’immagine di Dio
interiorizzata nella nostra infanzia e del grande
bisogno di purificare il nostro cuore da peccati
consci e inconsci, non dobbiamo però scoraggiarci.
Non è compito nostro produrre un cambiamento in noi;
quello che occorre è permettere che Gesù lo faccia
per noi!
La distorsione del carattere di Dio e il peccato sono
purtroppo patrimonio comune di tutta l’umanità;
non pensiamo di essere casi disperati: tutti i grandi
uomini di fede citati nella Bibbia condividevano,
in maniera variabile (e a volte molto grave),
questi problemi.
Facciamo qualche esempio.
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Jefte
Jefte fu un condottiero d’Israele ai tempi dei “Giudici”
(Giudici 11). E’ citato dall’apostolo Paolo in
Ebrei 11:32
come un grande esempio di fede. A quei tempi, per
i pagani era normale fare sacrifici umani ai loro dèi;
così Jefte fu influenzato dalla mentalità corrente e
promise a Dio che, se gli avesse dato la vittoria contro
gli Ammoniti, gli avrebbe sacrificato la prima persona che, uscendo da casa sua, gli fosse venuta incontro per
festeggiare la sua vittoria. Purtroppo gli venne incontro
la sua unica figlia, ancora vergine, e Jefte mantenne il
voto dato al Signore. Amava e serviva il Signore con zelo, ma dentro di lui l’Eterno era un Dio assetato di sangue,
che poteva gradire l’offerta della sua unica figlia.
Giona
Dio aveva mandato Giona a Ninive, perché predicasse che
sarebbe stata distrutta entro quaranta giorni, a causa
della sua malvagità. I Niniviti, però, si pentirono sinceramente davanti al Signore, che decise di non distruggerli
più. Giona, invece di essere felice che la sua predicazione avesse raggiunto lo scopo, si lamentò con il Signore e
desiderò addirittura la morte. Per lui, Dio avrebbe dovuto annientare ugualmente la città, forse pensava che
Egli mancasse di una giusta severità: “Sapevo che
sei un Dio misericordioso, pietoso, lento all’ira,
di gran benignità, e che ti penti del male minacciato...”
(Giona:4:2b). Probabilmente pensava che Dio fosse troppo
condiscendente, troppo permissivo, non abbastanza severo.

Rebecca e Giacobbe
Il Signore aveva promesso a Rebecca, moglie d’Isacco,
che il secondo nato dei due gemelli che aveva in grembo,
sarebbe stato trattato praticamente come il primogenito.
A quel tempo, il primogenito ereditava non solo i beni
materiali del padre, ma soprattutto raccoglieva l’eredità
spirituale di lui e diventava sacerdote di tutta la sua
famiglia. A questo ufficio ambiva Giacobbe, che era molto
spirituale, mentre Esaù, il primo nato, è ricordato
nella Bibbia come un profano. Genesi 27 però racconta
come Giacobbe, istigato dalla madre, ingannò il padre,
ormai praticamente cieco, carpendogli con la frode
quella benedizione di primogenitura che stava per
essere data
ad Esaù.
Giacobbe e sua madre pensavano evidentemente
che le promesse del Signore avrebbero dovuto
essere un po’ “favorite”
per adempiersi. Avevano in testa un Dio dalla
memoria corta, o di scarsa potenza, o troppo indaffarato
per adempiere
in tempo opportuno le Sue promesse... insomma un Dio non
“sufficiente” per il quale andava bene il famoso proverbio:
“Aiutati che il ciel t’aiuta”!

Giacomo e Giovanni
Gesù, di passaggio dalla Samaria diretto a Gerusalemme,
vorrebbe trovare alloggio per la notte, ma non viene
ricevuto. Giacomo e Giovanni, i fratelli chiamati da Gesù “i figliuoli del tuono” (Marco 3:17) gli chiedono di
poter pregare, affinché “scenda fuoco dal cielo e li
consumi” (Luca 9:51-56)! Ecco saltare fuori un Dio, giudice inflessibile,
pronto a castigare, ma non altrettanto a tollerare e
perdonare.
Se pensiamo che Giovanni sarà poi conosciuto come
“l’apostolo dell’amore”, si può capire quanto il Signore
lavorò per correggere l’immagine severa che egli aveva
del Suo carattere.

I primi cristiani
Il cap. 10 del libro degli Atti ci racconta come
il Signore esaudì la richiesta sincera di un pagano,
il centurione romano Cornelio, che pregava il Dio
d’Israele per conoscere la verità e gli mandò Pietro,
a cui nel frattempo aveva dato una visione per mettere
in crisi il suo pregiudizio. Quando era sulla Terra,
varie volte Gesù aveva avuto modo di compiere miracoli
in favore di pagani, tentando così di far cadere i
preconcetti dei discepoli, comuni al resto del popolo:
immaginavano che Dio amasse solo Israele, popolo eletto
e disprezzasse tutti gli altri. Nonostante l’esempio di
Gesù, vediamo che solo in occasione della conversione di
Cornelio e della sua famiglia (che ricevettero la
potenza dello Spirito Santo sotto gli occhi stupiti
di Pietro e dei suoi accompagnatori), i discepoli
capirono finalmente che Dio non faceva distinzioni fra
i credenti di varie razze, provenienza religiosa e sesso
(Atti 11:1-18).

Il servo della parabola dei talenti
Nella parabola dei talenti, Gesù stesso mette in risalto
una distorsione del carattere di Dio, comune a molte
persone. Mentre i servitori che avevano ricevuto cinque e
due talenti, andarono a fare affari con questo denaro,
facendolo fruttare, il servitore che aveva ricevuto
un solo talento l’andò a sotterrare e lo tenne lì,
nascosto e infruttuoso. La scusa che egli sa trovare
è un atto d’accusa a Dio: “Io sapevo che tu sei uomo duro,
che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai
sparso; ebbi paura...”. Ecco un Dio esigente oltre ogni
limite di ragionevolezza, che incute paura e sgomento.


Facciamo nostra la meravigliosa promessa di Dio:
“Invocami e io ti risponderò,
e ti annunzierò cose grandi
e
impenetrabili che tu non conosci.”
(Geremia 33:3 - ND).

E che cosa c’è di più grande e impenetrabile per l’animo
umano del carattere dell’Iddio Altissimo?
Il Suo amore
illimitato è un concetto che ci è estraneo:
solo lo Spirito
Santo riesce a seminarlo nel nostro cuore!
Dunque chiediamolo
e ci sarà concesso!