I FOSSILI UMANI


6) I FOSSILI UMANI
I FOSSILI UMANI


I FOSSILI UMANI “Poi Dio disse: facciamo l’uomo a nostra immagine e a nostra somiglianza.
.
.
E Dio creò l’uomo a Sua immagine;
lo creò a immagine di Dio;
li creò maschio e femmina.
” (Genesi 1:26-27).
Quando pensiamo all’evoluzione umana,
ci vengono immediatamente in mente i quadri e le statue,
che vediamo spesso nei musei e nei libri,
che raffigurano qualcosa a mezza strada fra l’uomo e la scimmia.
La Bibbia afferma invece con chiarezza che l’uomo fu creato da Dio
a Sua immagine e non è frutto di una lentissima e progressiva evoluzione.
Sulla base di quali evidenze allora sono stati ricostruiti i modelli degli ominidi che affollano i libri di testo scolastici e i musei?

Scrive T.
Heinze nel suo libro “Creazione o Evoluzione” (pag.
53): “Una fotografia di L.
S.
B.
Leakey (“The Oregonian”,
Portland - Oregon,
23 marzo 1962) vari anni fa richiamò la mia attenzione su questo fatto.
Fra le dita stringeva un frammento di osso,
tanto piccolo da essere appena visibile.
Nell’articolo annunziava che il suo ritrovamento colmava un importante vuoto nella conoscenza della storia dell’evoluzione dell’uomo.
Partendo da minuscoli frammenti come questo,
gli evoluzionisti costruiscono dei grandi modelli raffiguranti non la persona o l’animale com’era,
poiché è impossibile saperlo,
ma come avrebbero dovuto essere per adattarsi alla teoria evoluzionistica.
.
.
Per prima cosa riconosco subito che non tutti i casi sono gli stessi e che a volte le ossa forniscono al disegnatore un ausilio per il disegno che deve fare,
ma il numero delle ossa in possesso degli scienziati è molto limitato.
.
.
I fossili che gli evoluzionisti considerano umani o appartenenti alla linea evolutiva verso l’uomo,
sono da anni fonte di estrema confusione.
La tendenza di ciascuno degli scopritori era quella di considerare la propria scoperta come qualcosa di unico,
di un tipo completamente diverso da quella degli altri,
sottraendola a volte gelosamente allo sguardo sfavorevole dei colleghi scienziati.
” Tuttavia ora emerge la classificazione seguente,
partendo dai fossili ritenuti più antichi: l’Australopiteco,
il Pitecantropo,
l’Uomo di Neanderthal,
l’Homo Sapiens.
Prenderemo brevemente in considerazione questi ultimi,
insieme ad un altro paio di argomenti: 1.
Gli abbagli dell’Uomo di Piltdown e del Nebraska 2.
Difficoltà d’interpretazione dei fossili umani 3.
Il gruppo dell’Australopiteco 4.
Il Pitecantropo 5.
L’Uomo di Neanderthal 6.
L’Homo Sapiens
a) Gli abbagli dell’Uomo di Piltdown e del Nebraska L’Uomo di Piltdown,
anche chiamato Eoantropo Dawsoni,
costituì una delle più importanti scoperte di fossili umani.
Esso venne rinvenuto in una cava di ghiaia nel Sussex,
in Inghilterra,
nel 1912,
e venne generalmente usato come prova convincente dell’evoluzione dell’uomo in testi pro-evoluzionisti.
L’Enciclopedia Britannica,
la più autorevole nella lingua inglese,
lo considerava il secondo per importanza fra i fossili che dimostravano l’evoluzione dell’uomo.
Degli artisti evoluzionisti,
partendo da un pugno di ossa,
crearono i loro modelli e disegni per musei e libri di testo.

