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Articolo di Guido Vignelli



Il Sacro Cuore salvezza delle famiglie e della società

«Nel passare dei secoli,
ho rivelato in diversi modi il mio amore agli uomini e il desiderio che mi consuma della loro salvezza.
Ho concesso a loro di conoscere il mio Cuore.
Questa devozione è stata come una luce che ha illuminato il mondo e oggi è il mezzo del quale si servono per muovere i cuori la maggioranza di coloro che lavorano per estendere il mio Regno» (Rivelazione del Sacro Cuore a suor Josefa Menéndez,
dell’ 11 giugno 1923)
Ci troviamo in un mondo caotico,
dal quale ogni certezza e sicurezza sembrano abolite.
In genere si dimentica che l’errore e il male derivano dalle tenebre del cuore umano e che la principale causa della crisi odierna è un odio diffuso,
che genera divisioni e guerre.
Se è vero che l’unico vero antidoto all’odio è l’amore,
è purtroppo altrettanto vero che questa ultima parola è stata travisata e strumentalizzata più di tutte le altre.
Se dunque vogliamo ricuperare il vero significato dell’amore,
la via migliore è quella di riscoprirlo nella sua sorgente suprema:
l’Amore divino,
che dà senso e valore a quello umano.
Questo Amore si è manifestato nella storia varie volte;
ultimamente esso si è espresso nel messaggio del Sacro Cuore di Gesù,
come devozione suggerita da Dio stesso per salvare l’umanità in crisi.
Ecco perché riteniamo importante dare un contributo alla riscoperta di questo messaggio foriero di speranza.


Introduzione Ad ogni epoca la Provvidenza divina concede i rimedi adeguati ai mali dei quali soffre,
soccorrendola per combattere gli errori e i vizi,
specialmente quelli più dannosi e diffusi.
Essa provvede la Chiesa di strumenti per realizzare la sua missione di salvare le anime facendo progredire il Regno di Cristo.
La nostra epoca,
più travagliata di quelle passate,
non può mancare dei lumi e dei soccorsi necessari a questo scopo.
Se non li possediamo,
è perché non li abbiamo chiesti a Dio;
se li possediamo ma ci sembrano inefficaci,
è perché non li abbiamo usati nel modo dovuto.
Nel piano provvidenziale,
un ruolo particolare svolgono le forme di pietà e le devozioni suscitate dallo Spirito Santo nella storia e nella vita della Chiesa per guidarla verso la vittoria finale.
Dio non si limita a proclamare la Verità necessaria alla salvezza,
ma offre anche i mezzi per conoscerla,
amarla e praticarla,
e quindi offre pure gli antidoti agli errori che la contrastano e minacciano di estinguerla nell’animo dei popoli.
Così,
nel Vangelo il Redentore stesso mise in evidenza alcuni aspetti speciali della Verità universale ed alcune pratiche di pietà,
per distogliere i primi fedeli dagli errori e dai vizi del tempo e condurli sulla via della salvezza.
Analogamente la Chiesa,
lungo i secoli,
va mettendo in luce ed approfondendo alcuni aspetti speciali della Rivelazione ricevuta e va consigliando alcune devozioni concrete per confutare gli errori e vincere i vizi del tempo.
Fra le devozioni diffuse nei tempi moderni,
quella al Sacro Cuore è particolarmente raccomandabile.
I Papi affermano che «essa è non soltanto il simbolo,
ma anche,
per così dire,
la sintesi di tutto il mistero della Redenzione» e «la più completa professione della Religione cristiana»1.
Dal punto di vista pratico,
poi,
essa «è la via più rapida per arrivare alla perfezione» in quanto costituisce «la scuola più efficace della divina carità»;
pertanto essa «non è una qualsiasi pratica di pietà,
che sia lecito postporre ad altre o tenere in minor conto,
ma è una forma di culto sommamente idonea a raggiungere la perfezione cristiana»2.
C’è di più.
Assieme a quella alla Madonna,
la devozione al Sacro Cuore è la più adatta e necessaria anche perché costituisce l’antidoto più efficace alla empietà,
alla disperazione ed all’ odio tipici della nostra epoca.
Ecco come Pio XII spiega questa importanza:
«Mostrando il suo Sacratissimo Cuore,
il Signore,
in modo straordinario e singolare,
si degnò di attrarre le menti degli uomini alla contemplazione e alla venerazione dell’ amore misericordiosissimo di Dio per il genere umano.
Mediante una così eccezionale manifestazione,
infatti,
Gesù Cristo espressamente e ripetutamente indicò il suo Cuore come un simbolo quantomai adatto a stimolare gli uomini alla conoscenza e alla stima del suo amore,
ed insieme lo costituì quasi segno e caparra di misericordia e di grazia per i bisogni spirituali della Chiesa nei tempi moderni»3.
Giovanni Paolo II ribadisce che,
anche oggi,
«dal Cuore di Cristo,
l’ uomo impara a conoscere il vero e unico senso della sua vita e del suo destino,
a comprendere il valore di una vita autenticamente cristiana,
a guardarsi da certe perversioni del cuore umano,
a unire l’amore filiale verso Dio con l’amore del prossimo»4.
E’ per questo che la devozione al Sacro Cuore è stata quella che ha ricevuto le maggiori raccomandazioni dalla Santa Sede:
ne hanno trattato quattro encicliche papali,
senza contare molti altri interventi meno solenni ma anch’essi significativi.


– I – Origine della devozione Il Cuore divino nelle Sacre Scritture Il motivo dominante del culto al Sacro Cuore è l’amore di Gesù per il Padre e quindi per gli uomini.
Orbene,
questo si manifesta spesso,
nelle Sacre Scritture,
proprio usando il simbolo del cuore,
come segno dell’ amore di Dio per l’uomo e dell’ uomo per Dio.
L’Antico Testamento comandava infatti al fedele:
«Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore,
con tutta la tua anima e con tutte le tue forze;
queste parole,
che io oggi proclamo,
resteranno nel tuo cuore» (Dt.
,
6,
4-6)
.
Preannunciando l’avvento del Nuovo Testamento con la sua Legge interiore dell’ amore,
il Signore avvertiva per bocca del profeta Geremia:
«Io porrò la mia Legge nel loro intimo e la inciderò nel loro cuore;
così sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo» (Ger.
,
31,
33-34)
.
E per bocca di Ezechiele annunciava:
«Vi donerò un cuore nuovo e porrò in voi uno spirito nuovo;
toglierò dal vostro corpo il cuore di pietra e vi porrò un cuore di carne» (Ez.
,
36,
26)
.
Profetizzando che il Messia sarebbe stato ucciso e che il suo petto sarebbe stato trapassato da una lancia,
il profeta Zaccaria prevedeva che un fiume di grazie si sarebbe riversato sugli uomini da quel Costato aperto:
«Io effonderò sulla Casa di Davide e sopra gli abitanti di Gerusalemme lo Spirito di misericordia e di preghiera;
allora essi volgeranno lo sguardo a Colui che avevano trafitto e faranno lamenti su di Lui,
come si fa per la morte del Figlio unico» (Zac.
,
12,
9-10)
.
Col Nuovo Testamento,
queste profezie si compirono.
Quando Gesù morì sulla Croce e il suo Costato venne trapassato dalla lancia del centurione,
aprendo la via al suo Cuore,
nel Tempio di Gerusalemme si squarciò il velo che impediva l’accesso al Sancta Sanctorum (Mt.
,
26,
51)
:
questo significava che,
poiché la Redenzione era compiuta,
la via di accesso alla divina misericordia era ormai aperta e l’antica Legge col suo rigore era sostituita dalla nuova Legge dell’amore.
Nel raccontare la Passione,
i Vangeli riferiscono che,
per verificare che Gesù fosse effettivamente morto,
«uno dei soldati gli aprì un costato con una lancia,
e sùbito ne uscì sangue misto ad acqua» (Gv.
,
19-34)
;
san Giovanni vede in questo fatto il compimento della citata profezia di Zaccaria,
affermando che «questo è avvenuto affinché si compisse la Scrittura,
(.
.
.
)
quando dice:
“Volgeranno lo sguardo a Colui che avevano trafitto”» (Gv.
,
19,
36-37)
.
Più tardi,
Gesù risorto inviterà l’incredulo apostolo Tommaso a porre il dito nella ferita del Costato,
affinché creda e possa rifugiarsi nel suo Cuore ormai aperto alla vista di tutti coloro che non rifiutano la divina misericordia (Gv.
,
20,
27-28)
.
La ferita nel costato del Redentore e il Cuore ferito ed aperto sono stati e saranno oggetto di contemplazione per tutti i secoli,
fino alla fine dei tempi.
Giovanni Paolo II insegna che,
«fin dalle origini,
la Chiesa ha rivolto lo sguardo al Cuore di Cristo trafitto sulla Croce,
(.
.
.
)
e,
nel Cuore del Verbo Incarnato,
i Padri dell’Oriente e dell’Occidente cristiani hanno visto l’inizio dell’intera opera della nostra salvezza,
frutto dell’amore del divino Redentore»5.
Ebbene,
possiamo dire che «la devozione al Sacro Cuore è la traduzione,
in termini di culto,
dello sguardo che,
secondo la parola profetica ed evangelica,
tutte le generazioni volgeranno a Colui che è stato trafitto,
cioè al Costato di Cristo trafitto dalla lancia»6.
La devozione al Sacro Cuore non mira ad altro che a imitare le virtù del Redentore,
facendone propri sentimenti e desideri e soprattutto la carità soprannaturale.
Lo stesso Gesù presenta il suo Cuore ai fedeli come modello da imitare:
«Imparate da me,
che sono mite ed umile di cuore» (Mt.
,
11,
29)
.
Dal suo Cuore il cristiano può aspettarsi ogni sostegno:
«Venite a me,
voi tutti che siete affaticati e stanchi,
perché io vi darò pieno riposo,
e troverete pace per le anime vostre» (Mt.
,
28-29 11,
)
.
San Paolo esorta i primi cristiani dicendo loro:
«Cristo dimori nei vostri cuori per mezzo della fede» (Ef.
,
3,
17)
,
affinché «regni la bella carità che nasce da un puro cuore,
da una retta coscienza e da una sincera fede» (1Tim.
,
1,
5)
.
San Giovanni,
primo apostolo del Sacro Cuore L’apostolo prediletto,
san Giovanni Evangelista,
è considerato il primo devoto del Sacro Cuore e quindi patrono di questa devozione.
Infatti,
avendo avuto la santa audacia di reclinare la testa sul petto del Redentore,
durante l’ultima cena,
egli fu il primo che poté ascoltare i palpiti del Cuore divino (Gv.
,
13,
23)
.
Nel gesto di reclinarsi sul petto di Gesù sono espressi l’illimitata fiducia,
l’abbandono filiale e la familiarità che l’Apostolo vergine aveva verso di Lui.
Così si avvicinava a Lui per consolarlo,
manifestandogli la sua adesione e il suo amore.
Con quel gesto,
san Giovanni ricevette un torrente di grazie che gli permise di diventare l’ «aquila» del collegio apostolico,
che volò più alto di tutti,
trasmettendoci le verità più elevate sul Verbo Incarnato.
Inoltre,
ebbe il privilegio di rappresentare la Chiesa nascente ai piedi della Croce e di ricevere da Gesù stesso il ruolo di protettore della Madonna (Gv.
,
19,
26-27)
.
Santa Gertrude ebbe una visione in cui rivolse a san Giovanni alcune domande al riguardo,
chiedendogli perché,
nel suo Vangelo e nelle sue Lettere,
aveva fatto solo intravedere quei misteri amorosi che aveva ricevuto dal Sacro Cuore.
San Giovanni le rispose:
«Il mio ministero doveva limitarsi a rivelare,
sul Verbo increato,
eterno Figlio del Padre,
alcune parole feconde,
sulle quali l’intelligenza degli uomini meditasse continuamente,
senza poter mai esaurirne le ricchezze.
Ma agli ultimi tempi è riservata la grazia di udire l’eloquente voce delle pulsazioni del Cuore di Gesù.
Nell’udire questa voce,
l’invecchiato mondo ringiovanirà,
si risveglierà dal suo torpore e il calore del divino amore lo infiammerà un’ultima volta»7.


L’insegnamento dei Padri e dei Dottori della Chiesa Se la devozione al Sacro Cuore venne appena prefigurata nell’ Antico Testamento e solo accennata nel Nuovo,
essa si sviluppò fin dai primi secoli della Chiesa.
Papa sant’Alessandro I affermò che la Chiesa nacque dalla Passione di Cristo e particolarmente dal momento in cui la piaga del Costato,
aperta dalla lancia,
versò sugli uomini le ultime gocce del Sangue redentore8.
San Ireneo di Lione,
vescovo martirizzato nel 208,
scrisse:
«La Chiesa è quella fonte di acqua viva scaturita per noi dal Cuore di Cristo».
Similmente si espresse san Giustino,
martirizzato nel 165:
«Noi cristiani siamo il vero Israele uscito da Cristo,
scaturito dal Cuore di Cristo come l’acqua dalla roccia»9.
Papa san Gregorio Magno così esortava il fedele:
«Intuisci nelle parole di Dio il suo Cuore,
affinché tu possa avere una più ardente attrattiva per i beni eterni»10.
Altri che celebrarono il Sacro Cuore furono san Beda il Venerabile,
sant’ Anselmo di Aosta,
il beato Guerrico d’Igny,
Gilberto di Holland e Riccardo di San Vittore.
Una menzione speciale meritano san Bernardo di Chiaravalle,
che scrisse:
«Il segreto del Cuore ci venne scoperto mediante la ferita nel Costato,
rivelandoci questo gran sacramento di bontà:
le viscere misericordiose del nostro Dio»11;
e il suo discepolo Guglielmo di Saint-Thierry,
che definì il Sacro Cuore come «Santo dei Santi,
Arca dell’ Alleanza,
scrigno aureo,
urna della nostra umanità contenente la manna della divinità»12.
In quell’ epoca,
il culto della Chiesa era rivolto soprattutto alla piaga del Costato del Redentore.
Ma «quanto venne scritto sul Costato di Cristo,
deve similmente attribuirsi al suo Cuore,
trafitto dal colpo di lancia»13.
Fu nel Medioevo che questa devozione prese la forma del culto al Cuore divino:
la piaga del Costato venne concepita come porta d’ingresso per arrivare ai mistici penetrali del Sacro Cuore,
anch’esso trafitto dalla lancia.
Fino ad allora,
questa devozione era limitata ad un culto privato,
praticato da anime elette,
solitamente monaci,
ma non riceveva ancora un culto pubblico,
per cui non aveva un’autorizzazione ufficiale né una diffusione popolare.
A gloria del sesso femminile,
bisogna dire che furono alcune grandi mistiche medioevali a rilanciare la devozione diffondendola aldifuori dei chiostri.
Nel secolo XII,
il suo centro fu il monastero benedettino di Helfta,
nella Sassonia (Germania)
.
In esso si formò quasi una scuola sul Sacro Cuore,
promossa da una famiglia spirituale di pie religiose:
santa Lutgarda (+1246)
,
santa Matilde di Magdeburgo (+1282)
,
la badessa Gertrude di Hackeborn (1232-1292)
e le sorelle santa Matilde di Helfta (+1299)
e santa Gertrude la Grande (1256-1302)
.
Alcune di loro furono favorite da visioni del Sacro Cuore e illuminate sulla devozione che dovevano diffondere nella Chiesa.
Nel secolo XIII,
questa devozione ebbe una maturazione teologica,
soprattutto per merito degli Ordini mendicanti.
Francescani e domenicani,
con la loro ardente predicazione e il loro sapienziale insegnamento,
cominciarono a diffondere nel popolo quella spiritualità radicale che fino ad allora era rimasta privilegio di poche anime separate dal mondo.
San Francesco di Assisi,
san Domenico,
sant’Antonio da Padova,
sant’Alberto Magno,
san Bonaventura,
san Tommaso d’Aquino e più tardi il beato Enrico Suso,
santa Caterina da Siena,
santa Brigida di Svezia e santa Lutgarda di Awières si fecero banditori della spiritualità del Cuore trafitto.
San Tommaso d’Aquino,
principe della Scolastica,
insegnò ad esempio:
«Cristo versò il suo Sangue dalla piaga del Costato e da quella del Cuore,
allo scopo di fortificare la vacillante fede dei suoi discepoli e di eccitare la pietà di molti altri che sono ingannati dalla tranquillità di una vita piacevole,
riavvivando le anime fredde e indebolite»14.
Nel Medioevo,
una devozione gloriosa e trionfale Dall’epoca carolingia fino al XIII secolo,
la devozione al Sacro Cuore fu caratterizzata da uno stile trionfale.
Come il Redentore era spesso raffigurato in modo regale e luminoso,
così anche gli aspetti della sua Umanità erano presentati con caratteristiche gloriose.
Basti ricordare le immagini che raffiguravano Gesù inchiodato sulla Croce,
ma vestito con fastosi paramenti da sommo Pontefice e con una corona regale sulla testa.
«Il Sacro Cuore,
percepito dalle vergini di Helfta nelle loro ore di pia contemplazione,
era un Sacro Cuore trionfante che attraeva irresistibilmente tutti i cuori.
Esse lo contemplavano glorioso,
vincitore,
amante,
teneramente amato,
raggiante»15.
Questo «trionfalismo» era allora giustificato.
Nel Medioevo,
nonostante le sue manchevolezze,
gli scismi e i disordini,
la Chiesa guidava lo spirito dei popoli,
esercitando una influenza benefica anche sulla vita sociale.
Così Papa Leone XIII descrive quei secoli di Fede:
«Vi fu un tempo in cui la filosofia del Vangelo governava gli Stati.
In quell’epoca,
l’efficacia propria della sapienza cristiana e la sua divina virtù erano penetrate nelle leggi,
nelle istituzioni,
nella morale dei popoli,
impregnando tutte le classi e i rapporti sociali»16.
Vi erano numerosi santi,
molti uomini tendevano alla perfezione e moltissimi vivevano abitualmente in stato di grazia,
spandendo il «buon odore di Cristo».
Era l’epoca delle grandi cattedrali,
degli splendidi monasteri e abbazie,
degli austeri e imponenti castelli,
delle laboriose corporazioni professionali,
dei coraggiosi ordini cavallereschi,
delle crociate e delle prime missioni,
del dotto insegnamento teologico e delle prime scoperte scientifiche,
delle nascenti letterature nazionali e di numerosi capolavori artistici.
Re e regine santi governavano non poche nazioni,
l’aristocrazia si sentiva impegnata sulla via della perfezione evangelica,
sia vivendo nel mondo che rifugiandosi nei conventi,
la nascente borghesia incominciava a sensibilizzarsi all’opera della caritatevole assistenza ai bisognosi.
Nell’ atmosfera sociale della Cristianità medioevale,
il Redentore era come in casa propria,
circondato da rispetto,
obbedienza e amore.


La svolta dell’epoca moderna Se nel Medioevo molte devozioni ebbero questo carattere glorioso e trionfale,
con l’avvento dell’epoca moderna si realizzò un cambiamento nella spiritualità.
Già nel XIII secolo era apparsa una crescente attenzione rivolta all’ Umanità del Redentore,
alle sue caratteristiche interiori ma anche fisiche,
alla sua vulnerabilità,
e quindi una crescente sensibilità per i dolorosi misteri della Passione,
ma anche dell’Infanzia,
dimostrata dal diffondersi di pratiche come la Via Crucis e il Presepio.
Dal XIV secolo,
la spiritualità cominciò a perdere il suo stile luminoso e glorioso,
per prenderne uno più umbratile e accorato.
Molte devozioni si orientarono a svolgere una funzione soprattutto di riparazione ed espiazione delle colpe umane.
Questo cambiamento era necessario per approfondire le qualità umane e gli avvenimenti terreni riguardanti il Redentore,
ma fu accentuato dal cambiamento di clima spirituale che si stava realizzando tra il XIV e il XVI secolo.
Gli ambienti sociali più elevati stavano allontanandosi dalla Fede,
concentrando il loro interesse nell’orgogliosa esaltazione dell’ Uomo,
autonomo da Dio e dalla Chiesa.
I doni concessi da Dio alle nazioni cristiane cominciavano ad essere usati contro di Lui,
per costruire una società in cui l’Uomo,
diventato «adulto ed emancipato»,
potesse regnare al posto del suo Creatore.
Nasceva così la Rivoluzione anticristiana,
motore del successivo processo di secolarizzazione.
17 In questa nuova situazione,
molti scrittori spirituali rilanciarono la devozione del Sacro Cuore,
affidandole il compito di espiare le colpe dell’ epoca.
Fra essi ricordiamo Giovanni di Landsberg (detto Lanspergio,
1489-1539)
,
l’abate certosino che diffuse le rivelazioni fatte a santa Gertrude e le trasmise ai gesuiti;
Luigi de Blois (1506-1566)
,
abate benedettino di Liessies,
che trasmise la devozione a san Francesco di Sales (1567-1622)
;
Giovanni Olier (1608-1657)
,
fondatore della Congregazione di San Sulpizio;
e soprattutto il gesuita olandese san Pietro Canisio (1521-1597)
.
Dobbiamo innanzitutto a lui se la Compagnia di Gesù,
fin dagli inizi,
fu sensibile alla devozione al Sacro Cuore,
promossa dai gesuiti Louis Lallemant (+1635)
e Jean-Baptiste de Saint-Jure (1588-1657)
.
Un ruolo speciale ebbe san Francesco di Sales (1567-1622)
che insegnò non solo la imitazione dei sentimenti intimi di Cristo,
particolarmente quelli di umiltà,
dolcezza e pazienza,
ma anche la conformazione del cuore umano a quello divino.
Per sua influenza santa Giovanna di Chantal fondò l’ordine della Visitazione,
caratterizzato da questa devozione,
e fu proprio ad una religiosa di quest’ordine che,
come vedremo,
Gesù rivelò i misteri del suo Cuore.


Infine,
san Giovanni Eudes (1601-1680)
divenne il «padre,
dottore ed apostolo» della devozione al Sacro Cuore18.
Allievo dei gesuiti,
la sua vita spirituale si concentrò nell’ identificazione con l’Umanità del Verbo Incarnato,
della quale intendeva imitare le intenzioni,
i voleri e i sentimenti,
sintonizzandosi con i palpiti del suo Cuore.
Siccome alla devozione per Gesù univa quella per la Madonna,
egli divenne apostolo dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria,
che,
essendo uniti in un unico armonioso palpitare,
voleva che fossero imitati all’unisono dai fedeli.
Nel 1648,
san Giovanni Eudes ottenne l’approvazione di un Ufficio liturgico e di una Messa,
da lui scritti,
dedicati al Cuore di Maria.
Molto più tardi,
nel 1672,
ottenne anche l’approvazione di un Ufficio e di una Messa per il Sacro Cuore di Gesù,
sempre scritti da lui.
Dal 20 ottobre 1672 s’iniziò quindi in Francia un culto pubblico al Sacro Cuore,
che coinvolse varie diocesi.
Una solenne celebrazione fu quella promossa dalla principessa Francesca di Lorena,
badessa delle benedettine di San Pietro a Montmartre,
alla presenza di una parte della corte del Re Luigi XIV.
Montmartre,
presso Parigi:
lo stesso luogo sul quale,
come vedremo,
oltre tre secoli dopo,
verrà eretta la basilica votiva del Sacro Cuore!
Nel frattempo,
la devozione si diffondeva in altre corti europee;
nel 1688 la Regina di Polonia Maria Casimira la promuoveva nella sua reggia,
in ringraziamento per la grande vittoria ottenuta da suo marito,
il Re Giovanni Sobieski,
sui turchi presso Vienna nel 1683.
In quell’epoca,
apostoli e predicatori fecero sì che il culto al Sacro Cuore uscisse non solo dagli ambienti claustrali,
com’era già accaduto nel XII secolo,
ma anche da quelli ecclesiastici,
diffondendosi fra i laici di tutte le condizioni sociali.
La Provvidenza aveva posto le premesse affinché il Sacro Cuore ricevesse un culto universale e ufficiale.


