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Sodoma e gomorra


Sodoma e gomorra

Sodoma e Gomorra
Ecco l’interessante resoconto di come si arrivò a capire come avvenne la distruzione di Sodoma e Gomorra e delle altre città della valle di Siddim
(dal libro “La Bibbia aveva ragione” di Werner Keller)
.
Abbiamo appena visto che le “cinque città della pianura”,
citate nella Bibbia,
fra cui Sodoma e Gomorra,
erano iscritte su una tavoletta dell’archivio del palazzo di Ebla
(nella Siria del Nord)
addirittura nella stesso ordine di Genesi 14:2.
Una conferma importante,
perché si diceva che esse non erano mai esistite,
perché non se ne trovavano i resti.
“E l’Eterno disse: Siccome il grido che sale da Sodoma e Gomorra è grande e siccome il loro peccato è molto grave,
io scenderò e vedrò.
.
.
Allora l’Eterno fece piovere dai cieli su Sodoma e Gomorra zolfo e fuoco,
da parte dell’ Eterno; ed egli distrusse quelle città e tutta la pianura e tutti gli abitanti delle città e quanto cresceva sul suolo.
Ma la moglie di Lot si volse a guardare indietro,
e diventò una statua di sale.
E Abrahamo si levò la mattina a buon’ora.
.
.
guardò verso Sodoma e Gomorra e verso tutta la regione della pianura,
ed ecco vide un fumo che si levava dalla terra,
come il fumo d’una fornace.
Così avvenne che,
quando Iddio distrusse le città della pianura,
Egli si ricordò d’Abrahamo,
e fece partir Lot di mezzo al disastro,
allorché sovvertì le città dove Lot avea dimorato.

(Genesi 18:20/19:24-29)
“La sinistra efficacia di questo racconto biblico ha impressionato profondamente in tutti i tempi gli animi degli uomini.
Sodoma e Gomorra divennero il simbolo della depravazione e dell’empietà,
e si citano i loro nomi quando si parla di una distruzione completa.
La fantasia degli uomini deve aver concepito le cose più spaventose pensando a quel fatto inspiegabile,
come dimostrano numerose testimonianze dei tempi antichi.
E’ certo che devono essere avvenuti fatti notevoli ed incredibili presso il Mar Morto,
il ‘mare di sale’,
ove,
secondo la Bibbia,
si è svolta la catastrofe.
Durante l’assedio di Gerusalemme,
nell’anno 70 d.
C.
,
il generale romano Tito - così narra la leggenda - condannò a morte alcuni schiavi.
Dopo un processo sommario,
li fece legare con catene e gettare nel mare presso i monti di Moab.
Ma i condannati non annegarono.
Ogni volta che venivano gettati in mare,
essi erano spinti come sugheri verso terra.
Il fatto inspiegabile impressionò Tito a tal punto che egli graziò i poveri peccatori.
Giuseppe Flavio,
lo storiografo dell’ebraismo che passò l’ultima parte della sua vita a Roma,
menziona ripetutamente un ‘lago d’asfalto’.
I greci parlarono di gas venefici,
che,
secondo loro,
si sprigionavano da quel mare.
E gli arabi riferivano che in tempi lontani gli uccelli non potevano raggiungere la riva opposta perché,
sorvolando la superficie dell’acqua,
tutt’ad un tratto precipitavano nel mare.
Queste ed altre simili storie di carattere leggendario erano bensì note,
ma.
.
.
mancava una conoscenza più precisa del singolare e misterioso mare di Palestina.
Nessuno scienziato l’aveva mai visto ed esplorato.
Nel 1848 gli Stati Uniti prendono l’iniziativa ed organizzano una spedizione all’enigmatico Mar Morto.
Davanti alla cittadina costiera di Akka,
15 km.
a nord dell’odierna Haifa
(Caifa)
,
in una giornata d’autunno del 1848,
la spiaggia brulica di uomini che con vivo interesse assistono ad una manovra insolita.
W.
F.
Lynch,
geologo e capo della spedizione,
ha fatto portare a terra da una delle navi ancorate al largo due canotti di metallo,
che ora vengono collocati con ogni cura su carri dalle ruote molto alte.
Trainati da una lunga fila di cavalli i carri si mettono in marcia.
Dopo tre settimane d’indescrivibili difficoltà il trasporto è un fatto compiuto.
A Tiberiade essi vengono rimessi in acqua.
Misurazioni altimetriche eseguite da Lynch nel lago di Genezareth procurano la prima grande sorpresa di questo viaggio.
Dapprima egli crede d’aver commesso un errore,
ma le misurazioni di controllo confermano il risultato.
La superficie del lago di Genezareth,
a tutti noto per la storia della vita di Gesù,
è di 208 metri al di sotto del livello del Mediterraneo.
Da quale altezza scaturirà il Giordano che attraversa questo lago?