Dopo molti anni si scoprì che l’uomo di Piltdown non era che una burla premeditata!
La mascella era quella di una scimmia antropomorfa ed il cranio quello di un uomo moderno malgrado il fatto che rapporti compilati da esperti affermavano che si trattava di un essere tanto primitivo che si dubitava che potesse parlare.
Tanto la mascella quanto i denti vennero alterati affinché apparissero antichi.
Uno degli ossicini del naso proveniva probabilmente da un’altra parte del corpo di un animale di piccole proporzioni.
Mentre da un lato non dimostra l’evoluzione,
l’uomo di Piltdown dimostra però la difficoltà,
se non l’impossibilità di ricostruire con precisione uomini che non vivono più.
Alcuni scienziati si mostrarono sin dall’inizio scettici circa l’uomo di Piltdown,
com’è avvenuto anche per altri fossili umani.
Ma tuttavia fu quarant’anni dopo che esso venne infine discreditato.
Oggi le statue dell’uomo di Piltdown sono state rimosse dai musei e i disegni che lo rappresentavano dai libri,
benché il danno da esso arrecato distruggendo la fede nella creazione dell’uomo da parte di Dio sussista ancora nella vita di molti.
E’ lamentevole che non si sia più guardinghi nell’insegnare agli studenti,
come fatti,
cose che scienziati di fama ritengono dubbie.

Un altro fossile che era stato accolto come un progenitore del genere umano fu l’uomo del Nebraska,
anche chiamato con il suo più altisonante nome scientifico Hesperopiteco.
Si trattava,
in pratica,
di null’altro che di un dente,
ma era tutto quello che ci voleva perché degli esperti costruissero l’intero uomo che,
naturalmente,
aveva proprio l’aspetto sognato da un evoluzionista.
Attualmente forse continuerebbe a discreditare la creazione dell’uomo se non avesse posto termine alla sua carriera la scoperta che si trattava del dente di un porco e non di un uomo.

b) Difficoltà d’interpretazione dei fossili umani
Gli esempi dell’Uomo di Piltdown e del Nebraska servono a metterci in guardia contro la grande eventualità di
errori nell’interpretazione delle prove fornite dai fossili,
allorquando si ha un’idea preconcetta con la quale si vuol far calzare tutto.
La grandezza della scatola cranica e la grandezza e la forma delle altre ossa vengono usate per determinare il grado di evoluzione.
Ma va ricordato che anche fra le persone viventi oggi esiste una grande differenza.
Le ossa del pigmeo attuale o dell’aborigeno australiano paragonate a quelle di un giocatore di pallacanestro alto più di due metri mostrano una grande differenza e,
se poste nell’ordine giusto,
potrebbero servire per dimostrare o l’evoluzione o la degenerazione per coloro che non sapessero che queste persone sono vissute tutte alla stessa epoca e con le stesse capacità mentali.
C’è da ricordare infatti che il volume del cervello non è in rapporto con l’intelligenza: vi sono notevoli differenze fra le razze attualmente viventi per quanto riguarda quest’aspetto,
eppure tutte le razze hanno uguali possibilità intellettive.
Gli evoluzionisti invece prendono in considerazione il volume del cervello dei crani dei cosiddetti ominidi per stabilirne il grado di evoluzione dell’intelligenza.
Per mostrare una diversità nei confronti dell’uomo moderno è realmente necessario paragonare gli ossi fossili con quelli dell’uomo moderno più specificamente simile,
e non con l’uomo medio.

Provare l’età dell’uomo fossile comporta un certo numero di altre difficoltà,
una delle quali è costituita dal fatto che si ha l’abitudine di seppellire i morti invece che di lasciarli negli strati nei quali hanno vissuto e camminato.
Questa abitudine potrebbe creare un’enorme differenza se la regione nella quale vivevano avesse subìto un’erosione,
poiché basterebbe scavare di poco per porre il morto in strati formatisi molti anni prima.

Un’altra difficoltà precedentemente discussa è che i fossili non si formano normalmente se non si è verificata una pressione,
di solito sotto l’acqua.
In condizioni ordinarie i corpi si decompongono.
E a rendere più complicato il problema,
gli scheletri non vengono di solito rinvenuti insieme,
ma in pezzi sparsi qua e là.

c) Il gruppo dell’Australopiteco
Si tratta di animali simili a gorilla,
almeno per quel che riguarda la cresta ossea rinvenuta a volte alla sommità del cranio e le dimensioni del cervello.
I denti sono tuttavia alquanto simili a quelli dell’uomo.
Inoltre è probabile che questi esseri camminassero in posizione eretta.
Di essi si sa ben poco d’altro,
poiché i fossili rinvenuti sono pochi e frammentari.
I fossili più noti appartenenti a questo gruppo sono lo Zinjantropo e l’Homo Habilis,
rinvenuti in Africa dal dott.
Leakey.
Il più completo di questi ritrovamenti effettuati dal Leakey è un cranio,
che al momento del suo rinvenimento era sminuzzato in più di quattrocento pezzi ritrovati setacciando tonnellate di terra fra le quali erano sparsi.
Occorsero più di un anno per mettere insieme i pezzi,
ed un collega del dott.
Leakey disse che era come ricostruire un uovo schiacciato da un autocarro.

