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La parola interpretata

La parola interpretata


INTRODUZIONE

Esistono più scuole di pensiero per quanto riguarda la lettura della Bibbia e la sua interpretazione.

Vi sono cristiani che ne fanno una lettura

“liberale”,

altri che ne fanno una

“letteralistica”
e altri ancora una lettura

“teologica”.
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a) La lettura “liberale” è iniziata qualche decennio fa con la cosiddetta “alta critica”, in Germania.

Questi teologi aprono la Bibbia e pensano di poterla
giudicare umanamente, decidendo quale versetto è ispirato
e quale no, quale particolare è storico e
quale inventato, ecc.
Spesso questa scuola di pensiero
(nata fra i protestanti, ma le cui tesi sono state
purtroppo molto spesso accettate anche nel mondo cattolico)
rifiutava, come inventati,
episodi legati a luoghi o personaggi biblici
la cui esistenza non era ancora stata provata.

Sovente, l’archeologia ha smentito clamorosamente questi
dubbiosi di professione,
ritrovando negli scavi la prova che la Bibbia non mentiva.
Essi inoltre rifiutano ogni episodio miracoloso,
riducendolo a mero racconto “mitico”.

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b) La lettura “letteralistica” è quella che si attiene al
testo biblico, senza chiedersi quale fosse la cultura,
la mentalità dell’epoca, il contesto sociale in cui
l’autore biblico viveva e scriveva.
Una lettura di questo genere è certo più immediata,

prevede meno sofferenza e meno lavoro ma, in genere,
tradisce i propositi della Parola di Dio, poiché
presuppone:
- un essere sempre uguale a se stesso;
- un’uguale sensibilità nel tempo e nello spazio;
- uguali bisogni;
- un contesto sociale immutabile;
- una cultura unica ed eterna;
- una divinità impassibile che si rivolge all’uomo
richiamandolo alle stesse responsabilità
indipendentemente dal suo stato.

Per esempio, con una lettura di questo genere,
fino al secolo scorso, negli Stati Uniti, si giustificava
la schiavitù dei negri, perché - si diceva - essa era ampiamente praticata ai tempi della Bibbia e
perfino San Paolo esortava gli schiavi all’ubbidienza.

I Mormoni, per lo stesso motivo, proclamano
legittima la poligamia, infatti tutti i patriarchi
l’hanno praticata.
Salomone ebbe addirittura un immenso harem e la
colpa che il testo biblico
(I Re 11:1-10)
gli rimprovera non è il numero davvero molto elevato
di mogli e concubine, ma il paganesimo di alcune di esse.

La vendetta è praticata e la guerra è esaltata
 nell’Antico Testamento e Dio viene spesso chiamato
“l’Eterno degli eserciti”,
al punto che in un Salmo (137:9),
persino parafrasato da Quasimodo per la sua bellezza,
si arriva a desiderare che i bambini dei nemici
muoiano sbattuti contro le rocce...
Con questo criterio, dunque, si potrebbero giustificare
molte posizioni.

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c) Una lettura “teologica”, invece, non cerca di fare un
elenco delle cose che facevano gli uomini biblici,
fossero anche gli uomini del Nuovo Testamento,
per trovarvi una legittimazione dei propri atti...
e neppure consiste nel vedere quali fossero i sentimenti
e la sensibilità di quegli stessi uomini per legittimare
la propria sensibilità odierna...

Ma di raccogliere in quelle esperienze,
non le concessioni di Dio, dovute alla durezza del loro
cuore (come disse Gesù in Mat. 19:7-8 a proposito del divorzio), ma la volontà ideale di Dio,
il pensiero di Dio. Nonostante Iddio sia stato chiamato
anche da uomini di grande fede “Dio degli eserciti”,
a noi (possessori della Rivelazione completa) è richiesto
ben altro che d’avere la morale e la sensibilità di
Davide o di Giacobbe!

Chi legge la Bibbia volendo conoscere la volontà
di Dio per la sua vita, individuale o collettiva,
se vuole compiere questa operazione con un minimo d’intelligenza, non può chiedersi soltanto che cosa hanno fatto gli uomini di Dio nel passato (non vale neppure per i migliori)
e nemmeno che cosa Iddio ha detto nel passato,
nella loro situazione, alla loro capacità di comprendere,
al loro
grado di sensibilità...

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Fare teologia significa chiedersi questo,
PER ARRIVARE A CAPIRE CHE COSA IDDIO DICE OGGI,
NELLA NOSTRA SITUAZIONE,
ALLA NOSTRA POSSIBILITA’
DI CAPIRE
E ALLA NOSTRA SENSIBILITA’.


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I PRINCIPI ERMENEUTICI PER UNA LETTURA TEOLOGICA DELLA
BIBBIA

L’ermeneutica è la scienza dell’interpretazione;

se vogliamo essere corretti e rispettare la Parola di Dio

dobbiamo dunque tenere a mente alcuni princìpi
fondamentali che faranno da guida nella lettura e nella
comprensione
dei Testi Sacri.
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1. Un insieme di testi:
condizione necessaria per la costruzione di una dottrina
sicura
Esistono certamente singoli testi che contengono evidenti
messaggi di grande valore;
Lutero li chiamava “le piccole Bibbie”.