– II –
Le rivelazioni a S.
Margherita Maria Alacoque
«Ecco quel Cuore che ha talmente amato gli uomini,
da non aver risparmiato nulla,
fino ad esaurirsi e consumarsi,
per testimoniare a loro il proprio amore» (Rivelazione del Sacro Cuore a Santa Margherita Maria,
del giugno 1675)
La vocazione alla sofferenza
Santa Margherita Maria Alacoque nacque il 22 luglio 1647 a Lauthecourt,
in Borgogna (Francia)
,
da una famiglia benestante e religiosa.
La sua vocazione fu precoce.
Nelle sue memorie la santa afferma che,
fin da bambina,
Dio le fece vedere «la grande bruttezza del peccato,
che mi fece tanto orrore,
che la minima colpa era per me un insopportabile tormento»19.
A ciò si aggiunse un grande gusto della preghiera e della penitenza,
alleato ad una grande pietà per i bisognosi e al desiderio di soccorrerli.
Morto presto il padre,
la madre Filiberta affidò la piccola Margherita Maria ad un convento di clarisse.
Passeggiando nel silenzio del chiostro e osservando la modestia e lo spirito di preghiera delle suore,
avvertì la chiamata alla vita religiosa.
A nove anni,
ricevuta la Prima Comunione,
aumentarono sensibilmente le grazie di orazione e il gusto per il raccoglimento .
Tuttavia,
ammalatasi seriamente,
dovette tornare alla casa materna.
Qui cominciò un periodo di dura prova.
La malattia la colpì per quattro anni,
impedendole anche di camminare.
Dopo aver fatto un voto alla Madonna,
ricuperò la salute.
Ma la sua sofferenza solo mutò forma.
La madre la affidò ad un cugino che gestiva il patrimonio familiare,
ed ella dovette sottomettersi a questo parente,
insocievole e insensibile,
che le negava anche le cose necessarie.
Dio permetteva questo,
per abituarla alle rinuncie e prepararla ad abbracciare quella vocazione di espiazione che le proporrà anni dopo.
Le precoci sofferenze,
accettate con esemplare pazienza,
la fortificarono sulla strada della santità.
Del resto,
l’arte del diventare santi sta appunto nel riuscire a raggiungere il midollo della vita,
penetrando l’amara scorza della sofferenza.
Già in questo periodo,
la santa ricevette grazie mistiche straordinarie.
Aveva un rapporto molto familiare con Gesù accompagnato da visioni:
«Il Salvatore mi era sempre presente,
sotto la figura del Crocifisso o dell’Ecce Homo,
carico della sua Croce;
questa immagine imprimeva in me tanta compassione e amore della sofferenza,
che tutti i suoi patimenti parevano leggeri se paragonati con il desiderio che sentivo di soffrire per conformarmi al mio Gesù sofferente»20.
Più tardi dirà:
«Dio mi ha dato tanto amore per la Croce,
che non posso vivere un momento senza soffrire:
ma soffrire in silenzio,
senza consolazioni né sollievi o compassioni;
e morire con questo Signore dell’anima mia,
sotto il peso di ogni specie di obbrobri,
di umiliazioni,
di oblii e di disprezzi»21.
La sua innocenza non deve però farci pensare che Margherita Maria fosse perfetta fin dall’ inizio;
tantomeno farci credere che fosse quella pupattola scialba e tonta,
che talvolta ci viene presentata in alcune biografie mielose e infedeli.
I testimoni dell’epoca raccontano invece di una ragazza sveglia,
spiritosa,
portata ai divertimenti,
attratta dalla vita in società,
ricercata dai giovani come un buon partito.
Insomma,
una ragazza del suo tempo e del suo ambiente,
con i suoi difetti,
ma anche con un segreto desiderio che le covava dentro e con la determinazione di realizzarlo;
infatti era stata prescelta dalla Provvidenza per una missione speciale.
Vedendola portata per la vita religiosa,
la famiglia pensò di affidarla ad un convento delle Orsoline,
nel quale viveva una sua cugina materna,
alla quale era molto legata.
Ma Margherita Maria rifiutò,
dando alla cugina una risposta che rivela il suo grande desiderio di perfezione:
«Se io entrassi nel tuo convento,
lo farei per amor tuo;
ma io voglio entrare in un convento nel quale non abbia parenti né conoscenti,
per essere religiosa per solo amore di Dio»22.
Questa decisione le fu suggerita da una voce interiore,
che l’avvertì:
«Non ti voglio lì,
ma in Santa Maria»,
il nome del convento della Visitazione situato a Paray-le-Monial.
Terminava così il periodo di prova in casa:
poteva farsi religiosa visitandina nel convento al quale era destinata dalla Provvidenza.
Accettata come novizia il 20 giugno 1671,
vestì l’abito religioso il 25 agosto dello stesso anno e fece la professione solenne il 6 novembre 1672 a 25 anni.
Dal Costato al Cuore divino Da religiosa,
Margherita Maria s’impegnò seriamente a progredire nella vita spirituale,
ritenendo che avrebbe mancato alla sua vocazione,
se non fosse riuscita a raggiungere presto la santità.
Con questo coraggio,
attirò la benevolenza di Dio,
che le rivolse queste parole interiori:
«Io cerco una vittima,
che voglia sacrificarsi come ostia d’immolazione per il compimento dei miei disegni»23.
Avendo corrisposto a questa chiamata,
ricevette ben presto molte e grandi grazie mistiche.
Ella racconta così una prima apparizione del Redentore,
che la preparava alle successive rivelazioni:
«Appena mi recai alla preghiera,
Gesù mi si presentò coperto di piaghe,
chiedendomi di guardare lo squarcio del suo sacro Costato:
un abisso senza fondo scavato dall’enorme freccia dell’amore.
(.
.
.
)
Esso è la dimora di tutti coloro che Lo amano.
(.
.
.
)
Ma siccome l’ingresso è piccolo,
per entrarvi è necessario farsi piccoli e spogliarsi di tutto»24.
Indicando le proprie ferite,
Gesù le disse queste aspre parole:
«Osserva in quale stato mi riduce il mio popolo eletto25,
da me destinato a placare la mia giustizia,
e che invece segretamente mi perseguita!
Se esso non si pente,
lo punirò duramente.
Una volta preservati i miei giusti,
immolerò tutti gli altri al furore della mia collera»26.
La santa arrivava così alla contemplazione del Costato ferito,
ma non ancora a quella del Cuore ivi nascosto.
Essa fu resa possibile dalle quattro Rivelazioni celesti,
ricevute tra il dicembre 1673 e il giugno 1675,
mentre era in adorazione del Santissimo Sacramento.


La prima rivelazione La prima rivelazione avvenne probabilmente la mattina del 27 dicembre 1673.
Essa indica l’intensità del desiderio divino di salvare gli uomini mediante la devozione al Sacro Cuore.
La santa così la racconta:
«Un giorno,
mentre stavo davanti al Santissimo Sacramento,
(...)
mi sentii tutta presa dalla sua divina presenza.
(.
.
.
)
Mi abbandonai al suo divino Spirito e,
affidando il mio cuore alla potenza del suo amore,
Egli mi fece riposare a lungo sul suo divino petto e mi svelò le meraviglie del suo amore e gli inesprimibili segreti del suo Sacro Cuore.
(...)
Egli mi disse:
«“Il mio divin Cuore è talmente appassionato di amore per gli uomini e per te in particolare,
che,
non potendo più trattenere in sé le fiamme della sua ardente carità,
sente il bisogno di diffonderle per mezzo tuo,
e di manifestarsi agli uomini per arricchirli con i propri preziosi tesori che ti rivelerò,
e che contengono le grazie santificanti e salvifiche necessarie per sottrarli all’abisso della dannazione.
Per eseguire questo gran progetto,
io ti ho scelto come un abisso d’indegnità e d’ignoranza,
affinché tutto venga fatto da me”.
«Poi,
Egli mi chiese il mio cuore,
e io Lo supplicai di prenderselo;
Egli lo fece collocandolo nel suo,
adorabile,
nel quale mi parve come un piccolo atomo che si consumava in quella sua ardente fornace.
Poi lo ritirò come una fiamma viva in forma di cuore e lo ripose nel luogo dal quale l’aveva tratto,
dicendomi:
«“Eccoti,
o mia prediletta,
un prezioso pegno del mio amore,
contenente una piccola scintilla delle sue più vive fiamme,
perché ti serva da cuore e ti consumi fino all’ultimo istante della vita.
(.
.
.
)
Per dimostrarti che la grande grazia che ti ho concesso non è immaginaria,
ma è fondamento di tutte le altre grazie che ti darò,
il dolore della ferita del tuo costato,
benché io l’abbia già chiusa,
ti durerà per tutta la vita.
E se finora tu non hai preso altro nome che quello di mia schiava,
ora io ti do quello di prediletta discepola del mio Sacro Cuore”»27.


La seconda rivelazione
Una seconda rivelazione avvenne probabilmente il 2 luglio 1674,
nella festa della Visitazione.
Così Margherita Maria la descrive in una sua lettera al padre Croiset:
«Questo Cuore divino mi fu manifestato come su un trono di fiamme,
più splendente del sole e trasparente come un cristallo,
con la sua adorabile piaga.
Esso era circondato da una corona di spine,
che significava le offese fattegli dai nostri peccati.
Era anche sormontato da una croce,
volendo significare che,
fin dai primi istanti della sua Incarnazione,
(.
.
.
)
in Esso vi fu piantata la Croce e che Egli,
fin dall’inizio,
fu colmato di tutte le amarezze che gli avrebbero causato le umiliazioni,
le povertà,
i dolori e i disprezzi sofferti dalla sua sacra Umanità nel corso della sua vita e passione.
Egli mi fece vedere che l’ardente desiderio che aveva di essere amato dagli uomini e di sottrarli alla via della dannazione,
nella quale Satana li precipita a moltitudini,
lo aveva spinto a formare questo progetto di manifestare il suo Cuore agli uomini,
con tutti i suoi tesori di amore,
di misericordia,
di grazia,
di santificazione e di salvezza ivi contenuti,
affinché coloro che desiderassero tributargli tutto l’amore,
l’onore e la gloria di cui fossero capaci,
venissero da Lui arricchiti con abbondanza e profusione di quei divini tesori del Cuore di Dio,
dei quali era la fonte:
un Cuore che è necessario onorare nell’ immagine di questo Cuore di carne,
esponendola pubblicamente secondo il suo desiderio.
(.
.
.
)
Dovunque questa immagine verrà esposta per essere onorata,
Egli da lì diffonderà le sue grazie e benedizioni.
Questa devozione è come un estremo sforzo del suo amore,
che desidera favorire gli uomini in questi ultimi tempi,
per liberarli dal dominio di Satana,
che intende distruggere» - 28.


La terza rivelazione
La terza rivelazione avvenne probabilmente nel 1674.
In essa,
il Redentore chiese a Margherita Maria di propagare il culto riparatore,
e anche la comunione frequente,
la comunione nei primi venerdì del mese e l’Ora Santa nella sera del giovedì.
Mentre era in adorazione del Ss.
mo Sacramento,
Gesù le apparve «splendente di gloria,
con le sue cinque piaghe che brillavano come cinque soli».
Egli le manifestò fino a qual punto aveva amato gli uomini,
dai quali non riceveva che «ingratitudini e disprezzi»,
mostrandole la necessità della riparazione amorosa:
«Questo mi è ben più doloroso di tutto quello che ho sofferto nella Passione.
Se almeno gli uomini mi retribuissero l’amore che ho avuto per loro,
stimerei ben poca cosa quello che per loro ho sofferto.
Ma essi hanno solo freddezze e rifiuti verso tutto il mio impegno nel fare il loro bene.
(.
.
.
)
Perlomeno,
dammi tu la soddisfazione di riparare alle loro ingratitudini nella misura delle tue possibilità».

A questo scopo,
la santa dovrà comunicarsi il più spesso possibile,
«non importa la mortificazione e l’umiliazione che ciò ti potrà provocare.
(.
.
.
)
Inoltre,
ti comunicherai tutti i primi venerdì del mese.
E tutte le notti tra il giovedì e il venerdì,
io ti farò sentire la mortale tristezza che provai nel giardino degli ulivi».
29

La quarta rivelazione
La quarta rivelazione avvenne nel 1675,
probabilmente tra il 13 e il 20 giugno.
E’ un invito a corrispondere con gratitudine e generosità all’ amore manifestato da Cristo agli uomini.
In questa occasione,
Gesù le mostrò ancora il suo Cuore,
dicendo:
«Ecco quel Cuore che ha talmente amato gli uomini,
da non aver risparmiato nulla,
fino a esaurirsi e consumarsi,
per testimoniare a loro il proprio amore.
Ma dalla maggior parte di loro non ricevo in risposta che ingratitudini per le loro irriverenze e sacrilegi e per la freddezza e disprezzo che hanno verso di Me nell’ Eucaristia.
Quello che più mi ferisce,
è che così agiscono anche cuori consacrati.
Per questo,
ti chiedo che,
il primo venerdi successivo all’ottava del Corpus Domini,
venga dedicato a una festa particolare per onorare il mio Cuore,
comunicandosi in quel giorno,
per ripararlo dagl’insulti che ha ricevuto nel tempo in cui viene esposto sugli altari.
Ti prometto che il mio Cuore si dilaterà per diffondere con abbondanza gl’influssi del suo divino amore su coloro che lo onoreranno in questo modo»30.


La grande Promessa
Scrivendo al padre Croiset,
santa Margherita Maria commentava:
«Egli mi fece vedere che il gran desiderio che aveva,
di essere amato dagli uomini e di sottrarli alla via della dannazione,
gli aveva fatto concepire il progetto di manifestare all’umanità il suo Cuore,
con tutti i tesori d’amore,
di misericordia,
di grazia,
di santificazione e di salvezza»31.
Oltre alle quattro rivelazioni,
il Redentore fece anche una speciale promessa,
contenuta in una lettera,
probabilmente del maggio 1668,
scritta dalla santa alla madre De Saumaise,
sua ex superiora.
Ella ricordò che un venerdì,
durante la Comunione,
Gesù le disse:

«Nell’ eccessiva misericordia del mio Cuore,
io ti prometto che il suo onnipotente amore,
a tutti coloro che si comunicheranno consecutivamente in nove primi venerdì del mese,
concederà la grazia della penitenza finale,
evitando di morire in mia disgrazia e privi dei Sacramenti,
ricevendovi (= nel Cuore)
sicuro rifugio all’ ultimo momento di vita».


Le dodici promesse del Sacro Cuore Dal messaggio di Paray-le-Monial derivano le cosiddette «dodici promesse» del Sacro Cuore,
che ci ricordano in modo sintetico e facile le grazie legate a questa devozione.
La lista,
tratta dalle rivelazioni del Redentore alla santa,
è anonima.
Si sa solo che è degna di fede,
poiché le promesse sono effettivamente contenute nei testi della santa32.
Comunque sia,
essa ha molto facilitato la diffusione della pia pratica.


Ecco la lista,
alla quale aggiungiamo il riferimento ai testi di santa Margherita Maria:
1.
Ai devoti del mio Sacro Cuore,
darò tutte le grazie e gli aiuti necessari al loro stato (Lettera n.
141)
.
2.
Stabilirò e manterrò la pace nelle loro famiglie (Lettera n.
35)
.
3.
Li consolerò in tutte le loro afflizioni (Lettera n.
141)
.
4.
Sarò per loro sicuro rifugio in vita e soprattutto nell’ora della morte (Lettera n.
141)
.
5.
Spargerò abbondanti benedizioni su tutte le loro fatiche e imprese (Lettera n.
141)
.
6.
I peccatori troveranno nel mio Cuore una inesauribile fonte di misericordia (Lettera n.
132)
.
7.
Le anime tiepide diventeranno ferventi con la pratica di questa devozione (Lettera n.
132)
.
8.
Le anime ferventi saliranno rapidamente ad un’alta perfezione (Lettera n.
132)
.
9.
La mia benedizione rimarrà nei luoghi in cui verrà esposta e venerata l’immagine del Sacro Cuore (Lettera n.
35)
.
10.
A tutti coloro che opereranno per la salvezza delle anime,
darò la grazie per poter convertire i cuori più induriti (Lettera n.
141)
.
11.
Le persone che diffonderanno questa devozione avranno i loro nomi scritti per sempre nel mio Cuore (Lettera n.
141)
.
12.
A tutti coloro che si comunicheranno nei primi venerdì di nove mesi consecutivi,
darò la grazia della perseveranza finale e della salvezza eterna (Lettera n.
86)
.


La promessa di vittoria Le rivelazioni del Sacro Cuore culminarono in una entusiasmante promessa di vittoria finale sui suoi avversari.
Margherita Maria si lamentava delle incomprensioni,
delle derisioni e degli ostacoli che subiva ogni volta che tentava di diffondere la devozione,
tanto che alcuni cercavano di farla passare per visionaria o addirittura per indemoniata.
Allora Gesù la confortò con queste parole profetiche:
«Non temere:
io regnerò,
nonostante i miei nemici e tutti coloro che vorranno opporsi».
La santa commentò nella sua Autobiografia:
«Questo mi fu di gran consolazione,
perché non desideravo altro che di vederlo regnare.
Affidai perciò a Lui stesso la difesa della sua causa»33.
In alcune sue lettere,
la veggente ribadì la promessa ricevuta:
«Egli regnerà,
nonostante i suoi nemici;
Egli si renderà signore e padrone dei cuori umani»;
«Questo Cuore divino regnerà,
nonostante tutti coloro che vorranno opporglisi;
Satana finirà umiliato con tutti i suoi seguaci»34.


– III – La richiesta del Sacro Cuore al Re di Francia
Comunemente si pensa che il messaggio del Sacro Cuore a Margherita Maria abbia un carattere esclusivamente religioso.
Invece contiene anche una richiesta sociale di portata epocale,
sebbene ben poco conosciuta.
L’anno prima della morte,
nel 1689,
la santa ricevette da Gesù una ultima rivelazione,
con il compito di trasmettere una sua precisa richiesta al Re francese,
il celebre Luigi XIV,
detto «il Re Sole».
Ella la pubblicizzò in due lettere,
inviate alla madre De Saumaise,
sua antica superiora,
di famiglia altolocata e con legami negli ambienti di corte.
La richiesta doveva essere tramessa mediante il padre gesuita De La Chaise,
confessore del sovrano,
che essendo stato superiore di san Claudio de la Colombière,
conosceva il messaggio di Paray-le-Monial.
Nelle due lettere,
la santa rivelò una sorta di strategia divina che mirava a realizzare la rinascita spirituale dell’epoca.
Nell’ardente desiderio di convertire le anime,
il Sacro Cuore voleva essere venerato in modo speciale dalle élites,
le quali,
mediante il loro esempio,
potevano facilitare la diffusione della fede e delle virtù nell’ intera società.
Con l’irraggiamento del suo esempio su tutta la Francia e sugli altri regni europei,
Luigi XIV poteva diventare una guida di questa apostolica impresa,
come in altri tempi lo fu il suo antenato san Luigi IX.
Ma quale era la richiesta?
Nella prima lettera,
Margherita Maria scrisse che Gesù le aveva detto,
riferendosi al Re:
«Fa’ sapere al figlio primogenito del mio Sacro Cuore35 che,
come la sua nascita temporale fu ottenuta grazie alla devozione ai meriti della mia santa Infanzia36,
così la sua nascita alla grazia e alla gloria eterna verrà ottenuta mediante la consacrazione che egli farà di se stesso al mio adorabile Cuore,
che vuole trionfare sul suo e,
mediante questo,
sui cuori dei grandi della terra».
Il Redentore chiedeva dunque al Re di consacrarsi al Sacro Cuore,
convertendosi sinceramente.
Ma gli proponeva anche d’impegnarsi in una missione di apostolato sulle élites e,
tramite queste,
sul popolo francese e sull’intera Cristianità.
Così continuava infatti il messaggio divino:
«Il Sacro Cuore desidera entrare con pompa e magnificenza nei palazzi dei prìncipi e dei Re,
per esservi oggi onorato tanto quanto venne oltraggiato,
umiliato e disprezzato durante la sua Passione.
Egli desidera di vedere i grandi della terra tanto abbassati e umiliati ai suoi piedi,
quanto allora venne annichilito»37.
Va notato che la consacrazione non doveva restare confinata nel suo aspetto privato,
ma doveva ridondare nella vita pubblica del regno.
Aggiungeva infatti il messaggio a Luigi XIV:
«Il Sacro Cuore vuole regnare nella sua reggia,
essere raffigurato sui suoi stendardi e inciso sulle sue armi,
per renderle vittoriose su tutti i suoi nemici,
abbattendo ai suoi piedi le teste orgogliose e superbe,
per farlo trionfare su tutti i nemici della Chiesa»38.
Nella seconda lettera alla madre De Saumaise,
del 28 agosto 1689,
Margherita Maria descrisse gli omaggi religiosi che il Re doveva compiere.
Ella scrisse:
«Volendo riparare le amarezze e le angosce sofferte,
fra le umiliazioni e gli oltraggi della sua Passione,
dal Cuore adorabile del suo Figlio nei palazzi dei potenti della terra,
l’Eterno Padre vuole stabilire il suo imperio nella Corte del nostro gran sovrano,
servendosi di lui per eseguire un gran progetto,
da realizzare in questo modo:
far costruire un tempio nel quale venga esposto un quadro raffigurante il Cuore divino,
affinché Esso possa ricevervi la consacrazione e gli omaggi del Re e di tutta la Corte.
(.
.
.
)
Gesù ha scelto lui (= il Re)
come suo fedele amico,
per ottenere dalla Santa Sede Apostolica l’autorizzazione della Messa in suo onore,
con tutti i privilegi che devono accompagnare la diffusione di questa devozione.
In questo modo,
Egli vuole dispensare i tesori delle sue grazie di santificazione e di salvezza,
cospargendo di benedizioni tutte le imprese del Re,
rivolgendole a sua gloria e rendendone vittoriose le armi»39.