Alcuni giorni dopo,
Lynch si trova su un fianco dell’Hermon coperto di neve.
.
.
Alcuni arabi pratici del luogo lo conducono attraverso un bosco d’oleandri a una caverna mezza ostruita dal pietrame nella ripida parete calcarea dell’Hermon.
.
.
Dove il Giordano,
20 km.
a sud,
raggiunge il piccolo lago di Hule,
il letto si è già abbassato a due metri sul livello del mare.
Poi il fiume,
per altri 10 km.
,
scende ripido fino al lago di Genezareth.
Nel suo corso dalle falde dell’Hermon in soli 40 km.
si ha un dislivello di 700 metri.
Da Tiberiade i membri della spedizione americana percorrono nei due canotti di metallo le innumerevoli sinuosità del basso Giordano.
A poco a poco la vegetazione si fa più rada e solo sulle rive cresce una fitta sterpaglia.
Sotto il sole tropicale appare sulla destra un’oasi: Gerico.
Poco dopo raggiungono la meta.
Incassata tra pareti rocciose quasi verticali,
si stende dinanzi a loro la gigantesca superficie del Mar Morto.
La prima cosa è un bagno.
Gli uomini che scendono in acqua hanno la sensazione di venire risospinti in alto,
come se portassero dei salvagenti.
Le antiche relazioni non hanno dunque mentito.
In questo mare nessuno può annegare.
Il sole cocente asciuga quasi istantaneamente la pelle dei bagnanti.
La sottile crosta di sale,
che l’acqua ha depositato sui loro corpi,
li fa apparire perfettamente bianchi.
Qui non vi sono molluschi,
né pesci,
né alghe,
né coralli.
.
.
Le sue rive sono desolatamente nude.
Enormi sedimenti di sale incrostati sul lido e sulle pareti rocciose luccicano al sole come diamanti; l’aria è satura di odori forti e acri.
Si sente odore di petrolio e di zolfo.
Macchie oleose di asfalto - la Bibbia lo chiama bitume
(Genesi 14:10)
- galleggiano sulle onde.
Né il cielo azzurro e luminoso né il sole con tutto il suo splendore riescono a infondere vita a questo paesaggio ostile.
Per ventidue giorni i canotti americani incrociano sul Mar Morto.
Si prendono campioni d’acqua,
si analizzano,
e di tanto in tanto lo scandaglio scende in fondo al mare.
La foce del Giordano,
il Mar Morto,
è a 393 metri sotto il livello del mare!