E’ temerario comunque costruire un’intera
dottrina su un testo solo,
come è temerario pretendere di comprendere
un aspetto fondamentale della personalità
di un nostro simile fondandosi unicamente su una frase,
o su poche frasi da lui dette.
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Una dottrina, dunque,
la si può ricavare da un’insieme di testi che trattano
lo stesso argomento.

Il non farlo vorrebbe dire, ad esempio,
soffermarsi sul cap. 9 dell’ epistola ai Romani
e trarne la terribile dottrina della predestinazione,
(è predestinazione della prescienza e onniscienza di Dio che pur lasciando libero l'uomo già sa che uso ogni uomo farà della sua libertà)

oppure leggere l’Ecclesiaste e dedurne che la vita non ha
senso.

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2. L’esame del contesto interno

Il contesto interno è il brano in cui la frase,
che si vuol prendere in esame, è inserita;
è inoltre anche il libro, il linguaggio dell’autore così
come lo si può ricostruire dai suoi interventi nel Canone
biblico.
Per esempio, l’apostolo Paolo usa chiaramente la
parola “carne” nel senso di “natura umana non rigenerata
dallo Spirito”; questo lo si deduce dal contesto
immediato in cui è inserito questo vocabolo, ma anche dal
linguaggio tipico di S. Paolo, così come lo si rileva in
tutte le sue epistole.

Un altro esempio: il brano del ricco e Lazzaro
(Luca 16:19-31).
Solo l’insieme dei brani sullo stato dei morti
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(criterio N° 1) e il contesto interno
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(criterio N° 2)
ci aiutano a dimostrare che quel racconto è una favola
che Gesù utilizzò per illustrare vivamente un messaggio.

Dove, se non in una favola, un povero pieno di ulcere
sta sotto la tavola del ricco che banchetta,
in attesa delle briciole,
mentre i cani gli leccano le ferite?
E dove, se non in una favola, il paradiso è separato
dall’inferno da una voragine che non impedisce
ai perduti e ai salvati di guardarsi reciprocamente?
Ecco il contesto interno!

ìììììììììììììììììììììì
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3. L’esame del contesto esterno

Se il contesto interno è dato dal resto del brano
di cui l’affermazione è parte,
il contesto esterno si compone di tutto quanto riguarda
l’habitat storico (culturale, spirituale, politico,
sociale) in cui il brano è stato prodotto.

Un esempio tra i tanti possibili:
in Levitico 25:36
e in Ezechiele 18:8,
è stigmatizzato il prestito a interesse.

Un’applicazione letteralistica della Bibbia vedrebbe una
forma di peccato,
in generale, nel prestito a interesse,
cosa possibile, certamente, oggi come ieri.
Il contesto esterno, però, ci aiuta a capire il senso di
un’affermazione che in contesti socio-economici diversi da quello in cui fu pronunciato
potrebbe suonare come assurda. Dal contesto interno,
apprendiamo che in tutti e due i testi si parla di
prestito ai poveri e si insiste sul fatto che da questa
operazione non bisogna ricavare utili. I due testi in
pratica mettono in guardia i figliuoli di Dio dal
diventare sciacalli, speculando sulle sofferenze e
sulle
disavventure altrui.

Dallo studio del contesto esterno, invece,
ricaviamo che, a differenza del nostro tempo, il fenomeno
inflazione non faceva parte del quadro socio-economico nel quale si muovevano i personaggi dell’epoca
mosaica.
Se pensiamo che, anni fa, in Argentina
l’inflazione erodeva la moneta del 1000-1100% all’anno, comprendiamo che prestare, per esempio,
un milione in un simile quadro economico, e riavere lo
stesso milione dopo un anno, significherebbe riavere meno
di centomila lire.
Applicare la norma alla lettera significherebbe quindi
una gravissima ingiustizia verso chi presta.
La norma biblica cade, quindi? No, anzi dalle persone
fedeli sarà applicata in modo che raggiunga le finalità
per cui è stata data. La vera fedeltà si preoccupa di
raggiungere le FINALITA’ DELLE NORME, non i suoi
significati apparenti,
LO SPIRITO NON LA LETTERA DELLA LEGGE
(cfr. Romani 7:6).
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4. La punta del discorso
La punta del discorso è:
- il motivo (o i motivi) per cui il testo esiste;
- lo scopo del brano in questione;
- ciò senza il quale il testo perderebbe senso;
- ciò su cui il profeta o lo scrittore biblico si esprime
e si assume le relative responsabilità.
In qualunque testo è possibile apportare varianti senza
per questo mutare il senso del testo; la punta del
discorso è rappresentata da quella parte essenziale
su cui chi parla si assume delle responsabilità.
Per esempio, quando leggiamo che Giosuè disse:
“Fermati o sole...” e quando è detto che “il sole si fermò.