Riassumendo,
le richieste rivolte da Gesù a Luigi XIV erano queste:
1.
il Re deve consacrarsi con la sua famiglia al Sacro Cuore e offrirgli pubblici omaggi;
2.
egli deve chiedere ufficialmente alla Santa Sede di autorizzare la Messa del Sacro Cuore e di concedere privilegi per l’universale diffusione di questa devozione;
3.
egli deve far costruire una basilica dedicata al culto del Sacro Cuore;
4.
egli deve porre la Francia sotto la protezione del Sacro Cuore,
raffigurandolo sugli stendardi e sulle armi del regno;
5.
egli deve promuovere nell’ intera Europa i diritti di Gesù Cristo come Re dei Re e sovrano dei sovrani40.
Dio non chiede mai l’impossibile.
Difatti,
la richiesta di Gesù avrebbe potuto essere esaudita dal Re.
La devozione al Sacro Cuore era già conosciuta e praticata nell’ aristocrazia e perfino nella famiglia regale:
Maria Teresa,
sposa di Luigi XIV,
era membro della Confraternita del Sacro Cuore,
e lo era anche la zia del Re,
l’esiliata Regina Maria Beatrice d’Inghilterra,
iniziata a quella devozione da san Claudio de la Colombière.
Inoltre la Francia era abituata ad avere una sacra insegna nazionale:
il vessillo del suo patrono san Dionigi veniva portato con pompa nelle cerimonie più solenni e nelle battaglie più importanti41.
Nella seconda lettera,
Margherita Maria suggerì alla madre De Saumaise la via per far arrivare la richiesta al Re:
«Siccome Dio,
per l’esecuzione di questo progetto,
ha scelto il rev.
mo padre De La Chaise,
per via del potere datogli sul cuore del nostro gran sovrano42,
toccherà dunque a lui far trionfare questa iniziativa»43.
Secondo la santa,
era opportuno far conoscere alla Corte le richieste di Gesù tramite la superiora del convento visitandino di Chaillot.
Questo infatti era sede della Confraternita del Sacro Cuore,
era situato vicino alla reggia di Versailles e aveva relazioni con la Corte,
in quanto fondato dalla Regina Enrichetta di Francia,
zia di Luigi XIV;
inoltre la sua superiora,
madre Croiset,
d’illustre famiglia e di conosciuta pietà,
godeva dell’ amicizia di Maria Beatrice d’Inghilterra e della stima del Re stesso.
Madre Croiset,
il padre De La Chaise,
le Regine Maria Beatrice e Maria Teresa,
tutti e quattro devoti del Sacro Cuore,
potevano dunque fare una santa alleanza per informare e convincere il Re.
Una richiesta non esaudita

Non sappiamo se Luigi XIV ricevette effettivamente questa richiesta.
E’ molto probabile che sia stata trasmessa dalla madre De Saumaise alla madre Croiset,
e che questa l’abbia trasmessa al padre De La Chaise.
Ma non è sicuro che questi l’abbia a sua volta trasmessa al Re.
Quello che è certo,
è che la richiesta del Sacro Cuore non venne esaudita.
Come mai questo fallimento?
Il motivo non è chiaro.
Tuttavia bisogna tener presente che Luigi XIV,
benché sinceramente cattolico,
in quel tempo aveva rapporti difficili con la Santa Sede;
egli infatti promuoveva una politica che spesso sottometteva le questioni religiose ai suoi sogni di potenza.
E’ quindi probabile che il suo confessore non abbia ritenuto opportuno rivolgergli il messaggio di Margherita Maria.
Glielo avrà rivolto più tardi,
dopo il 1693,
quando il nuovo Papa Innocenzo XII stabilì migliori rapporti con lui?
Non lo sappiamo.
In ogni caso,
non se ne fece nulla.
Comunque siano andate le cose,
c’è un fatto innegabile:
le conseguenze di questa inadempienza furono tragiche.
Gli anni che seguirono la mancata corrispondenza di Luigi XIV alle richieste del Sacro Cuore segnarono l’inizio della decadenza del regno,
con l’arrivo di umiliazioni e sconfitte.
Dopo la sua morte,
quella Francia che avrebbe dovuto diventare promotrice della riscossa cristiana,
cedette alla crescente influenza del razionalismo e del libertinismo,
che la indebolirono spiritualmente e moralmente.
Ma anche l’intero continente entrò in un lungo periodo di crisi,
indicato dagli storici come inizio della decadenza europea,
e che sfociò nella tragedia della Rivoluzione Francese44.
Tuttavia,
nel XVIII secolo,
alcuni membri della Corte francese vennero a conoscenza delle divine richieste e diventarono apostoli della nostra devozione.
Ad esempio,
la Regina Maria Leczinska e suo figlio,
il Delfino (cioè erede al trono)
di Francia,
fecero erigere a Versailles una cappella in onore del Sacro Cuore,
inaugurata però molto tardi,
nel 1773,
quando l’erede era morto prima di salire sul trono.
Successivamente anche la principessa Maria Giuseppa di Sassonia trasmise questa devozione al figlio Luigi XVI;
eppure nemmeno questo pio sovrano esaudì le richieste rivolte al suo avo.
Toccò proprio allo sfortunato Luigi XVI la drammatica sorte di pagare le conseguenze di queste inadempienze.
Nel 1789 scoppiò la terribile Rivoluzione Francese.
1789:
esattamente un secolo dopo il messaggio del Sacro Cuore al «Re Sole»!
Tre anni dopo,
nel 1792,
mentre era prigioniero dei rivoluzionari,
il deposto Luigi XVI,
diventato ormai il «cittadino Luigi Capeto»,
si ricordò del messaggio di santa Margherita Maria.
Allora,
in uno scritto commovente,
promise che,
se fosse scampato alla morte e tornato sul trono,
avrebbe consacrato se stesso e il regno al Sacro Cuore,
promovendone il culto ed erigendo una basilica45.
Ma,
come dirà poi Gesù stesso in una sua rivelazione a Suor Lucia di Fatima,
era troppo tardi.
La famiglia regale,
pagando le colpe dei suoi avi,
venne sterminata;
a Luigi XVI,
che si rifiutò di eseguire le leggi anticristiane imposte dalla Rivoluzione,
restò la grazia di morire da martire,
come proclamò subito dopo papa Pio VI.


– IV – Conquiste del Sacro Cuore
Il ruolo di san Claudio de la Colombière Una volta recepito il messaggio del Sacro Cuore,
Margherita Maria si dedicò totalmente a «far sì che sempre Egli regni nei cuori come sposo,
sovrano e padrone»46.
Ma come poteva una sconosciuta religiosa diffondere nel mondo questo messaggio?
Dio non dà mai una missione senza fornirne gli strumenti.
Così,
mediante una parola interiore47,
Gesù comunicò alla veggente che le avrebbe inviato in soccorso «il mio fedele servitore e amico perfetto».
Quando,
all’ inizio del 1675,
il giovane sacerdote Claudio de la Colombière le venne presentato a Paray-le-Monial,
Margherita Maria udì una altra voce interiore:
«Ecco colui che t’invio»48.
Claudio,
nato nel 1641 da nobile famiglia,
divenne gesuita e,
sotto l’influsso della cosiddetta «scuola francese»,
predicò la fiducia in Dio contrastando il pessimismo giansenista.
Benché giovane,
fu scelto come precettore dei figli di Colbert,
il potente ministro di Luigi XIV.
Il padre De la Chaise,
superiore gesuita di Lione,
sapendo che al convento di Paray-le-Monial c’era una umile religiosa,
che sembrava favorita da grazie mistiche ma che era contrastata dalle più autorevoli persone,
decise d’inviarvi un uomo capace di verificare l’autenticità di quei fenomeni:
appunto il padre de la Colombière.
Padre Claudio incontrò Margherita Maria e ne ricevette la confessione.
Dopodiché,
la rassicurò ch’ella era condotta da un buono spirito e la esortò ad essere grata a Dio per quei favori celesti.
Le raccomandò solo di mantenersi obbediente ai superiori,
offrendosi come guida spirituale.
Egli poi incontrò la superiora del convento,
la madre De Saumaise,
che difendeva timidamente la sua religiosa,
ma era preoccupata per le autorevoli opinioni contrarie.
Con sapienza e acume,
il padre dichiarò di credere nell’autenticità delle visioni,
incoraggiando la superiora a propagarle.
Difatti,
da allora la madre De Saumaise divenne apostola della devozione al Sacro Cuore.
Per dare l’esempio,
Margherita Maria e il padre Claudio si consacrarono al Sacro Cuore,
dando inizio ad un movimento che dal monastero di Paray-le-Monial si sarebbe diffuso in tutto l’orbe.
Nonostante l’appoggio di questo noto e stimato sacerdote,
non cessarono né le critiche né le calunnie contro la santa.
Ma egli fu per lei una grande consolazione e un efficace impulso alla diffusione del suo messaggio.
Più tardi,
Claudio dovette abbandonare Paray-le-Monial,
perché il suo superiore gli aveva dato l’incarico di direttore spirituale di Maria Beatrice d’Este,
divenuta Regina della protestante Inghilterra.
Egli fece diventare la Regina devota del Sacro Cuore.
Il 12 marzo 1696,
ella scrisse una lettera a Innocenzo XII,
chiedendogli di concedere a tutti i monasteri della Visitazione l’autorizzazione a celebrare la festa del Sacro Cuore,
«preferibilmente nel venerdì successivo alla ottava della festa del Corpus Domini».
Così,
una Regina si era fatta paladina di una delle richieste rivolte da Gesù a santa Margherita Maria.
Padre Claudio aveva temprato nelle persecuzioni la sua fiducia nel Sacro Cuore.
Visitato a Londra da un suo amico francescano,
egli gli raccomandò la devozione al Sacro Cuore e aggiunse:
«Nessuno può conoscere i misteri di questo Cuore,
se non ha provato il calice di amarezze così pienamente bevuto da Cristo nell’ orto degli ulivi.
Anche se riceveranno come consolazione il centuplo di quanto avranno abbandonato,
gli amici di Cristo non possono sfuggire alla dolorosa spada delle persecuzioni»49.
Quel francescano,
padre John Wall,
confortato dalle parole udite,
verrà martirizzato dagli anglicani e proclamato santo dalla Chiesa.
Tornato in Francia,
il padre de la Colombière morì in odore di santità proprio a Paray-le-Monial nel 1682.
Alla causa del Sacro Cuore,
egli fu ancor più utile da morto di quanto non lo era stato da vivo.
I suoi scritti vennero letti con devozione,
specialmente nei conventi della Visitazione.
Un giorno,
proprio a Paray-le-Monial,
durante la refezione,
venne letto questo passo:
«Essendosi Dio manifestato ad una persona della quale a ragione si crede che vive in conformità al suo Cuore,
a causa delle grandi grazie che le ha concesso,
questa persona mi spiegò la sua situazione e io le ho comandato di porre per scritto quanto mi aveva detto a viva voce».
Venne letto anche il passo successivo,
nel quale egli riferiva l’apparizione contenente la terza rivelazione del Sacro Cuore.
Le suore conoscevano già quel messaggio,
perché Margherita Maria,
in qualità di maestra di novizie,
lo aveva diffuso nel convento,
ma senza dire di averlo ricevuto in visione.
Così le suore vennero a sapere che quel messaggio non era la opinione devota di una consorella ma una rivelazione di Gesù stesso50.
Ciò che Claudio,
da vivo,
aveva giudicato prudente nascondere,
lo rivelava ora da morto,
continuando la sua missione di sostegno alla misconosciuta messaggera del Sacro Cuore.
Margherita Maria approfittò della circostanza per proporre alle novizie un omaggio al Sacro Cuore,
nel primo venerdì successivo all’ottava del Corpus Domini.
E così,
il 20 luglio 1685,
davanti ad una semplice immagine di Gesù,
le suore si consacrarono al Sacro Cuore.
Nonostante l’iniziale opposizione di molte consorelle,
ella riuscì tre anni dopo ad aprire nel convento una piccola cappella dedicata al Sacro Cuore,
inaugurata il 7 settembre 1688 con una processione popolare,
guidata dai sacerdoti di Paray-le-Monial51.
Il «soavissimo incarico» della Compagnia di Gesù
Non era un caso,
se il primo sostegno della veggente di Paray-le-Monial era stato quello di un gesuita.
La Compagnia di Gesù era destinata ad essere il principale diffusore della devozione al Sacro Cuore.
Questo ruolo fu preannunciato a Margherita Maria da una visione,
raccontata da lei stessa in una lettera del 1688 alla madre De Saumaise:
«Mi fu presentato un luogo molto elevato,
spazioso e ammirevole per bellezza,
al centro del quale si trovava un trono di fiamme,
sul quale stava il Cuore di Gesù con la sua piaga,
la quale lanciava raggi talmente ardenti e brillanti da illuminare e riscaldare l’intero luogo.
Da un lato stava la Santa Vergine Maria;
dall’altro,
san Francesco di Sales col santo padre de la Colombière».
Volgendosi al padre de la Colombière,
la Madonna disse:
«Voi,
fedeli servitori del mio divin Figlio,
avete un grande còmpito riguardo questo tesoro.
Se infatti alle figlie della Visitazione è concesso di conoscerlo e di diffonderlo agli altri,
ai sacerdoti della vostra Compagnia (di Gesù)
è concesso di farne vedere e sperimentare l’utilità e il valore,
affinché se ne possa approfittare,
ricevendolo col rispetto e la riconoscenza dovuti a un così gran beneficio»52.
Dopo san Claudio,
molti altri gesuiti continuarono a propagare il messaggio di Paray-le-Monial.
L’apostolato gesuitico sostenne questa devozione con l’insegnamento teologico,
con la predicazione e soprattutto con l’entusiasmante esempio.
Quella che all’inizio era una devozione basata su sentimenti ed esperienze personali,
sempre soggettivi e discutibili,
diventava una via spirituale fondata e sicura,
adatta ai tempi tempestosi che si preparavano per la Chiesa.
Superata una prima fase di incertezza,
la Compagnia di Gesù proclamò più volte che considerava come un onore accettare questa missione.
Ad esempio,
nel 1833 nel suo XXIII Capitolo Generale,
confermò nel decreto n.
46:
«Dichiariamo che la Compagnia di Gesù accetta e riceve con animo trasbordante di gioia e di gratitudine il soavissimo incarico,
ad essa affidato dallo stesso Nostro Signore Gesù Cristo,
di praticare,
fomentare e propagare la devozione al suo santissimo Cuore».
I santi del Sacro Cuore Una volta diffuse le rivelazioni a santa Margherita Maria,
numerosi ordini,
congregazioni e associazioni si dedicarono a propagare la devozione al Sacro Cuore e ne nacquero anche di nuovi,
dedicati esclusivamente a questo scopo.
Molti furono anche i santi che se ne fecero paladini.
La beata Anna Maddalena Remuzat (1696-1730)
,
religiosa visitandina,
fu la continuatrice dell’opera di Margherita Maria e,
come vedremo,
ebbe un ruolo rilevante nel rilanciare la devozione al Sacro Cuore in Europa.
San Luigi Grignion di Montfort (1673-1716)
,
oltre ad essere uno dei grandi apostoli della devozione mariana,
propagandò anche la devozione al Sacro Cuore.
La congregazione da lui fondata,
i Missionari di Maria,
diffuse molto l’uso popolare di quadri,
scudi e stendardi raffiguranti il Sacro Cuore.
Santa Veronica Giuliani (1660-1727)
,
la mistica francescana,
ebbe visioni e locuzioni divine concernenti,
fra l’altro,
anche il Cuore di Gesù.
Sant’ Alfonso de’ Liguori (1696-1787)
,
nemico del giansenismo,
del quale ridusse al minimo l’influenza nell’Italia centro-meridionale,
fu uno zelante propagatore della devozione.
Ottenne dalla Santa Sede l’autorizzazione a celebrare la festa del Cuore divino nella propria diocesi di Sant’Agata dei Goti;
inoltre compose la prima novena del Sacro Cuore.
Furono apostoli del Cuore divino lo spagnolo beato Bernardo de Hoyos (1711-1734)
,
gesuita morto ad appena 24 anni,
ed il servo di Dio Pierre Picot de Clorivière (1736-1820)
,
che rifondò la Compagnia di Gesù in Francia e curò la formazione spirituale di «vittime del Sacro Cuore» dedicate ad espiare i crimini della Rivoluzione francese.
Pù grande ancora fu l’opera svolta a partire dall’Italia dal venerabile Pio Bruno Lanteri (1759-1830)
,
difensore della Chiesa e del Papato perseguitati dalla Rivoluzione e da Napoleone I.
Quella del Sacro Cuore era la «dottrina interiore» delle Amicizie Cristiane,
la vasta rete di associazioni da lui organizzata in mezza Europa;
egli trasmise questa devozione alla futura Opera dei Congressi e questa all’ Azione Cattolica italiana.
All’ inizio del XIX secolo,
la francese Santa Maddalena Sofia Barat (1779-1865)
fondò la Società del Sacro Cuore,
che si estese nel mondo intero,
per la restaurazione della famiglia,
lacerata da nuovi modelli e dottrine neopagani,
curando soprattutto l’educazione delle fanciulle.
San Michele Garicoits (1797-1893)
,
francese,
fondò la Congregazione del Sacro Cuore,
detta di Betharran,
per la formazione della gioventù e l’animazione spirituale delle parrocchie.
San Pier Giuliano Eymard (1811-1868)
,
sacerdote francese,
fondò la Congregazione dei Padri del Santo Sacramento,
promuovendo non solo l’adorazione eucaristica ma anche la devozione al Cuore eucaristico di Gesù.
San Giovanni Bosco (1815-1888)
,
fondatore dei Salesiani,
oltre alla devozione a Maria Ausiliatrice diffuse quella al Sacro Cuore,
al quale dedicò i due santuari di Roma e di Barcellona.
Un suo figlio spirituale,
il venerabile Andrea Beltrami (1870-1897)
,
scrisse un benemerito opuscolo che propagò grandemente la devozione.
Il gesuita francese Henri Ramière (1821-1884)
,
autore di 76 opere,
ereditò e praticamente rifondò (nel 1863)
l’associazione Apostolato della Preghiera;
la rivista dell’associazione,
«Le Messager du Sacré-Coeur»,
venne stampata in 53 edizioni in 32 lingue ed ebbe un milione e mezzo di abbonati,
arrivando a circa 15 milioni di lettori.
Compito principale di questa associazione fu quello di promuovere la consacrazione delle nazioni e delle famiglie al Sacro Cuore.
La beata Caterina Volpicelli (1839-1894)
fondò a Napoli la congregazione delle Schiave del Sacro Cuore,
sotto consiglio del beato Luigi da Casoria e del padre Ramière,
fomentando l’adorazione riparatrice delle madri di famiglie,
al Sacro Cuore nell’ Eucaristia.
Santa Francesca Cabrini (1850-1917)
fondò le Missionarie del Sacro Cuore,
affidandone il patronato a santa Margherita Maria.
Madre Cabrini propagò la devozione soprattutto negli ambienti degli emigrati italiani in America.
La beata Benigna Consolata Ferrero (1885-1916)
,
monaca della Visitazione di Como,
ricevette locuzioni interiori nelle quali Gesù le affidò la missione di salvare anime grazie alla devozione al Sacro Cuore.
La spagnola suor Josefa Menéndez (1890-1923)
,
coadiutrice della citata Società del Sacro Cuore,
scrisse un libro molto diffuso – intitolato Appello all’ amore – in cui invita a confidare in una eterna promessa di misericordia per coloro che si rivolgono contriti al Cuore di Gesù.
La cappuccina suor Consolata Betrone (1903-1946)
,
collegandosi alla spiritualità di santa Teresa di Lisieux,
rivolse un appello alle «anime piccole» e deboli,
indicando la devozione al Sacro Cuore come una facile e rapida via di santità.
San Massimiliano Kolbe (1894-1941)
,
francescano polacco,
fondatore della Milizia dell’ Immacolata,
fu grande devoto del Sacro Cuore,
il cui regno propagò e difese dagli attacchi della massoneria,
del nazismo e del comunismo.
Santa Faustina Kowalska (1905-1938)
,
religiosa polacca,
ricevette da Gesù rivelazioni sul Sacro Cuore e diffuse la celebre icona dell’ Amore misericordioso,
promuovendo anche la festa della divina Misericordia.

Le richieste di approvazione liturgica
La diffusione della devozione al Sacro Cuore trovò un veicolo efficace nelle Confraternite religiose.
Col tempo vennero costituite numerose nuove Confraternite dedicate appositamente al culto del Cuore divino;
all’inizio del XVIII secolo esse erano già oltre 350 in Europa.
Mentre la devozione al Sacro Cuore andava diffondendosi,
la Chiesa,
con sapienza e prudenza,
andava conferendole una sempre maggior approvazione,
nella prospettiva di elevarla al livello di culto pubblico nella Liturgia.
L’approvazione ufficiale doveva sorgere come coronamento di un lungo cammino di pietà popolare.
Esso dovette però superare molti ostacoli,
dovuti all’ insorgere d’incomprensioni e ripulse,
anche nell’ambiente ecclesiastico.
Inoltre,
prima di arrivare ad un’approvazione definitiva,
era necessario chiarire alcuni problemi dottrinali.
I primi passi di questo cammino cominciarono quando Margherita Maria era ancora viva.
Alcuni conventi della Visitazione sollecitarono i vescovi o direttamente Roma a varare la festa e la Messa e l’Ufficio del Sacro Cuore.
Molte personalità appoggiarono questa richiesta.
Una prima domanda ufficiale alla Santa Sede,
fatta dalle Visitandine nel 1707,
ottenne una risposta evasiva.
Ma nel 1720 avvennero i fatti di Marsiglia,
dove la corruzione morale era grande.
La beata Anna Maddalena Remuzat previde che la città sarebbe stata colpita con un flagello;
pertanto propose il culto al Sacro Cuore come rimedio.
In effetti,
nel 1720 una grave peste decimò Marsiglia.
Il vescovo,
accogliendo i consigli della suora,
istituì una festa solenne in onore del Sacro Cuore,
stabilendola per il 1 novembre.
La peste cessò,
ma il flagello si ripresentò due anni dopo.
Allora la Remuzat dichiarò che non erano solo i fedeli a dover fare penitenza,
ma anche l’intera città,
a cominciare dalle autorità.
I capi e magistrati della Provenza fecero voto che ogni anno,
nel giorno della festa del Sacro Cuore,
sarebbero andati in solenne processione nella chiesa della Visitazione,
per assistere alla Messa e ricevervi la Comunione,
come atto di omaggio al Cuore divino.
Allora,
la peste sparì definitivamente53.
Questo fatto contribuì molto a diffondere la pratica delle consacrazioni di diocesi,
municipi e,
poi,
anche nazioni al Sacro Cuore,
come vedremo.
Nel 1726,
sull’ onda di questi eventi,
venne avanzata una nuova richiesta di approvazione del culto del Sacro Cuore.
I vescovi di Marsiglia e di Cracovia,
ma anche i Re di Polonia e di Spagna,
la patrocinarono presso la Santa Sede.
L’anima di questo movimento era il gesuita Giuseppe de Gallifet (1663-1749)
,
discepolo di san Claudio de la Colombière,
che aveva fondato la Confraternita del Sacro Cuore.
Anche questa volta la Santa Sede preferì rinviare ogni decisione;
il cardinale competente,
Prospero Lambertini,
era diffidente verso questa devozione e lo restò più tardi,
divenuto Papa Benedetto XIV.
Infatti,
tra il 1740 e il 1745,
dapprima la pia regina di Francia,
Maria Leczinska,
che era di origine polacca,
e poi il Patriarca di Lisbona,
sollecitarono il Papa ad istituire la festa del Sacro Cuore;
ma questi si rifiutò per non suscitare l’irritazione di teologi e politici «illuminati»54.
Tuttavia,
in segno di accondiscendenza,
inviò alla regina una preziosa immagine del Cuore divino.
La prima approvazione ufficiale

Alla fine,
la pazienza fu premiata.
Nel 1758 fu eletto Papa Clemente XIII,
membro della Confraternita del Sacro Cuore.
Incoraggiati dal fatto,
nel 1762 questa Confraternita promosse nuove petizioni al Papa.
Queste petizioni erano sottoscritte non solo dai vescovi polacchi e da 150 illustri membri del clero,
ma anche da un nutrito gruppo di sovrani europei55.
La Sacra Congregazione dei Riti,
pressata dal Papa stesso,
il 25 gennaio 1765 accolse la richiesta,
concedendo la Messa e l’Ufficio del Cuore di Gesù al Regno di Polonia e alla Confraternita del Sacro Cuore,
e poi anche all’ Ordine della Visitazione.
Il successo della devozione è confermato dalla stessa approvazione vaticana,
che così comincia:
«Vedendo il culto del Sacro Cuore già diffuso in quasi tutte la parti del mondo cattolico,
comprendendo che la concessione di una Messa e di un Ufficio non ha altro effetto che quello di ampliare il culto già stabilito e di rinnovare simbolicamente il ricordo del divino amore,
mediante il quale il Figlio unigenito di Dio ha assunto l’umana natura e,
obbedendo fino alla morte,
ha dato come esempio agli uomini la mitezza e l’umiltà del suo Cuore,
.
.
.
»56 Questa prima approvazione ovviamente contribuì molto a superare le diffidenze e le avversioni.