Malgrado ciò,
non solo il cranio è stato ricostruito in maniera da soddisfare i requisiti dell’evoluzione,
ma sono state presentate illustrazioni del suo aspetto completo di barba.
Mentre,
di solito,
ricostruzioni di tal genere vengano eseguite con grande cautela e mettendo in guardia circa i loro limiti,
sventuratamente esse sono spesso impiegate da altri per “smerciare” l’evoluzione agli scolari,
senza il beneficio delle riserve e delle messe in guardia espresse al riguardo.

I metodi convenzionali di datazione facevano risalire lo Zinjantropo a più di seicentomila anni or sono.
Il metodo del potassio e argon,
ad un milione e settecentomila anni.
La maggior parte delle autorità,
oggi sostengono che l’uomo moderno non si è sviluppato dall’Australopiteco,
ma che invece tutti e due (lo Zinjantropo e l’Homo Habilis) provengono da qualche altro animale ancora sconosciuto!

Il disegno mostra la ricostruzione di due crani di australopiteco
secondo gli scienziati evoluzionisti

d) Il Pitecantropo
Il secondo gruppo è quello del Pitecantropo che si ritiene avesse caratteristiche intermedie fra la famiglia dell’Australopiteco e noi e che sarebbe vissuto mezzo milione di anni or sono.
Fra i fossili più importanti di questo gruppo c’è il Sinantropo,
anche conosciuto sotto il nome di Uomo di Pechino.
Questi avanzi consistevano soprattutto di denti,
mandibole e parti di quattordici crani che presumibilmente erano stati fracassati per permettere di mangiare il cervello che per ciascun cranio costituiva una quantità di carne che andava dai 915 ai 1225 cm³.
Insieme a questi fossili c’erano prove dell’uso del fuoco e di utensili.
Tutti questi fossili sono apparentemente andati perduti nel tentativo di farli uscire dalla Cina durante la seconda guerra mondiale.

L’altro ben noto rappresentante di questo gruppo è l’Uomo di Giava,
di cui si hanno una calotta cranica ed un femore.
Fu rinvenuto dapprima da Eugène Dubois insieme ad altri crani umani ordinari di cui egli non fece cenno per trent’anni fino a quando l’Uomo di Giava non fu comunemente accettato.
Più tardi vennero rinvenute parti di quattordici altri crani,
alcuni denti e frammenti di mandibole e di femori.
I femori sarebbero stati identici a quelli dell’uomo moderno.
Ciò attribuisce all’Uomo di Giava una posizione di rilievo nell’evoluzione,
poiché alcuni descrivono la testa del Pitecantropo come simile a quella di una scimmia antropomorfa.

Tuttavia,
poiché furono trovati anche crani umani normali,
esiste sempre la possibilità che le gambe accompagnassero i crani umani e non l’Uomo di Giava,
poiché tutto fu trovato nella ghiaia depositatasi sull’argine di un fiume.
Se vivevano ambedue alla stessa epoca,
si escluderebbe così l’importanza dell’Uomo di Giava dal punto di vista evolutivo.
Per quel che riguarda i denti,
tuttavia,
essi rassomiglierebbero a quelli umani sotto molti aspetti,
ma ne differirebbero sotto altri.