.
.
.
Dal rapporto della spedizione il mondo apprende per la prima volta due fatti stupefacenti.
Il Mar Morto ha 400 metri di profondità; il fondo marino giace quindi a circa 800 metri sotto il livello del Mediterraneo.
L’acqua del Mar Morto contiene il 25% di componenti solidi,
per la maggior parte cloruro di sodio,
cioè sale comune.
Gli oceani invece contengono dal 4 al 6% di sale.
Il Giordano e molti fiumi minori sboccano nel lago,
che è lungo 76 km.
e largo 17 e che non presenta nessuno scarico.
Sotto il sole ardente evaporano ogni giorno dalla sua superficie otto milioni di metri cubi d’acqua.
Le sostanze chimiche che gli affluenti portano con sè si depositano sul fondo del lago che ha una superficie di 1292 km².
All’inizio del nostro secolo,
in seguito agli scavi già effettuati in Palestina,
l’interesse si rivolge anche a Sodoma e Gomorra.
Esploratori si mettono alla ricerca delle città scomparse che nei tempi biblici dovevano trovarsi nella valle di Siddim.
All’estrema punta sud-est del Mar Morto vengono scoperte le rovine di un vasto abitato.
Gli arabi chiamano la località,
anche oggi,
col nome di Zoar.
Gli esploratori esultano perché Zoar
(Segor)
era una delle cinque ricche città della valle di Siddim che avevano rifiutato il pagamento del tributo ai quattro re stranieri
(Genesi 14 narra questo fatto,
mentre al cap.
19,
vv.
17-23,
si precisa che a Lot fu concesso di rifugiarsi nella piccola città di Tsoar,
che fu risparmiata per amor suo,
prima che sopraggiungesse il disastro - n.
d.
r.
)
.
Ma gli scavi di prova subito iniziati procurano solo delusioni.
L’epoca delle rovine che vengono alla luce le indica come i resti di una città che qui fioriva nel primo medioevo.
Dell’antica Tsoar
(Segor)
del re di Bela
(Genesi 14:2)
e delle residenze annesse non si trova traccia alcuna.
Molteplici indizi nei dintorni della medievale Zoar fanno pensare che una densa popolazione esistesse in quel paese in tempi molto remoti.
Oggi possiamo dire con certezza che qualsiasi ricerca si voglia fare in avvenire in Sodoma e Gomorra sarà completamente inutile,
perché l’enigma della distruzione delle due città è stato risolto.
La penisola el-Lisan,
sulla sponda orientale del Mar Morto,
forma una lingua di terra nelle sue acque.
In arabo ‘el-Lisan’ significa ‘la lingua’.
La Bibbia fa espressa menzione di questa penisola quando parla della suddivisione del paese dopo la sua conquista.
I confini della tribù di Giuda sono delimitati con precisione.
Giosuè dà una descrizione alquanto caratteristica del confine meridionale: ‘Comincia all’estremità del mare assai salato e dalla sua penisola a mezzogiorno’
(Giosuè 15:2 - il Luzzi traduce: ‘Il loro confine meridionale partiva dall’estremità del mar Salato,
dalla lingua che volge a sud’ - n.
d.
r.
)
Una relazione romana narra di questa lingua di terra una storia che a torto fu sempre accolta con molto scetticismo.
Due disertori si erano rifugiati sulla penisola.
I legionari che li inseguivano esplorarono a lungo inutilmente la contrada.
Quando infine scorsero i fuggitivi,
era troppo tardi.
I disertori già si stavano arrampicando su per le rocce della riva opposta.
.
.
avevano passato il mare a guado trasversalmente!

Il fondo qui,
sotto la superficie dell’acqua,
forma inavvertitamente un grande avvallamento che è come se dividesse il mare in due parti.
Alla destra della penisola il fondo precipita rapidamente fino a una profondità di 400 metri.
A sinistra della lingua di terra le acque rimangono stranamente basse.
Le misurazioni fatte in questi ultimi anni hanno dato solo profondità da 15 a 20 metri.
Remando in una barca verso la punta meridionale del mare salato col sole in posizione favorevole,
si può osservare qualcosa di sbalorditivo: a una certa distanza dalla sponda,
sotto lo specchio dell’acqua,
si stagliano chiari i contorni di boschi conservati dall’elevatissimo contenuto di sale delle acque.
I tronchi e i resti degli alberi nelle profondità verdastre devono essere antichissimi.
Quando fiorivano,
quando il verde fogliame ornava i loro rami,
le greggi di Lot avranno forse pascolato sotto di essi.
Quella parte piana,
così singolare,
del Mar Morto,
dalla penisola di el-Lisan alla punta meridionale,
era.
.
.
la valle di Siddim!