Le altre approvazioni
La festa del Sacro Cuore era ormai diffusa in molte diocesi,
in alcuni ordini e confraternite e nel Regno polacco.
Non era ancora culto della Chiesa universale,
perché di nuovo molte personalità vi si opponevano.
Il cardinale Ganganelli,
che in passato aveva bocciato la devozione,
era diventato Papa Clemente XV;
il cardinale Marefoschi,
prefetto della Congregazione dei Riti,
era ancor più diffidente.
Tuttavia,
nel 1778 Papa Pio VI concesse indulgenze e privilegi alle Confraternite del Sacro Cuore e alle sue immagini.
Soprattutto permise alla regina Maria I di celebrare ufficialmente il culto nel vasto impero portoghese-brasiliano.
Un’analoga concessione venne fatta nel 1797 al Regno di Sardegna.
Infine,
nell’ enciclica Inscrutabile divinae Sapientiae (1775)
,
al freddo razionalismo della «Philosophie» e dei sovrani «illuminati»,
Pio VI contrappose l’ardente culto dell’ Amore divino.
Eppure,
perché quello al Sacro Cuore diventasse culto ufficiale della Chiesa universale,
si dovette attendere ancora quasi un secolo.
Ciò avvenne solo nel 1856 quando il beato Pio IX,
accogliendo una proposta dei vescovi francesi,
fissò il giorno della solennità per il primo venerdì dopo l’ottava del Corpus Domini,
esaudendo la richiesta rivolta da Gesù stesso a santa Margherita Maria.
Leone XIII elevò la festa del Sacro Cuore a rito di prima classe e ne approvò le Litanie.
La festa di Cristo Re Il coronamento del culto pubblico al Sacro Cuore fu l’istituzione della festa liturgica di Cristo Re.
Nel 1925,
Pio XI stabilì che venisse celebrata l’ultima domenica di ottobre.
In questo giorno bisognava anche rinnovare la consacrazione del genere umano al Cuore di Gesù,
fatta da Leone XIII.
Pio XI precisava che la festa di Cristo Re era il coronamento di un vasto movimento di pietà culminato nel XIX secolo:
«Chi non vede che,
fin dagli ultimi anni del secolo precedente,
in modo ammirevole andava preparandosi il cammino per l’istituzione di questa festa?
Tutti sanno che l’autorità e la regalità di Cristo sono stati già riconosciuti dalla pia pratica delle consacrazioni e omaggi al Sacro Cuore di Gesù rivoltigli da innumerevoli famiglie,
e non solo da famiglie,
ma anche da Stati e Regni,
che hanno compiuto lo stesso atto».
Aggiungeva il Papa:
«Il diluvio di mali sull’ universo proviene dal fatto che la maggior parte degli uomini ha respinto Gesù Cristo e la sua sacrosanta Legge,
sia dalla vita privata che da quella pubblica.
Non vi sarà certa speranza di pace duratura fra i popoli,
finché gli individui e le nazioni si ostineranno a negare e rifiutare l’imperio del Salvatore»57.
L’Apostolato della Preghiera

Il principale movimento che ha condotto ai trionfi del Sacro Cuore lungo i secoli XIX e XX è stato forse l’Apostolato della Preghiera,
una iniziativa internazionale promossa dai gesuiti.
Quest’associazione era nata il 3 dicembre 1844 ad opera del padre François Xavier Gautrelet (1807-1886)
a Vals,
in Francia,
con l’intenzione di esortare i seminaristi ad offrire preghiere e sacrifici per il buon successo delle missioni.
Quando essa passò nelle mani di un altro gesuita francese,
Henri Ramière (1821-1884)
,
l’Apostolato della Preghiera estese il proprio ruolo.
Nel 1861 egli pubblicò un libro,
intitolato L’apostolato della preghiera,
santa lega dei cuori cristiani uniti al Cuore di Gesù,
nel quale riassumeva la dottrina e lo spirito dell’associazione,
e poi curò una rivista intitolata Il Messaggero del Sacro Cuore.
Dell’immenso successo di queste iniziative già abbiamo parlato prima.
Per impulso del Ramière e con la benedizione di Pio IX,
l’associazione si dedicò alla promozione del culto al Sacro Cuore.
Lo scopo era quello di promuovere una crociata della preghiera,
dell’ azione e del sacrificio per realizzare la maggior gloria di Dio,
la salvezza delle anime e la cristianizzazione delle società.
Nel Manualetto dell’Apostolato della Preghiera,
il padre scrisse:
«Vi sono due maniere d’intendere questa devozione.
La prima consiste nel cercarvi i propri vantaggi spirituali e considerarvi il Cuore di Gesù solo come fonte di grazie e di consolazioni.
Ma la seconda consiste nel considerarla come modello di dedicazione e,
nel culto reso a Lui,
proporsi soprattutto gli interessi della sua gloria.
Questa seconda maniera di intendere la devozione è evidentemente la migliore».
Gli Statuti dell’ Apostolato della Preghiera,
datati 1866,
posero come condizione per l’appartenenza all’associazione quella di «far proprie tutte le intenzioni del Sacratissimo Cuore di Gesù».
Con toni tipicamente ignaziani affermava il padre Ramière:
«Come veri amici (del Sacro Cuore)
,
vi occuperete di tutto quanto Lo riguarda.
Seguendo la raccomandazione di san Paolo,
sentirete quello ch’Egli sente,
condividerete le sue gioie e le sue tristezze,
il vostro cuore verrà ferito dalle offese ricevute dal suo,
desiderete unicamente il suo trionfo.
Metterete tutta la vostra influenza a sua disposizione,
armandovi con tutte le armi che sono alla vostra portata.
E siccome c’è un’arma – l’arma della preghiera – che è a disposizione di tutti i cristiani,
anche di quelli più deboli,
un’arma che tutti possono usare in ogni momento,
voi tutti userete continuamente quest’ arma invincibile per la difesa della causa di Dio»58.
Montmartre,
il «voto nazionale» della Francia
Eppure proprio quella Francia,
dalla quale era partito il rilancio della devozione al Sacro Cuore,
non aveva ancora compiuto un significativo atto pubblico che esprimesse la propria riconoscenza all’ Amore divino.
Sorse pertanto un movimento di opinione che intendeva colmare il vuoto in qualche modo.
Dato che la richiesta al Re Luigi XIV non era stata esaudita e la nazione non si era ancora consacrata,
bisognava compiere un gesto di riparazione per le inadempienze della «figlia primogenita della Chiesa».
Bisognava almeno erigere quella chiesa votiva al Sacro Cuore richiesta dalle rivelazioni di Paray-le-Monial.
Nel 1870,
la Francia fu duramente sconfitta dalla Germania,
che le aveva sottratto le regioni dell’Alsazia e della Lorena,
e il suo Secondo Impero era miseramente crollato.
Questa disfatta fu percepita dal popolo come una punizione e si diffuse un certo desiderio di espiazione.
Edouard Pie,
il dotto e santo vescovo di Poitiers,
proclamò:
«La Francia ha commesso un crimine nazionale.
Facciamo allora al Sacro Cuore una consacrazione,
che costituisca una riparazione nazionale,
pubblica,
e facciamolo regnare su questa terra francese»59.
Due laici,
Legentil e Rohault de Fleury,
suggerirono l’idea di costruire una basilica che rappresentasse un «voto nazionale»,
ossia manifestasse il desiderio del popolo francese di compiere quell’ omaggio che i loro capi si erano rifiutati di rivolgere al Redentore.
Nel gennaio 1872 mons.
Hippolite Guibert,
arcivescovo di Parigi,
autorizzò la raccolta di fondi per la costruzione della basilica riparatrice,
stabilendone il luogo sulla collina di Montmartre,
appena fuori Parigi,
dove furono uccisi i martiri cristiani francesi.
Il vescovo aggiunse:
«Questo santuario del Sacro Cuore diventerà davanti a Dio l’espressione di una supplica popolare affinché i giorni delle nostre prove vengano abbreviati (.
.
.
)
e affinché,
dal così sollecito Cuore del nostro adorabile Redentore,
scaturisca la nostra rigenerazione spirituale e temporale»60.
L’adesione fu entusiastica e ricevette l’approvazione della stessa Assemblea Nazionale (ossia il Parlamento)
,
che non era ancora dominato da una maggioranza apertamente anticristiana,
come accadrà poco dopo.
Un gruppo di deputati nel 1873 si consacrarono al Sacro Cuore davanti alla tomba di santa Margherita Maria,
impegnandosi a promuovere la costruzione della basilica.
E così,
il 5 giugno 1891,
l’imponente basilica del Sacro Cuore di Montmartre venne finalmente inaugurata.
In essa venne stabilita la perpetua adorazione del Cuore Eucaristico di Gesù.
Sul suo frontale venne incisa questa significativa iscrizione:
«Sacratissimo Cordi Christi Jesu,
Gallia poenitens et devota» (Al santissimo Cuore di Gesù Cristo,
dedicato dalla Francia penitente e devota)
.


– V – Le pie pratiche del Sacro Cuore I nove primi venerdì del mese L’ultima fra le promesse fatte dal Sacro Cuore a Margherita Maria è nota anche come «grande promessa»,
perché è la più importante al fine della salvezza.
Essa venne formulata da Gesù in questi termini:
«Nell’ eccessiva misericordia del mio Cuore,
ti prometto che il suo onnipotente amore accorderà la grazia della penitenza finale a tutti coloro che faranno la Comunione per i primi venerdì di nove mesi consecutivi.
Essi perciò non morranno in mia disgrazia né privi dei Sacramenti.
Il mio Cuore diventerà per loro sicuro rifugio in quel supremo momento»61.
Il Redentore promette quindi,
per chi seguirà questa pratica con buono spirito,
la «penitenza finale» e la conseguente «perseveranza finale»62.
Ricordiamo che la penitenza finale è l’atto con cui il moribondo,
mosso da autentico amore di Dio o perlomeno da un santo timore,
prova un sincero pentimento per tutte le offese fattegli.
Con essa,
il fedele si libera dal peccato mortale e si predispone ad ottenere la «perseveranza finale».
La perseveranza finale è un dono di Dio al moribondo,
predisponendo le cose in modo ch’egli non si angosci per la propria fine imminente né disperi della propria salvezza,
ma abbia fiducia nella divina misericordia e muoia nella pace del Signore.
Insomma,
è la morte in stato di grazia,
quella che ci assicura la salvezza eterna:
«Colui che persevererà fino alla fine,
sarà salvato» (Mt.
,
10,
22)
.
E’ il dono supremo,
perché nessuno merita questa salvezza e solo Dio può disporre che,
nonostante una vita forse passata nel peccato,
la morte coincida con un momento in cui si è in stato di grazia.
Tuttavia noi dobbiamo inclinare Dio a questa decisione,
offrendogli una vita fedele e virtuosa,
segno di predestinazione alla salvezza:
«La perseveranza è il sigillo delle buone azioni,
(…)
l’ultima disposizione alla gloria celeste,
l’ingresso nella beata eternità»63.
Sulla scia dei giansenisti,
alcuni devoti scrupolosi hanno criticato a volte con vigore la pratica dei primi venerdì.
Essi hanno creduto che pretendesse assicurare automaticamente la salvezza,
senza meriti,
senza la contropartita di una vita virtuosa.
Ma si è trattato di un grossolano equivoco.
In realtà,
la stessa Margherita Maria più volte precisò che Gesù sarà fedele alle proprie promesse e ci darà quel gran dono finale solo a patto di amarlo e imitarlo,
«vivendo in conformità alla sue sante Leggi»64.
Ella aggiunse:
«Quando parlai della devozione a questo Cuore,
intendevo una devozione fatta non di sola preghiera,
ma anche di perfetta conformità alle sue sante virtù»65.
In ogni caso,
bisogna ricordare che Dio è padrone di concedere la salvezza a chi vuole,
indipendentemente dai meriti della persona;
pertanto,
può misericordiosamente assicurare la redenzione in cambio di una inezia.
Tuttavia,
ciò non vuol dire che si possa vivere lontani da Lui illudendosi di ottenere questa misericordia finale:
sarebbe il miglior modo per dannarsi!
Del resto,
tale pratica è raccomandata dalla Chiesa.
Secondo la Congregazione per il Culto Divino,
«nel nostro tempo la devozione dei primi venerdì del mese,
se praticata in modo pastoralmente corretto,
può recare ancora indubbi frutti spirituali»66.
Analogamente ne ha parlato più volte Giovanni Paolo II67.
Il culto del Cuore Eucaristico di Gesù Il culto al Cuore Eucaristico di Gesù si basa su questa semplice considerazione:
«è nell’ Eucaristia che troviamo attualmente il Cuore di Gesù il più vicino a noi;
è nell’Eucaristia che Egli si unisce nel modo più intimo a noi e noi a Lui.
(.
.
.
)
L’Eucaristia è,
con la Passione,
la più espressiva testimonianza del Sacro Cuore in nostro favore»68.
Leone XIII approvò questo culto dandogli questo còmpito:
«celebrare quell’ atto supremo di amore col quale Nostro Signore,
diffondendo le ricchezze del suo Cuore,
istituì l’adorabile Sacramento dell’ Eucaristia per rimanere con noi fino alla fine dei tempi»69.
Benedetto XV,
parlando dell’Amore di Nostro Signore per gli uomini presente nel mistero dell’Eucaristia,
dice:
«In questo modo,
la Chiesa vuole incitare ancor più i fedeli ad accostarsi con fiducia a questo santo mistero e a consumare sempre più i cuori nelle fiamme di quella divina carità della quale ardeva il Sacro Cuore quando,
nel suo infinito amore,
istituì la santissima Eucaristia»70.
Giugno,
mese del Sacro Cuore L’usanza di consacrare l’intero mese di giugno al culto del Sacro Cuore nacque nel 1833,
nel Convento degli Uccelli,
a Parigi,
per iniziativa di una fanciulla,
Angela de Sainte-Croix,
che ne suggerì l’idea alle suore.
La superiora trasmise la proposta al vescovo di Parigi,
mons.
Louis de Quélen,
che approvò senza indugi.
L’iniziativa poi si diffuse in tutta la Francia,
suscitando fervore e provocando conversioni71.
Nel frattempo,
Angela si era fatta religiosa ed era morta in odore di santità.
A partire da Pio IX,
vari Papi approvarono l’usanza di consacrare il mese di giugno al Sacro Cuore,
dedicandogli speciali pratiche di pietà.
Lo «scudo» del Sacro Cuore Un’altra pia pratica è quella di portare con sé un segno della propria devozione al Sacro Cuore.
Già alla fine del XVIII secolo si diffuse nel popolo l’usanza di tenere addosso il segno detto «scudo del Sacro Cuore»:
un piccolo ovale di panno,
contenente la rossa immagine del Sacro Cuore,
sormontato della Croce,
e la scritta:
«Fermati!
Il Cuore di Gesù è con me!
Venga a noi il tuo Regno!
».
In questo modo si esprime il desiderio di appartenere al Sacro Cuore e di essere accolto sotto la sua protezione,
chiedendogli di fermare ogni assalto del maligno,
soprattutto quelli spirituali.
Scrisse Margherita Maria:
«Gesù desidera che si facciano fare degli scudi con l’immagine del Sacro Cuore,
affinché tutti coloro che vogliano rendergli onore lo pongano nelle loro case,
e se ne facciano altri più piccoli da portare addosso»72.
La beata Anna M.
Remusat,
continuatrice dell’ opera della santa,
propagò questa raffigurazione e la propose specialmente per scongiurare la terribile epidemia di peste che si diffondeva a Marsiglia nel 1720;
l’epidemia effettivamente si placò e il successo consacrò l’uso dello «scudo»73.
Nel 1870 Pio IX approvò definitivamente questa pia pratica,
precisando:
«Benedico questo scudo e assicuro che tutti quelli che verranno fatti in conformità a questo modello riceveranno la stessa benedizione,
senza bisogno che un sacerdote la rinnovi».
L’icona dell’Amore misericordioso La più recente pratica legata al culto al Sacro Cuore è la devozione all’ icona dell’Amore misericordioso,
nata dalle apparizioni del Redentore alla suora polacca santa Faustina Kowalska,
negli anni Trenta del XX secolo.
Nel suo Diario,
ella racconta che Gesù le apparve il 22 febbraio 1931 con gli occhi bassi,
con la mano destra benedicente e con la sinistra indicante il proprio Cuore,
dal quale uscivano due raggi,
uno di colore pallido e l’altro rosso.
Questi raggi significano l’acqua e il sangue sgorgati dal suo petto al colpo di lancia ricevuto sulla Croce,
e simboleggiano la virtù purificatrice del Battesimo e della Confessione e la virtù rigeneratrice della Eucaristia74.
L’icona dell’Amore misericordioso si è diffusa dovunque con la scritta:
«Gesù,
confido in Te».
Il Salvatore così presentò la devozione a santa Faustina:
«Desidero che questa immagine venga venerata nel mondo intero;
prometto che l’anima che tributerà culto a questa immagine non si dannerà;
le prometto pure la vittoria sui suoi nemici,
già qui sulla terra,
ma specialmente nell’ora della morte.
Io stesso la difenderò per la mia gloria».
Gesù stesso spiegò così il significato di questa devozione:
«Figlia mia,
dì che io sono l’Amore e la Misericordia in persona.
La piaga del mio Cuore è la sorgente della Misericordia illimitata.
Dì alle anime che io do a loro come scudo la mia Misericordia;
è per loro che combatto,
affrontando la giusta collera del Padre mio.
(.
.
.
)
Figlia mia,
dì all’ umanità sofferente che si stringa alla Misericordia del mio Cuore,
e io la colmerò di pace.
(.
.
.
)
Questa icona è un segno per gli ultimi tempi,
dopo i quali arriverà il giorno della giustizia»75.
Esaudendo la richiesta fatta da Gesù a suor Faustina,
Giovanni Paolo II ha istituito nel 2000 la festa liturgica della divina Misericordia,
da celebrarsi ogni anno nella prima domenica dopo Pasqua.