C’è da notare che le autorità in questo campo sono in disaccordo fra loro e anche riguardo alle proprie precedenti affermazioni,
sia per quanto riguarda le loro opinioni circa l’evoluzione,
sia circa il volume cerebrale,
l’uso del fuoco e degli utensili degli uomini o gli animali cui appartengono i fossili,
o gli altri che abitarono la caverna molti anni dopo,
ecc.
Tutto ciò che si può realmente dire,
quindi,
è che il Pitecantropo e l’Australopiteco vivevano un tempo,
ma ora sono estinti.
Le interpretazioni dipendono dalle opinioni basilari di coloro che interpretano.
Se pensano che la somiglianza debba per forza mostrare derivazione,
arrivano ad una conclusione.
Se pensano invece che la somiglianza di disegno indichi la creazione dallo stesso Creatore arrivano ad una conclusione diversa.
Esiste anche la possibilità che ciò fosse provocato da mutazioni quali le conosciamo oggi e che provocano la comparsa di carattere degeneri negli individui.

e) L’Uomo di Neanderthal
Anche a proposito dell’Uomo di Neanderthal i malintesi sono stati altrettanto grandi come nel caso dell’inganno di Piltdown.
In merito a questo l’Enciclopedia Britannica dice: “La concezione popolare,
secondo cui questi individui avevano stazione goffa e andatura dinoccolata con ginocchia piegate,
sembra sia dovuta in larga parte all’erronea interpretazione di certe caratteristiche delle ossa delle ginocchia di uno degli scheletri di Neanderthal scoperti agli inizi del XX secolo.
” (F.
Clark Howel,
Neanderthal Man,
in “Enciclopedia Britannica”,
Vol.
XVI,
1965,
p.
152).
Con la scoperta che uomini moderni esistevano molto prima di quelli di Neanderthal si cominciò a cessare di servirsi di lui come di un anello nell’evoluzione dell’uomo ed a rimuovere le statue che lo raffiguravano nei musei,
fin dagli anni ‘60-’70!

“L’idea che si aveva dell’Uomo di Neanderthal era quella di un povero scemo peloso e tanto curvato che le dita si trascinavano per terra,
mentre gli occhi incavati scrutavano da sotto massicce sopracciglia cercando carne.
In primo luogo,
diceva Cole,
l’Uomo di Neanderthal stava ritto come noi.
Il capo ben eretto,
ben disposto sulla colonna vertebrale,
altrimenti avrebbe perso l’equilibrio.
Aveva un buon volume cerebrale e non c’era quella sorta di gobba muscolosa che andava dalle spalle al collo,
come appariva invece nella vecchia immagine da sostituire.
” (da un articolo comparso nel 1971 sul “Portland Oregonian”,
a proposito del cambiamento delle statue dell’Uomo di Neanderthal al Chicago Field Museum of Natural History).

Poiché gran parte del ragionamento in favore dell’evoluzione è basato sul minor volume cerebrale del Pitecantropo e dell’Australopiteco,
è interessante notare che il volume cerebrale medio dell’Uomo di Neanderthal è maggiore di circa 100 cm³ rispetto a quello medio dell’uomo odierno che è di 1350 cm³.
E’ interessante osservare anche quanto poco importante divenga la questione del volume cerebrale quando ci occupiamo di volumi cerebrali più grandi di quelli dell’uomo di oggi invece che di quelli più piccoli.