..”, non crediamo che Giosuè si assunse la responsabilità
di divulgazione astrofisica, così come non se le assume
nessuno speaker televisivo quando annuncia che
“il sole sorge o tramonta a tale ora
(il che, se ci pensiamo un attimo,
è un assurdo astronomico,
perché è la Terra a girare intorno al Sole e non
viceversa)!

Giosuè era un uomo di fede e non s’interessava di
astrofisica;
parlò in base a quello che vedeva:
vedeva il sole nascere all’orizzonte,
attraversare il cielo e morire dalla parte opposta.

Chiese a Dio che lo fermasse per avere luce e finire
la battaglia ed ottenne per fede un miracolo straordinario:
questo miracolo è la punta del discorso!
Galileo l’aveva capito, lo spiegò ai teologi del
suo tempo che avevano però un concetto totalizzante
dell’ ispirazione; poco mancò che ci rimettesse la pelle;
il letteralismo non è privo di pericolo, né segno di
fedeltà come taluni pensano.
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5. Distinzione fra princìpi e regole
Vi è una distinzione di fondo tra il valore dei
princìpi e il valore delle regole; le regole infatti
devono essere al servizio dei princìpi, non l’inverso.
Questo non significa che le regole non siano
importanti, esse sono una condizione indispensabile per
la pace e la convivenza di qualunque gruppo umano
(l’assenza di regole è anarchia); esse però possono
evolversi con il passare del tempo: una convenzione può
essere sostituita da un’ altra.
Ciò che è importante e che non dovrebbe venir
meno è il principio che la regola è destinata a servire.

Per esempio, Mosè, un giorno, vide un cespuglio
ardere senza consumarsi; andò a vedere più da vicino e
Iddio gli parlò, invitandolo subito a porsi nella giusta
disposizione, se voleva un dialogo con Lui:
Esodo 3:5 > “Non ti avvicinare, togliti i calzari dai
piedi, perché il suolo sul quale stai è suolo sacro.”


Una lettura letteralistica della Bibbia dovrebbe
portarci a dedurne l’applicazione secondo la quale nel
luogo in cui Dio si manifesta, il credente deve sempre
togliersi le scarpe.
Una lettura teologica del testo, invece, ci porterà
facilmente ad individuare in esso un principio
immutabile e una regola datata, legata allo spazio
e al tempo.
Il credente che vuole essere fedele alla Parola di Dio
dovunque e comunque è chiamato ad essere fedele al
principio che attuerà forse attraverso una regola diversa.

Il principio è la disponibilità al rispetto di Dio,
all’ adorazione; tempo e spazio non mutano in nessun
modo il rapporto di adorazione tra creatura e Creatore.

La regola era, a quel tempo, togliersi i calzari; nei
paesi di cultura araba il linguaggio non è mutato, ma in
Occidente, ad esempio, gli uomini nei luoghi di culto e
nei momenti di preghiera si tolgono il cappello.

6. I limiti dell’ispirazione

L’apostolo Paolo scrisse che “Tutta la Scrittura
è ispirata da Dio...” (II Timoteo 3:16).
Di questo siamo sicuri, ma che cosa vuol dire ispirazione
esattamente?

Il soggetto richiederebbe pagine su pagine... comunque
l’essenziale da sapere per leggere con profitto la Parola
del Signore è che l’ispirazione è qualcosa di grandioso
che rende possibile la Rivelazione dei messaggi di Dio
attraverso gli uomini,

SENZA PER QUESTO ELIMINARE TUTTI I LIMITI DELL’UOMO.

Gli scrittori biblici non escono necessariamente
dalla loro cultura una volta ispirati,
non incorporano per incanto tutta la conoscenza scientifica sulla natura, su Dio e sull’uomo,
non perdono per incanto tutti i loro limiti,
siano essi caratteriali che sintattici
(per esempio, se leggiamo le epistole di Pietro in greco,
ci accorgiamo che era una persona poco istruita,
a differenza di Paolo).
Essi rimangono uomini, uomini sostenuti certo dallo
Spirito Santo, capaci di trasmettere verità divine,
ma solo particelle di verità, sprazzi di luce sufficienti ad illuminare il nostro cammino, non ad illuminare
il mondo, come il sole allo Zenith. Pietro lo sapeva bene
quando scrisse:

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II Pietro 1,19
“Abbiamo la Parola profetica più ferma,
alla quale fate bene di prestare attenzione, come a una
lampada splendente in luogo oscuro, finché spunti il
giorno e la stella mattutina sorga nei vostri cuori.”