La Bibbia stessa lo dice con molta chiarezza: ‘Tutti questi
(re)
convennero nella valle detta dei boschi
(valle di Siddim)
,
dove è ora il mare di sale’
(Genesi 14:3)
.
I geologi aggiunsero a queste scoperte e osservazioni una prova conclusiva che spiega la causa e il fondamento del racconto biblico della distruzione di Sodoma e Gomorra.
La spedizione americana diretta da Lynch aveva dato nel 1848 la prima notizia della notevole pendenza del Giordano nel suo breve corso attraverso la Palestina.
Ulteriori indagini stabilirono che l’avvallamento del letto del fiume sotto il livello degli oceani rappresenta un fenomeno geologico eccezionale.
‘Sulla superficie di un altro pianeta potrà esistere qualcosa che somigli alla valle del Giordano,
sul nostro no di certo,
’ scrisse il geologo Adam Smith nella sua opera La geografia storica della Terra Santa.
‘Nessun’altra parte della nostra terra che non si trovi sott’acqua,
è situata a più di 100 metri sotto il livello del mare.
’ La valle del Giordano è solo una piccola parte di un’immensa fenditura della crosta terrestre.
Il corso di questa crepa è stato esplorato con grande precisione.
Comincia a parecchie centinaia di chilometri dal confine della Palestina,
molto al nord,
ai piedi della catena del Tauro nell’Asia Minore.
Al sud si estende dalla sponda meridionale del Mar Morto attraverso il deserto di Araba fino al golfo di Akaba e termina al di là del Mar Rosso in Africa.
In molti punti di questa gigantesca ‘fossa tettonica’ si possono individuare segni di attività vulcanica.
Nelle montagne della Galilea,
sull’altopiano della Giordania orientale,
sulle rive dello Jabbok,
affluente del Giordano,
nel golfo di Akaba,
s’incontrano basalto nero e lava.
Quando si aprì questa crepa,
che passa proprio di qui,
s’inabissò in essa la valle di Siddim con Sodoma e Gomorra.
La data di questa catastrofe si può stabilire geologicamente con sufficiente precisione.
Dev’essere poco dopo il 2000 a.
C.
!

‘La distruzione catastrofica di Sodoma e Gomorra avvenne verosimilmente intorno al 1900 a.
C.
- scrive nel 1951 lo scienziato americano Jack Finegan - Un minuzioso esame dei documenti letterari,
geologici ed archeologici porta alla conclusione che la scomparsa terra di quella regione
(Genesi 19:29)
era situata nel territorio attualmente sommerso sotto le acque che vanno lentamente crescendo nella parte meridionale del Mar Morto,
e che la causa della distruzione fu un grande terremoto,
probabilmente accompagnato da esplosioni e da fulmini,
dallo sprigionamento di gas e da fenomeni ignei.
’ Intorno al 1900 a.
C.
: l’epoca di Abramo!


(vedi immagine in fondo allo studio)
La frattura della terra liberò le forze vulcaniche che si nascondevano,
lungo la crepa,
nella profondità del suolo.
Nella parte alta della valle del Giordano,
presso Bashan,
si vedono anche oggi crateri di vulcani spenti e vasti campi di lava e strati di basalto sul terreno calcareo.
Da tempi immemorabili i territori situati lungo questa depressione sono soggetti a frequenti terremoti.
Di molti di questi si ha notizia e ne parla la stessa Bibbia.
Una conferma della spiegazione geologica della rovina di Sodoma e Gomorra si ravvisa in queste parole che il sacerdote fenicio Sanchuniathon scrive testualmente nella ‘Storia primitiva’: ‘La valle del Sidimo
(cioè Siddim)
sprofondò e divenne un lago,
eternamente fumante e senza pesci,
immagine della vendetta e della morte per i malvagi.
’ ‘E la moglie di Lot,
essendosi voltata indietro,
fu cambiata in una statua di sale.

(Genesi 19:26)
Quanto più ci si avvicina al limite meridionale del Mar Morto,
tanto più arida e selvaggia diventa la regione,
tanto più pauroso e opprimente lo scenario delle montagne che la circondano.
Si ergono avvolte in un eterno silenzio: le loro pareti frastagliate cadono verticalmente sull’acqua dalla quale traspare il loro biancore cristallino.
L’immane catastrofe ha lasciato un’impronta incancellabile su questa contrada.
Ogni tanto si vede passare un gruppo di nomadi per queste valli aspre e dirupate,
in cammino verso l’interno del paese.
Dove le acque oleose terminano nel sud,
cessa d’un tratto anche l’opprimente rupe rocciosa,
per far posto ad una depressione salinosa e paludosa.
Il terreno rossiccio è solcato da innumerevoli rigagnoli ed è piuttosto pericoloso per il viandante distratto.
La depressione s’inoltra a sud verso la valle desertica d’Araba,
che arriva fino al Mar Rosso.
Ad ovest della riva meridionale,
in direzione del biblico paese del Mezzogiorno,
il Negev,
si stende da nord a sud un dorsale collinoso alto 45 metri e lungo 15 km.
Sui suoi pendii sotto la luce del sole si osserva uno sfavillio come di diamanti.
E’ un raro fenomeno della natura.
La maggior parte di questa piccola catena di alture consiste di puri cristalli di sale.
Gli arabi la chiamano Gebel Usdum,
nome antichissimo nel quale si è conservata la parola Sodoma.
Molti blocchi di sale,
lavati e staccati dalla pioggia,
sono precipitati in basso.
Hanno forme strane,
alcuni stanno ritti come statue.
Nei loro profili sembra a volte di scorgere all’improvviso figure umane.
Queste singolari colonne di sale ci ricordano vivamente la rappresentazione biblica della moglie di Lot,
che fu trasformata in una statua di sale.
La scintillante montagna di sale si trova nelle immediate vicinanze della sprofondata valle di Siddim.
Anche chi poté fuggire dall’ epicentro della catastrofe difficilmente riuscì a salvarsi dai vapori di gas venefici che si stendevano su gran parte della regione.
E tutto ciò che si trova in prossimità del mare salato anche oggi si ricopre in breve tempo di una crosta di sale.