– VI – Riparazioni e consacrazioni Due caratteristiche segnano la forma di amore al Sacro Cuore che si diffuse dalle rivelazioni di Paray-le-Monial:
la «consacrazione» e la «riparazione».
Ma che significa riparazione?
La riparazione è un atto che intende ristabilire la gloria dovuta a Dio,
ripristinandone l’integrità offesa dalle colpe degli uomini;
è il risarcimento di un danno spirituale arrecato dall’ingratitudine umana verso l’Amore divino76.
In questo modo,
il fedele non fa che imitare Gesù Cristo,
primo e principale Riparatore:
con la sua Incarnazione e Passione,
infatti,
Egli ha offerto se stesso in riparazione del Peccato originale e dei peccati attuali dell’ umanità,
placando la sete di giustizia del Padre.
Oggi,
il fedele è tenuto a unirsi alla riparazione offerta da Gesù al Padre,
ma deve anche riparare a sua volta le offese fatte a Cristo stesso,
trascurato e disprezzato dagli uomini che ha redento.
La riparazione può essere fatta con le intenzioni,
con gli affetti e con le opere.
Siccome il peccato è un male che colpisce anche l’umanità e la Chiesa,
esso richiede una riparazione a beneficio dell’una e dell’altra.
Ecco perché l’Apostolo esorta i fedeli a «completare nella propria carne quello che manca ai patimenti di Cristo,
in favore di quel suo Corpo che è la Chiesa» (Col.
,
1,
24)
.
Un esempio di offerta riparatrice ci venne dato dalla stessa Margherita Maria in questi termini:
«Gesù mi fece capire che la preghiera a Lui più gradita era quella di chiedere in suo nome le seguenti cose.
La prima:
offrire all’eterno Padre le sovrabbondanti soddisfazioni rese alla sua giustizia da Gesù sull’albero della Croce per i peccatori,
supplicandolo di rendere efficace il suo prezioso Sangue a vantaggio di tutte quelle anime colpevoli alle quali il peccato ha dato la morte,
affinché,
risuscitate alla grazia,
potessero glorificarlo in eterno.
La seconda:
offrirgli gli ardori del suo divin Cuore,
per compensare la tiepidezza di tante anime del suo popolo eletto77,
timorose di darsi completamente a lui;
e pregarlo,
per quell’amore ardente che lo ha portato alla morte,
di scaldare il loro tiepido cuore e infiammarle del suo amore,
affinché Egli venga amato in eterno»78.
E che significa consacrazione?
La consacrazione è un atto che,
offrendo una cosa a Dio e destinandola al suo culto,
la separa dal mondo profano dandole una funzione e un valore che la sottrae agli usi comuni.
Si possono consacrare non solo cose,
ma anche persone,
famiglie,
istituzioni,
popoli,
l’umanità intera.
Chi si consacra si fa paladino dei diritti di Dio e,
proprio per questo,
si sente incitato a intraprendere l’austera via della lotta e del sacrificio.
La consacrazione serve a riaffermare la divina sovranità sul creato,
riservando a Dio una parte eletta come «primizia» e ricordando all’ uomo ch’egli deve finalizzare tutto a Dio e restaurare tutto in Cristo79.
Consacrarsi al Sacro Cuore vuol dire quindi offrirsi totalmente al Redentore,
destinandosi al culto della sua Carità.
La prima consacrazione al Cuore di Gesù venne fatta dalla stessa Margherita Maria e dalle novizie del suo convento,
nel 1685.
80 Nelle rivelazioni a Margherita Maria,
come abbiamo visto,
il Sacro Cuore ha chiesto di consacrargli non solo le anime ma anche le famiglie,
le altre istituzioni sociali,
le nazioni.
Queste consacrazioni sono atti che hanno un gran potere di riparazione e di testimonianza.
Ecco perché dalla devozione al Sacro Cuore sorse un vasto movimento ecclesiale che promosse una lunga serie di consacrazioni.
Questo movimento non fu subito accettato,
anzi dovette soffrire incomprensioni e perfino persecuzioni,
anche da parte di gente pia ma diffidente.
Alla fine trionfò durante il XIX secolo,
che anche per questo venne chiamato «il secolo del Sacro Cuore».
Pio XI rievocherà lo slancio verso le consacrazioni in questi termini:
«Per colpa delle trame degli empi,
si era giunti al punto di disprezzare l’imperio di Cristo e di dichiarare pubblicamente guerra alla Chiesa,
usando leggi e mozioni popolari contrarie al diritto divino e naturale,
e facendo proclamare ad intere assemblee :
“Non vogliamo che Costui regni su di noi!
” (Lc.
,
19,
14)
.
Ma allora,
mediante queste consacrazioni,
eruppe per forte contrasto l’unanime grido dei devoti del Sacratissimo Cuore,
per rivendicarne la gloria e difenderne i diritti,
proclamando:
“Bisogna che Cristo regni!
” (1Cor.
,
15,
25)
e “Venga il tuo Regno!
” (Mt.
,
6,
10)
,
(.
.
.
)
allo scopo di stringere tutti i popoli nel Cuore del Re dei re e Sovrano dei sovrani»81.
La consacrazione delle famiglie La consacrazione delle nazioni al Sacro Cuore era difficile da ottenere,
a causa della opposizione fatta dalla politica laicista.
Varie associazioni cattoliche promossero allora la pratica della consacrazione delle famiglie.
Essendo la società composta di famiglie,
se queste si consacrano in gran numero al Cuore divino,
mediante esse la società stessa si affida al Redentore.
Se i capi di Stato rifiutavano la divina richiesta,
i capi di famiglia l’accoglievano82.
Verso la fine del secolo XIX,
l’associazione Apostolato della Preghiera propose un vasto movimento di riparazione mediante la pubblica consacrazione delle famiglie al Sacro Cuore oltraggiato.
Nonostante l’opposizione del mondo culturale,
della stampa e perfino dei cattolici liberali,
l’iniziativa ebbe grande successo:
in un solo anno oltre 2 milioni di famiglie si consacrarono,
delle quali mezzo milione in Francia e 400.
000 in Spagna.
Il 15 ottobre 1890,
l’associazione consegnò al convento di Paray-le-Monial 35 volumi contenenti le consacrazioni,
firmate dai capi di famiglia.
Una pratica di pietà molto diffusa fra i fedeli era quella d’ «intronizzare» nelle famiglie una immagine del Sacro Cuore.
Essa faceva parte di un insieme d’iniziative nate intorno alla devozione al Sacro Cuore,
animate da un comune spirito di riparazione e consacrazione83.
Questa usanza derivava dalla promessa fatta da Gesù stesso a santa Margherita Maria,
quando le disse:
«Porterò la pace nelle famiglie;
(.
.
.
)
benedirò i luoghi nei quali l’immagine del mio Cuore verrà esposta e onorata».
La ragione di questa pratica è semplice.
Se la famiglia è moralmente sana,
essa trasmetterà moralità alle altre società ed alle istituzioni civili;
ma se è corrotta,
essa contagierà tutte le altre società che influenza.
L’intronizzazione del Sacro Cuore nei focolari mira a preservare e perfezionare la fede e le virtù delle famiglie e,
in questo modo,
dare un contributo importante alla santificazione e alla moralizzazione della società civile.
Questa pratica venne rilanciata all’inizio del XX secolo dal sacerdote peruviano Mateo Crawley-Boevey (1875-1961)
.
Dopo un pellegrinaggio sulla tomba di Margherita Maria,
egli si propose di organizzare un movimento di rigenerazione delle famiglie mediante la devozione al Sacro Cuore,
promuovendo una pratica che facesse di Gesù un vero Re dei focolari,
nella prospettiva di restaurare in questo modo la sua regalità sociale.
Egli sottomise il suo piano dapprima ai suoi superiori e poi a san Pio X,
che lo esortò a dedicare la sua vita «a questa opera di salvezza sociale».
Stabilitosi in Cile,
egli vi fondò nel 1927 l’Opera dell’ Intronizzazione del Sacro Cuore,
che rapidamente si diffuse nel mondo intero84.
Benedetto XV,
in una lettera del 27 aprile 1915 al padre Crawley-Boevey,
afferma che la consacrazione delle famiglie al sacro Cuore è una pratica quantomai necessaria al nostro tempo:
«I colpi del nemico mirano principalmente alla società familiare.
Poiché questa contiene,
come in germe,
i princìpi della società civile,
essi ben comprendono che quella trasformazione,
o meglio corruzione,
della società politica deriverà necessariamente dalla corruzione della società domestica,
una volta che ne avranno guastato i fondamenti»85.
In un’altra lettera,
datata 16 gennaio 1919,
inviata a nome di Benedetto XV dal cardinale van Rossum al padre Kapteinm,
s’insiste su questo concetto:
«Soprattutto riteniamo importante che non si faccia una superficiale consacrazione della famiglia al Sacro Cuore,
una festicciola domestica che forse verrà presto dimenticata;
ma desideriamo che Gesù venga veramente posto su un trono al centro della vita familiare»86.
Nel Diploma Ufficiale dell’ Intronizzazione,
sottoscritto dalla famiglia che ha deciso di praticare questa devozione,
si legge:
«Con questo atto,
solenne espressione di sincero amore e riparazione,
noi sottoscritti vogliamo:
proclamare un ufficiale riconoscimento della Regalità di Gesù Cristo,
nostro Signore e Maestro;
promettere l’incondizionata osservanza dei Comandamenti di Dio e della Santa Chiesa Cattolica,
Apostolica,
Romana;
difendere gli assoluti diritti di Dio dalle sacrileghe violazioni compiute da individui,
famiglie e nazioni;
sottometterci interamente all’ infallibile autorità del Sommo Pontefice»87.
Per alimentare i buoni propositi che accompagnavano la consacrazione del focolare,
il manuale del movimento consigliava alla famiglia la preghiera in comune la sera davanti all’immagine del Sacro Cuore;
la pratica dell’Ora Santa ogni venerdì,
o almeno ogni primo venerdì del mese;
la confessione e comunione frequente,
fatta con intenzione riparatrice.
Noi possiamo aggiungere la pratica del Rosario in famiglia,
una delle più atte a mantenere lo spirito di fede,
necessaria specialmente in questi tempi tempestosi per il focolare domestico.
La pratica dell’ intronizzazione del Sacro Cuore non è limitata alla famiglia,
ma può essere estesa alle altre società e ambienti:
scuole,
uffici,
fabbriche,
sindacati,
ospedali,
carceri,
ecc.
L’ «omaggio-ligio» al Sacro Cuore Verso la fine del XIX secolo si diffuse la pia pratica dell’ «omaggio-ligio» al Sacro Cuore.
Essa consiste in un atto pubblico di omaggio a Gesù Cristo,
rivoltogli da una qualche associazione o classe o istituzione civile per bocca dei suoi capi.
Se pensiamo al fatto che certe istituzioni oggi commettono spesso «peccati sociali»,
o addirittura vivono di queste offese a Dio,
possiamo capire quanto è importante che si purifichino delle loro mancanze,
riconfermando la fedeltà al Redentore e affidandosi al suo Cuore con un atto di pubblico omaggio e riparazione.
La pratica dell’ «omaggio-ligio» venne promossa dal barone Alexis de Sarachaga,
che nel 1882,
assieme al gesuita Victor Drevon,
fondò a Paray-le-Monial la Società del Regno Sociale di Gesù Cristo.
Altri paladini di questa pratica furono il teologo Lemius e il celebre padre Dehon.
In Italia essa venne promossa dal gesuita Giovanni Sanna Solaro,
che la diffuse negli ambienti civili e professionali,
anche in molte associazioni di lavoratori cattolici88.
Nel 1899,
Leone XIII approvò tale pratica.
Rivolgendosi a Cristo,
la formula di omaggio diceva fra l’altro:
«Noi riconosciamo i vostri diritti sovrani sull’ individuo,
sulla famiglia e sull’intera società.
Acclamiamo con piena forza la vostra regalità.
Vi scongiuriamo di regnare sulle città,
sulle società e particolarmente sulla nostra amata patria.
(.
.
.
)
Che venga il giorno in cui i nostri figli,
come un tempo quelli della Roma cristiana,
potranno con inesprimibile felicità proclamare:
Christus vincit,
Christus regnat,
Christus imperat»89.
La consacrazione delle nazioni Come abbiamo accennato,
al Redentore possono essere consacrate non solo le anime e le famiglie,
ma anche le nazioni.
Leone XIII insegnava infatti che la consacrazione al Sacro Cuore «reca speranza di vita più prospera ai popoli,
appunto perché serve a ristabilire e a rafforzare i vincoli che,
per legge di natura,
legano anche gli Stati a Dio»90.
A partire dalla fine del XVIII secolo,
parallelamente al movimento internazionale per l’intronizzazione del Sacro Cuore nelle famiglie,
si sviluppò anche un movimento mondiale per la consacrazione delle nazioni (un tempo)
cristiane al Cuore di Gesù.
Ne ricordiamo qui alcuni esempi storici di grande rilievo,
che hanno avuto conseguenze significative a beneficio della Chiesa e dei popoli.
Al Portogallo spetta l’onore di essere stata la prima nazione a consacrarsi al Sacro Cuore.
Lo fece alla fine del secolo XVIII,
quando erano più violenti gli attacchi contro la Chiesa e contro questa devozione.
La Regina Maria I (1734-1816)
ottenne nel 1777 dalla Nunziatura apostolica un decreto che le permetteva di far celebrare la Messa e l’Ufficio del Cuore di Gesù nei suoi Stati,
fra i quali il vastissimo Brasile.
La Regina ottenne poi da Papa Pio VI anche la facoltà di consacrare il regno lusitano al Cuore divino e che la sua festa diventasse di precetto.
Il 6 luglio 1779,
ella consacrò l’impero portoghese al Sacro Cuore91.
Nel 1790,
ella inaugurò nella capitale,
Lisbona,
la basilica del Sacro Cuore di Gesù,
con fastose cerimonie ed enorme partecipazione popolare:
era la prima basilica al mondo dedicata al Cuore divino.
A partire dalla metà del XIX secolo,
ci fu un’ondata di consacrazioni nazionali al Sacro Cuore.
Nel 1873,
ad esempio,
per iniziativa dell’episcopato ma alla presenza delle autorità politiche,
l’Irlanda si consacrò al Cuore divino.
Ancor più importante fu la contemporanea consacrazione dell’ Ecuador,
voluta dal suo presidente,
Gabriele García Moreno,
figura esemplare di statista cattolico,
amico di Pio IX.
Assieme al gesuita Manuel J.
Proaño,
direttore della sezione nazionale dell’ Apostolato della Preghiera,
egli convinse l’arcivescovo di Quito,
José Ignacio Checa,
a convocare l’episcopato per fare una prima solenne consacrazione della nazione,
che avvenne il 30 agosto 1873.
Il successivo 30 agosto la sanzionò ufficialmente con un decreto governativo e poi,
il 25 marzo 1874,
nella cattedrale di Quito,
in qualità di Capo di Stato,
egli stesso pronunciò la consacrazione,
proclamando l’Ecuador «Repubblica del Sacro Cuore»92.
García Moreno non voleva solo un atto formale e superficiale,
ma spingeva il suo popolo a fare un salto di qualità,
riparando alle proprie colpe passate e avviando lo Stato verso una riforma cristiana delle proprie istituzioni.
Fu proprio per questo che la Massoneria ordinò di assassinare i promotori della consacrazione.
Difatti il 6 agosto 1875 García Moreno venne massacrato di pugnalate e il 30 marzo 1877,
un Venerdì Santo,
l’arcivescovo Checa fu avvelenato.
Il gesto dell’ Ecuador spinse altre nazioni dell’America Latina a imitarlo:
tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo si consacrarono al Sacro Cuore l’ El Salvador,
il Venezuela,
la Colombia,
il Messico,
il Brasile,
il Nicaragua e la Bolivia.
Quanto all’ Europa,
si consacrarono il morente Impero Austro-Ungarico (1914)
,
per bocca dell’imperatore Francesco Giuseppe,
la Francia (1915)
,
il Belgio (1919)
,
la Spagna (1919)
e la Polonia (1920)
.
Anche se tardiva,
fu molto significativa la consacrazione della Spagna.
Il 30 maggio 1919,
davanti a una immensa folla,
Alfonso XIII riunì la famiglia regale,
la Corte,
i ministri e i vescovi per consacrare il regno al Sacro Cuore,
davanti al grandioso monumento dedicatogli in cima al Cerro de los Angeles,
presso Madrid.
La formula consacratoria,
esprimente un atto di umile vassallaggio spirituale al «Re dei Re e Sovrano dei Sovrani» (1Tim.
,
6,
15)
,
proclamava fra l’altro:
«O Cuore di Gesù sacramentato,
Cuore dell’ Uomo-Dio,
Redentore del mondo e Sovrano di tutti i sovrani!
La Spagna,
popolo della vostra eredità,
oggi si prostra con rispetto davanti a questo trono delle vostre bontà che si erge al centro della nostra penisola.
(.
.
.
)
Venga a noi il vostro santissimo Regno,
che è Regno di giustizia e di amore.
Regnate dunque nei cuori degli uomini,
all’ interno dei focolari,
nell’ intelligenza dei dotti,
nelle aule delle scienze e delle arti,
e anche nelle nostre patrie leggi e istituzioni»93.
Quattro anni dopo,
ricevendo Alfonso XIII in Vaticano,
Pio XI gli disse che quel gesto «è stato in tutto degno della storia e del valore del popolo cavalleresco per eccellenza».
La Spagna confermava solennemente le proprie radici cristiane.
Questa proclamazione,
simile a quella già lanciata da García Moreno,
non poteva essere tollerata dalle sette anticristiane e laiciste,
ormai dominanti nella vita politica internazionale.
La reazione difatti non tardò.
Da tempo indebolito,
il Regno spagnolo subì gli attacchi concentrici della massoneria e del comunismo che,
con una serie di colpi di mano,
abolirono la monarchia,
costrinsero il Re all’esilio e proclamarono la repubblica,
rapidamente divenuta socialista e laicista.
Suscitò universale sdegno il celebre gesto simbolico del luglio 1936,
con cui miliziani repubblicani,
esprimendo il loro odio,
fucilarono e poi abbatterono la grande statua del Sacro Cuore nel Cerro de los Angeles:
quella stessa che anni prima aveva ricevuto gli omaggi del popolo spagnolo.
Lo scontro era ormai inevitabile:
proprio a partire da quell’anno esplose la terribile «guerra civile»,
conclusasi con la sconfitta di una repubblica che era diventata comunista.
La statua del Sacro Cuore venne restaurata e ricevette un pubblico omaggio riparatore.
Alla Spagna tornata cristiana venne risparmiata la tragedia della II Guerra Mondiale.
La consacrazione dell’ umanità L’apice del movimento consacratorio fu raggiunto con la consacrazione dell’ umanità al Sacro Cuore,
fatta da Leone XIII nel 1899 e da lui stesso definita come «il più importante atto del nostro Pontificato»94.
Essa era stata prospettata già nel 1870,
durante il Concilio Vaticano I,
ma la sua brusca chiusura ne aveva rinviato l’esecuzione.
Nel 1875 l’Apostolato della Preghiera aveva raccolto le firme di 525 vescovi e di 3 milioni di fedeli,
a sostegno della richiesta di consacrare il mondo al Cuore divino,
consegnata dal padre Ramière a Pio IX.
Il Papa accettò la richiesta e pronunciò solennemente la consacrazione il 6 giugno 1875,
invitando i vescovi e i fedeli ad imitarlo.
Ma tutto si ridusse ad una serie di numerosi atti privati,
per cui mancò un atto pubblico compiuto ufficialmente in nome della Chiesa.
In quell’ epoca,
una giovane nobile tedesca,
Maria zu Droste Vischering,
diventata religiosa e poi superiora del convento del Buon Pastore a Porto (Portogallo)
,
ricevette rivelazioni da Gesù Cristo,
che la invitava a rivolgersi al Papa affinché compisse la consacrazione dell’ umanità al Sacro Cuore.
Dopo molte esitazioni,
ella scrisse a Leone XIII nel giugno 1898 e poi nel gennaio 1899.
Gli comunicò di aver visto il Cuore Divino come un sole che,
dopo aver illuminato debolmente una piccola parte del globo,
andava estendendo e intensificando la sua luce,
fino ad illuminarlo completamente e splendidamente:
«i popoli e le nazioni verranno illuminati da questa luce e riscaldati dal suo ardore».
La suora aggiunse che Dio aveva prolungato la vita del Papa per permettergli di compiere finalmente quella consacrazione da Lui voluta.
Dopo essersi accertato sull’ attendibilità di queste rivelazioni,
Leone XIII affidò al cardinale Camillo Mazzella,
noto teologo e prefetto della Sacra Congregazione dei Riti,
il compito di assicurarsi se un Papa può consacrare al Sacro Cuore l’intero genere umano,
e non solo la Chiesa.
Il cardinale rispose affermativamente,
basandosi sull’ insegnamento di san Tommaso d’Aquino:
«Tutto è sottomesso a Cristo quanto al potere,
che ha ricevuto dal Padre,
sebbene non tutto gli sia sottomesso quanto all’esercizio di questo potere»95.
Leone XIII non pose più indugi:
voleva compiere l’atto prima della conclusione del secolo,
per cui,
il 3 aprile 1899,
pubblicò l’enciclica Annum sacrum,
la prima dedicata al Cuore divino,
nella quale preannunciava l’imminente consacrazione ed esortava i vescovi ad imitarlo96.
L’ 11 giugno,
il Papa pronunciò solennemente la consacrazione del genere umano al Sacro Cuore.
Subito dopo,
inviò alla madre Droste zu Vischering il testo ufficiale.
Ma la veggente era morta appena 3 giorni prima della consacrazione,
avendo compiuto la sua missione.
Fu beatificata da Paolo VI nel 1975.


– VII – «Come in Cielo,
così in Terra» «Voglio perdonare.
Voglio regnare.
Voglio perdonare alle anime e alle nazioni.
Voglio regnare sulle anime,
sulle nazioni,
sul mondo intero.
Desidero diffondere la mia pace in ogni parte del mondo.
Io sono la Sapienza e la felicità.
Io sono l’amore e la misericordia.
Io sono la pace.
Io regnerò» (Rivelazione del Sacro Cuore a suor Josefa Menéndez,
dell’ 11 giugno 1923)
«E’ necessario che Cristo regni» Come abbiamo visto,
il messaggio di Paray-le-Monial contiene non solo un amoroso messaggio di conversione per le anime,
ma anche una richiesta rivolta ai popoli e agli Stati;
il Regno di Cristo deve realizzarsi non solo nell’intimo delle coscienze ma anche nella vita sociale.
La enciclica Annum sacrum di Leone XIII,
afferma che la devozione al Cuore divino trova la sua base teologica nella Regalità sociale di Cristo97.
Il movimento ecclesiale che ha promosso questa devozione al Sacro Cuore ha promosso,
di conseguenza,
anche l’idea della regalità sociale di Cristo.
Nella devozione fu sempre presente l’aspirazione di conformare a Gesù non solo le anime ma anche le società e i popoli.
Da qui l’espressione Regno sociale del Cuore di Gesù.
Il padre Ramière sosteneva che questa è la «politica del Sacro Cuore»,
«la sola politica degna di un cristiano:
quella che prega e opera per realizzare l’avvento del Regno di Dio,
come in Cielo,
così anche sulla terra»98.
Ciò è dovuto a due esigenze fondamentali.
La prima è far sì che Gesù Cristo venga glorificato anche dalle società,
perché Egli è Creatore,
Redentore e Legislatore dell’ uomo tutto intero,
anche nella sua natura sociale,
quindi non solo degli individui ma anche dei popoli.
La seconda esigenza è quella di facilitare la salvezza degli uomini.
Questi infatti,
vivendo organizzati in società,
possono salvarsi molto più facilmente se le società in cui vivono,
essendo permeate dalla dottrina e dalla morale cristiane,
non ostacolano ma anzi facilitano la fedeltà al Vangelo.
Ovviamente,
questo Regno non può essere imposto da atti ufficiali;
esso può realizzarsi pienamente solo se il Redentore regna nelle anime;
altrimenti il suo dominio sulle famiglie e sui vari gruppi sociali sarebbe solo formale e apparente.
Il Regno del Sacro Cuore sulle anime consiste soprattutto nella sincera adesione alla Verità rivelata,
nella volontaria pratica dei divini Comandamenti e nella leale obbedienza alle leggi della Chiesa;
la grande opera del Sacro Cuore consiste innanzitutto nel conformare al suo i cuori degli individui.
In un certo senso,
possiamo dire che la società esiste per l’uomo e non l’uomo per la società;
tutto quanto si riferisce alla società ha l’uomo come fine prossimo.
Le società e gli stessi popoli sono passeggeri,
mentre gl’individui sono chiamati a un destino eterno.
Il Regno sociale di Cristo mantiene dunque questo aspetto personale.
Ma è proprio questo Regno sulle anime ad esigere che si realizzi anche un Regno sociale.
Se infatti il Vangelo influenzasse decisivamente le anime,
in un modo o nell’ altro,
prima o poi,
giungerebbe a modellare anche l’intera società.
Gli ambienti e le istituzioni si conformerebbero alle verità insegnate da Gesù,
alle virtù da Lui praticate,
ai comandi da Lui espressi.
Se un popolo è una sorta di «corpo sociale» dotato di un proprio «cuore»,
questo cuore può e deve conformarsi al Cuore divino,
palpitare all’unisono con Esso.
In fin dei conti,
le società sono state volute da Dio per facilitare agli uomini il conseguimento della salvezza,
ordinando le cose temporali ai fini eterni:
«Dalla forma data alla società – consona o meno alle Leggi divine – dipende e s’insinua anche il bene o il male nelle anime»99.
Pertanto il Regno di Cristo ha il còmpito di abbracciare tutte le realtà temporali della vita civile – cultura,
arte,
scienza,
diritto,
politica,
economia – per disporle in modo che facilitino e non ostacolino la salvezza delle anime,
assicurando ad esse quei beni terreni (materiali e spirituali)
necessari al conseguimento dei Beni ultraterreni.
Insegna Pio XII:
«Il potere politico (.
.
.
)
è stato stabilito (.
.
.
)
per facilitare alla persona umana,
in questa vita terrena,
il conseguimento della perfezione fisica,
intellettuale e morale,
nella prospettiva di aiutare i cittadini a conquistare il fine soprannaturale,
che costituisce il loro supremo destino»100.
Da questo punto di vista,
realizzare il Regno sociale di Cristo è per l’uomo un dovere di giustizia che deriva dalla virtù di religione:
«Cercate innanzitutto il Regno di Dio e la sua giustizia» (Mt.
6,
33)
.
Essendo Creatore,
Redentore e Legislatore dell’ uomo,
il Verbo Incarnato ha pieno diritto di ricevere dalle sue creature,
anche organizzate in società,
l’obbedienza,
la riconoscenza e l’amore dovutigli.
Questa non è «teocrazia»,
è la «politica del Vangelo»,
è la dottrina sociale della Chiesa.
Questo insegnamento viene oggi confermato dalle numerose esortazioni rivolte da Giovanni Paolo II ai cristiani,
affinché trasformino la società secondo i princìpi del Vangelo.
Recentemente egli ha detto:
«La pastorale deve assumere il compito di plasmare una mentalità cristiana nella vita ordinaria:
in famiglia,
nella scuola,
nella comunicazione sociale,
nel mondo della cultura,
del lavoro e dell’economia,
nella politica»101.
La lotta contro gli ambienti corruttori In una società secolarizzata come quella contemporanea,
che rifiuta ufficialmente Dio,
si organizza in base ad una sorta di «anti-Decalogo» e pretende di realizzare il rovescio delle evangeliche Beatitudini,
la salvezza eterna dei suoi cittadini diventa molto ardua.
Pio XII ammonisce infatti che il Regno di Cristo sulle anime è costantemente avversato dal «nefasto sforzo» di coloro che pretendono di scacciare Cristo e cancellare il Vangelo dalla società umana102.
Un potentissimo ostacolo al Regno di Cristo nelle anime è costituito certamente dagli ambienti sociali ostili alle virtù,
anche se talvolta essi si ammantano di un’apparente indifferenza o ipocrita tolleranza.
Negli ambienti dominati da questo spirito mondano,
la virtù fiorisce molto difficilmente e il suo esercizio esige un impegno eroico,
spesso riservato a pochi coraggiosi.
L’uomo,
dominato dal naturale istinto di socievolezza,
cerca di vivere in armonia con i vicini e tende ad adattarsi alla mentalità dominante.
Per sottrarsi alla sottile influenza di un ambiente anticristiano,
l’uomo deve lottare continuamente,
innanzitutto reprimendo le proprie inclinazioni che lo spingono al conformismo,
e poi contrastando le seduzioni e le imposizioni dell’ ambiente,
mantenendo o riconquistando l’indipendenza di giudizio e la libertà di scelta.
Ad esempio,
chi vive in una società dominata dal relativismo religioso e dal permissivismo morale,
anche se all’inizio non condivide queste posizioni,
col tempo giungerà facilmente a considerarle,
se non giuste,
perlomeno indifferenti o degne di rispetto.
Eppure il relativismo e il permissivismo erano considerati dalle generazioni passate come una grave offesa a Dio:
ed avevano pienamente ragione!
Spesso la pratica delle virtù trova il suo maggior ostacolo nel rispetto umano,
che possiamo considerare come un indebito cedimento all’ istinto di socievolezza.
L’impressione che coloro che ci circondano non condividano le nostre idee e i nostri desideri di virtù,
può essere rovinosa.
Se avvertiamo che coloro che veneriamo e amiamo ci tolgono la stima per colpa della nostra fedeltà al Vangelo,
allora siamo fortemente tentati di ripudiare tutto quanto ci pone in contrasto con loro,
fossero anche le verità più sublimi e i doveri più gravi.
Vi sono uomini che vanno in guerra non per patriottismo,
ma per la sola paura di essere considerati come codardi dalla società;
così,
vi sono alcuni che si sottraggono al combattimento cristiano,
o addirittura passano all’avversario,
non per convinzione,
ma per la sola paura di essere disprezzati o isolati.
Per difendersi dal rispetto umano i mezzi principali da usare sono ovviamente quelli soprannaturali,
che ci fortificano nella pratica delle virtù.
Ma sono necessari anche i mezzi naturali,
e il primo è far sì che la dominante opinione pubblica anticristiana venga sostituita da una opinione autenticamente cristiana.
Un ambiente cristianizzato costituisce infatti un prezioso stimolo alla difesa e alla pratica delle virtù,
per tutti coloro che non si sentono in grado di resistere continuamente alle cattive tendenze dominanti.
Ebbene,
il Regno sociale del Cuore di Gesù è reso possibile proprio da una decisiva influenza della Fede nell’ opinione pubblica cristiana,
e quindi anche nelle istituzioni civili e politiche che la possono alimentare e difendere,
allo scopo di facilitare la salvezza delle anime.
Si tratta di rendere conformi al Decalogo ed al Vangelo tutti gli ambienti della vita civile,
dalla famiglia fino allo Stato.
Cercare il Regno sociale del Sacro Cuore,
insomma,
consiste nel realizzare un apostolato congiunto e simultaneo su due fronti determinanti:
quello individuale e quello sociale;
l’uno soccorre l’altro e i successi dell’uno rendono possibili quelli dell’altro E’ tipico del devoto al Sacro Cuore l’elevare le proprie aspirazioni,
fino a desiderare che il Redentore sia glorificato dall’intera società umana,
ispirando la cultura,
gli ambienti e le istituzioni umane.
Questa elevatezza di orizzonti e nobiltà di propositi è uno dei maggiori doni del Cuore divino,
perché allarga il cuore umano,
facilita la pratica delle virtù e avvia alla perfezione spirituale103.
«Instaurare tutto in Cristo» San Pio X,
il Papa che aveva scelto il motto paolino Instaurare tutto in Cristo,
si rivolgeva così ai laici:
«Restaurare tutto in Cristo:
non solo ciò che appartiene propriamente alla divina missione della Chiesa,
ossia il condurre le anime a Dio,
ma anche tutto quello che (.
.
.
)
deriva spontaneamente da questa missione:
ossia la civiltà cristiana.
(.
.
.
)
Vedete dunque,
venerabili fratelli,
quanto aiutano la Chiesa questi gruppi scelti di cattolici,
che si propongono appunto di riunire e concentrare tutte le sue forze vive allo scopo di combattere la civiltà anticristiana con tutti i mezzi giusti e legali,
di riparare ad ogni costo i gravissimi disordini da questa provocati,
di reintrodurre Gesù Cristo nella famiglia,
nella scuola,
nella società»104.
E Pio XII aggiungeva:
«Desideriamo che tutti coloro che (.
.
.
)
lottano attivamente per stabilire il Regno di Gesù nel mondo,
considerino la devozione al Sacro Cuore di Gesù come loro bandiera.
(.
.
.
)
Volendo ardentemente opporre una sicura barriera alle empie macchinazioni dei nemici di Dio e della Chiesa,
e anche far sì che le famiglie e le nazioni ritornino all’amore di Dio e del prossimo,
non esitiamo a proporre la devozione al Sacro Cuore di Gesù come efficacissima scuola della carità divina,
di questa carità sulla quale bisogna costruire il Regno di Dio nelle anime degli individui,
nella società domestica e nelle nazioni»105.