Le lampade che Pietro conosceva non erano certo i
nostri moderni fari, ma le piccole lucerne che
illuminavano appena un pezzettino di viottolo dei
viandanti.
Preziosa quella luce, assolutamente indispensabile per non cadere nei burroni, ma da non confondere con il sole del
mattino.
Nel Medioevo il concetto dell’ispirazione non
permetteva di coglierne i limiti.
Sembrerebbe un onorare molto di più la Parola
del Signore ed i suoi autori, oltre che il Signore stesso,
ma non è così.
Il Medioevo fu un tempo che si avvicinava molto a
una concezione quasi illimitata dell’ispirazione e dei
suoi effetti; fu così che per secoli la Bibbia fu non il
criterio etico e spirituale per l’uomo, ma il criterio
per eccellenza di ogni esperienza politica, sociale,
scientifica, economica... I risultati non furono molto
edificanti,
non favorirono certo la fedeltà, ma costrinsero molte
grandi menti a contrapporsi alla fede in nome della
verità scientifica. La scrittrice Ellen White scrive
in proposito:

“La Bibbia non ci è stata data in un linguaggio
sovrumano. Gesù per cercare l’uomo dove si trovava,
assunse la natura umana. La Bibbia è stata data nel
linguaggio degli uomini. Ogni cosa umana è imperfetta...
La Bibbia è scritta da uomini ispirati, ma non rappresenta il modo di pensare e di esprimersi di Dio,
ma quello dell’umanità. Dio, in quanto scrittore,
non vi è implicato.
Gli uomini potranno dire che una qualche
espressione non è degna di Dio, ma Dio non si è sottoposto al giudizio degli uomini attraverso la Bibbia,
mettendosi nelle sue parole, nella sua logica e nel suo
modo di esprimersi. Gli scrittori della Bibbia erano gli
scrivani di Dio, NON LA SUA PENNA.”
(Selected Messages,
Vol. I, pag. 20,21)

Avendo capito questo, non saremo scandalizzati
leggendo, per esempio, i Vangeli sinottici
(cioè quelli paralleli: Matteo, Marco, Luca),
dove troviamo a volte delle piccole discrepanze su
particolari
di secondaria importanza.

In Marco cap. 5 e Luca cap. 8 è raccontato l’episodio
della liberazione dell’indemoniato di Gadara; ma in Matteo
cap. 8, gli indemoniati sono due.
Sappiamo che i Vangeli sono stati scritti alcuni decenni
dopo la morte di Cristo e quindi i limiti umani risultano
evidenti, in questo caso, in un ricordo imperfetto da
parte di qualcuno degli evangelisti. Certo lo Spirito
Santo ha richiamato alla memoria quell’episodio come
importante, degno di essere riportato, ma alcuni
particolari sono risultati sfumati. Probabilmente gli
indemoniati erano veramente due, ma uno solo dei due ha
attratto l’attenzione dei discepoli, per il suo
atteggiamento di attaccamento a Cristo, tanto è
vero che lo pregava di poterlo seguire.
Il portentoso miracolo di Cristo in favore di quel
poveretto e il compito da Lui assegnatogli di andare a
testimoniare della grazia ricevuta per mezzo Suo
rappresentano la punta del discorso (criterio N° 4),
che è il messaggio centrale di quest’episodio.

E’ chiaro che, se l’ispirazione fosse dettatura
da parte dello Spirito Santo, non troveremmo nella Bibbia
niente che ci disturbi, né tanto meno diversità di stili
e di cultura. Dio però, nella Sua saggezza, ha lasciato che
i limiti umani trasparissero, perché chiunque desideri
dubitare lo faccia pure e chiunque voglia fare il salto
della fede, rendendosi conto delle mille prove esistenti
nel Sacro Libro riguardo alla sua ispirazione divina,
possa superare tutto ciò, smettendo di scandalizzarsi.

7. La progressività dell’ispirazione
Un semplice sguardo alla Bibbia è sufficiente per
accorgersi che la quantità di luce affidata a Mosè non fu
esattamente la stessa di quella affidata a Gesù.
Salomone scrisse che:

Proverbi 4,18 “Il sentiero dei giusti è come la luce che
spunta e che va vie più risplendendo, finché sia giorno
perfetto.”

I Farisei non credevano alla rivelazione progressiva né
ai limiti della rivelazione; Gesù sì: “Voi avete udito
che fu detto... ma io vi dico...” (Matteo cap. 5).

Mosè permise il divorzio? Certo. Mosè era ispirato e lo
permise non perché il divorzio fosse parte della volontà
ideale di Dio
(“Io odio il divorzio” disse Dio:
cfr. Malachia 2:16),
ma perché il Signore
- in quel tempo e in quella cultura - non potendo far comprendere a quel popolo
“di collo duro” la santità dell’impegno matrimoniale,
preferì regolamentare il divorzio,
piuttosto che lasciar fare all’uomo,
in modo selvaggio.
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Ma Gesù disse loro:

Matteo 19:8-9 > “Fu per la durezza dei vostri cuori che Mosè vi
permise di mandar via le vostre mogli; ma da principio
non era così.
Ed io vi dico che chiunque manda via sua moglie,
quando non sia per cagion di fornicazione,
e ne sposa un’altra, commette adulterio.”

Un Dio amorevole e paterno come quello presentato nella
Bibbia non fa fare ai Suoi figli
“il passo più lungo della gamba”;
così Egli dovette rinunciare almeno per un tempo alla Sua
volontà ideale, per amore di quei figli che non erano
in grado di comprenderla appieno.