(o.
c.
- pp.
68-75)
La cronologia dei re ebrei Edwin R.
Thiele,
professore avventista,
uno dei massimi esperti di cronologia biblica al mondo,
racconta in un suo articolo comparso su “Il Messaggero Avventista” del 1985,
qual’era - quando lui era ancora uno studente universitario - l’atteggiamento degli studiosi riguardo all’apparente disordine della cronologia dei re ebrei.
C’è da tener presente che,
dopo la morte di Salomone,
figlio del re Davide,
a sua volta successore di Saul,
primo re d’Israele,
ci fu una scissione: - A sud il regno di Giuda
(comprendente le tribù di Giuda e Beniamino)
con capitale Gerusalemme; - A nord il regno d’Israele che raggruppava le altre dieci tribù con capitale Samaria.
Le vicissitudini di questi regni paralleli,
con re propri,
sono narrate dalla Bibbia nei libri dei Re e delle Cronache; e proprio nei libri dei Re sembra esserci una terribile confusione nelle date d’inizio dei regni dei vari re di Giuda e d’Israele.
Ma ecco le parole del prof.
Thiele: “‘Non si può fare.
Se,
tanto per cominciare,
i numeri fossero stati corretti,
sarebbe stato possibile,
raddrizzando la cronologia ebraica,
realizzare qualche cosa,
ma i numeri concernenti i re non furono riportati correttamente al principio: così oggi noi non possiamo farci nulla.
’ Era la voce del mio docente W.
A.
Irwin,
preside della facoltà di Antico Testamento all’Oriental Institute dell’Università di Chicago,
che respingeva la mia richiesta di fare della cronologia dei re ebrei il tema della mia tesi di laurea.
All’inizio della sua discussione in aula sui libri dei re
(I e II Re)
,
il professor Irwin aveva richiamato l’attenzione sulle contraddizioni e sugli errori costanti che si riscontrano nei dati riguardanti l’assunzione al trono dei monarchi.
Al termine della lezione gli parlai della necessità di fare qualcosa circa i problemi da lui menzionati,
il che m’indusse a richiedere che questo fosse l’argomento della mia tesi di laurea.
Così mi decisi per un altro argomento.
Allorché ebbi terminato il mio corso e cominciavo a darmi da fare per la mia laurea,
andai di nuovo dal professor Irwin per chiedergli che il soggetto della mia dissertazione fosse la cronologia dei sovrani ebrei.
Egli tornò a rifiutare,
asserendo che sarebbe stato del tutto impossibile riportare in qualche modo un po’ d’ordine nello stato caotico della cronologia dei sovrani ebrei.
Il professor George Cameron,
mio docente di scrittura cuneiforme,
quando gli parlai si mostrò della medesima opinione del professor Irwin.
Quando tentai con il professor A.
T.
Olmstead,
famoso assiriologo ed ebraista,
questi affermò che da più di duemila anni i più competenti studiosi biblici lottavano con questo problema senza alcun costrutto.
Se essi non avevano potuto farci nulla,
neanch’io ci sarei riuscito.
Aggiunse che egli stesso aveva lavorato per tutta la vita sulla cronologia dei sovrani ebrei,
ma senza esito.
Tuttavia non riuscivo a capacitarmi che i numeri biblici vertenti sui monarchi ebrei contenessero un mucchio d’errori: stimavo che la difficoltà risiedesse nel fatto che quelli che avevano lavorato intorno al problema non comprendevano i metodi cronologici originali adoperati dai primi scrittori.
Qualora questi fossero stati messi in luce,
l’ordine avrebbe preso il posto del caos apparente.
Il tema mi affascinava,
sicché io gli prestai molta attenzione.
Con il maturare del tempo le difficoltà più consistenti vennero risolte e riscontrai che le dichiarazioni bibliche cominciavano ad armonizzare.
All’Oriental Institute i professori rimasero incantati.
Il professor Irwin mi chiese allora di fare della cronologia dei re ebrei il soggetto della mia dissertazione di laurea e il professor George Cameron,
redattore del Journal of Near Eastern Studies,
il periodico professionale dell’Oriental Institute,
mi propose di pubblicare tale tesi qualora l’avessi approntata per la pubblicazione.
Si agì precisamente in tal senso.
Appena gli addetti al lavoro tipografico dell’ Università di Chicago ne ebbero sentore,
mi dissero che se l’avessi stesa in forma di libro l’avrebbero pubblicata.
L’elaborato uscì dalle stampe nel 1951 con il titolo The Mysterious Numbers of the Hebrew Kings
(I misteriosi numeri dei re ebrei)
.
Nell’introduzione il professor Irwin scrisse: ‘Le incongruenze apparenti e le contraddizioni aritmetiche’ non erano in realtà ‘nulla di tutto questo: si trattava invece d’elementi integrativi in un sistema cronologico valido ed esatto.
.
.
Certi brani visti comunemente come palesi manifestazioni di negligenza,
se non proprio d’ignoranza’ risultavano ‘sorprendentemente degni di fiducia.
.
.
E’ una faccenda di primaria importanza apprendere ora che i libri dei Re meritano fiducia precisamente in quell’aspetto che prima suscitava solo derisione.
.
.
Il professor Thiele ha recato un contributo rilevante alla nostra comune ricerca della verità.
’ Queste parole provenienti da uno studioso che una volta si era fatto beffe delle cifre bibliche segnarono una svolta e da quel momento in poi l’insegnamento e gli scritti del professor Irwin mutarono direzione.
Egli giunse a considerare con fiducia e rispetto ciò che in passato aveva deriso.
Ma che cosa bisogna pensare dei dati cronologici che avevano prima provocato diffidenza?