A proposito di tale ragionamento,
il ben noto antropologo M.
F.
Ashley Montague scrive: “Paragonato all’Uomo di Neanderthal,
l’uomo moderno si distingue per la fronte molto meno schiacciata di quanto appaia,
in quanto l’apparenza viene accentuata dalla presenza di arcate sopraccigliari molto sviluppate.
.
.
Nonostante il fatto che le conclusioni relative all’intelligenza dedotte dalla forma della testa siano state da tempo dimostrate infondate,
vi sono tuttavia alcuni studiosi i quali,
dimentichi di questo fatto,
asseriscono che l’uomo di Neanderthal non doveva essere molto intelligente,
poiché aveva sopracciglia alquanto più sporgenti delle loro.
Resta il fatto che,
entro una certa gamma di variazioni,
né il volume,
né la forma,
né la misura del cervello degli ominidi si trova legato minimamente all’intelligenza.
Individui il cui cervello non superava i 750 cm³ si sono dimostrati d’intelligenza perfettamente normale.
E’ noto che persone con fronte bassa non sono mentalmente né migliori né peggiori di quelli che l’hanno alta.
.
.
” (Montague,
“An Introduction to Physical Anthropology”,
1960 - p.
194).
Il disegno mostra l’evoluzione del cervello (secondo la teoria evoluzionista),
che andrebbe aumentando di volume in rapporto con l’intelligenza,
teoria questa ampiamente smentita dai moderni studi
Le epoche che oggi sono assegnate ai fossili di Neanderthal variano dal 30.
000 al 60.
000 a.
C.
Però a volte si sentono ancora date fino a 150.
000 anni a.
C.
prima attribuite loro.
I fossili che vengono ritenuti più antichi dimostrano essere quelli maggiormente simili all’uomo moderno,
mostrando che è l’Uomo di Neanderthal che discende da noi e non viceversa!
Questi fossili provano semplicemente che l’uomo ha una terribile tendenza a forzare l’evidenza perché questa coincida con le sue teorie.
Ci si chiede quante altre prove date dai fossili in favore dell’evoluzione verrebbero a cadere se se ne sapesse qualcosa di più a loro riguardo,
o se ciò che sappiamo già non fosse interpretato partendo da presupposti evoluzionistici.
Per riassumere dunque: l’insegnamento che l’uomo si sarebbe evoluto dall’Uomo di Neanderthal che camminava piegato ed era stupido,
è stato basato sull’immaginazione degli evoluzionisti e su di un fossile che aveva una malattia delle ossa.
Questo è stato un errore molto più grande di quello dell’Uomo di Piltdown,
in quanto che esistevano molti scheletri di Neanderthal che mostravano che tutti gli altri camminavano ritti come noi!

"Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte dell'inferno non potranno prevalere!" f) L’Homo Sapiens
L’Uomo di Cro-Magnon sarebbe l’autore dei famosi dipinti cavernicoli che si farebbero risalire ad un periodo che va da 30.
000 a 10.
000 anni a.
C.
Questi dipinti mostrano un’esecuzione uguale a quella di artisti moderni.
Famosi particolarmente sono i dipinti rinvenuti a Lascaux,
in Francia,
e che risalirebbero a 30.
000 anni a.
C.
,
ma che il metodo di datazione con il radiocarbonio pone intorno all’ottavo millennio a.
C.
Poiché questo non si accorda con la teoria della grande antichità di questi dipinti,
tali date vengono respinte,
con il pretesto che esse mostrano semplicemente che la caverna era ancora abitata a quell’epoca.
Non viene però spiegato come mai,
dopo 20.
000 anni di esposizione al fumo dei fuochi accesi dei cavernicoli (dai cui carboni vengono le date),
quei dipinti potessero apparire ancora vivi e in buono stato.
La foto mostra i famosi dipinti rinvenuti in una grotta di Lascaux (Francia)
E’ interessante notare che il cervello dell’Uomo di Cro-Magnon aveva una capacità di 1550-1750 cm³: 200-400 cm³ più di quello dell’uomo moderno.
Il cranio di Swanscombe,
rinvenuto nel 1935,
era considerato dagli evoluzionisti come uno dei più antichi fossili umani normali.
Secondo misurazioni degli scienziati basate su considerazioni di natura geologica,
l’antichità sarebbe di non meno di 100.
000 anni,
oppure,
secondo la prova potassio-argon,
probabilmente di almeno 200.
000 anni!
Il cranio di Steinheim è un altro fossile ritenuto appartenente allo stesso periodo del cranio di Swanscombe.
La prova che,
prima dell’epoca di Neanderthal vi erano uomini normali,
avrebbe dovuto dimostrare agli evoluzionisti che questi non erano provenuti dall’Uomo di Neanderthal,
ma non fu così.
Questo fatto mette in evidenza quale sia la confusione esistente a proposito dei fossili umani.
Nel 1965 venne rinvenuto a Vértesszöllös l’Uomo d’Ungheria,
fossile di particolare importanza poiché si ritiene che siano ben definite le epoche dei vari strati di quella zona.
All’epoca in cui si stabilì la sua datazione,
l’Uomo d’Ungheria venne classificato come Pitecantropo,
perché concordava con l’età di 400.
000 anni assegnatagli.
Successivi esami dei fossili hanno mostrato invece che si trattava di esempi di Homo Sapiens.
Poiché esisteva quasi a quell’epoca stessa del Pitecantropo una delle nostre attuali specie,
ciò rendeva quasi impossibile la nostra evoluzione da lui e molto difficile quella a partire dall’altro candidato,
l’Australopiteco.
Le ricerche in corso hanno dimostrato che la nostra specie esisteva allo stesso tempo e perfino prima di qualsiasi tanto reclamizzato “antenato”!
Ai fossili di Homo Sapiens scoperti più recentemente,
di cui il più notevole è quello ritrovato da Richard Leakey,
si attribuisce una data di quasi tre milioni di anni.
Questi finiscono con lo spazzare via tutti quelli che sono stati proposti nel passato come nostri progenitori.
Essendo che nel passato nessuno dei molti candidati scelti come “Padre nostro” ha potuto reggere,
è probabile che sarà lo stesso nel futuro.
Ciò non costituisce tuttavia un grave colpo per l’evoluzione come potrebbe sembrare: molti evoluzionisti seri avevano già eliminato queste come eventuali possibilità,
ma,
essendo restati sforniti di qualcosa di ragionevole su cui poggiarsi,
si erano trincerati dietro l’illusorio “antenato comune”.
Poiché la caratteristica dell’antenato comune sembra sia quella di non lasciar fossili,
è ancora più difficile provare che non siamo suoi discendenti.
Ci sono anche alcuni che suggeriscono come nostro progenitore un dente chiamato Ramopiteco del quale non è conosciuto quasi niente.
.
.
!
7) L’INCREMENTO DEMOGRAFICO