– VIII – Il Sacro Cuore,
«segno di contraddizione» – Come abbiamo visto,
Gesù aveva promesso a santa Margherita Maria:
«Io regnerò,
nonostante tutti i miei nemici».
Esistono dunque nemici del Sacro Cuore?
E quali sono?
Sebbene si presenti con caratteristiche amorose e pacifiche,
sollecitando i sentimenti più dolci e teneri dell’ uomo,
questa devozione ha sempre avuto un autentico carattere militante,
cioè si è posta in lotta contro «la carne,
il mondo e il demonio».
Quindi,
non sorprende che sia stata quasi sempre avversata dai loro seguaci.
Di conseguenza,
essa è divenuta lungo i secoli un «segno di contraddizione» (Lc.
,
12,
51)
.
Possiamo dire che le rivelazioni di Paray-le-Monial suscitarono storicamente due specie di odii,
distinti ma legati tra loro:
l’odio teologico e quello politico.
Avversione teologica Fin dalle origini,
la devozione al Cuore divino venne avversata dalle eresie.
All’epoca di santa Margherita Maria,
essa era combattuta da alcuni movimenti religiosi e culturali:
il Protestantesimo,
il Giansenismo,
il Quietismo e il Gallicanesimo.
Il Protestantesimo,
in quell’ epoca,
aveva già esaurito la propria spinta ed era entrato in una fase di declino;
ma dominava pur sempre quella mezza Europa sottratta alla Chiesa Romana,
continuando la sua offensiva contro il Papato e i regni cattolici.
In Francia,
dopo aver provocato un lungo periodo di guerre civili,
il Protestantesimo era stato dapprima tollerato e poi nuovamente vietato;
ma esercitava comunque una influenza culturale e politica,
costituendo un pericolo sia per la fede religiosa che per la pace sociale106.
Rifiutando la «superstizione papista»,
ovviamente i protestanti erano nemici della devozione al Sacro Cuore,
che combattevano con la controversia,
con la satira e con la calunnia.
Santa Margherita Maria espresse più volte la sua preoccupazione per questa influenza protestante,
dalla quale nemmeno certi ambienti cattolici restavano immuni107.
Il Giansenismo fu una eresia derivata dall’ influenza esercitata negli ambienti cattolici dal Protestantesimo,
soprattutto dal Calvinismo.
Nacque dopo il 1640 con la pubblicazione del libro Augustinus,
scritto dal belga Cornelio Jansen (Giansenio)
,
docente di teologia a Lovanio e poi vescovo di Ypres.
In questo libro,
Giansenio esagerava la corruzione operata dal Peccato originale,
ritenendo l’uomo completamente incapace di qualsiasi atto buono;
quindi negava la libertà morale dell’ anima (libero arbitrio)
.
Insegnava che Cristo non è morto per tutti,
ma solo per pochi eletti arbitrariamente scelti;
inoltre minimizzava l’autorità pontificia e del Magistero ecclesiastico.
Il Giansenismo provocava gravi conseguenze anche sulla spiritualità e sulla morale.
Negando la credibilità della fede e il valore delle opere,
riduceva la fede ad un «sentimento» della presenza divina;
predicava un rigorismo e un fatalismo che soffocava la virtù della speranza;
riduceva l’amore fraterno alla carità fra i presunti eletti;
sconsigliava i fedeli dal ricorrere ai Sacramenti,
in nome di un falso rispetto della maestà di Dio e di un falso senso d’indegnità umana;
disprezzava le devozioni e i culti popolari;
praticava la separazione della vita interiore e privata da quella esterna e pubblica,
abbandonando quindi la società alle influenze anticristiane.
Esso rappresentava un gran secolo – il Seicento – nel suo aspetto peggiore:
lo spirito di superbia e di manìa di grandezza,
che chiudeva il cuore ad ogni influenza della divina misericordia.
Pretendeva di reagire alla decadenza dei costumi – rappresentata in quell’ epoca soprattutto dal movimento libertino – ricuperando il senso della maestà divina,
i sentimenti di austerità e rigore,
la fierezza di appartenere alla Chiesa separandosi dal mondo.
In realtà,
il Giansenismo riduceva i misteri divini alla loro comprensibilità umana.
Diffidando dal ricorrere ai mezzi soprannaturali di santificazione,
i giansenisti finivano con l’ostentare una serietà e una santità farisaiche,
per essere stimati come «uomini spirituali» dall’ opinione pubblica,
compresa quella anticristiana,
che li contrapponeva ai comuni devoti108.
Per tutto ciò,
venne condannato più volte dal magistero dei Papi,
da Alessandro VII (1656)
a Pio VI (1794)
.
Nonostante queste ripetute condanne,
il Giansenismo resistette ed anzi sembrò prendere piede nella Chiesa.
Evitando di contestare apertamente la Santa Sede,
rinunciò a diffondere la teologia per riciclarsi come metodo spirituale e stile ecclesiale.
Divenne una corrente interna,
invisibile e indefinibile.
Così poté sedurre grandi anime,
come Pascal.
Si diffuse nel clero e anche fra i vescovi.
Oggi si direbbe che essere giansenisti era diventato «politicamente corretto» o,
meglio,
«religiosamente corretto».
Una moda gratificante;
si era elogiati perfino da quei libertini che si pretendeva di convertire.
Le università,
le magistrature,
le corti trovavano nel giansenismo una «spiritualità ragionevole»,
che permetteva di conciliare aspirazioni alla santità con desiderio di potenza e di lusso.
Con questo spirito superbo e settario,
era ovvio che i giansenisti non comprendessero le grandezze dell’ Amore divino,
particolarmente quella celeste misericordia sulla quale si basa la devozione al Sacro Cuore.
Essi la consideravano una pratica carnale che fomentava la fiacchezza spirituale,
che pretendeva di mettere a disposizione di tutti quello che era riservato a pochissimi eletti.
Mentre il messaggio di Paray-le-Monial esortava all’umiltà,
alla carità,
alla misericordia,
la mentalità giansenista finiva con l’alimentare l’ipocrisia,
la diffidenza e l’amarezza.
Perciò questi settari deridevano i devoti al Sacro Cuore bollandoli col nome spregiativo di «cordicoli».
Non pochi vescovi giansenisti vietarono ufficialmente ogni forma di culto al Sacro Cuore.
Giuseppe II,
sovrano del Sacro Romano Impero,
subì la loro influenza ostacolando questa «carnale» devozione;
lo stesso fece il Re di Napoli109.
Non c’è quindi da meravigliarsi se una certa aristocrazia e un certo alto clero francese,
influenzati dalla mentalità giansenista,
non apprezzarono il messaggio partito da Paray-le-Monial,
ritenendolo incompatibile con quella illuministica riforma del culto che doveva abolire gli «eccessi» e le «superstizioni»,
e ricondurre la vita spirituale ad una regulata devotio.
Pio XI affermerà molto più tardi che la devozione al Sacro Cuore venne rilanciata dalla Provvidenza anche allo scopo di sconfiggere questa eresia:
«Nei tempestosi tempi moderni,
mentre serpeggiava il Giansenismo,
la più astuta delle eresie,
che si opponeva all’ amore e alla pietà verso Dio,
rappresentandocelo non tanto come amorevole Padre quanto come temibile e implacabile Giudice,
il dolcissimo Gesù mostrò ai popoli il suo Sacro Cuore,
come spiegato vessillo di pace e di carità,
indicandoci la sicura via della vittoria nella battaglia»110.
E difatti,
dopo oltre un secolo di lotte in nome del Cuore divino,
la Chiesa riuscì a sconfiggere il Giansenismo.
Il Quietismo era l’errore opposto a quello giansenista.
Esso misconosceva l’importanza dello sforzo spirituale per tendere alla perfezione cristiana lottando contro le cattive tendenze.
Secondo i quietisti,
la santità consisterebbe non nel conformare la volontà umana a quella divina,
ma semplicemente nell’estinguerla,
negando la propria responsabilità per «annullarsi» in Dio,
senza pretendere di correggere i propri difetti ed emendare le proprie colpe,
perché Dio ci ama «così come siamo».
Mentre il Giansenismo proponeva un’ascetica senza mistica e negava il libero arbitrio ritenendolo impossibile,
il Quietismo proponeva una mistica senza ascetica e rifiutava il libero arbitrio ritenendolo dannoso.
Il risultato finale era lo stesso:
l’estinzione dell’autentica vita spirituale.
I quietisti avversavano la devozione al Sacro Cuore,
giudicandola troppo passionale e «carnale»;
secondo loro,
l’uomo non doveva santificare le proprie passioni,
ma doveva semplicemente annientarle.
Il Quietismo,
promosso soprattutto dallo spagnolo Miguel de Molinos,
fu condannato da Innocenzo XI nel 1687.
Come il Giansenismo,
anch’esso,
dopo la condanna,
tentò di riciclarsi in una forma mitigata;
ma questo semi-quietismo venne condannato da Innocenzo XII nel 1699.
Anche il Quietismo si era diffuso negli ambienti altolocati,
diventando moda «spirituale» perfino nella corte francese.
Madame de Maintenon,
influente sposa di Luigi XIV,
era stata seguace della celebre quietista madame Guyon111.
Il Gallicanesimo fu una dottrina e pratica erronea diffusa nella Chiesa francese (detta appunto «gallicana»)
specialmente tra il XVI e il XVIII secolo.
Esso cercò di ridurre l’autorità del Papa,
proclamando una piena autonomia dell’episcopato da Roma.
A questo scopo,
fomentò il nazionalismo religioso e si appoggiò all’autorità del Re.
Così lo Stato francese diventava il supremo giudice e acquisiva il diritto di controllo su tutti gli atti pubblici delle diocesi del regno.
Diversi Papi condannarono poi questa eresia,
a partire da Alessandro VIII (1682)
112.
La diffusione del Gallicanesimo venne però favorita da Luigi XIV,
anche per rivendicare una certa indipendenza ecclesiastica nazionale dal Papato113.
Questo è uno dei motivi che spiegano la mancata adesione di molti ambienti del clero e soprattutto della Corte al messaggio di Paray-le-Monial,
che presupponeva docilità e fedeltà verso la Santa Sede.
Avversione politica L’altro tipo di avversione suscitata dalla devozione al Sacro Cuore fu quella politica.
Essa esplose con la Rivoluzione francese del 1789,
che volle abolire i diritti di Dio sostituendoli con quelli dell’ Uomo «adulto,
libero ed emancipato» e sottomettere la Chiesa al nascente potere «democratico» (in realtà totalitario)
.
In quella terribile epoca,
i cattolici più ferventi si rifugiarono nella devozione al Sacro Cuore,
supplicandolo di risparmiare alla Chiesa e alla Francia la tragedia religiosa e sociale.
L’immagine del Cuore divino era il segno di riconoscimento fra i «refrattarii»,
ossia fra quei sacerdoti e religiosi che si erano rifiutati di giurare la scismatica Costituzione Civile del clero,
costretti alla clandestinità o all’esilio.
Fra i laici,
Esso era l’insegna dei contro-rivoluzionari,
ossia di coloro che si opponevano anche militarmente alla Rivoluzione,
sperando di restaurare la società cristiana.
Essi la indossavano sul petto e la facevano campeggiare sulle bandiere.
Nella stessa Corte,
minacciata di sterminio,
«l’immagine del Cuore divino era l’emblema del gruppo,
una specie di parola d’ordine»114.
Nel fronte opposto,
i rivoluzionari più consapevoli percepivano quest’ anima cattolica della resistenza e odiavano quello che definivano come «segno della superstizione»,
«emblema del fanatismo»,
«cuore della ribellione»;
pertanto si accanivano nel proibirne il culto e nell’ imprigionarne i devoti.
«Migliaia di persone,
di tutte le condizioni sociali e di entrambi i sessi,
vennero arrestate,
trascinate davanti ai tribunali rivoluzionari e poi gettate nelle prigioni,
per il solo fatto di aver confezionato o di tenere con sé il più espressivo simbolo dell’ amore di Dio per gli uomini»115.
Numerosi furono i màrtiri del Sacro Cuore.
Fra costoro ricordiamo i 191 sacerdoti uccisi il 2 settembre 1792 nel convento carmelitano di Parigi,
molti dei quali portavano con sé l’effigie proibita;
inoltre le celebri carmelitane di Compiègne,
ghigliottinate il 17 luglio 1794 anche per aver diffuso il culto condannato.
Alcuni di questi màrtiri sono stati recentemente beatificati o canonizzati come testimoni della Fede perseguitata.
Non furono solo i cattolici francesi ad affidarsi al Sacro Cuore per difendere la loro patria e religione.
Tra il 1796 e il 1809,
anche il Tirolo,
invaso dalle armate napoleoniche,
insorse sotto la guida di Andreas Hofer,
inalberando questa insegna di fedeltà a Cristo col sostegno dei vescovi della regione.
Analoghe insurrezioni avvennero nella Spagna invasa dalle armate che portavano l’empietà rivoluzionaria:
il Re Ferdinando VII,
prigioniero di Napoleone,
fece voto di promuovere la devozione al Sacro Cuore se la sua patria fosse stata liberata;
e così avvenne116.
Infine,
il Re di Sardegna,
anch’egli invaso dalla Francia,
affidò il regno alla protezione del Sacro Cuore,
rendendone di precetto la festa117.
Lungo l’intero XIX secolo,
i cattolici promossero la devozione al Sacro Cuore in espiazione dei crimini commessi dalla Rivoluzione in molte nazioni europee118.
Fra queste iniziative,
ricordiamo come tipico esempio quella promossa in Francia dai padri sulpiziani per il centenario della Rivoluzione (1889)
.
Quest’avversione politica proseguì ed anzi aumentò lungo il XX secolo,
come dimostrano la persecuzione del governo massonico messicano contro i Cristeros e le numerose persecuzioni dei governi comunisti euro-asiatici contro i fedeli che inalberavano il vessillo del Cuore divino.


– IX – La vera devozione al Sacro Cuore Come abbiamo visto,
quella al Sacro Cuore è una devozione fondamentale per la vita spirituale degl’individui e dei popoli.
Vediamo ora di chiarirne e approfondirne il significato e il valore.
Innanzitutto,
che cosa è una devozione?
La parola «devozione» viene dal verbo latino devovere e significa «votarsi a.
.
.
»,
«darsi completamente a qualcuno»,
«consacrarsi».
La devozione religiosa consiste nell’offrire se stesso a Dio per ricompensarlo dei benefici ricevuti.
119 Questa offerta è rivolta al solo Dio,
ma può essere fatta attraverso la mediazione di persone o cose sacre,
come un santo,
un angelo o la croce.
Essa è pertanto la principale manifestazione della virtù di religione e coinvolge l’intero uomo,
anche nella sua sfera affettiva,
rispondendo alle inclinazioni e ai bisogni spirituali della persona.
Bisogna però ricordare che la vera devozione non è una somma di pie pratiche né una serie di slanci occasionali,
bensì consiste nell’ordinare la propria vita interiore attorno ad un concetto e ad una pratica centrali,
in modo da orientarla verso la perfezione120.
In questo senso,
il modello esemplare della devozione è proprio Nostro Signore Gesù Cristo,
nato,
vissuto e morto per votarsi pienamente al Padre e fare perfettamente la sua volontà (Eb.
,
10,
5-9)
;
difatti Egli è il consacrato,
l’ «Unto» per eccellenza.
Il vero devoto non deve fare altro che imitare questa dedizione del Figlio verso il Padre celeste.
Che cosa è invece una rivelazione privata?
Se la rivelazione pubblica è quella ufficialmente fatta da Dio alla Chiesa perché possa conoscere le verità necessarie alla salvezza e all’ instaurazione del Regno di Dio,
contenuta nelle Sacre Scritture e terminata con la morte dell’ ultimo Apostolo,
la rivelazione privata è invece quella fatta da Dio (o da un suo messaggero)
ai fedeli,
non per completare o «superare» quella pubblica,
ma per aiutare a viverla pienamente in una data epoca storica,
fornendo una guida e un sostegno nelle situazioni cruciali o difficili121.
Una rivelazione privata può anche contenere un messaggio destinato all’ intera Chiesa,
indicandole la via e fornendole grazie speciali;
in tal caso,
una volta accertatane l’autenticità,
la Gerarchia ecclesiastica deve attuarne le direttive con zelo e precisione.
Difatti,
non di rado le rivelazioni private hanno influenzato sia il governo che il Magistero della Chiesa.
Obiezioni e difese Come altre devozioni,
quella al Sacro Cuore è stata vittima di incomprensioni,
avversioni e perfino calunnie122.
Spesso essa viene avversata in quanto esempio di pietà popolare,
verso la quale molti,
che si ritengono «adulti» e «moderni»,
provano un senso di ripulsa.
Ma la Chiesa ha sempre difeso la sana pietà popolare,
ribadendone la validità teologica e liturgica,
anche recentemente,
come attesta il Direttorio su Pietà Popolare e Liturgia appositamente diffuso dalla Santa Sede123.
Giovanni Paolo II ha ribadito che «la pietà popolare non può essere né ignorata né trattata con indifferenza o disprezzo,
perché è ricca di valori,
e già di per sé esprime l’atteggiamento religioso di fronte a Dio»124.
Una obiezione spesso rivolta alla devozione al Sacro Cuore è quella di essere una manifestazione di sentimentalismo,
inteso come «sensualità spirituale».
Un’altra è quella di alimentare una spiritualità «doloristica»,
riducendo la pietà cristiana all’ aspirazione a soffrire per Gesù.
In questo modo,
trascurando l’aspetto «pasquale» e gioioso dell’ annuncio di salvezza,
il fedele verrebbe spinto ad un atteggiamento quasi fatalistico di rassegnazione al male e al peccato.
Il sentimentalismo e il «dolorismo» provocherebbero infine nel fedele la tendenza a ripiegare nel «privato»,
rifuggendo dall’ impegno terreno e solidale verso l’umanità.
In realtà,
se bene intesa,
la nostra devozione non c’entra proprio nulla con queste deformazioni.
Secondo la dottrina spirituale cristiana,
il sentimentalismo è quella tendenza erronea che pone il criterio dell’ autenticità della fede nell’ intensità emotiva sperimentata nelle pratiche di pietà,
per cui il sentimento viene considerato come il criterio della validità dell’ esperienza religiosa,
elevandolo da mezzo a fine.
Si ha «dolorismo» quando il dolore viene elevato da strumento di santificazione e purificazione a criterio dell’ ascesi spirituale,
magari provando un masochistico gusto di auto-punizione.
Questi atteggiamenti derivano da una mancanza di discernimento spirituale.
Ma non trovano giustificazioni nella devozione al Cuore di Gesù,
che esorta invece all’ardore,
all’impegno e alla speranza soprannaturale nella vittoria finale.
Certo,
questa devozione è stata spesso mal servita dall’ uso d’immagini,
frasi e musiche che esprimono un sentimentalismo zuccheroso.
Almeno implicitamente,
queste manifestazioni rivelano una concezione errata sia dell’ Amore divino,
ridotto ad un «buonismo» da Babbo Natale,
sia dell’ amore umano,
ridotto ad uno smidollato permissivismo.
Così si orientano le anime verso la mediocrità e l’arrendevolezza,
favorendo quindi un disordine nelle tendenze psicologiche e spirituali dei fedeli125.
Il menzionato Direttorio della Santa Sede ha ammonito che «certe immagini di tipo oleografico,
talvolta sdolcinate,
inadeguate ad esprimere il robusto contenuto teologico,
non favoriscono l’approccio dei fedeli al mistero del Cuore del Salvatore»126.
Infatti,
queste manifestazioni degradate contrastano col vigoroso messaggio lasciatoci dal Redentore a Paray-le-Monial,
che ci rivela un «Cuore d’infinita maestà» e una «fornace ardente di carità»,
come proclamano le Litanie del Sacro Cuore.
Tuttavia l’abuso non può abolire l’uso,
la caricatura non può cancellare l’originale.
Le sane manifestazioni affettive – come l’amore,
la compassione,
la commozione,
il dolore,
il pentimento,
la gioia,
l’entusiasmo – sono buone in sé,
anzi sono necessarie e comunque inevitabili nella vita spirituale.
E’ nel cuore che la persona pronuncia la parola più intima e profonda.
Nell’ uomo la santità dipende anche dalla sua capacità affettiva;
l’accettazione e la realizzazione della Verità rivelata presuppongono un cuore forte,
capace di accoglierla e di viverla.
Se l’uomo non sviluppa un’affettività sana e ordinata alla propria santità,
rischia di soccombere ad un’affettività morbosa e disordinata.
Per questo il Cristianesimo non condanna l’affettività,
tantomeno pretende di abolirla.
Anzi vuole trasfigurarla nella vita soprannaturale,
allo scopo di metterla al servizio della gloria di Dio e della salvezza della persona.
«“Sono venuto a portare il fuoco sulla terra,
e che altro voglio se non ch’esso arda?
” (Lc.
,
12,
49)
.
La devozione al Sacro Cuore manifesta il mistero della santa affettività della Santissima Umanità di Cristo,
e lo fa col realismo così tipico della Rivelazione cristiana.
(.
.
.
)
La trasformazione in Cristo implica che il cuore umano diventi incomparabilmente più sensibile e ardente e venga dotato di un’affettività inaudita e,
allo stesso tempo,
che venga purificato da ogni affettività illegittima»127.
La devozione al Sacro Cuore è dunque affettiva ma non sentimentale;
la riprova sta nel fatto che presuppone non solo un’amorosa familiarità ma anche un riverente rispetto per l’augusta Persona del Redentore:
«Teniamo presente che potremo udire la voce del Cuore di Gesù,
percepirne le manifestazioni e coglierne l’ ineffabile santità,
solo se ci saremo avvicinati con profondo rispetto e raccoglimento alla Santa Umanità.
(.
.
.
)
Dovremo guardarci dal tornare alla nostra abituale affettività e dall’interpretare la vita del Sacro Cuore con categorie meramente naturali o addirittura volgari.
Solo elevando i nostri cuori potremo sperare di captare una scintilla della santa vita del Cuore dell’Uomo-Dio»128.
Quanto all’accusa di spingere il fedele a rinchiudersi nella vita privata,
rifiutando l’impegno sociale,
questa tendenza non ha nulla a che fare con l’autentico spirito della nostra devozione.
Il fedele al Sacro Cuore è zelante della gloria di Dio e questa,
come abbiamo visto,
ha un suo aspetto pubblico che lo spinge ad impegnarsi nella lotta per il Regno sociale di Cristo.
Tuttavia,
bisogna ammettere che nel secolo XX si è imposta una tendenza a ignorare o a negare questo aspetto sociale,
col pretesto di «spiritualizzare» le devozioni.
Secondo questa tendenza,
Cristo dovrebbe essere omaggiato solo come Re di umiltà,
come Re di un regno solamente spirituale e ultraterreno:
un sovrano che «regna ma non governa»,
insomma,
lasciando che l’uomo si gestisca autonomamente nella vita civile.
Ma questa riduzione non ha giustificazioni nella originaria devozione proposta a santa Margherita Maria ed anzi contrasta con l’ampia portata delle rivelazioni di Paray-le-Monial,
che ha fomentato la lotta per una società cristiana.