Visti dall’esterno,
i numeri si presentano in una situazione di disordine ininterrotto.
Per esempio,
in II Re 9:29 ci viene detto che ‘Ocozia
(altrove tradotto Acazia)
.
.
.
era diventato re di Giuda l’anno undecimo di Ioram’,
invece in II Re 8:25 ci riferisce che questo avvenne nel dodicesimo anno.
La differenza è d’un anno solo,
ma ciò ha un certo peso in quanto rivela un cambiamento nel metodo di calcolo cronologico da poco introdotto nella Giudea.
In II Re 3:1 ci viene narrato che ‘Ioram figlio di Acab,
divenne re d’Israele in Samaria l’anno diciottesimo di Giosafat,
re di Giuda’.
Ma,
conformemente a quanto si legge in II Re 1:17 questo avvenne ‘l’anno secondo di Ioram,
figlio di Giosafat’.
Ambedue le dichiarazioni sono veritiere,
poiché dipendono da una reggenza in comune di Ioram con suo padre Giosafat.
Ioram si trovava al secondo anno della reggenza in comune allorché Giosafat era nel diciottesimo anno del proprio regno.
Se,
come si afferma in II Re 1:17,
Ioram d’Israele incominciò a regnare nel secondo anno di Ioram di Giuda,
quest’ultimo come avrebbe potuto iniziare il regno durante il quinto anno di Ioram d’Israele,
secondo quanto leggiamo in II Re 8:16?

Una interpretazione di questo genere farebbe incominciare a regnare ciascuno di questi re prima dell’altro.
Eppure l’affermazione risulta esatta,
poiché nel momento in cui Ioram d’Israele diventò re,
Ioram di Giuda si trovava nel secondo anno della sua reggenza in comune con Giosafat!