Gli ideali biblici perciò vanno cercati nell’insieme del
messaggio biblico; soprattutto l’Antico Testamento
va riletto alla luce dell’Evangelo se non se ne vogliono
trarre
insegnamenti che annullino il fine di quelle rivelazioni.

8. La dinamicità della rivelazione
Guardando la storia, ci rendiamo conto che i
messaggi del Signore non sono soltanto “il buon pane che scende dal cielo” per nutrire il Suo popolo, ma molto di più di qualcosa che si consuma nel normale sostentamento.
Sembra evidente che nella Parola di Dio vi sia
qualcosa di vivente che nel cuore nasce, cresce, si
sviluppa e porta frutti cui i beneficiari della Parola
non avevano necessariamente pensato.

L’eliminazione della POLIGAMIA e della SCHIAVITU’,
ad esempio, almeno nella maggior parte del mondo cristiano
, sono frutti di un albero meraviglioso che gli apostoli
hanno piantato e di cui forse non immaginavano i frutti,
su questa Terra.

L’apostolo Paolo, nella stupenda epistola a
Filemone, non ci pare consapevole del fatto che la
schiavitù in nome dell’Evangelo potesse essere eliminata
un giorno. La sua piccola lettera però, intesa a
risolvere solo il problema di due uomini, sarà uno
di quei semi che a sua insaputa porterà frutto, secoli
dopo.

Alcuni vorrebbero che S. Paolo avesse scritto un
trattato contro la schiavitù o, comunque, che avesse
fatto delle dichiarazioni per mostrarne l’assurdo etico e
spirituale. Paolo non fa questa dichiarazione; il Signore
non lo ha ispirato a farlo. Probabilmente perché avrebbe
avuto come conseguenza un inutile bagno di sangue e
l’eliminazione del cristianesimo stesso.
I due terzi dell’umanità nel mondo greco-romano erano schiavi; erano il totale della forza lavoro,
della forza motrice, dell’energia.
Abolire la schiavitù sarebbe stata un’operazione
che gli stessi schiavi non avrebbero compreso; il Dio
della croce non pretende raccolti immediati, sparge semi.
Questi, annaffiati dal Suo Spirito, fioriranno.

9. La Rivelazione trasmessa attraverso i generi letterari
La Bibbia, scritta da uomini di varia cultura,
ispirati da Dio, usa numerosi generi letterari; alcuni
di questi sono facili da capirsi, altri meno.
Quando la Bibbia dice che il popolo ebreo in
Canaan avrebbe trovato un paese in cui scorreva
“il latte e il miele”, tutti capiscono che evidentemente
si trattava di un’immagine che voleva significare
fertilità, abbondanza. Anche per questo motivo leggere la
Bibbia ed applicarla alla lettera è un tradimento della
stessa Bibbia.

Le prove dell'ispirazione divina della Bibbia, prove che
sono numerose e varie.

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Purtroppo la maggior parte della gente, oggi,
non ha letto nessuno di questi libri. Anzi, pochissimi
hanno letto la Bibbia stessa! Così molti sono portati
ad accettare l'idea diffusa, ma falsa, che la Bibbia sia
piena di errori e che non abbia più rilevanza per il
nostro mondo moderno.


Nondimeno gli autori della Bibbia affermano
ripetutamente di trasmettere la stessa parola di Dio,
infallibile ed autorevole al massimo grado.
È un'affermazione straordinaria per qualsiasi
scrittore, e se tale pretesa degli uomini -- una quarantina -- che hanno composto le Scritture si dovesse rivelare
inesatta, allora bisogna concludere o che mentivano,
o che erano pazzi, o entrambe le cose.

Ma se invece il libro più grande e più influente
della storia, quella che contiene la letteratura più
bella e il codice morale più perfetto mai escogitato,
fu scritto da fanatici menzogneri, allora quale speranza
ci può essere di trovare un significato e uno scopo in
questa vita?

Chi è disposto ad investigare seriamente queste
prove bibliche troverà che le loro pretese di
ispirazione divina
(affermata in varie maniere più di 3.000 volte)
sono ampiamente giustificate.

Profezie realizzate

Il fatto straordinario delle profezie che si sono
realizzate è soltanto una delle prove di quanto detto
sopra. Centinaia di profezie bibliche si sono adempiute,
in modo specifico e dettagliato,
e spesso molti anni dopo la morte di chi aveva scritto
quella profezia particolare.

Per esempio, il profeta Daniele predisse intorno
all'anno 538 a.C. (Daniele 9:24-27) che il Cristo, il Salvatore e Principe promesso
ad Israele, sarebbe venuto 483 anni dopo che l'Imperatore
persiano avesse concesso agli Israeliti l'autorizzazione
a ricostruire Gerusalemme, che allora giaceva in rovina.
Ciò si adempì in maniera chiara ed inequivocabile, centinaia di anni più tardi.

Ci sono profezie lunghe e dettagliate che
riguardano singole nazioni e città e anche il corso
generale della storia, e tutte si sono realizzate alla
lettera.
Più di 300 profezie furono adempiute dal Cristo stesso
nella sua prima venuta. Altre profezie riguardano la
diffusione del cristianesimo, svariate false religioni,
e molti altri argomenti.