– X – Cuore umano e Cuore divino Simbolismo del cuore umano Per capire il significato soprannaturale del Sacro Cuore,
bisogna innanzitutto capire perché Dio ha scelto il cuore come simbolo e oggetto di questa devozione.
Che cosa è,
infatti,
il cuore?
La parola cuore deriva dal greco kardìa e questo dalla radice linguistica indoeuropea kard che significa centro.
Dal punto di vista fisico,
il cuore è semplicemente il centro della vita vegetativa,
motore del sistema circolatorio;
ma dal punto di vista psicologico è un centro della vita sensitiva,
perché su di esso si ripercuote l’intero sistema nervoso;
infine,
dal punto di vista spirituale,
il cuore è il centro segreto della persona,
del suo mondo interiore,
della sua vita morale,
e quindi manifesta lo stato intimo dell’ anima,
l’amore che la muove.
Nel linguaggio della Bibbia,
il cuore viene inteso proprio in questo senso simbolico e spirituale:
ossia come principio e centro della intera vita umana129.
Per questo Dio esorta i fedeli dicendo:
«rivolgete sinceramente all’ Altissimo il vostro cuore e servite a Lui soltanto» (1Re,
7,
3)
,
e il Salmista gli risponde con questa preghiera:
«Crea in me un cuore puro,
o Dio,
e rinnova in me un saldo spirito» (Ps.
51,
22)
.
Il cuore fedele deve respingere le cattive tendenze (Mt.
,
15,
18-19)
,
custodire i precetti divini (Pv.
,
3,
1)
,
esercitarsi nella disciplina interiore (Pv.
,
23,
12)
e far regnare la carità soprannaturale (1Tim.
,
1,
5)
.
Possiamo dire che il cuore è simbolo della persona,
intesa come principio motore dei desideri,
delle intenzioni e delle decisioni.
E’ nel profondo del cuore che l’individuo elabora il proprio orientamento fondamentale,
sceglie l’oggetto primario del proprio amore e quindi decide il proprio destino eterno,
schierandosi per Dio o contro di Lui130.
Infatti «il movimento del cuore (.
.
.
)
si applica all’amore verso Dio,
alla conversione dell’uomo,
alla fedeltà alla Legge,
in breve a tutti i sentimenti religiosi che hanno radice nel cuore,
perché derivano dall’amore»131.
Insomma,
poiché «tutti i movimenti delle tendenze presuppongono l’amore come loro primaria radice»132,
alla radice dell’intera vita umana c’è appunto quel cuore che è l’organo dell’amore.
Successivamente,
con lo sviluppo delle scienze esatte e con la perdita del senso simbolico,
il significato del cuore è stato ristretto fino ad indicare solo l’origine della vita affettiva,
la fonte delle passioni umane.
Ovviamente qui parliamo del cuore umano considerandolo non tanto nella sua natura fisica,
quanto nella sua valenza simbolica.
Come tale,
il cuore è segno (naturale e non convenzionale)
della vita intima,
specialmente di quella affettiva,
e dell’ amore.
In questa prospettiva,
quindi,
il Cuore di Gesù di Nazareth,
in quanto vero cuore umano,
va considerato come il centro della sua Persona,
la fonte della sua vita spirituale,
la sede della sua vita affettiva,
il principio determinante e unificatore dei suoi desideri,
intenzioni e decisioni.
Simbolismo del Cuore umano-divino di Gesù Tuttavia,
Gesù di Nazareth non è un uomo qualunque,
ma è l’Uomo-Dio,
«nel quale abita corporalmente l’intera pienezza della divinità» (Col.
,
2,
9)
.
Quello di Gesù non è un cuore qualunque,
ma è un Cuore umano ipostaticamente unito alla Persona del Verbo Divino.
Per estensione,
Esso indica l’intera Persona umano-divina di Gesù,
manifestandoci «le profondità di Dio» (1Cor.
,
2,
10)
.
Essendo il centro di questa Persona,
Esso è anche il centro del cosmico «Amor che move il sole e l’altre stelle»133,
è il «Santo dei Santi»,
il santuario dell’ amore in cui Dio è sommamente glorificato134.
Per un grande promotore della devozione al Sacro Cuore,
il padre Olier,
«il Cuore del Figlio di Dio è la sua parte eletta,
è la pietra preziosa contenuta nel suo scrigno,
nel quale Dio stesso ha posto tutti i suoi doni e tutte le sue grazie.
»135.
La devozione al Sacro Cuore è rivolta a un cuore fisico,
proprio a quello che ha pulsato durante la vita terrena di Gesù ed oggi pulsa sia in Cielo nel suo Corpo glorioso che sulla Terra nella sacra Eucaristia;
ma esso va visto non secondo i criteri della biologia,
bensì secondo quelli della fede,
ossia come organo dell’ amore divino.
La devozione si rivolge quindi concretamente al Cuore di Gesù,
ma non lo adora nella sua mera materialità fisica,
separandolo dalla sua unione con la divinità – ciò sarebbe idolatria – bensì lo adora come parte e simbolo della sacra Umanità del Redentore,
«come Cuore della Persona del Verbo divino,
alla quale è inseparabilmente unito»136.
Se ci meravigliamo che l’immensità dell’Amore divino possa «rinchiudersi» in un organo così piccolo e materiale,
ricordiamoci che l’immenso ed eterno Verbo divino lo ha già fatto,
quando s’incarnò «rinchiudendosi» nel seno della Vergine Maria,
e lo fa tuttora,
quando si dona ai fedeli «rinchiudendosi» nell’ Ostia eucaristica.
Certamente,
Gesù poteva trasmettere il suo messaggio amoroso senza servirsi di una realtà sensibile;
ma dal momento che,
per venire incontro alla nostra corporeità,
ha voluto usarne una,
era ovvio che ricorresse a quella del cuore.
Pertanto,
il fedele può venerare sia la Carità divina che il Cuore di Cristo,
ed anzi venerare quella in questo.
Tutto il valore di quel Cuore sta appunto nell’essere incarnazione e simbolo dell’ amore divino:
«Noi possiamo con piena sicurezza contemplare e venerare nel Cuore del divin Redentore l’espressiva immagine della sua carità e il documento dell’ avvenuta nostra Redenzione»137.
Adorando il Sacro Cuore,
il devoto non idolatra una cosa materiale,
ma venera l’organo corporeo in cui e con cui Dio manifesta il suo amore agli uomini.
Insegna Pio XII:
«Da quell’elemento corporeo che è il Cuore di Gesù Cristo e dal suo naturale simbolismo,
quindi,
è per noi legittimo e doveroso,
sorretti dalle ali della fede,
salire non soltanto alla contemplazione del suo amore sensibile,
ma ancor più in alto,
fino alla contemplazione e all’adorazione del suo eccelso amore infuso;
e infine,
con un’ultima,
dolce e ancor più sublime salita,
elevarci fino alla meditazione e all’ adorazione dell’ amore divino nel Verbo incarnato.
Alla luce della fede,
infatti,
per la quale crediamo che nella Persona di Cristo esiste il connubio tra la natura umana e quella divina,
la nostra mente è resa idonea a capire gli strettissimi vincoli che esistono tra l’amore sensibile del Cuore fisico di Gesù e il suo duplice amore spirituale,
sia umano che divino»138.
Concludeva pertanto il Papa:
«Il suo Cuore,
(.
.
.
)
essendo ipostaticamente unito alla Persona del Verbo,
è meritevole dell’ unico e identico culto di adorazione con cui la Chiesa onora la Persona dello stesso Figlio di Dio incarnato.
(.
.
.
)
Nulla dunque ci vieta di adorare il Cuore sacratissimo di Gesù Cristo,
in quanto è compartecipe,
e naturale ed espressivo simbolo,
di quella inesauribile carità che il divin Redentore nutre tuttora per il genere umano.
Benché non sia più soggetto ai turbamenti della vita presente,
infatti,
questo Cuore è sempre vivo e palpitante,
è unito indissolubilmente alla Persona del Verbo divino e,
in essa e mediante essa,
alla sua divina volontà.
Perciò,
essendo ridondante di amore divino ed umano,
ricolmo dei tesori di tutte le grazie,
conquistati dal nostro Redentore con i meriti della sua vita,
delle sue sofferenze e della sua morte,
il Cuore di Cristo è senza dubbio la sorgente di quella perenne carità che il suo Spirito diffonde in tutte le membra del suo mistico Corpo.
(.
.
.
)
Adorando il Cuore sacratissimo di Gesù,
in esso e mediante esso noi adoriamo sia l’Amore increato del Verbo divino,
sia il suo amore umano con tutti gli altri suoi affetti e virtù,
poiché entrambi (questi amori)
spinsero il nostro Redentore ad immolarsi per noi e per tutta la Chiesa sua sposa»139.
Il culto che tributiamo al Sacro Cuore è insomma adorazione dell’ Amore divino che si dona a noi dal centro della Persona del Figlio,
incarnato,
morto e risorto per redimerci ed elevarci alla gratuita dignità di figli adottivi di Dio,
rendendoci partecipi della divina natura.
La devozione ad Esso,
inoltre,
«non ci provvede di qualche grazia speciale,
ma ci apre la fonte di tutte le grazie;
non ci ricorda qualche mistero particolare,
ma ci propone di meditare e adorare la fonte di tutti i misteri»140.
Diceva san Claudio de la Colombière:
«Questo Cuore divino è sede di tutte le virtù,
fonte di tutte le benedizioni e rifugio di tutte le anime sante»141.
Pio XII insegnava che «la Chiesa,
vera ministra del Sangue della Redenzione,
è nata dal Cuore trafitto del Redentore,
e dal medesimo è anche sgorgata in sovrabbondanza la grazia dei Sacramenti,
che trasfonde nei figli della Chiesa la vita eterna»142.
Aggiungeva san Giovanni Eudes:
«I Sacramenti sono tante fonti inesauribili di grazia e di santità che hanno la loro sorgente nell’ immenso oceano del Sacro Cuore del nostro Salvatore,
e tutti gli aiuti che ne procedono sono come tante fiamme di questa divina fornace»143.
Riassunto Possiamo riassumere la dottrina sul Sacro Cuore con queste parole di Pio XII:
«Il culto da tributarsi al Sacratissimo Cuore di Gesù è degno di essere stimato come la professione pratica di tutto il Cristianesimo.
La Religione di Gesù è infatti questa:
è tutta imperniata sull’ Uomo-Dio Mediatore,
così che non si può giungere al Cuore di Dio se non passando attraverso il Cuore di Cristo.
(.
.
.
)
In sostanza,
il culto al Sacratissimo Cuore di Gesù non è altro che il culto dell’amore che Dio ha per noi in Gesù,
ed è anche la pratica del nostro amore verso Dio e verso gli altri uomini.
In altre parole,
tale culto si propone l’amore di Dio come oggetto di adorazione,
di rendimento di grazie e d’imitazione;
inoltre considera la perfezione del nostro amore per Dio e per il prossimo come la mèta da raggiungere mediante la pratica sempre più generosa del nuovo Comandamento lasciato dal divino Maestro agli Apostoli come in sacra eredità,
allorché disse loro:
“Vi dò un nuovo Comandamento:
amatevi a vicenda,
come io ho amato voi” (Gv.
,
13,
34)
»144.
Praticando efficacemente questa devozione,
inoltre,
i fedeli sono sicuri di avere come principale motivo della loro vita non un vantaggio personale – sia esso materiale o spirituale,
temporale o eterno – ma la bontà stessa di Dio,
ponendo la gloria divina come fine supremo dell’ esistenza terrena e quindi diventando veramente suoi figli.
Scriveva il padre De Gallifet:
«Nel mondo sensibile e corporeo non c’è nulla,
che possa essere proposto con maggior ragione al culto del fedele,
che questo Sacro Cuore.
Infatti non c’è nulla che contenga e rappresenti i misteri più sublimi;
nulla la cui vista sia capace di svegliare nel cuore dei fedeli gli affetti più santi;
nulla che esprima meglio (.
.
.
)
l’amore immenso di Nostro Signore Gesù Cristo;
nulla che ricordi meglio tutti i benefici dell’ amantissimo Redentore;
nulla che mostri meglio le pene intime ch’egli ha sofferto per noi»145.
Chiediamoci dunque con san Giovanni Eudes:
«Quale cuore più adorabile,
ammirevole e amabile,
del Cuore di quell’ uomo-Dio che si chiama Gesù?
Quale onore merita questo Cuore divino,
che ha sempre reso ed eternamente renderà una così gran gloria a Dio?
Con quale zelo dovremmo onorare questo Cuore augusto,
fonte della nostra salvezza,
che è l’origine di tutte le felicità del cielo e della terra,
che è una immensa fornace di amore per noi,
che non pensa altro che a donarci una infinità di beni,
e che infine si è spezzato dal dolore per noi sulla Croce?
»146

Conclusione:
Una devozione quantomai attuale Nella nostra epoca assistiamo all’apice di un graduale e insidioso processo di scristianizzazione della società,
che mira a distruggere ogni influenza del Vangelo nella vita dei popoli,
sostituendo a poco a poco la vecchia Cristianità con un ateo «regno dell’Uomo»,
emancipato completamente dalla Legge divina.
Questo processo viene sviluppandosi fin dal XV secolo,
cioè da quando prese piede un umanesimo antropocentrico e neopagano.
Col tempo esso si è esteso dall’àmbito artistico-culturale a quello religioso,
politico e socio-economico,
per finire con l’imporsi nella vita pubblica con i totalitarismi del XX secolo e,
più recentemente,
con la propaganda socioculturale anarchica dell’attuale periodo «postmoderno»,
in cui si pretende di negare e svellere ogni radice cristiana del mondo europeo e dell’intero Occidente.
147 Come rievoca Giovanni Paolo II,
«purtroppo,
alla metà dello scorso millennio,
ha avuto inizio,
e dal Settecento in poi si è particolarmente sviluppato,
un processo di secolarizzazione che ha preteso di escludere Dio e il Cristianesimo da tutte le espressioni della vita umana.
Il punto d’arrivo di tale processo è stato spesso il laicismo e il secolarismo agnostico e ateo,
cioè l’esclusione assoluta e totale di Dio e della legge morale naturale da tutti gli ambiti della vita umana».
148 Pio XII ha così descritto l’avanzare di questo processo,
che possiamo denominare la Rivoluzione,
con la «r» maiuscola:
«Questo nemico (.
.
.
)
si trova dappertutto e in mezzo a tutti;
sa essere violento e subdolo.
In questi ultimi secoli,
ha tentato di operare la disgregazione intellettuale,
morale e sociale dell’unità nell’ organismo misterioso di Cristo.
Ha voluto la natura senza la grazia,
la ragione senza la fede,
la libertà senza l’autorità;
talvolta l’autorità senza la libertà».
La Rivoluzione ha dapprima proclamato «Cristo sì,
Chiesa no»;
poi «Dio sì,
Cristo no»;
infine ha negato ogni legame dell’uomo col suo Creatore,
proclamando:
«Dio è morto,
anzi Dio non è mai stato».
Concludeva il Papa:
«Ed ecco il tentativo di edificare la struttura del mondo sopra fondamenti che Noi non esitiamo ad additare come principali responsabili della minaccia che incombe sull’umanità:
una economia senza Dio,
un diritto senza Dio,
una politica senza Dio»149.
La più recente fase del processo rivoluzionario è quella esplosa nel mondo dal 1968,
nel tentativo di compiere la dissoluzione della famiglia,
della moralità pubblica e della civiltà,
per imporre sulle loro rovine il dominio sociale delle passioni disordinate,
specialmente della sensualità.
Questa fase,
giustamente definita come «rivoluzione culturale»,
agisce pacificamente mediante la moda,
la pubblicità e i mass-media,
producendo sempre più caos e persino morte spirituale,
quando non anche fisica.
Ammonisce Giovanni Paolo II:
«Oggi il cuore,
creato per essere il focolare dell’amore,
è diventato il focolare centrale del rifiuto di Dio,
del peccato dell’uomo che si distoglie da Dio per attaccarsi ad ogni genere d’idoli»150.
D’altronde,
il grave problema dell’uomo contemporaneo non sta tanto nel fatto di commettere abitualmente peccati,
quanto nel fatto di aver perso il senso stesso del peccato,
la coscienza del peccare.
Convinto di essere ormai diventato adulto e autosufficiente,
egli ignora o rifiuta la Rivelazione e la promessa della Redenzione,
per rinchiudersi nei paradisi artificiali che lo anestetizzano da ogni sentimento di colpevolezza e gl’impediscono di pentirsi.
Così egli si mette al riparo dalla divina Misericordia,
nella illusione che la giustizia non arriverà mai;
ma in questo modo egli si preclude quel soprassalto di pentimento che,
solo,
potrebbe evitargli il duro risveglio della inevitabile punizione divina.
Il dramma del nostro tempo ha dunque origine morale e religiosa;
pertanto esso va risolto usando soprattutto mezzi spirituali,
senza trascurare certo quelli materiali.
Se ben praticata,
la devozione al Sacro Cuore è forse l’arma per eccellenza contro questo processo sociale e spirituale che avversa la salvezza delle anime.
Spiega un gesuita contemporaneo:
«Prima della Rivoluzione Francese,
il fedele aveva l’appoggio esterno della società cristiana;
ma oggi che la società non è più tale,
l’uomo deve trovare dentro di sé la forza per vivere da discepolo di Cristo,
dev’essere rafforzato nella fede e nell’ amore.
La devozione al Sacro Cuore non è altro che questo rafforzamento dell’ uomo interiore.
E dato che la laicizzazione si manifesta oggi in tutta la sua estensione e gravità,
solo ora questa devozione corrisponde ai tempi»151.
L’efficacia del culto al Sacro Cuore ci viene confermata dalla grande avversione che i rivoluzionari provano verso di esso:
quando non possono proprio ignorarlo,
lo ridicolizzano o lo combattono in ogni modo.
Il venerabile catalano José Torras i Bages (1846-1916)
,
vescovo di Vich (Spagna)
,
constatava:
«La Rivoluzione è nemica dichiarata della devozione al Sacro Cuore di Gesù,
perché un potente istinto le fa capire che è la devozione destinata a distruggerla»152.
Questa devozione costituisce l’estremo rimedio della divina misericordia,
al quale dobbiamo ricorrere se vogliamo salvarci sia dalla rovina eterna che da quella temporale.
Il padre Jules Chevalier scrisse già nel 1891:
«La devozione al Sacro Cuore di Gesù venne rivelata dal Signore stesso e raccomandata dalla Chiesa come un efficace rimedio ai mali del mondo moderno»153.
Leone XIII ha paragonato il simbolo del Sacro Cuore al segno celeste – certamente la Croce – apparso nel lontano 313 all’ Imperatore romano Costantino come pegno di vittoria:
«In hoc signo vinces»,
«con questo segno vincerai»154.
Secondo il Papa,
il Sacro Cuore è oggi il nuovo segno celeste che dev’ essere inciso dovunque,
a cominciare dai nostri cuori;
il suo messaggio è quello che dev’ essere accolto da tutti i fedeli,
per affrontare le grandi sfide della nostra epoca contro la Fede.
La Chiesa vincerà perché ha la promessa fattale dal Redentore nel Giovedì Santo:
«Abbiate fiducia:
io ho vinto il mondo!
» (Gv.
,
16,
33)
.
Eppure,
appena il giorno dopo avveniva la tragedia della Passione e la sconfitta di Gesù sembrava irrimediabile.
Egli era stato tradito,
condannato a morte,
ucciso.
Era stato perfino abbandonato dai suoi discepoli e rinnegato da Pietro.
Tutto sembrava finito.
Ma,
agli occhi di Dio,
era l’opposto:
tutto ricominciava preparando il trionfo della Risurrezione.
E’ in questa prospettiva,
è con questo spirito che devono vivere i fedeli del Sacro Cuore,
immersi nel caos del mondo moderno.
Anche sotto l’apparenza della indifferenza più sconfortante o della sconfitta più avvilente,
essi devono aver fiducia e sperare senza timori né esitazioni,
vedendo le cose nell’ ottica della Divina Provvidenza e ricordando sempre la promessa del Redentore stesso:
Egli regnerà,
nonostante i suoi nemici.