Allorché alla morte di Giosafat Ioram cominciò a esercitare il potere regale da solo,
Ioram d’Israele era al quinto anno del proprio regno.
In questo modo notiamo che i numeri che a prima vista appaiono discrepanti si dimostrano giusti quando vengono compresi correttamente,
anzi essi rivelano elementi d’un certo rilievo circa i regni dei monarchi ebrei.
In aggiunta a questi punti relativamente semplici si presentano problemi maggiori seguendo i metodi originali cronologici utilizzati dai primi scrittori ebrei.
Se li ignoriamo,
non sarà possibile sincronizzare la durata dei regni in un complesso armonioso.
Un elemento importante consiste nel metodo di computo cronologico per gli anni di regno.
Si usavano ordinariamente due metodi: uno era chiamato il resto dell’anno del calendario in cui un re saliva al trono.
Il primo anno aveva inizio ufficialmente soltanto a partire dal capodanno successivo.
Questo viene chiamato il metodo di conteggio dell’anno d’incoronazione.
Secondo questo sistema le somme degli anni di regno concordano con il periodo di tempo assoluto.
Questo era il sistema di cui si servivano nel regno di Giuda quando la monarchia unitaria di Davide e di Salomone fu dimezzata.
Però secondo un altro sistema il resto dell’anno civile durante il quale un re dava inizio al proprio regno veniva conteggiato come il suo primo anno e il suo secondo anno partiva dal capodanno successivo.
Questo viene definito il calcolo dell’anno della non intronizzazione
(ossia il sistema di calcolo che tiene conto dell’anno o parte di esso anteriore alla cerimonia ufficiale d’incoronazione - n.
d.
t.
)
.
Perciò un re che utilizzava questo sistema si trovava nel suo secondo anno,
nello stesso tempo in cui un monarca che si serviva dell’altro sistema era al primo anno del proprio regno.
.
.
Israele all’epoca dello scisma utilizzava il conteggio basato sull’anno anteriore all’incoronazione ufficiale.
.
.
Nondimeno qualche anno più tardi,
all’epoca dell’alleanza fra Giuda e Israele,
la Giudea passò dal metodo basato sull’anno d’incoronazione al sistema in vigore in Israele,
imperniato sull’anno anteriore all’ intronizzazione ufficiale.
Questo avvenne allorché Ioram,
figlio di Giosafat,
si sposò con Atalia,
figlia di Acab e di Iezebel d’Israele.
.
.
Tuttavia in Giudea,
dopo aver utilizzato per quattro regni il computo che prendeva in considerazione l’anno che veniva prima dell’incoronazione,
si ritornò al calcolo fondato sull’anno d’incoronazione e ci si attenne sino alla fine.
Poi anche Israele adottò tale sistema e lo seguì fino al termine.
Inoltre nel periodo in cui Giuda seguiva il sistema dell’anno d’intronizzazione applicava il metodo anche per il re israelitico,
benché Israele allora adoperasse il conteggio partendo dall’anno che precedeva l’incoronazione.
Per contro,
Israele quando si atteneva al calcolo partendo dall’anno anteriore all’incoronazione e presentava un anno simultaneo concernente un re di Giuda,
ove si faceva uso dell’altro sistema,
non computava con il sistema giudaico bensì con quello vigente in Israele.
Solamente dopo aver capito questo procedimento saremo in grado di far collimare i dati cronologici della sincronia e della durata del regno.
Ha anche un peso considerevole il mese in cui un sovrano incominciava il proprio anno di regno.
Nella Giudea l’anno di regno aveva inizio nel mese di Tishri,
in autunno.
In Israele invece cominciava nel mese di Nisan,
in primavera.
Talvolta nel corso della storia d’Israele e di Giuda vi erano delle coincidenze: tale era il caso nelle coreggenze,
come quando Iotam fu insediato sul trono in compagnia di Azaria allorché questi fu colpito dalla lebbra
(II Re 15:5)
.
” CONCLUSIONE La fede cristiana si differenzia dalla fede di altre religioni e filosofie per il fatto determinante che è caratterizzata dal suo oggetto che è Gesù Cristo.
E’ la fede nella sua persona,
e non è solo un fatto intimo e personale senza riscontro con la realtà esterna.
Dobbiamo ricordare il testo di I Corinzi 15:14: ‘Se Cristo non è risuscitato,
vana dunque è la nostra predicazione,
e vana pure è la vostra fede’.
John Warwick Montgomery ha scritto che ‘se il nostro ‘Cristo della fede’ si scosta dal ‘Gesù della storia’ nella Bibbia,
allora,
nella misura di questa deviazione,
noi perdiamo anche il genuino Cristo della fede.
Come un grande storico cristiano del nostro tempo,
Herbert Butterfield,
ha detto,
‘sarebbe un pericoloso errore immaginare che le caratteristiche di una religione storica sarebbero mantenute se il Cristo dei teologi fosse separato dal Gesù della storia’.