Non esiste altro libro, antico o moderno,
simile a questo.
Le profezie imprecise, e solitamente errate,
di gente come Jeanne Dixon, Nostradamus, Edgar Cayce
e altri come loro non rientrano affatto nella stessa
categoria, e neanche altri libri religiosi quali il Corano,
i detti di Confucio, e altri simili scritti.

Solo la Bibbia manifesta questa notevole
prova profetica, e lo fa con un'ampiezza talmente
straordinaria da rendere completamente assurda qualsiasi
spiegazione diversa da quella della rivelazione divina.

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Una precisione storica unica

L'esattezza storica delle Scritture è similmente
senza rivali, infinitamente superiore ai documenti scritti di Egitto, dell'Assiria e di molte altre nazioni antiche.
Durante l'ultimo secolo, le conferme archeologiche del
racconto biblico sono state quasi troppo numerose da contare.
Il dott. Nelson Glueck, probabilmente la massima autorità
moderna sull'archeologia di Israele, ha osservato:


"Nessuna scoperta archeologica ha mai smentito un
brano biblico.
Si sono avute decine di ritrovamenti archeologici
che confermano a grandi linee, talvolta nel preciso
dettaglio, affermazioni storiche contenute nella Bibbia.

E, allo stesso modo, una giusta valutazione delle
descrizioni della Bibbia ha spesso portato a scoperte
sbalorditive".

Precisione scientifica

Un'altra prova manifesta dell'ispirazione divina è data
dal fatto che molti dei principi della scienza moderna
furono affermati come dati di fatto naturali nella Bibbia, molto tempo prima che gli scienziati li confermassero in
maniera sperimentale. Alcuni esempi sarebbero:

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La rotondità della terra (Isaia 40:22)

L'estensione quasi infinita dell'universo sidereo
(Isaia 55:9)

La legge della conservazione della massa e dell'energia
(2 Pietro 3:7)

Il ciclo idrologico (Ecclesiaste 1:7)

Il vastissimo numero delle stelle (Geremia 33:22)

La legge dell'entropia progressiva (Salmo 102:25-27)

L'importanza suprema del sangue nei processi vitali
(Levitico 17:11)

La circolazione atmosferica (Ecclesiaste 1:6)

Il campo gravitazionale (Giobbe 26:7)

e molti altri ancora.

Naturalmente, questi fatti non vengono affermati
con il linguaggio tecnico della scienza moderna ma nei
termini semplici del mondo dell'esperienza umana
quotidiana; nondimeno, sono in perfetto accordo con i
dati scientifici più moderni.

È anche significativo che nessun vero e proprio
errore sia mai stato dimostrato nella Bibbia in campo
scientifico, storico, o in qualsiasi altra sfera.
Molti sono stati suggeriti, certamente, ma gli
studiosi tradizionalisti della Bibbia sono sempre riusciti a proporre soluzioni ragionevoli a ogni problema del
genere.

Una struttura unica

Bisogna sottolineare con forza la struttura insolita della Bibbia.
Nonostante sia una raccolta di 66 libri, scritti da
almeno 40 uomini diversi durante un periodo di 2000 anni,
è evidentemente un solo Libro, con un'unità e una coerenza perfetta in tutte le sue parti.

Gli autori individuali, nel momento di scrivere,
non avevano nessun'idea che il loro messaggio sarebbe stato alla fine incorporato in un Libro del genere, tuttavia
ciascuna parte si colloca perfettamente al proprio posto e serve il proprio scopo unico come componente dell'insieme.

Chiunque studia la Bibbia con diligenza troverà
continuamente straordinari disegni strutturali e matematici intessuti in ogni parte di essa, con una complessità e una simmetria che non si può spiegare con il caso o con la collusione.

L'unico grande tema di tutta la Bibbia,
che si sviluppa in grandiosità dalla Genesi fino
all'Apocalisse, è la grande opera di Dio nella creazione
e nella redenzione di tutte le cose,
per mezzo di suo Figlio, il Signore Gesù Cristo.

Effetti unici della Bibbia

La Bibbia è unica anche in termini dei suoi
effetti sugli individui e sulla storia delle nazioni.
È il più grande best-seller di tutti i tempi, attraente tanto al cuore quanto
all'intelletto, amata se non da tutti, almeno da alcuni
in ogni razza, nazione o tribù in cui è arrivata, da ricchi e poveri, dagli studiosi come dai semplici,
da re e da cittadini privati, da uomini di ogni ceto e di ogni mestiere, senza alcuna eccezione. Nessun altro libro
ha mai avuto un'attrattiva così universale, né ha prodotto effetti così duraturi.

Una prova finale della verità della Bibbia è data
dalla testimonianza di coloro che l'hanno creduta.
Moltitudini di persone, nel passato come nel
presente, hanno scoperto dall'esperienza personale che
le sue promesse sono vere, che i suoi consigli sono saggi,
che i suoi comandamenti e i suoi divieti sono sensati,
e che il suo meraviglioso messaggio di salvezza soddisfa
ogni nostro bisogno non solo in questa vita, ma anche per
l'eternità.