Appendice La Madonna e il Sacro Cuore Mediante Maria,
al Cuore di Gesù Secondo santa Margherita Maria Alacoque,
la devozione al Sacro Cuore è l’estremo sforzo della divina misericordia in favore degli uomini traviati.
Per approfittarne,
conviene ricorrere alla Madonna,
«rifugio dei peccatori».
Ella infatti è il più perfetto agente della misericordia divina per facilitare e addolcire il ritorno dei peccatori lungo la dura via del pentimento e della conversione.
Da quando Gesù stesso,
dall’alto della Croce,
ha affidato i suoi fedeli alla sollecitudine di sua Madre,
noi possiamo confidare nel Cuore di Maria,
perfettamente conforme a quello del Redentore.
All’indomani della solennità del Sacro Cuore di Gesù,
la Chiesa celebra la festa del Cuore Immacolato di Maria.
Le espressioni della pietà popolare verso il Cuore della Madonna ricalcano quelle rese al Cuore di Cristo:
consacrazione dei singoli fedeli,
delle famiglie,
delle comunità religiose,
delle nazioni;
riparazione,
compiuta attraverso la preghiera,
la penitenza,
le opere di misericordia;
pratica dei cinque primi sabati del mese.
Santa Margherita Maria usava recitare questa giaculatoria:
«O divino Cuore di Gesù,
vi adoro e vi amo tale quale vivete nel Cuore di Maria,
e vi scongiuro di vivere e regnare in tutti i cuori».
San Claudio de la Colombière diceva:
«Ho deciso di non chiedere nulla a Dio,
in nessuna preghiera,
se non per mezzo di Maria».
Pio XII così esortava i fedeli:
«Affinché la devozione all’ augustissimo Cuore di Gesù produca i più copiosi frutti nella famiglia cristiana e perfino nell’intera umanità,
i fedeli abbiano cura di unirvi strettamente la devozione al Cuore immacolato della Madre di Dio»155.
Dall’unione di queste due devozioni nasceranno grandi frutti di apostolato,
favorendo una controffensiva apostolica,
ossia una conquista delle anime,
liberandole dalla prigionia nella quale le tengono i nemici della Redenzione:
la carne,
il mondo,
il demonio.
«Il Cuore di Maria è la Porta del Cielo,
spalancata agli uomini del nostro tempo.
(.
.
.
)
Nel giorno in cui avremo legioni di persone veramente devote al Cuore Immacolato di Maria,
il Cuore di Gesù regnerà in tutto il mondo»156.
Paray-le-Monial e Fatima Il grande movimento mondiale di consacrazione al Sacro Cuore di Gesù,
che già nel XVII secolo era stato rilanciato da san Giovanni Eudes in gemellaggio col culto del Cuore della Madonna,
nel XX secolo ha avuto un prezioso complemento nel movimento di consacrazione al Cuore Immacolato di Maria.
Su questo movimento ebbe grande influenza il messaggio di Fatima,
affidato dalla Madonna ai tre pastorelli portoghesi:
Lucia,
Giacinta e Francesco.
Le apparizioni mariane furono preparate da quelle dell’ Angelo del Portogallo,
avvenute nell’ estate del 1916.
Egli disse dapprima ai tre fanciulli:
«I Cuori di Gesù e di Maria sono attenti alla voce delle vostre suppliche»;
nella seconda apparizione aggiunse:
«I Cuori santissimi di Gesù e di Maria hanno su di voi progetti di misericordia»;
nella terza insegnò una giaculatoria che ricordava l’unione dei due Cuori e la necessità di rivolgersi ad essi:
«Per i meriti del Cuore Santissimo di Gesù e del Cuore Immacolato di Maria,
chiedo la conversione dei peccatori».
La veggente Giacinta,
poco prima di morire nel suo letto di dolori,
disse alla sua cugina Lucia:
«Tu resterai in vita,
per dire che Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al Cuore Immacolato di Maria;
il Cuore di Gesù vuole che,
al suo fianco,
si veneri anche il Cuore di Maria».
E’ impressionante notare il parallelismo esistente tra il messaggio di Paray-le-Monial e quello di Fatima.
Fatima contiene una grande promessa di salvezza,
legata alla pratica dei primi sabati di cinque mesi consecutivi,
simile e complementare alla grande promessa della pratica dei primi venerdì di nove mesi consecutivi diffusa da Paray-le-Monial.
La Madonna chiedeva a Fatima anche la ben nota consacrazione della Russia al proprio Cuore Immacolato,
che ha un certo parallelismo a quella chiesta nel 1689 da Gesù al Re di Francia e che si pone sulla scia della consacrazione dell’umanità al Cuore di Gesù,
realizzata da Papa Leone XIII.
Infine,
Fatima contiene anche la promessa di trionfo della Fede e della Chiesa,
simile e complementare a quello preannunciato a Paray-le-Monial.
Se Gesù diceva a santa Margherita Maria che avrebbe instaurato Regno del suo Sacro Cuore,
la Madonna conferma ai pastorelli di Fatima,
nell’ apparizione del 13 luglio 1917,
che «alla fine,
il mio Cuore Immacolato trionferà»,
ossia che,
prima della fine dei tempi,
la Provvidenza stabilirà il Regno di Maria sul mondo convertito157.
Come si vede,
le tre principali caratteristiche della devozione al Sacro Cuore di Gesù – ossia lo spirito di riparazione,
la pratica della consacrazione e la lotta per il trionfo del Regno di Cristo – le ritroviamo presenti anche nel messaggio di Fatima.
Dopo e come Paray-le-Monial,
anche Fatima è una grande manifestazione del desiderio di Dio di attrarre,
accogliere e perdonare i peccatori.
Ma,
poiché arriva quasi tre secoli dopo,
in una situazione molto peggiorata del mondo,
questa estrema offerta è accompagnata da severe ammonizioni e minacce,
nel caso che le anime s’induriscano e il mondo non si converta.
E’ per questo che la Madonna ha fatto vedere ai tre veggenti l’orribile spettacolo dell’Inferno e ha prospettato terribili castighi per l’intera umanità impenitente,
anche in questo imitando il Sacro Cuore,
che aveva minacciato severe punizioni per coloro che abuseranno della sua misericordia.


Note 1.
Pio XI,
Miserentissimus Redemptor,
Enciclica dell’8-5-1928,
§ 4;
Pio XII,
Haurietis aquas,
Enciclica del 14-5-1956,
§§ 54 e 69.
2.
Pio XII,
Haurietis aquas,
§§ 84 e 72.
3.
Ivi,
§ 62.
4.
Giovanni Paolo II,
Messaggio per il centenario della consacrazione dell’umanità al Cuore divino di Gesù,
dell’11-6-1999.
5.
Giovanni Paolo II,
Lettera al preposto generale della Compagnia di Gesù,
del 5-10-1986.
6.
Congregazione per il Culto e la Disciplina dei Sacramenti,
Direttorio su pietà popolare e liturgia,
Libreria Editrice Vaticana,
Città del Vaticano 2002,
§ 167.
7.
L.
G.
Cros,
Le Coeur de Sainte Gertrude,
Apostolat de la Prière,
Toulouse 1924,
pp.
136-137.
8.
Cfr.
H.
Marìn,
El Sagrado Corazón de Jesùs.
Documentos pontificios,
Mensajero del Corazón de Jesùs,
Bilbao 1961,
pp.
39-40.
9.
Cfr.
Aa.
Vv.
,
A espiritualidade do Coração,
Loyola,
São Paulo 1988,
p.
57.
10.
San Gregorio Magno,
Ad Theodorum medicum,
Epistula n.
31.
11.
S.
Bernardo di Chiaravalle,
Sermoni sul Cantico dei Cantici,
sermone LXI,
§ 4.
12.
Guglielmo di Saint-Thierry,
La contemplazione di Dio,
§ 1,
n.
3.
13.
Pio XII,
Haurietis aquas,
§ 48.
14.
Cfr.
J.
Chevalier,
Le Sacre-Coeur de Jésus,
Retaux,
Paris 1886,
p.
37.
15.
L.
Garriguet,
Le Sacre-Coeur de Jésus,
Bloud & Gay,
Paris 1920,
p.
57.
16.
Leone XIII,
Immortale Dei,
Enciclica del 1-11-1885,
§ 9.
17.
Cfr.
Plinio Corrêa de Oliveira,
Rivoluzione e Controrivoluzione,
Luci sull’Est,
Roma 1998,
p.
I n.
3 18.
Sulla eroicità delle virtù di san Giovanni Eudes,
Decreto del 3-1-1903;
cfr.
J.
Bainvel,
La dévotion au Sacre-Coeur de Jésus,
Beauchesne,
Paris 1919,
p.
453.
19.
E.
Bougaud,
Histoire de la B.
Marguerite-Marie,
Paris 1871,
p.
32 20.
Marguerite-Marie Alacoque,
Vie et oeuvres,
Saint Paul,
Paris-Fribourg 1990,
t.
I,
p.
41.
21.
Ivi,
t.
I,
p. 42.
22.
Ivi,
t.
I,
p. 25.
23.
Cfr.
J.
Languet,
La vie de sainte Marguerite-Marie Alacoque,
Paris 1890,
p.
49.
24.
Marguerite-Marie Alacoque,
Autobiographie,
§ 22.
25.
Per «popolo eletto»,
qui s’intende la santa Chiesa cattolica,
nuovo e vero Israele.
26.
Marguerite-Marie Alacoque,
Vie et oeuvres,
t.
I,
p.
111.
27.
Ivi, t.
I,
pp.
82-84.
28.
Ivi, t.
II,
pp. 477-479.
29.
Ivi, t.
II,
pp. 85-87.
30.
Ivi, t.
I,
pp. 122-123.
31.
Marguerite-Marie Alacoque,
Lettres inédites,
Paray-le-Monial,
vol.
IV,
p.
142.
32.
Cfr.
Marguerite-Marie Alacoque,
Vie et oeuvres,
t.
II,
pp.
194 e 532.
33.
Marguerite-Marie Alacoque,
Autobiographie,
§ 95.
34.
Marguerite-Marie Alacoque,
Vie et oeuvres,
t.
II,
p.
115;
t.
II,
p.
387.
35.
Per capire questa espressione,
bisogna ricordare che la Francia,
in virtù della sua missione storica di difendere Papato,
era allora chiamata dai Pontefici «Figlia primogenita della Chiesa».
36.
Il Redentore allude qui al fatto che la nascita di Luigi XIV,
dopo 23 anni dal matrimonio dei suoi genitori,
era dovuta alle preghiere della madre,
la Regina Anna d’Austria,
la quale,
nella speranza di avere finalmente un figlio,
fece una promessa al Bambino Gesù.
Poco dopo,
nel 1638,
nacque l’erede al trono,
che fu seguito da un altro figlio.
37.
Marguerite-Marie Alacoque,
Vie et oeuvres,
t.
II,
pp.
435-436.
38.
Ivi,
t.
II,
pp.
335-337.
39.
Ivi,
t.
II,
p.
343-344.
40.
Cfr.
J.
Ladame,
I fatti di Paray-le-Monial,
Ed.
Dehoniane,
Napoli 1978,
pp.
153 ss;
Id.
,
Margherita Maria Alacoque,
Ed.
Dehoniane,
Napoli 1982,
pp.
284 ss.
41.
Cfr.
E.
Bougaud,
Histoire de la B.
Marguerite-Marie,
pp.
468 e ss.
42.
Ricordiamo infatti che il padre De La Chaise era allora confessore del Re.
43.
Marguerite-Marie Alacoque,
Vie et oeuvres,
t.
II.
,
pp.
345-356.
44.
Cfr.
ad es.
P.
Hazard,
La crise de la conscience européenne (1680-1715)
,
Fayard,
Paris 1961,
p.
II,
capp.
I-V.
45.
Cfr.
A.
Hamon,
Histoire de la dévotion au Sacre-Coeur de Jésus,
Beauchesne,
Paris 1939,
t.
IV,
pp.
302-304.
46.
J.
Languet,
La vie de sainte Marguerite-Marie Alacoque,
p.
274.
47.
Parola interiore (o anche voce interiore)
è un fenomeno mistico soprannaturale,
col quale Dio comunica direttamente all’intelligenza una cosa che l’anima deve sapere.
48.
Marguerite-Marie Alacoque,
Vie et oeuvres,
t.
II,
pp.
451-452.
49.
G.
Guitton,
Le b.
Claude de la Colombière,
Vitte,
Paris-Lyon 1943,
p.
447.
50.
Marguerite-Marie Alacoque,
Vie et oeuvres,
t.
I,
p.
537.
51.
Ivi,
t.
II,
pp.
390-393.
52.
Ivi,
t.
II,
pp.
304-306.
53.
Cfr.
C.
van den Berghe,
Anne-Madeleine de Rémuzat,
la seconde Marguérite-Marie,
Paris 1877.
54.
Cfr.
A Bouleau,
La dévotion au Sacré Coeur au XVIII siècle,
Rome 1991,
pp.
3-32.
55.
Cfr.
D.
Menozzi,
Sacro Cuore,
Viella,
Roma 2001,
pp.
37-38.
56.
Cfr.
J.
Bainvel,
Coeur Sacré de Jésus,
voce in:
Dictionnaire de la foi catholique,
vol.
III,
col.
273.
57.
Pio XI,
Quas primas,
Enciclica del 11-12-1925,
§§ 12 e 1.
58.
Cfr.
P.
Capanema,
O estandarte da vitória,
Artpress,
São Paulo 1998,
pp.
124-125.
59.
A.
Hamon,
Histoire de la dévotion au Sacre-Coeur de Jésus,
t.
V,
p.
40.
60.
Ivi,
p.
50.
61.
Marguerite-Marie Alacoque,
Vie et oeuvres,
t.
II,
p.
532.
62.
Cfr.
L.
Filosomi,
I primi venerdì del mese,
Apostolato della Preghiera,
Roma 1986,
pp.
29-36.
63.
Jean Le Jeune,
Sermone CCLXXXIV.
64.
Margherita Marie Alacoque,
Lettera n.
131.
65.
Margherita Maria Alacoque,
Lettera n.
75.
66.
Sacra Congregazione per il Culto,
Direttorio su pietà popolare e liturgia,
§ 171.
67.
Cfr.
Giovanni Paolo II,
Discorso all’ Apostolato della Preghiera,
del 31-4-1985;
Discorso per la canonizzazione di Paola Frassinetti,
dell’ 11-5-1984.
68.
J.
Bainvel,
Coeur Sacré de Jésus,
cit.
,
col.
287.
69.
Cfr.
H.
Marìn,
El Sagrado Corazón de Jesús,
p.
333.
70.
Benedetto XV,
breve del 9-11-1921.
71.
Cfr.
A.
Hamon,
Histoire de la dévotion du Sacre-Coeur de Jésus,
t.
IV,
pp.
344-351.
72.
Margherita Maria Alacoque,
Lettera del 2-3-1686 alla madre De Saumaise 73.
Cfr.
A.
Hamon,
Histoire de la dévotion au Sacre-Coeur de Jésus,
t.
III,
pp.
425-431.
74.
Cfr.
S.
F.
Kowalska,
Diario,
Libreria Editrice Vaticana.
,
Città del Vaticano 2001.
Il riferimento biblico è a 1Gv.
,
5,
4-10.
75.
Cfr.
M.
Winowska,
L’icona dell’Amore misericordioso,
Ed.
Paoline,
Roma 1970,
cap.
VI.
76.
Cfr.
R.
Plus,
La réparation,
Paris 1929.
77.
Per «popolo eletto»,
qui s’intende la santa Chiesa cattolica,
nuovo e vero Israele.
78.
Margherita-Maria Alacoque,
Scritti autobiografici,
Apostolato della Preghiera,
Roma 195,
§ 23.
79.
Cfr.
J.
De Finance,
Consécration,
voce in:
Dictionnaire de Spiritualité,
vol.
III,
t.
2,
coll.
1576-1583 80.
Marguerite-Marie Alacoque,
Vie et oeuvres,
t.
I,
pp.
316-317.
81.
Pio XI,
Miserentissimus Redemptor,
§§ 6-7.
82.
Cfr.
M.
de Boylesve,
La croisade du Sacre-Coeur,
Paris 1872,
pp.
110-111 83.
Cfr.
V.
Drevon,
La sainte image du Coeur de Jésus dans toutes les familles chrétiennes,
Paray-le-Monial 1875.
84.
Cfr.
G.
De Becker,
Lexique du Sacré-Coeur,
Téqui,
Paris 1978,
voci «Mateo Crawley-Boevey» e «Intronizzazione».
85.
Congregazione dei Sacri Cuori,
L’intronizzazione del Sacro Cuore di Gesù nei focolari,
pp.
17-18.
86.
Ivi,
p.
33-34.
87.
Ivi,
p.
112.
88.
Cfr.
G.
Sanna Solaro,
Storia della devozione al Sacro Cuore di Gesù,
Torino 1892;
A.
Delaporte,
Le règne sociale de Jésus-Christ,
Paris 1893.
89.
Cfr.
L.
Dehon,
Oeuvres sociales,
Napoli 1978,
t.
V/I,
pp.
457-459;
D.
Menozzi,
Sacro Cuore,
pp.
210-211.
90.
Leone XIII,
Annum sacrum,
Enciclica del 28-5-1899,
§ 15.
91.
Cfr.
A.
Hamon,
Histoire de la dévotion au Sacré-Coeur de Jésus,
t.
IV,
pp.
280-282;
C.
Beirao,
Donna Maria I,
Empresa Nacional de Publicidade,
Lisboa 1944,
pp.
113-114 e 308-310.
92.
Cfr.
P.
Capanema,
O estandarte da vitória,
p.
108.
Il testo della consacrazione è riportato in S.
Gomezjurado,
La consagración,
Quito 1973,
pp.
48-49.
93.
J.
Caballero,
Corazón de España,
Fe Católica,
Madrid 1977,
pp.
23-24.
94.
Leone XIII,
Lettera al vescovo di Liegi,
aprile 1899.
95.
S.
Tommaso d’Aquino,
Summa theologica,
p.
III,
q.
59,
a.
4.
96.
Cfr.
Leone XIII,
Annum sacrum,
§ 12.
97.
Ivi,
§ 4-10.
98.
H.
Ramière,
Rapport au Congrès de Poitiers,
p.
334.
99.
Pio XII,
La solennità di Pentecoste,
radiomessaggio del 1-6-1941.
100.
Pio XII,
Summi Pontificatus,
Enciclica del 20-10-1939,
§ 44.
101.
Giovanni Paolo II,
Ecclesia in Europa,
Esortazione apostolica del 28-6-2003,
III,
58.
102.
Pio XII,
Summi Pontificatus,
§§ 5 e 15.
103.
P.
Capanema,
O estandarte da vitória,
pp.
100-104.
104.
S.
Pio X,
Il fermo proposito,
Enciclica dell’ 11-6-1905,
§§ 6-7.
105.
Pio XII,
Haurietis aquas,
§§ 82-83.
106.
Sulle conseguenze religiose,
morali e sociali del Protestantesimo,
che hanno condotto al relativismo e allo scetticismo,
cfr.
J.
Balmes,
El Protestantismo comparado con el Catolicismo,
B.
A.
C,
Madrid 1967.
107.
Cfr.
ad es.
Marguerite-Marie Alacoque,
Vie et oeuvres,
vol.
II,
pp.
213 e 406-407.
108.
Cfr.
mons.
B.
Matteucci,
Il Giansenismo,
Studium,
Roma 1955.
109.
Cfr.
D.
Menozzi,
Sacro Cuore,
p.
66.
110.
Pio XI,
Miserentissimus Redemptor,
§ 3.
111.
Cfr.
I.
Gobry,
Margherita M.
Alacoque e la rivelazione del Sacro Cuore,
Città Nuova,
Roma 1992,
pp.
164 ss.
112.
Cfr.
M.
Dubruel,
Gallicanisme,
voce in:
Dictionnaire de Théologie Catholique,
t.
VI,
coll.
1096-1137.
113.
Cfr.
J.
Orcibal,
Louis XIV contre Innocence XI,
Paris 1949.
114.
A.
Hamon,
Histoire de la dévotion au Sacre-Coeur de Jésus,
t.
IV,
p.
307.
115.
Ivi,
t.
IV,
p.
322.
116.
D.
Menozzi,
Sacro Cuore,
p.
85.
117.
D.
Menozzi,
Sacro Cuore,
pp.
81-82.
118.
Cfr.
E.
Glotin,
Réparation,
voce in:
Dictionnaire de Spiritualité,
vol.
XIII,
coll.
393-399.
119.
Cfr.
S.
Tommaso d’Aquino,
Summa theologica,
II-IIae,
q.
82,
a.
1.
120.
A.
Royo Marìn,
Teología de la perfecciòn cristiana,
B.
A.
C.
,
Madrid 1986,
§ 286.
121.
Catechismo della Chiesa Cattolica,
§ 67.
122.
Queste obiezioni furono già respinte da Pio XII nella sua enciclica Haurietis aquas,
§§ 4-9.
123.
Cfr.
Congregazione per il Culto,
Direttorio su pietà popolare e liturgia,
§ 1.
124.
Giovanni Paolo II,
Vicesimus quintus annus,
Lettera apostolica del 4-12-1988,
§ 18.
125.
D.
von Hildebrand,
El corazòn,
Palabra,
Madrid 1996,
pp.
27 e 199-200.
126.
Congregazione per il Culto,
Direttorio su pietà popolare e liturgia,
§ 173.
127.
D.
von Hildebrand,
El corazòn,
pp.
21-22 e 206.
128.
Ivi,
pp.
143-144.
129.
Cfr.
C.
Tresmontant,
Essai sur la pensée hébraique,
Cerf,
Paris 1953,
pp.
117-123.
130.
Catechismo della Chiesa Cattolica,
§ 368.
Per sant’ Agostino,
«le azioni sgorgano dal cuore come dalla loro fonte» (Sermone XCI,
§ 5)
.
131.
C.
A.
Bernard,
Teologia affettiva,
Ed.
Paoline,
Roma 1985,
p.
187.
132.
S.
Tommaso d’Aquino,
Summa theologica,
p.
I,
q.
20,
a.
1.
133.
Dante Alighieri,
La Divina Commedia,
Paradiso,
c.
XXXIII,
v.
145.
134.
Cfr.
G.
De Becker,
Lexique du Sacre-Coeur,
p.
404.
135.
J.
Olier,
Lettera n.
426.
136.
Pio VI,
Auctorem fidei,
Costituzione apostolica del 28-8-1794.
137.
Pio XII,
Haurietis aquas,
§ 34.
138.
Ivi,
§ 66.
139.
Ivi,
§§ 14,
53 e 55.
140.
J.
Bainvel,
Coeur Sacré de Jésus,
col.
301.
141.
S.
Claude de la Colombière,
Oeuvres complètes,
Grenoble 1901,
vol.
VI,
p.
124.
142.
Pio XII,
Haurietis aquas,
§ 48.
143.
S.
Jean Eudes,
Le Coeur admirable de la Très Sainte Mère de Dieu,
lib.
XII,
cap.
VII.
144.
Pio XII,
Haurietis aquas,
§ 70.
145.
J.
De Gallifet,
De cultu sacrosancti Cordis Dei ac Domini nostri Jesu Christi (1726)
.
146.
P.
Le Doré,
Le père Eudes,
Paris 1870,
p.
145.
147.
Cfr.
Plinio Corrêa de Oliveira,
Rivoluzione e Controrivoluzione,
p.
I c.
3.
148.
Giovanni Paolo II,
Discorso ai partecipanti al III Forum Internazionale della Fondazione Alcide de Gasperi,
del 23-2-2002.
149.
Pio XII,
discorso all’Azione Cattolica Italiana,
del 12-10-1952.
150.
Giovanni Paolo II,
Omelia a Paray-le-Monial,
del 5-10-1986.
151.
L.
Filosomi S.
I.
,
I primi venerdì del mese,
pp.
49-50.
152.
Cfr.
«Cristiandad» (Barcellona)
,
giugno-settembre 1989,
p.
24.
153.
Cfr.
Aa.
Vv.
,
A espiritualidade do Coração,
p.
130.
154.
Leone XIII,
Annum sacrum,
§ 17.
155.
Pio XII,
Haurietis aquas,
§ 84.
156.
Plinio Corrêa de Oliveira,
su «O Legionário»,
30-7-1944.
157.
Sul messaggio di Fatima,
cfr.
A.
Borelli,
Fatima:
messaggio di tragedia o di speranza?
,
Luci sull’Est,
Roma 2002.


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