(J.
W.
Montgomery,
‘The Shape of the Past’ - Edwards Brothers 1962 - p.
145)
S.
Estborn illustra tale concetto citando Anath Nath,
il quale ha studiato sia la Bibbia che gli ‘Shastras’.
Due temi biblici in particolare hanno impegnato la sua mente: primo,
la realtà dell’Incarnazione; secondo,
l’Espiazione per i peccati dell’umanità.
Ha cercato di armonizzare queste dottrine con le Scritture Indù,
ed ha trovato un parallelo con il sacrificio di Cristo nella figura di Prajapati,
il Dio-creatore dei Veda.
Ha anche visto una differenza vitale.
Mentre il Prajapati vedico è un simbolo mitico,
che è stato applicato a diverse figure,
Gesù di Nazareth è una persona storica.
.
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è il vero Prajapati,
il vero Salvatore del mondo.
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(S.
Estborn,
‘Gripped by Christ’,
Londra 1965 - Lutterworth Press - p.
43)
Comunque,
anche Gesù è stato definito da molti un ‘mito’ che sarebbe stato inventato da Giudei frustrati dalla dominazione romana,
pieni di desiderio di riscatto almeno nella fantasia.
I Vangeli sarebbero nati così,
appunto per diffondere questo mito.
Ora,
basterebbe ragionare un attimo sull’assurdità di questa ipotesi per rendersi conto che i Vangeli non possono che essere storici: Tenendo conto del fortissimo orgoglio nazionale che separava la nazione giudaica dagli altri popoli,
a quale giudeo sarebbe mai venuto in mente,
essendo frustrato ed oppresso dalla dominazione romana,
d’inventarsi un mito che,
lungi dal riportare la vittoria sull’odiato nemico,
venga al contrario da quest’ultimo fatto morire nella maniera più infamante,
più vergognosa che il mondo antico conoscesse?

?

!

Per quanto riguarda poi i suoi seguaci,
gli orgogliosi giudei si sarebbero inventati,
non degli eroi - si badi bene -,
ma dei vigliacchi,
fra cui troviamo - nel momento più cruciale - uno che tradisce per denaro,
poi s’impicca,
un altro che rinnega perfino di conoscerlo per paura di fare la stessa sua fine,
e tutti gli altri che fuggono a gambe levate,
tranne il più giovane
(Giovanni)
e le donne!

!

L’ipotesi del mito non sembrerebbe davvero molto intelligente!

Spesso si sente dire che ‘seguendo l’approccio storico moderno,
non si potrebbe mai scoprire la resurrezione’.
McDowell è d’accordo.
Ma vediamo perché.
Per molti oggi,
lo studio della storia incorpora l’idea che non esiste un Dio,
che i miracoli non sono possibili,
che viviamo in un sistema chiuso e che non esiste il soprannaturale.
Con questi presupposti,
si inizia la cosiddetta ‘indagine critica,
aperta ed onesta della storia’!

Leggendo di Cristo,
dei Suoi miracoli e della Sua resurrezione,
si conclude
(non storicamente,
ma filosoficamente)
che tutte queste cose non sono possibili,
per cui bisognerà trovare delle altre spiegazioni.
Tali presupposti razionalistici non permettono di cominciare dai dati storici stessi,
ma li negano ‘a priori’.
“La prova dell’esistenza di Dio e del Suo dono è più che convincente,
ma coloro che insistono nel dire di non aver bisogno di Lui o di esso,
troveranno sempre il modo per lasciar cadere l’offerta.

(Blaise Pascal,
‘Pensées’ N° 430)