Autori: Henry Morris e Martin Clark, adattamento dal loro
libro The Bible Has the Answer, pubblicato da Master Books, 1987. Fornito dalla Eden Communications con
autorizzazione della Master Books.

Copyright © 1995, Master Books. Tutti i diritti sono
riservati, con le eccezioni annotate nella pagina

"Usage and Copyright", che concede agli utenti di ChristianAnswers.

Net generose concessioni per l'uso di questa pagina nelle
loro case, nella testimonianza personale, nelle chiese e
nelle scuole.

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SCOPO DELLE SS. SCRITTURE

Lo scopo per cui Iddio ha ispirato la Sua Parola
è prettamente pedagogico, affinché imparassimo la via
della salvezza:

Romani 15:4 > “Infatti tutte le cose che furono scritte
in passato furono scritte per nostro ammaestramento,
affinché mediante la perseveranza e la consolazione
delle Scritture noi riteniamo la speranza.” (ND)
I Corinzi 10:11 > “Or tutte queste cose avvennero loro
come esempio, e sono scritte per nostro avvertimento,
per noi, che ci troviamo alla fine delle età.” (ND)
II Timoteo 3:16-17 > “Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile ad
insegnare. a riprendere, a correggere, a educare alla
giustizia, affinché l’uomo di Dio sia compiuto,
appieno fornito per ogni buona opera.” (L)
La Bibbia, in pratica, è la storia della caduta e della
salvezza dell’uomo. Cristo ne è il tema centrale:
il Salvatore verrà, è venuto, tornerà a prenderci con sé.


COME COMPRENDERLA?

La comprensione della Bibbia non è legata a
difficilissime pratiche propiziatorie come se si
trattasse di iniziarsi alla magia.

Solo l’umiltà e la fede semplice, come quella dei
fanciulli, ci devono essere di guida nell’avvicinarci
alla Parola di Dio. Per aiutarci a capire la Scrittura,
non occorre la mediazione umana, perché Cristo ha promesso lo Spirito Santo che assiste ed illumina tutti coloro che
sono disposti a mettere in pratica nella loro vita ciò che, a mano a mano, comprendono. Questo non significa che
l’aiuto di una persona che conosce la Bibbia da tempo non
possa essere utile a chi intende cominciarne uno studio
sistematico.
Significa piuttosto che nessun essere umano deve
intromettersi fra il credente e Dio, affermando di
possedere “l’esclusiva” dell’interpretazione delle
Scritture, o “l’esclusiva” dello Spirito Santo o ancora
il diritto di dominare sulle coscienze dei fedeli.

La SINCERITA’ e la DISPONIBILITA’ a mettere in
pratica la volontà di Dio, per quanto “scomoda” ci possa
apparire (“scomoda” forse all’inizio, poiché in seguito
chi sperimenta la gioia di sottomettersi al Signore,
riconosce che ogni Suo ordine è anche un dono), sono gli
unici requisiti necessari per comprendere la verità, per
saper distinguere ciò che è umano da ciò che è divino
nella confusione di dottrine suscitata da Satana,
il padre
della menzogna.
Ecco alcune dichiarazioni di Gesù in
questo senso:
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Giovanni 7,17
“Se uno vuol fare la volontà di Lui, conoscerà
se questa dottrina è da Dio o se io parlo di mio.”

Matteo 11,25-26
“In quel tempo Gesù prese a dire: Io ti rendo lode,
o Padre, Signor del cielo e della terra, perché hai
nascoste queste cose ai savi e agli intelligenti, e
le hai rivelate ai piccoli fanciulli. Sì, Padre,
perché così t’è piaciuto.”

Giovanni 16,13
“Ma quando verrà Lui, lo Spirito di verità, Egli vi
guiderà in ogni verità, perché non parlerà da se stesso,
ma dirà tutte le cose che ha udito e vi annunzierà
le cose a venire.”

E’ dunque lo Spirito Santo che guida nella
ricerca della verità ed è concesso personalmente ad ogni
ricercatore animato da motivazioni pure, però è una
Guida che va richiesta con fiducia: Luca 11,13b
“Il vostro Padre celeste donerà lo Spirito Santo a
coloro che glielo domandano!”

BIBBIA E SCIENZA

Abbiamo visto che la Bibbia non è un libro di
scienza, ma di pedagogia, tuttavia diverse sue affermazioni provano che essa diceva il vero (e che dunque era ispirata), quando la scienza muoveva i primi passi ed era
in flagrante contraddizione con quella odierna.
Per esempio:

Il libro di Giobbe, scritto nel 1500 circa a.C.,
affermava inoltre una verità che fu accettata come
tale solo nel XVII secolo. Parlando dell’onnipotenza
di Dio
il patriarca esclamava: “Egli sospende la terra sul nulla.” (Giobbe 26:7 - L).
Per secoli i filosofi greci, che ancor oggi sono letti da
milioni di studenti, supposero che la Terra fosse
sostenuta da un gigantesco elefante oppure riposasse
sulle spalle di Atlante in piedi sul dorso di una tartaruga.
Isaac Newton con la scoperta della legge della
gravitazione universale pose fine a tali assurdità
nel 1687, oltre
tremila anni dopo la redazione del libro di Giobbe.