Un altro argomento che compare a volte in favore dell’evoluzione è che essa ha permesso alla terra di giungere al suo popolamento attuale;
mentre,
se si crede alla narrazione biblica,
si sostiene che le poche migliaia di anni intercorse da Noè fino ad oggi non sarebbero state sufficienti per popolare la Terra così come si vede oggi.
Se tuttavia esaminiamo i fatti,
troviamo che la storia conosciuta ci presenta una regolare tendenza ad un costante ed esponenziale aumento della popolazione.
Il tasso medio d’incremento demografico è stato dell’1,
7% nel periodo 1985-90 (con un tasso che ha superato il 3% nelle aree meno privilegiate economicamente).
Un tasso dello 0,
5% significherebbe che la famiglia media avrebbe solo due figli e mezzo sopravviventi per famiglia,
con una vita media di 40 anni.
Ciò è ancora al di sotto del tasso medio d’incremento demografico nel periodo di cento anni fra il 1650 e il 1750,
prima cioè che la moderna medicina facesse sentire i suoi effetti,
ma in un’epoca abbastanza recente per poter dare valutazioni alquanto accurate della popolazione.
Se la coppia originale fosse comparsa sulla Terra un milione di anni fa,
come dicono gli evoluzionisti,
questo basso tasso (0,
5%) avrebbe dato una popolazione attuale maggiore di quella che potrebbe affollarsi nell’intero universo!
Se invece l’attuale incremento demografico ha avuto inizio con la famiglia di Noè,
dopo il diluvio,
ciò concorderebbe benissimo con l’insegnamento biblico,
anche se si accettasse la data proposta dallo Ussher per il diluvio,
di 4.
300 anni or sono,
che è probabilmente la più recente che gli si possa assegnare (Henry M.
Morris,
World Population,
in “The King’s Business” - gennaio 1970,
pag.
19).
Naturalmente le epidemie,
le guerre,
ecc.
possono abbassare radicalmente il tasso d’incremento demografico,
ma perché un’epidemia sussista occorre un certo livello di popolazione,
proprio come per l’incendio di un bosco: per propagarsi occorre che gli alberi siano vicino fra di loro.
Sembrerebbe perciò che più si risale indietro nel tempo,
minori siano le possibilità che un fenomeno di tale natura abbia potuto eliminare una percentuale sostanziale della popolazione,
poiché il contatto fra le persone è sempre meno frequente.
La prova dell’incremento demografico usata contro il punto di vista biblico della creazione costituisce strettamente una prova basata sull’ ignoranza.
I fatti sono in favore della creazione.
CONCLUSIONE
Abbiamo trattato qui solo alcuni dei possibili argomenti a favore dell’affidabilità della Bibbia anche in campo scientifico,
proprio laddove è stata particolarmente contestata.
E’ un’ulteriore prova dell’esistenza di un Dio meraviglioso che,
tramite la Sua Parola,
ci dice ancora una volta: “Puoi fidarti di me!