La Bibbia, attraverso il profeta Geremia, oltre sei secoli prima di Cristo, affermava: “Come non si può contare l’esercito del cielo né misurare la rena del mare...”
(Geremia 33:22 - L).
In quel tempo gli astronomi erano convinti che non ci
fossero più di un migliaio di stelle. Sei secoli più
tardi, l’egiziano Tolomeo Claudio ne contò invece più
di tremila. Alla fine del XVI secolo gli astronomi delle
grandi università europee credevano che vi fossero
circa settemila stelle. Fu Galileo nel 1609 con il suo
primo telescopio a scoprirne oltre centomila; alcuni
anni più tardi, dopo aver messo a punto e perfezionato
i suoi strumenti, ne contò ben trecentomila.
Oggi, il grande telescopio che si trova sul monte
Palomar in California e che ha uno specchio di cinque
metri di diametro mostra le stelle in così gran numero
che è impossibile contarle, come asseriva Geremia
ventisei
secoli fa.
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L’universo è disseminato di centinaia di milioni
di galassie di varie forme e grandezze che contengono
miliardi di stelle come la Via Lattea, della quale fa
parte il nostro sistema solare, un enorme sistema a
spirale appiattita che contiene cento miliardi di stelle.
Davanti all’immensità dell’universo si deve proprio
esclamare con Davide: “I cieli raccontano la gloria di Dio...” (Salmo 19:1 - L).

Per secoli fu accettata l’ipotesi della
generazione spontanea per spiegare l’origine della vita e
lo stesso errore era ancora accolto nel secolo scorso.
Il microscopio però, nelle abili mani di Luigi Pasteur,
rivelando un mondo nuovo di microrganismi, stabilì il
fatto che solo la vita produce la vita. Le prime parole
della Bibbia infatti stabilivano che la vita non può
avere la sua sorgente che nella Vita:
“Nel principio Iddio creò il cielo e la terra...”
(Genesi 1:1 - L)

Il prof. Henry Devaux, biologo e fisico, scrive:
“Studio da più di quarant’anni il meraviglioso racconto
della creazione, lo studio come naturalista e come
credente e sono sempre più meravigliato di vedere la
ricchezza di precisione di questa ammirevole pagina,
vero miracolo scientifico e religioso messo sotto
i nostri occhi quando apriamo il Santo Libro.
Così noi possiamo essere tranquilli: la scienza
lungi dall’essere in contrasto con la Bibbia, è d’accordo con essa. Quelli che affermano il contrario non possono
presentarci che ipotesi: i fatti, a misura che si scoprono,

danno costantemente ragione alla Bibbia...”

(vedi per approfondimento lo studio “Bibbia e Scienza”).

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BIBBIA E SALUTE

Ma quelli che abbiamo appena esaminato non sono
i soli campi scientifici in cui le SS. Scritture si
dimostrano straordinariamente all’avanguardia.
Circa 1500 anni prima di Cristo, Dio diede a Mosè
norme igieniche, alimentari e di medicina preventiva
assolutamente uniche nella storia antica;
taluni di questi insegnamenti biblici sono stati confermati dalla scienza non molti decenni fa!

Come avrebbe potuto mai Mosè immaginare tutto
ciò, senza una particolare istruzione
da parte del Signore?
Lui che era stato istruito alla corte d’Egitto
in un tempo in cui i suoi medici, famosi in tutto il
mondo antico, di solito consigliavano l’applicazione
di sangue di verme e sterco d’asino sulle ferite,
il che provocava quasi regolarmente la morte per
tetano dei pazienti!

Rimandando il lettore agli studi specifici
in materia di salute (che fanno parte della presente
raccolta), ecco un esempio per tutti: il patriarca
Abramo ricevette da Dio l’ordine di circoncidere ogni
maschio “all’età di otto giorni”.

Ecco in proposito le interessanti osservazioni
del Dott. McMillen, autore del libro
“Nessuna Malattia”.
Lo scrittore apre un capitolo del suo libro,
intitolato “La scienza in ritardo di quattromila anni”,
riferendo di alcune ricerche pubblicate da vari studiosi
fin dagli anni ‘40 e ‘50, da cui risulta che
il cancro del collo dell’utero è estremamente raro nelle
popolazioni che praticano ancora oggi la circoncisione
dei neonati maschi.
Osservazioni analoghe erano state fatte
fin dagli inizi del secolo dal Dott. Hiram Wineberg che,
analizzando i registri dei pazienti dell’Ospedale Mount
Sinai di New-York, notò che le donne ebree erano
relativamente esenti
da questa forma tanto comune di cancro
(ricerca pubblicata nel 1919).

I ricercatori erano quindi arrivati ad auspicare la
circoncisione di tutti