Nota
Il BIG BANG
La scienza ha dimostrato che attualmente l’Universo è in espansione e tutte le galassie si stanno allontanando dalla nostra.
“L’allontanamento rilevato è uniforme,
qualunque direzione intorno a noi venga presa in esame,
al punto che sembra che la nostra Galassia si trovi al centro del sistema in espansione.
In realtà l’effetto sarebbe il medesimo da qualunque altro punto di osservazione.
Per spiegare l’espansione dell’Universo è stata formulata una teoria cosmogonica (cosmogonia = studio della struttura e dell’evoluzione dell’Universo),
che vede l’Universo nascere in seguito a un’esplosione,
detta teoria del big bang.
Ripercorrendo a ritroso il cammino delle galassie e l’evoluzione dell’Universo dovremmo,
infatti,
giungere ad un istante iniziale in cui tutta la materia era concentrata in una sfera piccolissima,
di densità infinita e a temperatura elevatissima.
In questo istante si sarebbe verificata un’esplosione di immane portata che avrebbe generato la materia che costituisce l’Universo.

In seguito all’esplosione si dovrebbe essere verificata una diminuzione di temperatura e in fasi successive si sarebbero aggregate le particelle fondamentali della materia,
i nuclei leggeri,
idrogeno ed elio,
e gli atomi.
Infine,
si sarebbero formate galassie e stelle.
Dall’esplosione,
inoltre,
sarebbe cominciato il moto di espansione che osserviamo nelle galassie.
” (Neviani e Pignocchino Feyles,
“Geografia Generale” - S.
E.
I.
,
Torino - pag.
42) Nota Una sedimentazione rapida è necessaria per creare un fossile: Oggi è difficile diventare un fossile.
Perché accada,
occorre essere preservati in qualche modo dalla decomposizione che comincia subito dopo la morte e che continua fino al momento in cui l’organismo si è decomposto completamente.
Uno sguardo ai metodi mediante i quali vengono preservati i fossili è sufficiente per mostrare che vi sono stati cambiamenti nelle circostanze ambientali,
i quali non si accordano con il punto di vista uniformista della geologia.
In Siberia sono stati rinvenuti congelati nella melma,
i resti di milioni di animali.
Alcuni di questi si erano congelati con tanta rapidità che se ne sono mantenuti intatti la carne e i peli.
La carne di alcuni esemplari era in condizioni ancora tanto buone da poter essere data in pasto ai cani da slitta (Enciclopedia Americana,
Vol XVIII,
1950,
pag.
180).
Questo congelamento rapido ed il restare in tale stato sono difficilmente spiegabili con le condizioni che si osservano oggi.
Un altro tipo di fossilizzazione è la conservazione delle ossa,
dei denti e di altre parti resistenti.
Essa avviene quando gli animali restano intrappolati in depositi nell’acqua.
Ciò avviene ancora di tanto in tanto.
E’ tuttavia difficile spiegare,
mediante gli odierni processi,
i grandi cimiteri di fossili che si rinvengono qua e là nel mondo.
Vi sono aree dove,
accumulati l’uno sull’altro,
vi sono milioni di fossili,
a volte si tratta di pesci,
a volte di mammiferi,
altre volte sono mescolati.
La spiegazione di ciò sta solo in un cataclisma.
Un altro processo della formazione dei fossili è la carbonizzazione.
I depositi carboniferi attuali sono il risultato di questo processo.
Il carbone si è formato mediante la decomposizione di vegetali sottoposti ad un’enorme pressione.
La pietrificazione,
altro modo di formazione dei fossili,
richiede che il materiale da pietrificare sia completamente sotto il suolo dove i minerali e l’acqua possono agire su di esso prima che si decomponga.
Si ritrovano scarabei,
bruchi ed altri insetti perfettamente pietrificati: tutto questo pone un problema per i lunghissimi tempi degli evoluzionisti.